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Anatomia funzionale dell'apparato muscolo tendineo

Anatomia funzionale dell'apparato muscolo
tendineo

 La muscolatura scheletrica rappresenta il 40% circa del peso corporeo di un
individuo adulto di sesso maschile, di peso e conformazione normali.

L’unità funzionale dell’apparato muscolare è rappresentata del muscolo che

consta di diverse parti: il ventre muscolare, il tendine prossimale e quello

distale; la giunzione muscolo-tendinea e la giunzione oster-tendinea.

Il ventre muscolare è l'elemento più nobile del muscolo, poiché a lei è affidata

la contrattilità, è formato dall’insieme di numerose fibre che rappresentano le

unità funzionali del muscolo stesso. Ogni singola fibra si presenta di forma

cilindrica notevolmente allungata, con apici arrotondati, di lunghezza variabile

dai 10 ai 100 micron. Le numerose fibre muscolari si accollano l’una all’altra nel

senso della lunghezza per formare una prima serie di fasci muscolari (fasci

primari).

Più fasci primari si uniscono a formare i fasci secondari e questi ultimi a formare

i fasci terziari. Gli elementi così costituiti sono circondati da tessuto connettivo

fibro-elastico, costituente la sostanza cementante inter e perifasciale, il

perimisio.

Possiamo distinguere i muscoli lunghi, il cui diametro longitudinale prevale su

quello trasversale, si trovano soprattutto negli arti e possono essere suddivisi in

superficiali e profondi. I muscoli larghi, i cui diametri, longitudinale e

trasversale, si equivalgono, mentre lo spessore è notevolmente inferiore,

possono presentare diverse forme: romboidea, a ventaglio, quadrangolare ecc.

Infine i muscoli brevi, normalmente disposti intorno alle articolazioni, di forma

diversa, sono capaci di sviluppare una notevole forza ma un movimento

modesto.

Ogni singolo muscolo presenta una vascolarizzazione imponente, affidata ad

uno o più vasi arteriosi che penetrano nel muscolo, isolatamente o insieme ad

un nervo o ad uno o più vasi venosi a formare il peduncolo vascolo nervoso.

Il circolo arterioso, oltre contrarre numerosi anastomosi perimuscolari ed

endomuscolari, realizza una fittissima rete capillare, con elementi a decorso

molto sinuoso, che si estendono sino alle singole fibre muscolari.

L’irrorazione ematica di un muscolo è proporzionale allo stato d’attività del

muscolo stesso e ciò ad opera del maggiore o minore numero di capillari in

funzione: l’innervazione è affidata, quasi costantemente, ad un nervo unico che

penetra nel ventre muscolare isolatamente o insieme all’arterio, per formare il

peduncolo pascolo nervoso. Ogni singolo tronco nervoso presenta delle fibre

motrici che conducono gli impulsi per la contrazione a fibre sensitive, conduttive

di stimoli della sensibilità muscolare. Sensibilità accentuata in caso di

contrattura, stiramento contrazione ecc.

Altro elemento fondamentale dell’unità funzionale dell’apparato è il tendine.

Congiunge la parte contrattile alla leva scheletrica (muscolo – osso). Il tendine

è formato da fibre connettivali, riunite in fasci, circondati da tessuto connettivo

lasso.

Il tessuto tendineo, al contrario di quello muscolare, è modestamente

elastico, tanto da non poter sopportare un allungamento che superi il

5% della sua lunghezza. E’ particolarmente resistente alla trazione;

può controllare oltre 500 Kg. Di trazione per cm. quadrato. Per questo

motivo è frequente come patologia, lo strappo muscolare ed il

distaccamento di porzione ossea collegata al tendine. Assolutamente

raro lo strappo del tendine.

I tendini sono di forma veramente varia e strettamente dipendente non solo

dalla forma del muscolo d’appartenenza, ma anche dal tipo d’azione che esso

esercita. Mentre la lunghezza è in relazione con quella del muscolo e con

l’ampiezza del movimento che si svolge nell’articolazione corrispondente, lo

spessore è in rapporto diretto con il diametro muscolare. Circa 1 a 30 per i



muscoli deboli e 1 a 20 per quelli potenti. La vascolarizzazione del tendine è

meno ricca di quella muscolare, per molti studiosi non esisterebbe

un’irrorazione propria, poiché essa deriverebbe da quella muscolare.

Fra il ventre muscolare ed il tendine esiste una zona di passaggio detta:

giunzione muscolo tendinea, in cui la fibra muscolare sì “fonde” con

quella tendinea con un rapporto di continuità.

Tale zona ha la caratteristica di una notevole resistenza alle forze di trazione,

tanto che un muscolo eccessivamente disteso, difficilmente si lacera in tale

sede, ma generalmente in corrispondenza del tessuto muscolare. La giunzione

può essere immediata, quando la direzione della fibra tendinea è la stessa di

quella muscolare o laterale, quando i fasci tendinei incidono obliquamente su

quelli muscolari, con varie direzioni.

La giunzione osteo tendinea è quella parte del muscolo che mette in rapporto i

tendini, prossimale e distale, con la leva scheletrica.

La parte più nobile del muscolo è rappresentata dal ventre muscolare

che possiede alcune proprietà peculiari. La prima è l’estensibilità

(capacità di allungarsi). L’altra proprietà è la capacità di riacquistare le

caratteristiche di partenza dopo la contrazione o dopo l’allungamento.

Essa consente la continuità, la regolarità e l’armonia nel movimento. La

terza caratteristica è la contrattilità, ossia la capacità del tessuto

muscolare di accorciarsi avvicinando i propri punti d’inserzione. La

contrazione, che avviene con mutazione di forma ma non di volume,

realizza il movimento e produce potenza muscolare.

Quest’ultima è proporzionata alla quantità di fibre muscolari che compongono il

muscolo ed al numero delle miofibrille presenti nella fibra muscolare. L’aumento

delle miofibrille nella fibra è l’ipertrofia muscolare, ottenibile con l’allenamento.

L’accorciamento che si produce dopo la contrazione, è proporzionale al numero

e dalla dimensione delle fibre stesse. Deriva che un muscolo corto e largo, può

realizzare una forza notevole ma un movimento limitato, mentre un muscolo

lungo ed esile, può realizzare una forza modesta ma un movimento esteso con

ampio arco di circonferenza..

Nell’architettura dell’apparato locomotore, il movimento è attuato attraverso lo

sfruttamento di sistemi di leve che rendono possibile e vantaggiosa l’attività

muscolare.

La leva può essere di primo, secondo o terzo genere, a seconda che al

centro del sistema vi sia, rispettivamente il fulcro, la resistenza o la

potenza.

Nell’ambito dell’apparato osteo articolare, la potenza è rappresentata dalla forza

muscolare, la resistenza dal peso del segmento scheletrico, o una resistenza

proveniente da vettori aventi diverso orientamento rispetto quello di gravità. E’

il caso delle macchine presenti nelle palestre di Body Building(Leg extensior, leg

curl, poli ercolina ecc.).

Il fulcro è l’asse di rotazione dell’articolazione nella quale avviene il movimento.

Esempio: il tricipite brachiale (potenza), l’articolazione del gomito (fulcro) ed un

manubrio impugnato dalla mano (resistenza). Al manubrio possiamo associare il

peso dell’arto e l’azione antagonista del bicipite brachiale.

Esempio: il tricipite surale (polpaccio) è la potenza, il peso del corpo è la

resistenza, mentre l’avampiede costituisce il fulcro. L’asse di rotazione

articolare è l’articolazione della caviglia.

Esempio: l’articolazione del ginocchio (fulcro), il muscolo quadricipite femorale

(potenza), il peso della gamba e del piede ed eventuale resistenza applicata

(resistenza)..

Poiché da un punto di vista meccanico, non tutte le leve sono vantaggiose, la

natura ricorre ad alcuni espedienti per modificare positivamente le possibilità

del muscolo. E’ il caso della rotula, spostando anteriormente il tendine rotuleo,

ne favorisce l’inserzione sulla tuberosità tibiale anteriore con una minore

obliquità, rispetto all’asse longitudinale della tibia. Il rapporto fra resistenza e

potenza sarà così modificato, a favore della potenza. Anche il tipo d’inserzione

del tricipite surale (polpaccio), totalmente nella parte posteriore del calcagno,

favorisce la maggiore vantaggiosità della leva.

