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Ecco le Malattie legate alla nutrizione

 
 
             Malattie legate alla nutrizione
 

Le malattie dell’apparato digerente sono molte e di varia natura e ciascuna ha un corredo di sintomi tali da permettere al medico di identificarla , anche se parecchi di essi (perdite di appetito,
senso di pesantezza allo stomaco , difficoltà digestiva, diarrea, stitichezza) sono comuni a malattie che hanno un’origine diversa. L’apparato digerente può, in una o più delle sue parti, essere colpito da infiammazioni, infezioni di varia natura (batteri, virus), infestazioni, tumori (benigni e maligni).

Può anche risentire squilibri di carattere nervoso e psichico ( certe gastriti e certe ulcere) e subire delle alterazioni di tipo meccanico ( strozzature o stenosi, ernie dilatazioni), sia di origine congenita sia legate a malattie dell’apparato stesso o di organi vicini Achilìa

Assenza completa della secrezione dello stomaco. Può trattarsi della conseguenza di una gastrite cronica giunta all’ultimo stadio, quello di distruzione completa della mucosa, oppure di un tumore, ma può anche essere una malattia a sé stante. In questo caso, pare che le secrezioni intestinali riescono a supplire alla mancanza di secrezioni gastriche.

Acidità di stomaco Iperacidità del succo gastrico, che provoca espulsione di gas ( eruttazione ) e di liquidi in piccole quantità, di sapore e odore acre, provenienti dallo stomaco.

Anemia
Malattia del sangue, caratterizzata da diminuzione del numero dei globuli bianchi (eritrociti) o dell’emoglobina, pigmento rosso del sangue necessario al trasporto dello ossigeno in esso contenuto. I globuli rossi, che hanno importanza vitale nel processo della respirazione, perché portano ossigeno dai polmoni a tutti i tessuti dell’organismo sono prodotti dal midollo osseo. Essi, in media, sono normalmente cinque milioni nell’uomo e quattro milioni e mezzo nella donna per ogni millimetro cubo. L’anemia può essere una malattia in se’ o il sintomo più o meno importante di
un’altra malattia. In stadi avanzati di malattie molto gravi, per esempio in alcune forme di tumore

maligno o di insufficienza renale, l’anemia e’ conseguente al rallentamento di processi di produzione o purificazione del sangue. In forme più lievi, l’anemia non deve preoccupare: un gran numero di individui soffre di anemia in qualche periodo della propria vita. Le manifestazioni

dell’anemia possono variare a seconda della sua gravita’. Di solito, il paziente e’ pallido e lo e’ in modo più evidente sotto le unghie, sulle labbra, sulle palme delle mani, nella parte interna delle palpebre. Al pallore si accompagnano talvolta una sensazione di costante stanchezza e nei casi più gravi, vertigini, palpitazioni di cuore, respiro affrettato e mancanza di appetito. L’eventuale

deficienza di emoglobina potrà essere accertata da un esame del sangue.

Anemia da carenza di ferro. E’ la forma più comune e si riscontra con maggiore frequenza nelle donne, particolarmente durante la gravidanza, e nei vecchi. In questi casi per stabilire l’equilibrio basta aumentare nella dieta quantità di alimenti contenenti ferro ( vegetali a foglie verdi, fegato,

carne magra, rognone, pane integrale, piselli secchi, fagioli, frutta ), integrando il regime alimentare con la somministrazione di medicinali a base di ferro.

Anemia da perdita di sangue. All’origine dell’anemia vi sono, a volte, mestruazioni troppo abbondanti, emorragie, emorroidi, ulcere peptiche sanguinanti o altri disturbi cronici che causano perdita di sangue. In questi casi e’ necessario prima di tutto individuare e rimuovere la causa della

perdita di sangue, poi provvedere a curare l’anemia con la somministrazione di medicinali a base di ferro e di alimenti ricchi dello stesso minerale (in particolare carne magra ).

Anemia perniciosa. Colpisce di solito le persone di mezza età o di età avanzata. In questa forma di anemia ( chiamata anche " anemia di Addison-Biermer" o "anemia megaloblastica"), i globuli rossi non si sviluppano normalmente, a causa di un mancato assorbimento della vitamina B12 a livello dello stomaco per atrofia della mucosa gastrica, con conseguente achilia ( mancanza nel succo gastrico dell’acido cloridrico e della pepsina ) e assenza del fattore intrinseco. Il soggetto può

accusare l’uno o l’altro o tutti i sintomi descritti sopra, cui possono aggiungersi torpore degli arti, andatura incerta, disturbi della vescica, a seguito di lesioni nervose da carenza di vitamina B12.

