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LAVORO: TURNI E LAVORO NOTTURNO - PERICOLO SOTTOVALUTATO - RAYMOND BARD

Il “lavoro a turni”, come è generalmente definito in letteratura, è un fattore essenziale dell’organizzazione del lavoro nelle aziende sanitarie, la cui modalità di progettazione e gestione non sempre viene considerata con la dovuta attenzione, in quanto determina una desincronizzazione delle funzioni fisiologiche, psicologiche e delle attività sociali con riflessi negativi sulla salute e benessere dei lavoratori e anche con ripercussioni di carattere giuridico.
A seguito di molteplici interviste con colleghi di esperienza e di lunga storia lavorativa sono riuscito a risalire alla meta' degli anni 60' dove gia' allora si svolgeva un turno sulle 24 h. articolato su una conseguenzialita' di tipo antiorario, pomeriggio, mattina e notte nella stessa giornata seguito da due gg di riposo. Un turno strutturato cosi' aveva vantaggi e svantaggi; un innegabile concentrazione delle ore di lavoro a favore di piu' tempo libero, ma dall'altro piatto della bilancia un innegabile stress bio psicologico .
Il lavoro di notte è una richiesta anti-biologica poiché l'orologio interno al nostro corpo favorisce il sonno durante la notte, al buio, e la veglia di giorno col sole.L'HOMO SAPIENS ha dunque una biologia che impone un orientamento temporale verso il giorno, in parole povere siamo animali diurni.
Il lavoro a turni, in particolare quello notturno, è dunque un fattore di rischio per la salute e il benessere dei lavoratori.(1)- (6)Gli effetti diretti sulla salute a breve termine sono il cambiamento dell'umore, la diminuzione dell'efficienza, la modifica delle abitudini alimentari e del sonno, quelli a lungo termine sono i disturbi gastro-intestinali, cardio-vascolari e neuro-psichici. L'età, il grado di nevrosi, le abitudini del sonno, i ritmi circadiani , le condizioni sociali della famiglia, il supporto sociale sono tutti elementi che individuano una particolare criticità dell'esposizione dei lavoratori a questo fattore di rischio. Il lavoro di notte aumenta il rischio di infortuni(anche gli errori di produzione aumentano) per la sonnolenza dovuta all'alterato ritmo circadiano che abbassa il livello di attenzione nel lavoro con l'esperienza dei ripetuti micro-sonni, maggiormente se il lavoro è monotono e ripetitivo o di "attesa". se vi è un elevato carico di lavoro e un prolungamento delle ore di lavoro. (1a)(Il rischio relativo in questo caso aumenta con il numero di ore lavorate, soprattutto dopo le dodici ore). Alcuni studi parlano di alterazioni del ciclo mestruale, di alterazioni nella sindrome pre-mestruale ma ancora, per la difficoltà ad avere dati epidemiologici conclusivi, il discorso non puo’ essere conclusivo.Sulle eventuali alterazioni nella vita sessuale gli scienziati tacciono.(2)
Studi interessanti di cronobiologia hanno posto l’attenzione sui livelli plasmatici di cortisolo, per gli addetti ai turni si traduce in maggior incidenza di patologie psichiche , gastro-intestinali e associati disturbi della risposta del sistema immunitario.
In una visione futuribile del mercato del lavoro, ma non per questo meno certa, nei prossimi anni si verifichera’ un aumento del numero di lavoratori che saranno impiegati in attivita’ produttive sulle 24 H., sia per scelte economiche che organizzative e quindi andrebbero sviluppati nuovi modelli organizzativi del lavoro che tengano conto di questi studi al fine di sviluppare migliore compliance e capacita fisica di supporto a questi lavoratori.
Nell’ottica di una esperienza pluridecennale come lavoratore turnista, personalmente ho sviluppato alcuni “sistemi” di resistenza a questo stress bio-psico-fisico, alcune semplici regole di comportamento che negli anni si sono affinate portandomi ad esempio a preferire un pasto al giorno verso la meta’ inoltrata del pomeriggio, o non eccedere nel sonno alla mattina dello smonto notte (non arrivare mai al di la delle ore 12 am), ed altri piccoli accorgimenti per evitare di stressare ulteriormente i tanti nostri orologi biologici.
Ognuno deve trovare di per se il proprio “metodo compensativo”; la risposta è estremamente individuale, anche se di per certo c’è un 30% dei lavoratori che per questioni puramente biologiche non è fisiologicamente adatto a poter fronteggiare questo tipo di stress fisico.
Dagli studi disponibili sono emersi alcuni fattori che incidono marcatamente sui lavoratori ai turni notturni:
La rapida rotazione
La direzione di rotazione del turno
La durata di esposizione ai turni