Oltre ad un effetto propriamente dinamico del muscolo, la realizzazione del

movimento, dobbiamo considerare altri due effetti della forza muscolare:

quello statico e quello di rallentamento.

Il primo si manifesta quando la contrazione muscolare fa equilibrio ad altre

forze senza imprimere alcun movimento, o quando la contrazione serve a

stabilizzare un’articolazione, per permettere lo svolgersi dell’azione d’altri

gruppi muscolari. Avviene nell’articolazione della spalla, quando il deltoide in

contrazione statica, fissa la posizione d’abduzione di 80/90°°dell’arto superiore,



onde permettere l’intervento d’altri gruppi muscolari che completano

l’abduzione sino a 150/160°. Mi riferisco ai muscoli: trapezio e gran dentato.

L’effetto di rallentamento è caratterizzato dall’opposizione graduale di una o

più leve muscolari all’azione di altre forze. Ad esempio, i muscoli intrinseci della

pianta del piede, si oppongono allo schiacciamento dell’arco plantare nelle

cadute dall’alto, al momento del contatto con il suolo.

Infine, l’azione muscolare può esplicarsi su di un’unica articolazione a mezzo dei

muscoli monoarticolari, generalmente brevi e particolarmente potenti. Può

svolgersi anche su più articolazioni con i muscoli biarticolari e poliarticolari,

caratteristicamente lunghi e sottili, capaci di provocare un ampio movimento.

Tutti i muscoli, sia i monoarticolari sia i biarticolari e poliarticolari, possono

agire, contemporaneamente, in modo più o meno energico, per realizzare uno

stesso movimento. In questo caso si parlerà di muscoli agonisti (lo squat, le

distensioni su panca, il salto in alto, ecc.). A questi si opporranno i muscoli

antagonisti, la cui contrazione determina un movimento articolare, esattamente

opposto.



GRANDE DORSALE (Latissimus Dorsi):

Inserzioni: origina dalle apofisi spinose delle sette

ultime vertebre dorsali, dalle cinque lombari, dalla

cresta del sacro e dalla parte posteriore

della cresta iliaca. Le fibre
convergono verso il cavo
ascellare, passando davanti al

grande rotondo e compiendo

contemporaneamente un

movimento di torsione (i fasci

inferiori diventano superiori e

inversamente).Raggiunge

l’omero con un tendine

appiattito sul labbro mediale

della doccia bicipitale.

Azione:è un potente adduttore dell’arto superiore

GRANDE ROTONDO (Teres Major):

Inserzioni: angolo inferiore della scapola e l’omero, in prossimità fossa

sottospinosa margine ascellare – tendine appiattito sull’omero, dietro il grande

dorsale

Azione: è un muscolo adduttore e rotatore interno del braccio.

GRANDE DENTATO (Serratus Anterior):

Inserzioni: tre porzioni.

Una porzione superiore dall’angolo superiore della scapola – prima e seconda

costa.

Una porzione media, margine mediale della scapola – seconda, terza e quarta

costa.

Una porzione inferiore, angolo inferiore della scapola, formando un grande

ventaglio – quinta, sesta, settima, ottava e nona costa.

Azione: attira la scapola in avanti, eleva le coste, è un muscolo inspiratore e

collabora nell’abduzione dell’arto superiore da 110 a 150°.

BICIPITE BREVE (Bicipes Brachii, Caput Breve), il più laterale:

Inserzioni: apofisi coracoide – labbro esterno doccia bicipitale, quindi, radio.

Azione: è un flessore dell’avambraccio sul braccio.

CORACO BRACHIALE (Coraco Brachialis):

Inserzioni: apofisi coracoide, parte interna del breve bicipite – terzo superiore

della faccia mediale della dialisi omerale

Azione: eleva il braccio e lo porta medialmente e in avanti

BRACHIALE ANTERIORE (Brachialis):

Inserzioni: dalla faccia anteriore dell'omero all'apofisi coronoide dell'ulna.

Azione: è flessore dell'avambraccio sul braccio.

IL CAPO LUNGO DEL BICIPITE (biceps Brachii, Caput Longum):

Inserzioni: si fissa sul tubercolo sopraglenoideo della scapola, il tendine

percorre la doccia bicipitale e si fonde con le fibre del capo breve sul tendine

comune della tuberosità bicipitale del radio.

Azione: flette l'avambraccio sul braccio ed abduce il braccio frontalmente di 30°

IL CAPO BREVE DEL BICIPITE (Caput breve):

Inserzioni: si fissa sulla faccia laterale e l'apice dell'apofisi coracoide, per mezzo

di un tendine comune al coraco brachiale e si fonde con le fibre del capo lungo

sul tendine comune della tuberosità bicipitale del radio.

Azione: è un flessore dell'avambraccio sul braccio ed un supinatore

dell'avambraccio da posizione prona.

SUCCLAVIO (Subclavius) muscolo profondo

Si inserisce in alto e lateralmente sulla faccia inferiore della clavicola, in

corrispondenza del suo terzo mediale, nella doccia del succlavio – faccia

superiore della prima cartilagine costale

Azione: è un abbassatore della clavicola e del moncone della spalla.

PICCOLO PETTORALE (Pectoralis Minor) muscolo profondo

Si irradia a ventaglio dalla coracoide e raggiunge la terza, quarta e quinta costa

Azione: abbassa il moncone della spalla.





GRANDE PETTORALE (Pectoralis Major) muscolo superficiale

Prende inserzioni medialmente: a) sui due terzi mediali del margine inferiore

della clavicola(pettorale alto, b) sulla faccia anteriore del del manubrio sternale

(sterno - pettorale sterno-costo superiore - centrale), c) sulla faccia anteriore

del corpo dello sterno: terza, quarta, quinta e sesta cartilagine costale; sulla

parte ossea della setima costa e sulla guaina del muscolo retto dell'addome

(capo sterno-costo inferiore - pettorale basso A partire da questa vasta zona

di inserzione mediale, le fibre muscolari convergono a ventaglio, formando un

corpo muscolare triangolare, verso il tendine terminale comune. Quest'ultimo

ha in sezione la forma di una U maiuscola. Le fibre della parte clavicolare

raggiungono la branca anteriore della U. Quelle superiori, la parte inferiore della

U. Quelle mediane nella parte inferiore della U. Quelle basse sulla branca

posteriore della U, compiendo un movimento di torsione, per modo che le fibre

originate più in alto, teminano più in basso. Il tendine raggiunge il primo terzo

prossimale dell'omero.

Azione: il gran pettorale è un potente adduttore del braccio ed è anche rotatore

interno.

SOPRASPINOSO (Supraspinatus) muscolo profondo

Origina dai 2/3 mediali della fossa sopraspinosa e termina sulla faccia sulla

faccetta antro-superiore del trochite. grossa tuberosità dell'omero.

Azione: rotatore esterno del braccio, contribuisce, come ausiliario del muscolo

deltoide laterale, all'abduzione dell'arto superiore fino a 90°.

SOTTOSPINOSO (Infraspinatus) muscolo profondo

Origina sui 3/4 mediali della fossa sottospinosa e raggiunge il trochite, nella sua

faccetta media.

. Azione: abuttore e rotatore esterno del braccio, ha inoltre la funzione di

legamento attivo della spalla, impedendo spostamenti posteriori della testa

omerale.

PICCOLO ROTONDO (Teres minor)

E' il più corto dei muscoli della spalla. Origina su una superficie ossea stretta

della faccia posteriore della scapola. Termina sulla faccia anteriore del trochite e

sulla cresta che discende verso il margine esterno dell'omero.

Azione: rotatore esterno del braccio. E' il muscolo che insieme al sottospinoso,

ruota esternamente l'omero.

GRANDE ROTONDO (Teres Major)

Muscolo piuttosto voluminoso, origina sulla faccia posteriore della scapola e

termina sul labbro interno della doccia bicipitale, (solco intetuberositario

dell'omero), dietro al tendine del gran dorsale.