Questa forma, un tempo a esito letale e’ ora perfettamente curabile mediante trattamento con iniezioni di vitamina B12. La cura, però, deve essere continuata per tutta la vita .

Anemia aplastica. E’ una forma derivante da lesioni o distruzione del midollo osseo e si manifesta con macchie scure sulla pelle, frequenti emorragie dal naso e dalla bocca, facilità a contrarre infezioni. Le cause possono essere: ipersensibilità di tipo allergico a medicinali o prodotti chimici,

esposizione prolungata a sostanze radioattive o raggi X , presenza di forme tumorali maligna localizzate nel midollo osseo. L’anemia aplastica richiede immediato ricovero in ospedale e

trasfusioni di sangue. La guarigione e’ possibile solo se la causa viene individuata rapidamente ed eliminata.

Anemia emolitica. E’ caratterizzata da un troppo rapido deterioramento dei globuli rossi, che può avvenire come reazione alla somministrazione di certi medicinali o può essere su base ereditaria.

La si riscontra talvolta in bambini nati da padre con Rh positivo e madre Rh negativo o in individui cui sia stata praticata una trasfusione con sangue di tipo adatto. Il decorso dell’anemia emolitica, che richiede l’immediato ricovero in ospedale, può essere benigno purché si somministrino per tempo le cure necessarie.

Diabete mellito Detto semplicemente "diabete", è una disfunzione dell’organismo consistente nell’incapacità di utilizzare lo zucchero come fonte di energia. Quando il livello del glucosio e nel sangue si alza, normalmente le isole di Langerhans del pancreas immettono nella corrente sanguigna l’insulina, un

ormone che favorisce l’accumulo e l’utilizzazione del glucosio nei tessuti. Nel diabete, invece, essendovi carenza o addirittura mancanza d’insulina il glucosio non può venire utilizzato dall’organismo e si accumula nel sangue (iperglicemia). Il diabete è una malattia frequente in forma più o meno grave, particolarmente negli individui che hanno superato i 50 anni. Le alterazioni vasali di tipo arteriosclerotico, la perdita di elasticità da parte delle arterie, possono

causare complicazioni agli occhi, ai reni, al cuore, alle gambe, possono essere prevenute o, al peggio, ritardate da una cura tempestiva. Nel diabete grave, il grasso accumulato nell’organismo immette nella corrente sanguinosa acidi grassi, i quali, utilizzati come fonti di energia a posto del glucosio, a loro volta producono sostanze dannose, chiamate "corpi chetonici". In tal caso, in

mancanza di cure si possono arrivare alla chetoacidosi, a un aumento cioè dell’acidità del sangue, al coma diabetico e alla morte. Il diabete si sviluppa con più probabilità nei soggetti generalmente di media o di tarda età, con precedenti familiari, o negli obesi. Per quanto riguarda la cura, prima di

tutto indispensabile seguire una dieta appropriata che, pur prevedendo una drastica riduzione di carboidrati, soddisfi i bisogni alimentari del paziente e, mantenga normale il suo peso. Nei pazienti

obesi la riduzione del cibo e quindi anche del peso è indispensabile. La somministrazione d’insulina può essere necessaria a ogni età. Esistono tipi di insulina ad azione ritardata e tipi ad azione immediata. La scelta fra le due alternative dipende dalle necessità del singolo paziente. La

sulfanilurea, che stimola la produzione di insulina da parte del pancreas che è efficace solo per i diabetici di età media e avanzata. Una dose troppo elevata di insulina o di sulfanilurea può provocare un’eccessiva caduta del livello dello zucchero nel sangue (ipoglicemia). Altre cause di caduta del livello dello zucchero possono essere eccessiva distanza fra i pasti.

Dissenteria
Grave malattia intestinale, caratterizzata attacchi ripetuti di diarrea, con sangue e muco nelle feci.
La malattia è comune nei luoghi dove le condizioni igieniche sono scadenti.

Dissenteria bacillare. E’ diffusa nel cibo, dall’acqua, dal latte inquinati da germi dissenterici. La fonte del batterio che viene trasmesso per contatto o dalle mosche o dagli utensili sporchi, è l’ammalato o il portatore, cioè l’individuo che porta in sé e propaga i germi, ma non presenta i sintomi della malattia. Oltre gli attacchi di diarrea, il malato ha febbre e crampi; spesso sono presenti anche nausea e vomito. La malattia viene curata con antibiotici e abbondanti bevande per

prevenire la disidratazione. Se non ci sono complicazioni il paziente migliora in poco più di una settimana.

