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VIVERE BENE FINO A 150 ANNI - raymond bard coach del benessere





VIVERE BENE FINO A 150 ANNI


Gli Hunza: abitano una vallata dell’ Himalaya e vivono anche 140 anni. Non sono affetti da malattie degenerative e si spengono serenamente. Il loro segreto? Vita semplice, alimentazione semplice che segue i ritmi della natura, nessun inquinamento, nessuna tecnologia, e bevono un ‘acqua speciale…


Gli eredi di Alessandro il grande


Al confine nord del Pakistan all’ interno di una sperduta valle sulla catena Himalayana, vive la popolazione in assoluto più longeva della terra. Le leggende raccontano che queste persone, di origine europea, siano i successori di Alessandro il Grande. Ora dopo millenni, vengono chiamati Hunza.


La straordinaria salute e longevità: 130 anni in forma !


La nostra scienza medica si vanta di riuscire a mantenere in vita i nostri anziani sino a 90 anni e oltre. Ebbene, gli Hunza, senza ricorrere ai nostri prodigi della scienza mendica, alla veneranda età di cento anni, non sono solo ancora vive, ma incredibilmente attive e non rappresentano un peso per la loro società. A cent’anni lavorano ancora nei campi e curano i loro figli. Si dice che le donne Hunza siano ancora prolifiche anche a novant’anni. Personalmente non ho visto foto di tali “signore” ma immagino che per riuscire a concepire a tale età il loro fisico sia ancora piuttosto giovanile e non abbia nulla a che vedere con le nostre novantenni…


Il segreto? O meglio, i segreti degli Hunza ?


Uno dei misteri più intriganti del secolo scorso da parte di tutta la comunità scientifica, fu proprio la volontà di comprendere il segreto di tale inspiegabile longevità e buona salute.


Ad onor del vero, se analizziamo lo stile di vita di questo fiero popolo che rifiuta ogni contatto e miscuglio etnico con le popolazioni limitrofe, e mette al bando ogni forma di sussidio tecnologico, E’ abbastanza facile per chiunque azzardare ipotesi piuttosto veritiere.:


Gli Hunza vivono dei frutti della natura, delle stagioni, e soffrono anche un lungo periodi di carestia nei mesi invernali. Adottando forzatamente quello che i naturopata definiscono “digiuno terapeutico”. Avete presente l’ alimentazione secondo le stagioni? Gli Hunza Seguono i ritmi di vita dettati dalla natura e si nutrono dei soli frutti della loro terra. Sono prevalentemente vegetariani, utilizzano latte e formaggio di capra locale con moderazione.


Non hanno inquinamento di nessun tipo, ne atmosferico, ne ambientale, ne elettromagnetico. Non devono subire la sindrome da sovrappopolazione, lo stress tipico della nostra civiltà “ evoluta”. E certamente non si rimbecilliscono davanti alla televisione, ed i loro piccoli non vengono cresciuti a Nintendo e Xbox.


Gli studi della comunità scientifica internazionale


Ma per la comunità scientifica questo stile di vita non bastava da solo a giustificare tale longevità. Questa propalazione non solo vive in media 130-140 anni ma non conosce neppure le nostre tanto temute patologie degenerative come il cancro. Non stupitevi, accettare serenamente che uno stile di vita semplice e sano possa essere ben più efficace di farmaci, ospedali e industrie multimilionari non è certo facile !


La scoperta dell’ Acqua degli Hunza


La comunità scientifica non si arrese e, dopo svariati decenni di studio, finalmente, trovò qualche elemento che potesse giustificare l’ eccezionale fibra e lunga vita degli Hunza: la composizione dell’ acqua.


Il Dr. Coanda fu il primo ad analizzare, negli anni ‘50, le proprietà fisiche dell’acqua degli Hunza. Il dr. Coanda scoprì che quest’acqua possedeva viscosità, tensione superficiale e indice di rifrazione differenti rispetto all’acqua della città. Negli anni successivi cercò di capire quali benefici quest’acqua determinasse esattamente sul corpo umano. Il Dr. Patrick Flanagan, inseguito, continuò la ricerca constatando che l’acqua degli Hunza possedeva elevato pH, notevole potere antiossidante (ORP negativo) ed elevato contenuto di minerali colloidali. Dopo il 1950, le ricerche ripresero in Giappone, dove gli scienziati studiarono un modo per ricreare, attraverso l’elettrolisi, un’acqua con le stesse caratteristiche.


Le ricerche si svolsero presso diverse università giapponesi, con risultati estremamente soddisfacenti; furono così costruiti grandi ionizzatori, in collaborazione con il Governo giapponese. Il primo ionizzatore venne costruito negli anni ’60; e l’acqua alcalina ionizzata fu subito utilizzata negli ospedali, tanto che, nel 1966, il Ministero della Sanità giapponese l’approvò come terapia medica. Più tardi, lo ionizzatore venne riconosciuto anche dal Governo della Korea del sud, come dispositivo medico.

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