Azione: è un potente adduttore del braccio e lo pone un pò addietro e lo pone in

posizione intermedia, tra rotazione interna ed esterna.

TRAPEZIO (Trazpezius)

Ricopre il muscolo sopraspinoso, con le sue fibre medie ed inferiori, fissate sulla

spina della scapola. Le fibre medie partono dalle apofisi spinose da C7 a D5,

hanno un decorso trasversale, fino alla faccia superiore e al margine interno

dell'acromion da un lato, ed al versante superiore del margine posteriore della

spina dall'altro. Le fibre inferiori, a partire dalle apofisi spinose da D5 a D12,

terminano cu un'aponeurosi triancolare, che si insinua sotto il margine inferiore

della porzione media e si fissa sul versante superiore del tubercolo del trapezio

(laterale scapola).

Azione: attira la scapola in alto e addietro. Con la sua parte inferiore abbassa la

scapola e la porta addietro. Chiude l'articolazione scapolo-toracica,

retroponendo il moncone della scapola, condizione ideale per allenare i muscoli

pettorali, sfruttando interamente la loro escursione articolare (componente biarticolare

dei pettorali).

DELTOIDE (Deltoideus)

Occupa la parte superiore ed esterna della regione detta deltoidea e ricopre i

tendini del sottospinoso e del piccolo rotondo. Partendo dal margine inferiore

della spina, raggiunge la faccia esterna dell'omero. Il muscolo deltoide nella sua

porzione anteriore raggiunge il terzo laterale del margine anteriore della

clavicola. La sua parte laterale, media, denominata anche acromiale, si

inserisce in prossimità dell'acromion. Infine la regione posteriore ha inserzione

su tutta la lunghezza del margine inferiore della spina della scapola.

Azione: il deltoide posteriore avvicina l'omero alla scapola, su un piano che

segue l'orientamento delle sue fibre. Il deltoide laterale è abduttore da 0 a 90°.

Il deltoide anteriore abduce il braccio frontalmente da 0 a 110°.

CAPO LUNGO DEL TRICIPITE (Tricipes Brachii, Caput Longum)

Forma un tendine conico che si fissa in alto al tubercolo sottoglenoideo

(scapola). Raggiunge il tendine comune del tricipite, che si fissa sull'olecrano.

Azione: è un possente estensore dell'avambraccio sul braccio ed è un muscolo

adduttore del braccio quando è allontantato dal tronco

VASTO ESTERNO (Tricipes Brachii, Caput Laterale)

Si inserisce sulla faccia posteriore dell'omero e raggiunge il tendine comune del

tricipite, che si fissa sull'olecrano.

Azione: è un possente estensore dell'avambraccio sul braccio

VASTO INTERNO (Tricipes Brachii, Caput Mediale)

Nasce sulla faccia posteriore della diafisi del solco radiale (omero) e raggiunge il

tendine comune del tricipite, che si fissa sull'olecrano.

Azione: è un possente estensore dell'avambraccio sul braccio.





LUNGO SUPINATORE o Brachioradiale (Brachio-Radialis)

origina sulla metà inferiore del margine laterale dell'omero e termina su un

tendine che si fissa sulla base dell'apofisi stiloide del radio.

Azione: energico flessore dell'avambraccio sul braccio, portando la mano in

posizione intermedia tra pronazione e supinazione. E' supinatore quando

l'avambraccio è in completa pronazione.

GRANDE GLUTEO (Glutaeus Maximus)

E' il più superficiale dei tre muscoli glutei. Si inserisce in alto e medialmente in

due piani: il piano profondo sulla parte posteriore della fossa iliaca esterna,

sulla faccia posteriore dell'articolazione sacro iliaca, sulla faccia posteriore del

coccige. Il piano superficiale va a fissarsi: sul quinto posteriore della cresta

iliaca, alla cresta mediana del sacro, sulla faccia posteriore dell'aponeurosi del

medio gluteo e sui tubercoli sacrali postero interni. Le inserzioni inferiori si

dispongono su due piani. Le fibre profonde sul ramo esterno di triforcazione

della linea aspra e sul setto intermuscolare esterno della coscia. Le fibre

superficiali, quelle che vediamo, dietro la fascia lata, su una lamina

aponeurotica, sulla parte superiore della cresta iliaca. L'insieme del grande

gluteo, della fascia lata e del tensore della fascia lata forma il "deltoide gluteo".

Azione: è estensore della coscia sul bacino e accessoriamente è rotatore

esterno del femore nell'abduzione.

PICCOLO GLUTEO (Glutaeus Minimus)

E' il più profondo e il più anteriore dei tre muscoli glutei. Si inserisce in alto e

medialmente sulla fossa iliaca esterna, sulla parte anteriore della cresta iliaca e

sulla spina iliaca anterior superiore. Termina su un breve tendine che si fissa

sulla faccia anteriore del grande trocantere.

Azione: è abduttore della coscia, rotatore interno con i suoi fasci anteriori e

rotatore esterno con i suoi fasci posteriori.

MEDIO GLUTEO (Glutaeus Medius)

E' situato dietro e sopra al piccolo gluteo e lo ricopre quasi interamente. Si

inserisce: sui tre quarti anteriori della cresta iliaca, sulla spina iliaca anterior

superiore, sulla faccia profonda della fascia glutea profonda e sull'arcata di

Bouisson. Raggiunge la fascia esterna del grande trocantere, mediante un

tendine spesso e resistente.

Azione: è abduttore della coscia. Con i suoi fasci anteriori è rotatore interno e

flessore; con i suoi fasci posteriori è rotatore esterno ed estensore della coscia.

QUADRICIPITE FEMORALE (Quadriceps Femoris)

Assomiglia al tricipite brachiale. Presenta due muscoli laterali, i vasti esterno ed

interno; presenta un capo inserito a distanza, il retto anteriore (corrisponde al

capo lungo del tricipite). Lo differenzia il vasto femorale, muscolo profondo. Il

quadricipite è formato da quattro muscoli: il vasto fermorale, il vasto laterale, il

vasto mediale ed il retto anteriore

Azione: il vasto profondo è estensore della gamba sulla coscia. I vasti laterale e

mediale sono estensori e la contrazione isolata di uno di essi produce una

deviazione laterale della rotula. Se i due vasti si contraggono

contemporaneamente, il movimento laterale è soppresso. Il retto anteriore è

estensore della gamba e flessore della coscia sul bacino, per effetto della sua

inserzione superiore sull'osso innominato. (sit up su panche con vincolo alle

caviglie, slanci degli arti inferiori alle parallele e tutti gli esercizi con

simili caratteristiche, indicati erroneamente per i muscoli addominali, in

realtà favoriscono il lavoro del retto anteriore).

FEMORALE O VASTO INTERMEDIO (Vastus Intermedius)

Origina sui due terzi superiori delle facce anteriore ed esterna del femore.

Termina alla base della rotula, il tendine terminale si fonde lateralmente con i

foglietti tendinei degli altri due vasti.

VASTO ESTERNO O LATERALE (Vastus Lateralis)

Origina principalmente sulle facce anteriore ed esterna del femore, su una

cresta verticale limitata in avanti dal grande trocantere, sul tubercolo pre

trocanterico, sulla cresta esterna di triforcazione della linea aspra (vicino al

grande e piccolo gluteo). Termina con un tendine fissato sulla base del margine

esterno della rotula.

VASTO INTERNO O MEDIALE (Vastus Medialis)

Origina sulla cresta interna di triforcazione e nelle parti media e inferiore della

linea aspra (femore). Termina sulla base e sul margine interno della rotula.

RETTO ANTERIORE (Rectus Femoris)

Origina con tre tendini: tendine diretto, fissato alla spina iliaca anterior

inferiore; tendine riflesso, fissato alla parte posteriore della doccia

sopracotiloidea e tendine ricorrente, fissato alla capsula della faccia anteriore

dell'articolazione dell'anca (per questo motivo interviene nei movimenti

"classici" ritenuti erroneamente per i muscoli addominali: sit up con vincolo e

slanci alle parallele). Termina con un tendine appiattito che si fissa sul margine

anteriore della base della rotula.