Dissenteria amebica. Detta anche "amebiasi", questa malattia è causata da un particolare tipo di ameba (Entamobea histolytica), organismo unicellulare assai più grande di un batterio. E’ spesso diffusa dall’acqua potabile inquinata e si manifesta soprattutto nelle regioni tropicali, specie dove gli escrementi umani vengono diffusamente usati come fertilizzanti. Gli ammalati di una forma

grave di dissenteria amebica possono avere, come complicazione, un accesso del fegato o un’epatite, i farmaci per curare la dissenteria amebica sono, tra gli altri, le teracicline e il cloridato di emetina. Se si formano accessi, la cura è chirurgica.

Enterite
Infiammazione dell’intestino. Può essere causata da infezione batterica o da virus, da reazione allergica a cibi o a farmaci, da avvelenamento da cibi guasti da abuso di alcolici, da eccesso di cibo o da altre cause. Il sintomo principale è la diarrea, che può anche contenere sangue. La terapia è dietetica e farmacologica. Poiché con la diarrea vengono persi molti liquidi, è opportuno
che i pazienti vengano attentamente seguiti per evitare l’insorgenza di una grave disidratazione.

Enzimopatie
Ogni malattia causata dalla mancanza o dall’alterazione di uno o più enzimi, molecole proteiche necessarie per il normale svolgimento dei processi cellulari. Le Enzimopatie sono malattie ereditarie e non è possibile guarirle; in alcuni casi, però, opportune precauzioni possono alleviare i sintomi e quindi limitare le manifestazioni morbose secondarie. Un esempio di enzimopatia è l'oligofrenia fenil-piruvica in cui esiste un'alterazione del metabolismo dell'aminoacido fenil-alanina, che non si trasforma in tirosina. Il sintomo più grave è un forte ritardo mentale di cui si può evitare la manifestazione facendo assumere al neonato una dieta molto scarsa di frnil-alanina. Altri esempi sono l'intolleranza congenita al fruttosio e una forma di anemia emolitica.
Gastrite cronica
Nella gastrite il rivestimento interno dello stomaco è più sottile del normale e molte ghiandole che secernono i succhi gastrici interrompono la loro funzione.
Una forma lieve di gastrite cronica è comune nelle persone anziane, ma non sempre causa sintomi spiacevoli o disturbi digestivi. Attacchi frequenti di gastrite acuta possono cronicizzarsi nelle persone giovani. Quando si è stabilizzata, la gastrite può anche non provocare disturbi digestivi. In ogni caso, chi soffre di gastrite cronica dovrebbe evitare di bere alcolici e rinunciare a tutti i cibi che

fa fatica a digerire. In un particolare caso di gastrite cronica, gastrite atrofica, il paziente non è piùin grado di assorbire una delle vitamine essenziali, la B12. La mancanza di questa vitamina è causa

di anemia perniciosa e può provocare disturbi mentali. La mancata secrezione di acidi nello stomaco riduce, o addirittura annulla la possibilità di assorbimento del ferro introdotto con la dieta, causando quel particolare tipo di anemia conosciuto come anemia ferro priva.

Kwashiorkor E' una malattia causata da insufficiente nutrizione, soprattutto di proteine, e da carenze vitaminiche. Colpisce i bambini, soprattutto nei paesi sottosviluppati, fra il primo e il terzo anno di

vita. Il suo instaurarsi è favorito dalla concomitanza di malattie come il morbillo, la polmonite, la dispepsia diarroica. I sintomi principali consistono in mancata crescita, edemi, atrofia muscolare,ridotta o inesistente attività fisica. L'addome è spesso sporgente per ingrossamento del fegato

dovuto a cirrosi. L'unica cura consiste nella somministrazione di alimenti ricchi di proteine e arricchiti di vitamine, sebbene sia piuttosto difficile far regredire del tutto la malattia.

Tossinfezione alimentare
Malattia acuta causata da ingestione di cibi contaminati da germi. Si ha sospetta tossinfezione quando si manifestano sintomi del tipo nausea, diarrea, vomito, dolori e gonfiori addominali. Tale sintomatologia può manifestarsi subito dopo l'ingestione di un cibo guasto, ma anche dopo 24 ore
o più, ed essere accompagnata o meno da febbre. E' importante bere molto per compensare la

perdita dei liquidi dovuta al vomito o alla diarrea. Può essere di due tipi a seconda che sia di

origine batterica oppure da sostanze tossiche già presenti nell'alimento prima della sua ingestione.

Il tipo più comune è la salmonellosi, le salmonelle sono presenti nei molluschi e nei crostacei

pescati in acque inquinate; si tratta di stafilococchi che possono inquinare l'alimento sia durante la

sua preparazione che durante la sua conservazione a temperatura ambiente o, peggio, ancora al

caldo. I batteri si moltiplicano rapidamente, producendo tossine ed enzimi che provocano

gastroenteriti molto gravi. Un tipo di avvelenamento da cibo è dovuto al Clostridium welchii,

microrganismo che può proliferare nella carne non ben cotta e solo riscaldata leggermente.