La rapida rotazione
Turno regolare nell’arco di pochi gg, routionario. Il sistema di turno a rotazione veloce non determina significative alterazioni del ritmo sonno\veglia, vi è comunque l’aspettativa psicologica che condiziona lo stato psicofisico del lavoratore. Diventa quindi di estrema importanza che i turno si svolga in un tempo ristretto nell’arco di pochi gg. In assenza di cio’ o lavoratori sottoposti ad un turno irregolare mostrano alte incidenze di affaticamento, nervosismo ed inadeguato riposo, maggiori incidenti sul lavoro, minore adattamento alla vita. Vi è una netta inversione dei ritmi circadiani dopo la quinta notte, con una netta diminuzione dell’ormone cortisolo alla mattina; mentre il picco del ritmo della melatonina è posticipato di 7 ore. (3)
Direzione di rotazione
La rotazione dei turni deve seguire il senso orario (mattino, pomeriggio, notte) in questo modo si è dimostrata unqa maggior adattabilita’ psico fisica, sarebbe da evitare un turno sincopato come quello in uso attualmente. (4)
Durata esposizione ai turni
Risultano dati compatibili con la possibilità che sei o più anni di lavoro
turnista può accrescere il rischio di malattie coronariche nelle donne,
mentre un periodo di dieci anni ha evidenziato un aumento di rischio di
cancro al seno. (4)


ALTERAZIONI BIOLOGICHE

Gli studi selezionati prendono in esame principalmente le alterazioni che si
manifestano:

• Nel ritmo di secrezione del cortisolo sia plasmatico che salivare.
(Shinkai S., S., Kurokawa Y., Toril J.)
• Nel ritmo di secrezione della melatonina. (Humm C.)
• Disturbi del sonno –caratterizzati da alterazioni quantitative e
qualitative. (Wilson J. L.- Shinkai S., Watanabe S., Kurokawa Y., Toril J.)
• Modificazioni del modello alimentare (in seguito all’irregolarità delle
ore sonno/veglia) che si riflettono nell’alta percentuale di ulcere
duodenali, peptiche e gastroduodeniti nei turnisti. (Wilson J. L., - Costa
G., Lievore F., Casaletti G., Gaffuri E., Folkard S.)
• Nel ritmo della termoregolazione. (Wilson J. L., - Costa G., Lievore F.,
Casaletti G., Gaffuri E., Folkard S.)
• Nel ritmo della secrezione delle catecolamine con conseguenti
modificazion valori della pressione arteriosa e frequenza cardiaca.
(Shinkai S., S., Kurokawa Y., Toril J.)
Problemi circolatori e cardiovascolari : Esiste una relazione tra
infarto del miocardio e lavoro turnista, il rischio aumenta
progressivamente quando la permanenza nel turno raggiunge i 6/15
anni.
( 5 -Wilson J. L., - Kawachi I., G. A. Colditz, M. J. Stampfer, W. C.
Willet, J. E. Manson, F. E. Speitzer, C. H. Hennekens)
• Aumento del rischio di contrarre cancro al seno nella popolazione
femminile. (Schehammer E.S., Laden F., Speizer F. E., Willet W. C.,
Hunter D. J., Kawachi I., Colditz G. A.)

ALTERAZIONI PSICHICHE


• Disturbi del ritmo sonno-veglia(Wilson J. L., - Costa G., Lievore F.,
Casaletti G., Gaffuri E., Folkard S.- Humm C., - Shinkai S., S., Kurokawa
Y., Toril J. - Venuta M., Barzaghi L., Cavelieri C., Gamberoni T., Guaraldi
G. P.
• Disturbi psichici, come ansia, depressione e nevrosi, aumento del
consumo di sostanze psicotrope, aumento del consumo di alcool e
tabacco (Wilson J. - L.Skipper J. K., Jung F. D., Coffey L. C. - Shinkai S.,
S., Kurokawa Y., Toril J.)
• Perdita dell’efficienza mentale. (Wilson J. L. – Humm C.)
• Diminuzione dell’autostima legata all’incapacità di ricoprire un
costante ruolo domestico e sociale,della sfera affettiva ed emotiva.
(Wilson J. L. - L.Skipper J. K., Jung F D., Coffey L. C.)
• Aumento dello stress e del burn-out. (Shinkai S., S., Kurokawa Y.,
Toril J. – Humm C.)
• Perdita della concentrazione mentale. (Humm C.)
• Alterazione della personalità. (Costa G., Lievore F., Casaletti G.,
Gaffuri E., Folkard S.)