PSOAS ILIACO (Ilio Psoas)

Origina dalla fossa iliaca interna per la sua parte iliaca e dalla faccia anteriore

dei corpi vertebrali e delle apofisi costiformi della colonna lombare per la

porzione poas. E' un muscolo voluminoso e appiattito, scorre sulla faccia

anteriore dell'articolazione coxo femorale e termina inserendosi alla parte

posteriore del piccolo trocantere.

Azione: è principale muscolo flessore della coscia sul bacino. Se particolarmente



tonico tende ad acutizzare la naturale lordosi lombare. Il suo allenamento è

sconsigliato in caso di antiversione dell'anca o iperlordosi lombare. (data la sua

inserzione sulla faccia anteriore dei corpi vertebrali, interviene nei movimenti

"classici" ritenuti erroneamente per i muscoli addominali: sit up con vincolo e

slanci alle parallele).

ISCHIO FEMORALI

I muscoli posteriori della coscia sono situati fra l'ischio e l'estremità superiore

delle ossa della gamba. Sono disposti su due piani: profondo, con il

semimembranoso ed il capo breve del bicipite femorale e superficiale col

semitendinoso e il capo lungo del bicipite femorale.

SEMIMEMBRANOSO (Semimembranosus)

Origina sulla faccia posteriore della tuberosità ischiatica. La sua terminazione si

divide in tre fasci: tendine diretto, fissato sulla tuberosità interna della tibia;

tendine riflesso, fissato alla parte anteriore della doccia orizontale della

tuberosità interna (sotto il tendine collaterale mediale del ginocchio); tendine

ricorrente, che forma dietro il ginocchio il legamento popliteo obliquo, verso il

condilo esterno.

Azione: è un potente flessore della gamba sulla coscia ed un estensore della

coscia sul bacino, senza alcuna azione rotante.

CAPO BREVE DEL BICIPITE FEMORALE (Biceps Femoris, Caput Breve)

Origina sulla parte media della linea aspra (femore)e termina sul tendine del

capo lungo.

Azione: è unicamente un flessore della gamba sulla coscia, posizionato più in

basso.

SEMITENDINOSO (Semitendinosus)

Origina sulla tuberosità ischiatica e termina con un tendine lungo ed esile al

terzo inferiore della coscia. Questo tendine si inserisce alla parte superomediale

della tibia.

Azione: flette la gamba sulla coscia, estende la coscia sul bacino e ruota

internamente l'arto inferiore.

CAPO LUNGO DEL BICIPITE FEMORALE (Biceps Femoris, Caput Longum)

Origina sulla tuberosità ischiatica e termina: sull'apofisi stiloide del perone, sulla

tuberosità esterna della tibia, sull'aponerurosi della gamba.

Azione: flette la gamba sulla coscia, estende la coscia sul bacino e ruota

esternamente l'arto inferiore.

TRICIPITE SURALE (Tricipes Surae)

E' un muscolo possente, la cui funzione è duplice. estensore del piede sulla

gamba (flessione plantare del piede), adduttore e rotatore interno del piede.

Interviene nella stazione eretta per mantenere il tallone contro il suolo e

soprattutto nell'elevazione sulla punta dei piedi. Comprende un piano profondo

con il muscolo soleo e dun piano superficiale con i muscoli gemelli.

SOLEO (Soleus)

Origina sul terzo medio del margine interno della tibia e sulla faccia posteriore

della testa del perone. Termina sul tendine di Achille.

GEMELLO ESTERNO o GASTROCNEMIO LATARALE (Caput Laterale Musculi

Gastrocnemii)

Origina da una lamina aponeurotica dai tubercoli condiloidei laterali, all'incisura

intercondiloidea (sopra il ginocchio posteriormente). Termina sul tendine di

Achille.

GEMELLO INTERNO o GASTROCNEMIO MEDIALE (Caput Mediale Musculi

Gastrocnemii)

Origina da un tendine fissato dietro i tubercoli sopracondiloidei (sopra il

ginocchio posteriormente e internamente). Termina sul tendine di Achille. Il

tendine di Achille o tendine calcaneare, si fissa alla faccia postero-inferiore del

calcagno (regione posteriore del collo del piede). L'azione accessoria, modesta,

dei muscoli gemelli e quella di flettere la gamba sulla coscia.

I MUSCOLI POSTERIORI DEL TRONCO

L'azione dei muscoli posteriori del tronco è quella di estendere il rachide

lombare, prendendo appoggio sul sacro. Essi tirano fortemente all'indietro il

rachide lombare e dorsale, sia alla cerniera lombo-sacrale, sia alla cerniera

dorso-lombare. Determinano una accentuazione della lordosi lombare perchè

costituiscono gli elastici totali dell'arco formato dal rachide lombare. Tirano

indietro e incurvano il rachide lombare.

I MUSCOLI SACRO LOMBARI, detti anche ileo costali, terminano sulla faccia

posteriore delle ultime dieci coste, vicino al loro angolo posteriore. Queste fibre

terminano su una robusta lamina tendinea che in superficie si confonde con la

aponeurosi del grande dorsale.

I MUSCOLI RETTI DEL'ADDOME, detti anche addominali, formano due lingue

muscolari sungo la fascia anteriore dell'addome, divisi dalla linea alba. Si

inseriscono superiormente sulla quinta, sesta e settima costa e sulle cartilagini

costali e sull'apofisi xinofoidea (in prossimità dello sterno). Inferiormente, sotto

l'ombelico origina un potente tendine che si fissa sul margine superiore del

pube (sinfisi pubica).

Azione: la contrazione dei muscoli addominali, avvicina lo sterno al pube,

chiudendo l'articolazione lombo sacrale. Il movimento è di retroversione

dell'anca da una posizione antiversa della stessa.

I MUSCOLI TRASVERSI. Si inseriscono indietro, all'apice delle apofisi

trasverse delle vertebre lombari e terminano sul bordo superiore della sinfisi



pubica, originando il tendine congiunto con le fibre del piccolo obliquo.

Sotto l'ombelico, l'aponeurosi del trasverso passa passa davanti al muscolo

retto che la perfora per passare ditro di essa. Le fibre della parte superiore

hanno un decorso obliquo.

Azione: torsione laterale del tronco, in retroversione dell'anca.

IL PICCOLO OBLIQUO. Le sue fibre hanno direzione obliqua dal basso

versol'alto e dall'esterno verso l'interno. Si fissa sulla cresta iliaca e raggiunge:

l'estremità dell'undicesima costa, sulla decima cartilagine costale e sul processo

xinofoideo. La parte bassa si inserisce sulla parte esterna dell'arcata crurale e

formano con le fibre del trasverso il tendine congiunto.

Azione: torsione laterale del tronco, in retroversione dell'anca.

IL GRANDE OBLIQUO. Forma lo strato superficiale dei muscoli larghi della

parete addominale, le sue fibre hanno direzione obliqua dal basso verso l'alto e

dall'esterno verso l'interno e si fissa sulle ultime sette coste. I suoi fasci

muscolari si trovano sulla parete laterale dell'addome e si inseriscono sul pube

con espansioni verso la linea alba dell'addome e sull'arcata crurale.

Azione: è un potente flessore laterale del tronco. Nella rotazione del tronco

l'azione è effettuata dai muscoli obliqui. La direzione attorno alla vita dà loro

una grande efficacia. Per ottenere la rotazione del tronco verso sinistra entrano

in funzione il grande obliquo di destra ed il piccolo obliquo di sinistra

contemporaneamente, e viceversa. Questi due muscoli sono avvolti nel

medesimo senso attorno al busto e le loro fibre sono in continuità nella stessa

direzione e sono sinergici per l'azione rotatoria. Le direzioni di questi distretti

muscolari e la loro costante reciprocità, conferisce al busto il tipico aspetto

sagomato. I sarti definirebbero tale particolare a "sghembo. Questo

meccanismo fa ben comprendere la forma caratteristica della vita che è tanto

marcata qunto più sono tese le fibre e quanto più il pannicolo adiposo è ridotto.

Per ricostruire l'incavatura della vita è indispensabile ristabilire la tonicità dei

muscoli obliqui dell'addome
.