Esistono anche forme non batteriche di intossicazione alimentare, provocate da ingestione di cibi

(funghi, erbe o frutti) erroneamente ritenuti commestibili. Intossicazioni acute o croniche possono

anche derivare da ingestione di residui di insetticidi o altre sostanze spruzzate su frutta e verdura.

Malnutrizione
Patologia provocata da una dieta non equilibrata che implica carenze o eccessi di uno o più
nutrienti. Una persona è a rischio di malnutrizione se la quantità di calorie, la qualità degli alimenti,

o le due cose assieme non corrispondono al fabbisogno energetico e nutrizionale. Quando la dieta

fornisce un apporto calorico particolarmente ridotto, l'organismo inizia a utilizzare a scopi

energetici le proprie riserve di grassi e, esaurite queste, le proteine che compongono la massa

muscolare e tutti gli altri tessuti; raggiunto un certo limite di indebolimento, il corpo non è più in

grado di adempiere alle proprie funzioni fisiologiche e di difendersi dalle infezioni.

I bambini, in particolare quelli al di sotto dei cinque anni, manifestano più rapidamente degli adulti

gli effetti del digiuno, sviluppando forme di malnutrizione proteico-caloriche anche fatali, come il

kwashiorkor e il kwashiorkor marantico, presenti in tutti i paesi in via di sviluppo. Il kwashiorkor in

genere si manifesta quando un bambino viene svezzato tardivamente, passando a

un'alimentazione ricca di amidi e povera di proteine, e di frequente viene preceduto da un'infezione

acuta. Talvolta il peso molto inferiore alla media è mascherato dal fenomeno di ritenzione idrica,

che conferisce ai bambini affetti da kwashiorkor la tipica faccia "a luna piena" e il ventre gonfio. Il kwashiorkor marantico, invece, si manifesta quando un neonato viene svezzato precocemente, sostituendo al latte materno alimenti poveri di calorie e nutrienti; complicazioni comuni in questi

casi sono le infezioni croniche a carico dell'apparato digerente, dovute alle precarie condizioni igieniche, che vengono in genere "curate" con sostanze liquide prive di valore nutritivo. Un bambino colpito dal kwashiorkor marantico si presenta fortemente sottopeso, privo di grasso corporeo ed eroso nella massa muscolare.

Nei paesi industrializzati le conseguenze di un'alimentazione a ridotto contenuto calorico si possono osservare nelle persone sofferenti di anoressia nervosa e talvolta negli anziani; in queste nazioni, tuttavia, la forma più comune di squilibrio nutrizionale è dovuta alla sovralimentazione, che

in casi estremi dà luogo a obesità, una patologia che a sua volta incrementa il rischio di diabete e di malattie a carico dell'apparato cardiovascolare.

Quando l'alimentazione è povera di nutrienti si manifestano le cosiddette malattie da carenza, dovute, in genere, alla mancanza di specifiche vitamine o minerali e particolarmente diffuse nei paesi in via di sviluppo, dove incidono fortemente sui tassi di morbilità e mortalità dell'intera popolazione. Tra le diverse cause a cui si può attribuire una malattia da carenza, certamente vi è una dieta a limitata varietà di alimenti, come accade, ad esempio, nei paesi in cui il mais è l'alimento di base dell'alimentazione e oltre a questo vengono consumati pochi altri cibi; in genere, in queste condizioni viene a mancare la niacina, una vitamina del gruppo B, in assenza della quale

può insorgere la pellagra.

Alcune persone hanno un fabbisogno molto elevato di alcune sostanze, che se non vengono assunte in quantità elevate possono provocare malattie da carenza: il ferro, ad esempio, deve

essere presente in modo adeguato nella dieta dei soggetti anemici. Altri stati di carenza di intere popolazioni possono essere correlati a una particolare localizzazione geografica, come accade, ad

esempio, nelle regioni con terreni particolarmente poveri di iodio: dal momento che pochi altri alimenti, oltre ai vegetali, contengono quantità significative di questo minerale, chi vive in queste zone può presentare una carenza cronica di iodio che si manifesta in malattie come il gozzo e il cretinismo.

Gli effetti della carenza di una specifica vitamina o di un minerale sull'organismo dipendono, essenzialmente, dalla funzione di quell'elemento (ad esempio, un apporto ridotto di vitamina A, che ha un ruolo importante per la vista, può provocare cecità), e più sono le funzioni svolte dalle vitamine o dai minerali in questione, più vaste sono le conseguenze sulla salute.