ALTERAZIONI SOCIALI


Notevoli conflitti lavoro-famiglia. (Wilson J. L. - L.Skipper J. K., Jung
F D., Coffey L. C.)
• Difficoltà nella gestione individuale del tempo. (Wilson J. L. -
L.Skipper J. K., Jung F D., Coffey L. C.)
• Gli infermieri turnisti evidenziano performance minori e meno
motivate nella cura dei pazienti. ( Wilson J. L. - L.Skipper J. K., Jung F
D., Coffey L. C.)
• Minore possibilità di dedicare tempo alle attività personali. (Costa G.,
Lievore F., Casaletti G., Gaffuri E., Folkard S.)

Secondo uno studio americano del 2006, condotto da un gruppo di ricercatori del National Centre for Epidemiology and population health e pubblicato sul Journal of Marriage and Family, il lavoro notturno incide anche sull’equilibrio dell’intera famiglia. Infatti, i genitori costretti a massacranti orari notturni sono più stressati e depressi ed i figli sono più a rischio di avere difficoltà sociali ed emotive.

CONCLUSIONI

La vita lavorativa dei dipendenti della sanità si è allungata di molto, dopo il 1992 e la legge Amato, senza pero’ tenere conto del costo bio\sociale che coloro che lavorano ai turni avrebbero pagato; ad informazione nei primi anni 80’ la “vita media lavorativa” di un turnista era di poco inferiore ai 18 anni , poi si passavano gli anni che mancavano al raggiungimento del 25esimo anno lavorativo riciclandosi come giornalieri, abbandonando il turno, visto che la differenza di incoming veniva compensata dal differente trattamento economico dell’anzianita’.
Da quanto sopra esposto, si evince che per la peculiarita’ del lavoro ospedaliero e per l’ovvia necessita’ di garantire coperture sulle 24 ore non esiste, attualmente, una ricetta certa per poter azzerare questa tipologia di rischio, oltre al naturale compensazione che qualunque turnista mette in atto a livello di controllo sui propri ritmi circadiani, ma indubbiamente molto possono fare le amministrazioni sanitarie per migliorare lo status quo esistente; politiche volte alla soddisfazione del personale, monitoraggio delle condizioni e dei carichi lavorativi, partecipazione alle scelte dei percorsi lavorativi ma soprattutto, modifica CHE è a costo zero per le amministrazioni, portare il turno ad uno svolgimento in senso orario, modifica che inoltre garantirebbe il rispetto della norma UE (7) dello stacco di almeno 11 ore fra un turno e l’altro.
A tale scopo i sottoscritti infermieri propongono un esperimento cronobiologico di inversione dell’attuale turno Pom. \Matt., articolato su 1 anno di tempo a partire dal 1marzo 2009, giorno dello scivolamento annuale della turnazione , con sistema di controllo dell’andamento dei bioritmi \ qualita’ della vita mediante apposito questionario di valutazione a risposta multipla di “tipo Likert” con rilevazioni trimestrali. Nel mese di febbraio 2010 , al termine della ricerca verra’ redatto e pubblicato su piattaforma web un report finale dei risultati emersi da questo studio infermieristico.

Bibliografia:


(1) G. Costa "Disagi e patologie da lavoro a turni" in La salute dei lavoratori della sanità, a cura di Antonio Cristofolini, Comano Terme 18-19 maggio 1989. Ed. L'Editore, Trento 1990.
(1a) Costa G. Shift work and occupational medicine: an overview. Occup Med (Lond) 2003; 53: 83-88.
(2) Garbarino S. Lavoro notturno. Impatto sulla salute e sulla sicurezza nell’ambiente di lavoro. G Ital Med Lav Erg 2006; 28(1): 89-105.
(3) Wilson J.L. – Shinkai S., Watanabe S.,Kurokawa Y.,Toril J.)
(4) Wilson J.L- Venuta M., Barzaghi L., Cavelier C., Gamberoni T., Guaraldi G.P.
(5) Wilson J. L., - I. Kawachi, G. A. Colditz, M. J. Stampfer, W.C. Willet, J. E. Manson, F. E. Speitzer, C. H. Hennekens.
(6) Selye H. The general-adaptation-syndrome. Annu Rev Med 1951; 2:
327-342.
(7)Risoluzione Parlamento Europeo 25\02\1999

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