 La muscolatura scheletrica rappresenta il 40% circa del peso corporeo di un
individuo adulto di sesso maschile, di peso e conformazione normali.

L’unità funzionale dell’apparato muscolare è rappresentata del muscolo che

consta di diverse parti: il ventre muscolare, il tendine prossimale e quello

distale; la giunzione muscolo-tendinea e la giunzione oster-tendinea.

Il ventre muscolare è l'elemento più nobile del muscolo, poiché a lei è affidata

la contrattilità, è formato dall’insieme di numerose fibre che rappresentano le

unità funzionali del muscolo stesso. Ogni singola fibra si presenta di forma

cilindrica notevolmente allungata, con apici arrotondati, di lunghezza variabile

dai 10 ai 100 micron. Le numerose fibre muscolari si accollano l’una all’altra nel

senso della lunghezza per formare una prima serie di fasci muscolari (fasci

primari).

Più fasci primari si uniscono a formare i fasci secondari e questi ultimi a formare

i fasci terziari. Gli elementi così costituiti sono circondati da tessuto connettivo

fibro-elastico, costituente la sostanza cementante inter e perifasciale, il

perimisio.

Possiamo distinguere i muscoli lunghi, il cui diametro longitudinale prevale su

quello trasversale, si trovano soprattutto negli arti e possono essere suddivisi in

superficiali e profondi. I muscoli larghi, i cui diametri, longitudinale e

trasversale, si equivalgono, mentre lo spessore è notevolmente inferiore,

possono presentare diverse forme: romboidea, a ventaglio, quadrangolare ecc.

Infine i muscoli brevi, normalmente disposti intorno alle articolazioni, di forma

diversa, sono capaci di sviluppare una notevole forza ma un movimento

modesto.

Ogni singolo muscolo presenta una vascolarizzazione imponente, affidata ad

uno o più vasi arteriosi che penetrano nel muscolo, isolatamente o insieme ad

un nervo o ad uno o più vasi venosi a formare il peduncolo vascolo nervoso.

Il circolo arterioso, oltre contrarre numerosi anastomosi perimuscolari ed

endomuscolari, realizza una fittissima rete capillare, con elementi a decorso

molto sinuoso, che si estendono sino alle singole fibre muscolari.

L’irrorazione ematica di un muscolo è proporzionale allo stato d’attività del

muscolo stesso e ciò ad opera del maggiore o minore numero di capillari in

funzione: l’innervazione è affidata, quasi costantemente, ad un nervo unico che

penetra nel ventre muscolare isolatamente o insieme all’arterio, per formare il

peduncolo pascolo nervoso. Ogni singolo tronco nervoso presenta delle fibre

motrici che conducono gli impulsi per la contrazione a fibre sensitive, conduttive

di stimoli della sensibilità muscolare. Sensibilità accentuata in caso di

contrattura, stiramento contrazione ecc.

Altro elemento fondamentale dell’unità funzionale dell’apparato è il tendine.

Congiunge la parte contrattile alla leva scheletrica (muscolo – osso). Il tendine

è formato da fibre connettivali, riunite in fasci, circondati da tessuto connettivo

lasso.

Il tessuto tendineo, al contrario di quello muscolare, è modestamente

elastico, tanto da non poter sopportare un allungamento che superi il

5% della sua lunghezza. E’ particolarmente resistente alla trazione;

può controllare oltre 500 Kg. Di trazione per cm. quadrato. Per questo

motivo è frequente come patologia, lo strappo muscolare ed il

distaccamento di porzione ossea collegata al tendine. Assolutamente

raro lo strappo del tendine.

I tendini sono di forma veramente varia e strettamente dipendente non solo

dalla forma del muscolo d’appartenenza, ma anche dal tipo d’azione che esso

esercita. Mentre la lunghezza è in relazione con quella del muscolo e con

l’ampiezza del movimento che si svolge nell’articolazione corrispondente, lo

spessore è in rapporto diretto con il diametro muscolare. Circa 1 a 30 per i



muscoli deboli e 1 a 20 per quelli potenti. La vascolarizzazione del tendine è

meno ricca di quella muscolare, per molti studiosi non esisterebbe

un’irrorazione propria, poiché essa deriverebbe da quella muscolare.

Fra il ventre muscolare ed il tendine esiste una zona di passaggio detta:

giunzione muscolo tendinea, in cui la fibra muscolare sì “fonde” con

quella tendinea con un rapporto di continuità.

Tale zona ha la caratteristica di una notevole resistenza alle forze di trazione,

tanto che un muscolo eccessivamente disteso, difficilmente si lacera in tale

sede, ma generalmente in corrispondenza del tessuto muscolare. La giunzione

può essere immediata, quando la direzione della fibra tendinea è la stessa di

quella muscolare o laterale, quando i fasci tendinei incidono obliquamente su

quelli muscolari, con varie direzioni.

La giunzione osteo tendinea è quella parte del muscolo che mette in rapporto i

tendini, prossimale e distale, con la leva scheletrica.

La parte più nobile del muscolo è rappresentata dal ventre muscolare

che possiede alcune proprietà peculiari. La prima è l’estensibilità

(capacità di allungarsi). L’altra proprietà è la capacità di riacquistare le

caratteristiche di partenza dopo la contrazione o dopo l’allungamento.

Essa consente la continuità, la regolarità e l’armonia nel movimento. La

terza caratteristica è la contrattilità, ossia la capacità del tessuto

muscolare di accorciarsi avvicinando i propri punti d’inserzione. La

contrazione, che avviene con mutazione di forma ma non di volume,

realizza il movimento e produce potenza muscolare.

Quest’ultima è proporzionata alla quantità di fibre muscolari che compongono il

muscolo ed al numero delle miofibrille presenti nella fibra muscolare. L’aumento

delle miofibrille nella fibra è l’ipertrofia muscolare, ottenibile con l’allenamento.

L’accorciamento che si produce dopo la contrazione, è proporzionale al numero

e dalla dimensione delle fibre stesse. Deriva che un muscolo corto e largo, può

realizzare una forza notevole ma un movimento limitato, mentre un muscolo

lungo ed esile, può realizzare una forza modesta ma un movimento esteso con

ampio arco di circonferenza..

Nell’architettura dell’apparato locomotore, il movimento è attuato attraverso lo

sfruttamento di sistemi di leve che rendono possibile e vantaggiosa l’attività

muscolare.

La leva può essere di primo, secondo o terzo genere, a seconda che al

centro del sistema vi sia, rispettivamente il fulcro, la resistenza o la

potenza.

Nell’ambito dell’apparato osteo articolare, la potenza è rappresentata dalla forza

muscolare, la resistenza dal peso del segmento scheletrico, o una resistenza

proveniente da vettori aventi diverso orientamento rispetto quello di gravità. E’

il caso delle macchine presenti nelle palestre di Body Building(Leg extensior, leg

curl, poli ercolina ecc.).

Il fulcro è l’asse di rotazione dell’articolazione nella quale avviene il movimento.

Esempio: il tricipite brachiale (potenza), l’articolazione del gomito (fulcro) ed un

manubrio impugnato dalla mano (resistenza). Al manubrio possiamo associare il

peso dell’arto e l’azione antagonista del bicipite brachiale.

Esempio: il tricipite surale (polpaccio) è la potenza, il peso del corpo è la

resistenza, mentre l’avampiede costituisce il fulcro. L’asse di rotazione

articolare è l’articolazione della caviglia.

Esempio: l’articolazione del ginocchio (fulcro), il muscolo quadricipite femorale

(potenza), il peso della gamba e del piede ed eventuale resistenza applicata

(resistenza)..

Poiché da un punto di vista meccanico, non tutte le leve sono vantaggiose, la

natura ricorre ad alcuni espedienti per modificare positivamente le possibilità

del muscolo. E’ il caso della rotula, spostando anteriormente il tendine rotuleo,

ne favorisce l’inserzione sulla tuberosità tibiale anteriore con una minore

obliquità, rispetto all’asse longitudinale della tibia. Il rapporto fra resistenza e

potenza sarà così modificato, a favore della potenza. Anche il tipo d’inserzione

del tricipite surale (polpaccio), totalmente nella parte posteriore del calcagno,

favorisce la maggiore vantaggiosità della leva.