Obesità
Affezione caratterizzata dall'accumulo di eccessive quantità di tessuto adiposo sotto la pelle e all'interno degli organi, compresi i muscoli. Tutti i mammiferi accumulano grasso corporeo, che normalmente costituisce il 25% del peso corporeo delle donne e il 15% di quello degli uomini.
La deposizione di grasso, che contiene il doppio dell'energia potenziale dei carboidrati o delle proteine, è un efficiente sistema per disporre di una riserva energetica sempre pronta all'uso. La deposizione di quantità eccessive di grasso può, tuttavia, causare una compromissione della

salute. Alcuni dati clinici dimostrano che, rispetto alla popolazione normale, le persone in sovrappeso di oltre il 30% corrono rischi notevolmente maggiori di ammalarsi, in particolare di diabete, di malattie cardiovascolari e della colecisti, nonché di artrite, e spesso vanno incontro a complicanze durante gli interventi chirurgici.

L'obesità è causata solo raramente da disturbi del sistema endocrino. Non è ereditaria e i bambini

in sovrappeso non diventano necessariamente adulti obesi. L'obesità è causata dall'assunzione di più energia, sotto forma di cibo, di quanta se ne consumi nell'attività. Oltre all'eccesso di cibo, l'obesità può essere causata anche da riduzione dell'attività e spesso colpisce chi fa vita

sedentaria o è costretto a letto per periodi prolungati.

Tra gli approcci, tentati e solo parzialmente riusciti, per far perdere peso agli obesi, vi sono: le pillole anoressizzanti, che contengono anfetamine e oggi sono scarsamente utilizzate perché

considerate pericolose; le diete complesse, che non sempre sono efficaci nei confronti dei forti obesi; le diete proteiche liquide, simili a quelle utilizzate per alcuni pazienti ricoverati in ospedale, che tuttavia, sconvolgono il naturale equilibrio idrosalino dell'organismo e compromettono la funzionalità cardiaca.

Le procedure chirurgiche impiegate per facilitare la perdita di peso sono il by-pass ileale e il bypass gastrico. Nel primo intervento viene asportato un tratto di intestino per ridurre l'assorbimento

delle sostanze nutritive; questo intervento è stato ormai quasi del tutto abbandonato poiché causa gravi effetti collaterali, come danni al fegato e diarrea cronica, e ha provocato numerosi decessi.

Nella procedura del by-pass gastrico, una considerevole proporzione dello stomaco viene chiusa con graffe chirurgiche e viene, così, notevolmente ridotta la quantità di cibo che il soggetto riesce ad assumere.

Poiché si ritiene che l'obesità sia prevalentemente dovuta a errate abitudini alimentari, molti pensano che una correzione del comportamento alimentare possa essere una terapia efficace. In tale terapia agli obesi viene insegnato a mangiare solo in certi orari della giornata o in certi luoghi,

a nutrirsi lentamente e a tenere un diario scritto di tutto ciò che ingeriscono. Solo il 15% circa dei soggetti obesi sottoposti a tale terapia perde, tuttavia, una quantità significativa di peso che non viene ripresa nell'anno successivo.

Anoressia nervosa
Detta anche anoressia mentale, patologia caratterizzata da grande paura di ingrassare o di diventare obesi, nonché da un'immagine distorta del proprio corpo; essa conduce a una perdita
eccessiva di peso, solitamente provocata dalla diminuzione volontaria dell'apporto di cibo e da un esercizio fisico esagerato.

In genere insorge in persone sane e colpisce soprattutto gli adolescenti, in particolare le giovani

donne. Inizialmente disturbo comportamentale, l'anoressia nervosa può tuttavia causare anche gravi disfunzioni fisiologiche, quali un'aumentata vulnerabilità alle infezioni e forti squilibri ormonali,

che tra le altre cose possono provocare irregolarità del ciclo mestruale e, in fasi più avanzate della vita, anche osteoporosi. Può inoltre compromettere, sia pure in modo reversibile, i processi

mentali, che in genere ritornano nella norma se l'affezione si risolve e il peso corporeo viene ripristinato. Nel 5-18% dei casi l'anoressia nervosa ha esito fatale.

Chi viene colpito da questa patologia può presentare, a fasi alterne rispetto all'anoressia, anche

bulimia nervosa, una forma caratterizzata dall'ingestione di grandi quantità di cibo, che per paura di ingrassare vengono eliminate con vomito autoindotto o con lassativi. Il vomito ripetuto, che, tra i vari effetti, priva l'organismo di liquidi e di potassio, può avere effetti avversi sulla funzione

cardiaca.

Questa malattia è spesso associata a depressione, scarsa autostima, problemi legati alla crescita o alla definizione della propria sessualità; per la sua cura non esiste un'unica terapia che abbia

dimostrato di essere efficace in tutti i casi. Circa la metà dei pazienti che si sottopongono a psicoterapia, singola o familiare, guarisce senza andare incontro a ricadute. La normalizzazione del peso corporeo è un passo importante nel trattamento dell'affezione, che talvolta prevede anche

la somministrazione di farmaci antidepressivi.

Poiché molte persone affette da anoressia nervosa non si rivolgono direttamente a un medico, non è possibile conoscere l'esatto grado di diffusione della malattia.

Pellagra
Malattia carenziale causata da inadeguatezza nell'apporto o nell'assorbimento di niacina o vitamina B3. Sebbene la pellagra sia comune in tutto il mondo, la sua incidenza in alcuni paesi occidentali è oggi bassa grazie all'aggiunta di vitamine ai cereali lavorati. Questa malattia colpisce
soprattutto le persone con una dieta povera di proteine e in particolare chi si nutre soprattutto di mais; si presenta talvolta nei soggetti affetti da disturbi gastrointestinali, che impediscono

l'assorbimento delle vitamine.

I primi sintomi della pellagra sono spesso debolezza, insonnia e dimagrimento. La pelle del collo, delle mani, delle braccia, dei piedi e delle gambe, soprattutto dopo esposizione ai raggi solari,

diventa ruvida, arrossata e desquamata, e nella bocca si formano lesioni dolorose. A livello gastrointestinale si ha perdita di appetito, nausea e diarrea. Più tardi nel decorso della malattia si

verificano compromissione del sistema nervoso, cefalea, vertigini, dolori generalizzati, tremore muscolare e disturbi mentali. Il deficit di niacina può essere fatale.

La terapia consiste nella somministrazione di niacina e delle altre vitamine del gruppo B. Per la guarigione e la prevenzione della pellagra è indispensabile osservare una dieta che preveda l'assunzione quotidiana di latte, carne magra o pesce, cereali integrali e ortaggi freschi.

Allergie alimentari
Caratteristiche generali
Le allergie alimentari sono reazioni del sistema immunitario a certi alimenti. L'organismo sintetizza anticorpi IgE diretti contro quel particolare alimento. Istamina ed altri mediatori sono rilasciati da vari tipi di cellule. Tali mediatori causano i sintomi tipici delle reazioni allergiche. Da distinguere dalle "intolleranze" alimentari che sono per lo più su base biochimica (esempio intolleranza al lattosio) o psicogena.

Tutti gli alimenti contengono potenziali allergeni ma il 90% delle reazioni allergiche su base alimentare sono causate da 8 alimenti: latte, uova, grano, arachidi, soia, noci, pesce, molluschi.

Alla base stanno alcune proteine contenute in questi cibi. Arachidi, noci, pesce, molluschi sono gli alimenti in grado di produrre le reazioni allergiche più gravi (shock anafilattico).

Possono bastare quantitativi minimi dell'antigene. In un individuo gravemente allergico é stata documentata una reazione ad esito fatale per l'ingestione di mezza arachide. In alcuni soggetti

allergici al latte vaccino si può sviluppare una reazione allergica anche solo spalmando poche gocce di latte sulla pelle.

L'intervallo che intercorre tra assunzione per via alimentare dell'antigene ed inizio della sintomatologia allergica é in genere molto breve: pochi minuti, al massimo1 ora.

Le allergie alimentari interessano fino al 5% dei bambini e l'1-2% degli adulti (il 25% degli adulti

crede però di essere allergico a qualche alimento). Tutti i soggetti sono potenzialmente suscettibili ma quelli più frequentemente colpiti sono i soggetti atopici, ossia predisposti per iperreattività

immunologica. Esistono poi dei determinanti presumibilmente genetici. Figli di genitori con allergie alimentari più frequentemente sviluppano reattività alimentare ed in genere verso lo stesso tipo di

alimento a cui sono allergici i genitori.

Sintomatologia
La sintomatologia di una reazione allergica alimentare può essere molto varia e coinvolgere diversi distretti organici:
gastrointestinale: con vomito, diarrea, crampi,

cutaneo: con orticaria, gonfiore, angioedema, eczema,

orale: con prurito o gonfiore di labbra, lingua o mucosa orale,

respiratorio: con asma, edema della glottide, difficoltà respiratorie.

Nei casi più gravi vi possono poi essere reazioni generalizzate, con shock anafilattico e arresto cardiocircolatorio.

Shock anafilattico.
Le reazioni allergiche più gravi (shock anafilattico) si sviluppano in genere in soggetti con allergie
alimentari già riconosciute per contatto involontario con l'antigene (in genere il soggetto ignorava la presenza di quel particolare componente nel prodotto alimentare consumato).