Oltre ad un effetto propriamente dinamico del muscolo, la realizzazione del

movimento, dobbiamo considerare altri due effetti della forza muscolare:

quello statico e quello di rallentamento.

Il primo si manifesta quando la contrazione muscolare fa equilibrio ad altre

forze senza imprimere alcun movimento, o quando la contrazione serve a

stabilizzare un’articolazione, per permettere lo svolgersi dell’azione d’altri

gruppi muscolari. Avviene nell’articolazione della spalla, quando il deltoide in

contrazione statica, fissa la posizione d’abduzione di 80/90°°dell’arto superiore,



onde permettere l’intervento d’altri gruppi muscolari che completano

l’abduzione sino a 150/160°. Mi riferisco ai muscoli: trapezio e gran dentato.

L’effetto di rallentamento è caratterizzato dall’opposizione graduale di una o

più leve muscolari all’azione di altre forze. Ad esempio, i muscoli intrinseci della

pianta del piede, si oppongono allo schiacciamento dell’arco plantare nelle

cadute dall’alto, al momento del contatto con il suolo.

Infine, l’azione muscolare può esplicarsi su di un’unica articolazione a mezzo dei

muscoli monoarticolari, generalmente brevi e particolarmente potenti. Può

svolgersi anche su più articolazioni con i muscoli biarticolari e poliarticolari,

caratteristicamente lunghi e sottili, capaci di provocare un ampio movimento.

Tutti i muscoli, sia i monoarticolari sia i biarticolari e poliarticolari, possono

agire, contemporaneamente, in modo più o meno energico, per realizzare uno

stesso movimento. In questo caso si parlerà di muscoli agonisti (lo squat, le

distensioni su panca, il salto in alto, ecc.). A questi si opporranno i muscoli

antagonisti, la cui contrazione determina un movimento articolare, esattamente

opposto.



GRANDE DORSALE (Latissimus Dorsi):

Inserzioni: origina dalle apofisi spinose delle sette

ultime vertebre dorsali, dalle cinque lombari, dalla

cresta del sacro e dalla parte posteriore

della cresta iliaca. Le fibre
convergono verso il cavo
ascellare, passando davanti al

grande rotondo e compiendo

contemporaneamente un

movimento di torsione (i fasci

inferiori diventano superiori e

inversamente).Raggiunge

l’omero con un tendine

appiattito sul labbro mediale

della doccia bicipitale.

Azione:è un potente adduttore dell’arto superiore

GRANDE ROTONDO (Teres Major):

Inserzioni: angolo inferiore della scapola e l’omero, in prossimità fossa

sottospinosa margine ascellare – tendine appiattito sull’omero, dietro il grande

dorsale

Azione: è un muscolo adduttore e rotatore interno del braccio.

GRANDE DENTATO (Serratus Anterior):

Inserzioni: tre porzioni.

Una porzione superiore dall’angolo superiore della scapola – prima e seconda

costa.

Una porzione media, margine mediale della scapola – seconda, terza e quarta

costa.

Una porzione inferiore, angolo inferiore della scapola, formando un grande

ventaglio – quinta, sesta, settima, ottava e nona costa.

Azione: attira la scapola in avanti, eleva le coste, è un muscolo inspiratore e

collabora nell’abduzione dell’arto superiore da 110 a 150°.

BICIPITE BREVE (Bicipes Brachii, Caput Breve), il più laterale:

Inserzioni: apofisi coracoide – labbro esterno doccia bicipitale, quindi, radio.

Azione: è un flessore dell’avambraccio sul braccio.

CORACO BRACHIALE (Coraco Brachialis):

Inserzioni: apofisi coracoide, parte interna del breve bicipite – terzo superiore

della faccia mediale della dialisi omerale

Azione: eleva il braccio e lo porta medialmente e in avanti

BRACHIALE ANTERIORE (Brachialis):

Inserzioni: dalla faccia anteriore dell'omero all'apofisi coronoide dell'ulna.

Azione: è flessore dell'avambraccio sul braccio.

IL CAPO LUNGO DEL BICIPITE (biceps Brachii, Caput Longum):

Inserzioni: si fissa sul tubercolo sopraglenoideo della scapola, il tendine

percorre la doccia bicipitale e si fonde con le fibre del capo breve sul tendine

comune della tuberosità bicipitale del radio.

Azione: flette l'avambraccio sul braccio ed abduce il braccio frontalmente di 30°

IL CAPO BREVE DEL BICIPITE (Caput breve):

Inserzioni: si fissa sulla faccia laterale e l'apice dell'apofisi coracoide, per mezzo

di un tendine comune al coraco brachiale e si fonde con le fibre del capo lungo

sul tendine comune della tuberosità bicipitale del radio.

Azione: è un flessore dell'avambraccio sul braccio ed un supinatore

dell'avambraccio da posizione prona.

SUCCLAVIO (Subclavius) muscolo profondo

Si inserisce in alto e lateralmente sulla faccia inferiore della clavicola, in

corrispondenza del suo terzo mediale, nella doccia del succlavio – faccia

superiore della prima cartilagine costale

Azione: è un abbassatore della clavicola e del moncone della spalla.

PICCOLO PETTORALE (Pectoralis Minor) muscolo profondo

Si irradia a ventaglio dalla coracoide e raggiunge la terza, quarta e quinta costa

Azione: abbassa il moncone della spalla.





GRANDE PETTORALE (Pectoralis Major) muscolo superficiale

Prende inserzioni medialmente: a) sui due terzi mediali del margine inferiore

della clavicola(pettorale alto, b) sulla faccia anteriore del del manubrio sternale

(sterno - pettorale sterno-costo superiore - centrale), c) sulla faccia anteriore

del corpo dello sterno: terza, quarta, quinta e sesta cartilagine costale; sulla

parte ossea della setima costa e sulla guaina del muscolo retto dell'addome

(capo sterno-costo inferiore - pettorale basso A partire da questa vasta zona

di inserzione mediale, le fibre muscolari convergono a ventaglio, formando un

corpo muscolare triangolare, verso il tendine terminale comune. Quest'ultimo

ha in sezione la forma di una U maiuscola. Le fibre della parte clavicolare

raggiungono la branca anteriore della U. Quelle superiori, la parte inferiore della

U. Quelle mediane nella parte inferiore della U. Quelle basse sulla branca

posteriore della U, compiendo un movimento di torsione, per modo che le fibre

originate più in alto, teminano più in basso. Il tendine raggiunge il primo terzo

prossimale dell'omero.

Azione: il gran pettorale è un potente adduttore del braccio ed è anche rotatore

interno.

SOPRASPINOSO (Supraspinatus) muscolo profondo

Origina dai 2/3 mediali della fossa sopraspinosa e termina sulla faccia sulla

faccetta antro-superiore del trochite. grossa tuberosità dell'omero.

Azione: rotatore esterno del braccio, contribuisce, come ausiliario del muscolo

deltoide laterale, all'abduzione dell'arto superiore fino a 90°.

SOTTOSPINOSO (Infraspinatus) muscolo profondo

Origina sui 3/4 mediali della fossa sottospinosa e raggiunge il trochite, nella sua

faccetta media.

. Azione: abuttore e rotatore esterno del braccio, ha inoltre la funzione di

legamento attivo della spalla, impedendo spostamenti posteriori della testa

omerale.

PICCOLO ROTONDO (Teres minor)

E' il più corto dei muscoli della spalla. Origina su una superficie ossea stretta

della faccia posteriore della scapola. Termina sulla faccia anteriore del trochite e

sulla cresta che discende verso il margine esterno dell'omero.

Azione: rotatore esterno del braccio. E' il muscolo che insieme al sottospinoso,

ruota esternamente l'omero.

GRANDE ROTONDO (Teres Major)

Muscolo piuttosto voluminoso, origina sulla faccia posteriore della scapola e

termina sul labbro interno della doccia bicipitale, (solco intetuberositario

dell'omero), dietro al tendine del gran dorsale.