Evoluzione naturale
Le allergie ad alcuni alimenti tendono ad attenuarsi e a cessare con l'accrescimento; le allergie ad arachidi e a noci sono però considerate durare per tutta la vita.
Alimenti implicati nelle reazioni allergiche Soia

Appartiene alla famiglia delle Leguminose che include altri ben conosciuti alimenti allergizzanti, quali le arachidi, anche se la sensibilità a un legume non implica necessariamente reattività crociata verso altri membri della stessa famiglia.

La frazione allergenica della soia é quella proteica (32-42% in peso) ma solo alcune delle molte proteine allergizzanti della soia sono state identificate. Molti soggetti intolleranti alla soia possono

tollerare oli di soia raffinati ma é impossibile azzardare previsioni. Al soggetto allergico alla soia é quindi consigliata l'astensione dagli oli di soia, specie se pressati a freddo, che possono contenere tracce di proteine.

Non esistono dati di prevalenza di allergie alla soia nella popolazione generale. Studi riportano che lo 0.3% della popolazione generale ha la percezione di essere allergico alla soia.

L'intolleranza alla soia é comune tra i bambini con allergia al latte vaccino (in uno studio su questo argomento il 15% dei soggetti intolleranti alle proteine del latte vaccino si é dimostrato intollerante

anche alla soia). Per questo motivo l'opportunità di sostituire il latte vaccino nei soggetti intolleranti con latte di soia é messa in dubbio.

Il trattamento dell'intolleranza alla soia consta nell'evitare i cibi contenenti soia. La soia é però molto frequentemente utilizzata nell'industria alimentare e questo rende molto difficile e

problematica la completa astensione dalla soia dei soggetti allergici, specie nei casi di incompleta o scorretta etichettatura dei cibi industriali o dei cibi "pronti" della grande o piccola distribuzione.

Uova
L'uovo contiene una ampia gamma di proteine e sono ad ora state identificate almeno 13
componenti allergeniche, delle quali le principali sono ovoalbumina, ovomucoide e ovotransferrina.

Tali proteine sono contenute nell'albume ed é quindi concetto accettato che il bianco d'uovo sia più allergenico del rosso d'uovo. Nel rosso d'uovo sono però contenuti bassi livelli di ovotransferrina e

di altre proteine ritenute allergeniche (apovitellina I e IV); esiste inoltre la possibilità di reattività crociata tra proteine del bianco e del rosso d'uovo.

La cottura riduce l'allergenicità dell'uovo del 70%, per tutte le componenti ad eccezione dell'ovomucoide che é termostabile.

Nella carne di pollo vi é presenza di ovoalbumina e ovotransferrina.

Viene ritenuto che gli individui allergici alle uova possano tollerare il pollo cotto essendo le due proteine termolabili.

Le allergie alle uova sono molto comuni nell'infanzia, specie al di sotto dell'anno di età ma tendono a declinare con l'accrescimento.

Il trattamento dell'intolleranza all'uovo consiste nell'evitare i cibi che lo contengono. Le uova sono però molto frequentemente utilizzate nelle preparazioni alimentari e questo rende molto difficile e

problematica la completa astensione, specie nei casi di incompleta o scorretta etichettatura dei cibi industriali o dei cibi "pronti" della grande o piccola distribuzione.

Arachidi e noci
Ritenuto fino a non molti anni or sono un problema strettamente USA, l'allergia alle arachidi si sta diffondendo anche al vecchio continente ed aumentano vertiginosamente le segnalazioni di
reazioni allergiche, frequentemente gravi e talora mortali, in Inghilterra e nel resto dell'Europa (vedi situazione Francese). In Inghilterra, negli ultimi 10 anni, le segnalazioni di reazioni allergiche alle

arachidi sono aumentate del 95%.

L'allergia alle arachidi é ormai una delle principali allergie del bambino e la dermatite atopica ne é la presentazione caratteristica.

Negli USA l'allergia alle arachidi, assieme a quella per le noci, é probabilmente la causa principale di reazioni anafilattiche fatali e quasi fatali da cause alimentari. Si suppone che il frequente

riscontro di intolleranza in età pediatrica sia il risultato della sempre più frequente introduzione nell'alimentazione pediatrica di arachidi o derivati a base di arachidi. Esiste la possibilità che

l'ampia diffusione di latti formulati contenenti olio di arachidi abbia contribuito alla diffusione di questa allergia, anche se taluni ritengano che l'olio di arachidi non sia in realtà allergenico.

In una recente indagine in Francia, di 45 latti formulati analizzati, é stata riscontrata presenza di olio di arachidi in 11 di questi (in alcuni casi in quantitativi pari all'80% della intera componente lipidica).

In una recente indagine condotta in Inghilterra, PW Ewan (BMJ 1966;312:1074-8) ha riportato 62 casi di allergia alle arachidi e alle noci riscontrate nel giro di 1 anno. La sensibilizzazione alle arachidi si presentava nel bambino molto piccolo e costituiva un fattore di rischio per il successivo

sviluppo di allergia alle noci (noci, noci brasiliane, mandorle e nocciole). Con il progredire dell'età si

assisteva alla progressiva comparsa di allergie multiple.

Ciò rende la situazione particolarmente grave dato che arachidi, noci o loro derivati sono ampiamente utilizzati nell'industria alimentare per la preparazione di dolci, cibi pronti, alimenti per bambini e altre derrate.

Gruppo lattice-frutta

Nell'ultima decade le reazioni di ipersensibilità immediata al lattice sono state accettate come problematica grave. Le proteine contenute nella gomma naturale sono probabilmente gli antigeni responsabili e le reazioni di ipersensibilità indotte includono sia reazioni da contatto che reazioni generalizzate, quali orticaria, angioedema, riniti, congiuntiviti, broncospasmo e shock anafilattico.

In genere considerata una malattia "professionale" l'allergia al lattice si può diffondere alla popolazione generale attraverso canali imprevedibili.

Sono ad esempio state riportate recentemente negli USA reazioni allergiche gravi in due pazienti per aver consumato alimenti preparati da personale che indossava guanti di lattice (J All Clin Immunol 1995; 32: 139).

Nei soggetti con allergia al lattice sono inoltre spesso presenti sensibilizzazioni multiple alla frutta.I frutti più frequentemente implicati sono: banana, avocado, castagna, melone (Investig Allergol Clin

Immunol 1955; 5: 97-102); banana, avocado e kiwi (Acta Clin Belg 1995; 50: 87-93); banana e castagne (Allergol Immunophatol Madr 1994; 22: 275-80).

Additivi, aromatizzanti

La situazione relativa agli additivi alimentari appare incerta. Antico A e Di Berardino L (Allerg Immunol Paris 1995; 27: 157-60) sottoponendo un gruppo di 582 adulti con dermatopatie croniche pseudo allergiche a diete di eliminazione e test di provocazione hanno riconosciuto un legame tra sintomi e additivi alimentari nel 28% dei casi, concludendo che l'allergia agli additivi alimentari é causa frequente di sintomatologia allergica nel paziente adulto.

Hernandez-Garcia J et al (Allergol Immunophatol Madr 1994; 22: 233-42), sottoponendo un gruppo di 1941 soggetti allergici nel corso di 10 anni a test di provocazione orale con una ampia gamma di additivi, hanno invece ottenuto una bassissima frequenza di positività (0.63% nei pazienti con orticaria cronica e valori analoghi nei pazienti con asma), ad eccezione che per i solfiti nei pazienti asmatici (10% dei test positivi).

Gli Autori sono quindi scettici sul ruolo degli additivi alimentari nella genesi dell'orticaria cronica del paziente allergico. Kanny G et al (Allerg Immunol Paris 1994; 26: 204-6) studiando 11 bambini con

dermatite atopica grave, hanno riconosciuto in 9 di questi un ruolo importante di vaniglia, vanillina, balsamo del Perù e altri aromatizzanti naturali e artificiali (test di provocazione in doppio cieco). Gli

Autori stigmatizzano il sempre più frequente utilizzo nei prodotti alimentari di questi agenti, basato sulla falsa presunzione di una loro completa innocuità.

Olio di oliva

In Italia si registrano numerose segnalazioni di allergia all'olio di oliva, con manifestazioni di rinocongiuntivite allergica.

L'allergia inizia come sensibilizzazione per via respiratoria al polline dell'Olea Europea (Olivo), favorita dalla grande capacità del polline dell'olivo di diffondersi (fino a 600 km di distanza) e

dall'inquinamento delle grandi città. Diviene quindi allergia alimentare per reazione crociata con gli antigeni degli oli vegetali, che contengono gli antigeni del frutto di origine. Dal momento che la

dieta Italiana é ricca di olio di oliva in ogni momento dell'anno ciò determinerebbe il passaggio da una pollinosi stagionale a una allergia, alimentare, perenne. (G.Cocco et al, GdM, 1966, 30 Maggio: 4).

Miele

Sono stati identificati 23 pazienti allergici al miele. In tutti questi soggetti dopo ingestione di miele o di prodotti contenenti miele si sviluppavano sintomi che andavano dal prurito della mucosa orale a sintomi sistemici gravi fino allo shock anafilattico.

Causa delle reazioni allergiche erano sia proteine di pollini contenute nel miele sia proteine contenute nelle secrezioni delle ghiandole faringee e salivari delle api. (Bauer L et al J Allergy Clin

Immunol1996;97:65-73)

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