Azione: è un potente adduttore del braccio e lo pone un pò addietro e lo pone in

posizione intermedia, tra rotazione interna ed esterna.

TRAPEZIO (Trazpezius)

Ricopre il muscolo sopraspinoso, con le sue fibre medie ed inferiori, fissate sulla

spina della scapola. Le fibre medie partono dalle apofisi spinose da C7 a D5,

hanno un decorso trasversale, fino alla faccia superiore e al margine interno

dell'acromion da un lato, ed al versante superiore del margine posteriore della

spina dall'altro. Le fibre inferiori, a partire dalle apofisi spinose da D5 a D12,

terminano cu un'aponeurosi triancolare, che si insinua sotto il margine inferiore

della porzione media e si fissa sul versante superiore del tubercolo del trapezio

(laterale scapola).

Azione: attira la scapola in alto e addietro. Con la sua parte inferiore abbassa la

scapola e la porta addietro. Chiude l'articolazione scapolo-toracica,

retroponendo il moncone della scapola, condizione ideale per allenare i muscoli

pettorali, sfruttando interamente la loro escursione articolare (componente biarticolare

dei pettorali).

DELTOIDE (Deltoideus)

Occupa la parte superiore ed esterna della regione detta deltoidea e ricopre i

tendini del sottospinoso e del piccolo rotondo. Partendo dal margine inferiore

della spina, raggiunge la faccia esterna dell'omero. Il muscolo deltoide nella sua

porzione anteriore raggiunge il terzo laterale del margine anteriore della

clavicola. La sua parte laterale, media, denominata anche acromiale, si

inserisce in prossimità dell'acromion. Infine la regione posteriore ha inserzione

su tutta la lunghezza del margine inferiore della spina della scapola.

Azione: il deltoide posteriore avvicina l'omero alla scapola, su un piano che

segue l'orientamento delle sue fibre. Il deltoide laterale è abduttore da 0 a 90°.

Il deltoide anteriore abduce il braccio frontalmente da 0 a 110°.

CAPO LUNGO DEL TRICIPITE (Tricipes Brachii, Caput Longum)

Forma un tendine conico che si fissa in alto al tubercolo sottoglenoideo

(scapola). Raggiunge il tendine comune del tricipite, che si fissa sull'olecrano.

Azione: è un possente estensore dell'avambraccio sul braccio ed è un muscolo

adduttore del braccio quando è allontantato dal tronco

VASTO ESTERNO (Tricipes Brachii, Caput Laterale)

Si inserisce sulla faccia posteriore dell'omero e raggiunge il tendine comune del

tricipite, che si fissa sull'olecrano.

Azione: è un possente estensore dell'avambraccio sul braccio

VASTO INTERNO (Tricipes Brachii, Caput Mediale)

Nasce sulla faccia posteriore della diafisi del solco radiale (omero) e raggiunge il

tendine comune del tricipite, che si fissa sull'olecrano.

Azione: è un possente estensore dell'avambraccio sul braccio.





LUNGO SUPINATORE o Brachioradiale (Brachio-Radialis)

origina sulla metà inferiore del margine laterale dell'omero e termina su un

tendine che si fissa sulla base dell'apofisi stiloide del radio.

Azione: energico flessore dell'avambraccio sul braccio, portando la mano in

posizione intermedia tra pronazione e supinazione. E' supinatore quando

l'avambraccio è in completa pronazione.

GRANDE GLUTEO (Glutaeus Maximus)

E' il più superficiale dei tre muscoli glutei. Si inserisce in alto e medialmente in

due piani: il piano profondo sulla parte posteriore della fossa iliaca esterna,

sulla faccia posteriore dell'articolazione sacro iliaca, sulla faccia posteriore del

coccige. Il piano superficiale va a fissarsi: sul quinto posteriore della cresta

iliaca, alla cresta mediana del sacro, sulla faccia posteriore dell'aponeurosi del

medio gluteo e sui tubercoli sacrali postero interni. Le inserzioni inferiori si

dispongono su due piani. Le fibre profonde sul ramo esterno di triforcazione

della linea aspra e sul setto intermuscolare esterno della coscia. Le fibre

superficiali, quelle che vediamo, dietro la fascia lata, su una lamina

aponeurotica, sulla parte superiore della cresta iliaca. L'insieme del grande

gluteo, della fascia lata e del tensore della fascia lata forma il "deltoide gluteo".

Azione: è estensore della coscia sul bacino e accessoriamente è rotatore

esterno del femore nell'abduzione.

PICCOLO GLUTEO (Glutaeus Minimus)

E' il più profondo e il più anteriore dei tre muscoli glutei. Si inserisce in alto e

medialmente sulla fossa iliaca esterna, sulla parte anteriore della cresta iliaca e

sulla spina iliaca anterior superiore. Termina su un breve tendine che si fissa

sulla faccia anteriore del grande trocantere.

Azione: è abduttore della coscia, rotatore interno con i suoi fasci anteriori e

rotatore esterno con i suoi fasci posteriori.

MEDIO GLUTEO (Glutaeus Medius)

E' situato dietro e sopra al piccolo gluteo e lo ricopre quasi interamente. Si

inserisce: sui tre quarti anteriori della cresta iliaca, sulla spina iliaca anterior

superiore, sulla faccia profonda della fascia glutea profonda e sull'arcata di

Bouisson. Raggiunge la fascia esterna del grande trocantere, mediante un

tendine spesso e resistente.

Azione: è abduttore della coscia. Con i suoi fasci anteriori è rotatore interno e

flessore; con i suoi fasci posteriori è rotatore esterno ed estensore della coscia.

QUADRICIPITE FEMORALE (Quadriceps Femoris)

Assomiglia al tricipite brachiale. Presenta due muscoli laterali, i vasti esterno ed

interno; presenta un capo inserito a distanza, il retto anteriore (corrisponde al

capo lungo del tricipite). Lo differenzia il vasto femorale, muscolo profondo. Il

quadricipite è formato da quattro muscoli: il vasto fermorale, il vasto laterale, il

vasto mediale ed il retto anteriore

Azione: il vasto profondo è estensore della gamba sulla coscia. I vasti laterale e

mediale sono estensori e la contrazione isolata di uno di essi produce una

deviazione laterale della rotula. Se i due vasti si contraggono

contemporaneamente, il movimento laterale è soppresso. Il retto anteriore è

estensore della gamba e flessore della coscia sul bacino, per effetto della sua

inserzione superiore sull'osso innominato. (sit up su panche con vincolo alle

caviglie, slanci degli arti inferiori alle parallele e tutti gli esercizi con

simili caratteristiche, indicati erroneamente per i muscoli addominali, in

realtà favoriscono il lavoro del retto anteriore).

FEMORALE O VASTO INTERMEDIO (Vastus Intermedius)

Origina sui due terzi superiori delle facce anteriore ed esterna del femore.

Termina alla base della rotula, il tendine terminale si fonde lateralmente con i

foglietti tendinei degli altri due vasti.

VASTO ESTERNO O LATERALE (Vastus Lateralis)

Origina principalmente sulle facce anteriore ed esterna del femore, su una

cresta verticale limitata in avanti dal grande trocantere, sul tubercolo pre

trocanterico, sulla cresta esterna di triforcazione della linea aspra (vicino al

grande e piccolo gluteo). Termina con un tendine fissato sulla base del margine

esterno della rotula.

VASTO INTERNO O MEDIALE (Vastus Medialis)

Origina sulla cresta interna di triforcazione e nelle parti media e inferiore della

linea aspra (femore). Termina sulla base e sul margine interno della rotula.

RETTO ANTERIORE (Rectus Femoris)

Origina con tre tendini: tendine diretto, fissato alla spina iliaca anterior

inferiore; tendine riflesso, fissato alla parte posteriore della doccia

sopracotiloidea e tendine ricorrente, fissato alla capsula della faccia anteriore

dell'articolazione dell'anca (per questo motivo interviene nei movimenti

"classici" ritenuti erroneamente per i muscoli addominali: sit up con vincolo e

slanci alle parallele). Termina con un tendine appiattito che si fissa sul margine

anteriore della base della rotula.

PSOAS ILIACO (Ilio Psoas)

Origina dalla fossa iliaca interna per la sua parte iliaca e dalla faccia anteriore

dei corpi vertebrali e delle apofisi costiformi della colonna lombare per la

porzione poas. E' un muscolo voluminoso e appiattito, scorre sulla faccia

anteriore dell'articolazione coxo femorale e termina inserendosi alla parte

posteriore del piccolo trocantere.

Azione: è principale muscolo flessore della coscia sul bacino. Se particolarmente



tonico tende ad acutizzare la naturale lordosi lombare. Il suo allenamento è

sconsigliato in caso di antiversione dell'anca o iperlordosi lombare. (data la sua

inserzione sulla faccia anteriore dei corpi vertebrali, interviene nei movimenti

"classici" ritenuti erroneamente per i muscoli addominali: sit up con vincolo e

slanci alle parallele).

ISCHIO FEMORALI

I muscoli posteriori della coscia sono situati fra l'ischio e l'estremità superiore

delle ossa della gamba. Sono disposti su due piani: profondo, con il

semimembranoso ed il capo breve del bicipite femorale e superficiale col

semitendinoso e il capo lungo del bicipite femorale.

SEMIMEMBRANOSO (Semimembranosus)

Origina sulla faccia posteriore della tuberosità ischiatica. La sua terminazione si

divide in tre fasci: tendine diretto, fissato sulla tuberosità interna della tibia;

tendine riflesso, fissato alla parte anteriore della doccia orizontale della

tuberosità interna (sotto il tendine collaterale mediale del ginocchio); tendine

ricorrente, che forma dietro il ginocchio il legamento popliteo obliquo, verso il

condilo esterno.

Azione: è un potente flessore della gamba sulla coscia ed un estensore della

coscia sul bacino, senza alcuna azione rotante.

CAPO BREVE DEL BICIPITE FEMORALE (Biceps Femoris, Caput Breve)

Origina sulla parte media della linea aspra (femore)e termina sul tendine del

capo lungo.

Azione: è unicamente un flessore della gamba sulla coscia, posizionato più in

basso.

SEMITENDINOSO (Semitendinosus)

Origina sulla tuberosità ischiatica e termina con un tendine lungo ed esile al

terzo inferiore della coscia. Questo tendine si inserisce alla parte superomediale

della tibia.

Azione: flette la gamba sulla coscia, estende la coscia sul bacino e ruota

internamente l'arto inferiore.

CAPO LUNGO DEL BICIPITE FEMORALE (Biceps Femoris, Caput Longum)

Origina sulla tuberosità ischiatica e termina: sull'apofisi stiloide del perone, sulla

tuberosità esterna della tibia, sull'aponerurosi della gamba.

Azione: flette la gamba sulla coscia, estende la coscia sul bacino e ruota

esternamente l'arto inferiore.

TRICIPITE SURALE (Tricipes Surae)

E' un muscolo possente, la cui funzione è duplice. estensore del piede sulla

gamba (flessione plantare del piede), adduttore e rotatore interno del piede.

Interviene nella stazione eretta per mantenere il tallone contro il suolo e

soprattutto nell'elevazione sulla punta dei piedi. Comprende un piano profondo

con il muscolo soleo e dun piano superficiale con i muscoli gemelli.

SOLEO (Soleus)

Origina sul terzo medio del margine interno della tibia e sulla faccia posteriore

della testa del perone. Termina sul tendine di Achille.

GEMELLO ESTERNO o GASTROCNEMIO LATARALE (Caput Laterale Musculi

Gastrocnemii)

Origina da una lamina aponeurotica dai tubercoli condiloidei laterali, all'incisura

intercondiloidea (sopra il ginocchio posteriormente). Termina sul tendine di

Achille.

GEMELLO INTERNO o GASTROCNEMIO MEDIALE (Caput Mediale Musculi

Gastrocnemii)

Origina da un tendine fissato dietro i tubercoli sopracondiloidei (sopra il

ginocchio posteriormente e internamente). Termina sul tendine di Achille. Il

tendine di Achille o tendine calcaneare, si fissa alla faccia postero-inferiore del

calcagno (regione posteriore del collo del piede). L'azione accessoria, modesta,

dei muscoli gemelli e quella di flettere la gamba sulla coscia.

I MUSCOLI POSTERIORI DEL TRONCO

L'azione dei muscoli posteriori del tronco è quella di estendere il rachide

lombare, prendendo appoggio sul sacro. Essi tirano fortemente all'indietro il

rachide lombare e dorsale, sia alla cerniera lombo-sacrale, sia alla cerniera

dorso-lombare. Determinano una accentuazione della lordosi lombare perchè

costituiscono gli elastici totali dell'arco formato dal rachide lombare. Tirano

indietro e incurvano il rachide lombare.

I MUSCOLI SACRO LOMBARI, detti anche ileo costali, terminano sulla faccia

posteriore delle ultime dieci coste, vicino al loro angolo posteriore. Queste fibre

terminano su una robusta lamina tendinea che in superficie si confonde con la

aponeurosi del grande dorsale.

I MUSCOLI RETTI DEL'ADDOME, detti anche addominali, formano due lingue

muscolari sungo la fascia anteriore dell'addome, divisi dalla linea alba. Si

inseriscono superiormente sulla quinta, sesta e settima costa e sulle cartilagini

costali e sull'apofisi xinofoidea (in prossimità dello sterno). Inferiormente, sotto

l'ombelico origina un potente tendine che si fissa sul margine superiore del

pube (sinfisi pubica).

Azione: la contrazione dei muscoli addominali, avvicina lo sterno al pube,

chiudendo l'articolazione lombo sacrale. Il movimento è di retroversione

dell'anca da una posizione antiversa della stessa.

I MUSCOLI TRASVERSI. Si inseriscono indietro, all'apice delle apofisi

trasverse delle vertebre lombari e terminano sul bordo superiore della sinfisi



pubica, originando il tendine congiunto con le fibre del piccolo obliquo.

Sotto l'ombelico, l'aponeurosi del trasverso passa passa davanti al muscolo

retto che la perfora per passare ditro di essa. Le fibre della parte superiore

hanno un decorso obliquo.

Azione: torsione laterale del tronco, in retroversione dell'anca.

IL PICCOLO OBLIQUO. Le sue fibre hanno direzione obliqua dal basso

versol'alto e dall'esterno verso l'interno. Si fissa sulla cresta iliaca e raggiunge:

l'estremità dell'undicesima costa, sulla decima cartilagine costale e sul processo

xinofoideo. La parte bassa si inserisce sulla parte esterna dell'arcata crurale e

formano con le fibre del trasverso il tendine congiunto.

Azione: torsione laterale del tronco, in retroversione dell'anca.

IL GRANDE OBLIQUO. Forma lo strato superficiale dei muscoli larghi della

parete addominale, le sue fibre hanno direzione obliqua dal basso verso l'alto e

dall'esterno verso l'interno e si fissa sulle ultime sette coste. I suoi fasci

muscolari si trovano sulla parete laterale dell'addome e si inseriscono sul pube

con espansioni verso la linea alba dell'addome e sull'arcata crurale.

Azione: è un potente flessore laterale del tronco. Nella rotazione del tronco

l'azione è effettuata dai muscoli obliqui. La direzione attorno alla vita dà loro

una grande efficacia. Per ottenere la rotazione del tronco verso sinistra entrano

in funzione il grande obliquo di destra ed il piccolo obliquo di sinistra

contemporaneamente, e viceversa. Questi due muscoli sono avvolti nel

medesimo senso attorno al busto e le loro fibre sono in continuità nella stessa

direzione e sono sinergici per l'azione rotatoria. Le direzioni di questi distretti

muscolari e la loro costante reciprocità, conferisce al busto il tipico aspetto

sagomato. I sarti definirebbero tale particolare a "sghembo. Questo

meccanismo fa ben comprendere la forma caratteristica della vita che è tanto

marcata qunto più sono tese le fibre e quanto più il pannicolo adiposo è ridotto.

Per ricostruire l'incavatura della vita è indispensabile ristabilire la tonicità dei

muscoli obliqui dell'addome
.


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