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LA CLAMIDIA Ricerca approfondita

                  LA   CLAMIDIA     
 Ricerca approfondita                                                                                                                                                                    
Clamidia (Chlamydia) è il nome di un genere di batteri che comprende quattro specie: una è importante per l’uomo perché è responsabile di una infezione sessualmente trasmessa: la Chlamydia trachomatis. Le altre sono C. puerorum, C. psittaci e C. pneumonite.


Cause

E' dovuta ad un batterio, la Chlamydia trachomatis, che si trasmette con i rapporti sessuali ed è una delle IST più diffuse nel mondo, soprattutto nelle donne al di sotto dei 25 anni sessualmente attive. Ogni anno si contano nel mondo oltre 90 milioni di nuovi casi; in Italia l'infezione colpisce da 2 10 persone sessualmente attive su 100.

Trasmissione

Può essere trasmessa attraverso rapporti vaginali, anali o orali. Se uno dei due partner è infetto, le probabilità di trasmissione all'altro sono del 20% e la durata media dell'infettività, se l'infezione non è curata, può arrivare fino ad un anno. Spesso è trasmessa dalla madre infetta al neonato al momento del parto. E' possibile la trasmissione attraverso oggetti usati per il piacere sessuale.

Sintomi e Segni

Tre quarti delle donne e un quarto degli uomini infettati non hanno nessun sintomo.
Uomo:
bruciori urinari, fuoriuscita di liquido dalla punta del pene, arrossamento del glande, dolore e gonfiore dei testicoli.
Donna:
perdite vaginali, sanguinamento intermestruale o dopo aver fatto l'amore, dolori al basso ventre, dolori durante i rapporti sessuali, disturbi urinari.
Per entrambi:
perdite liquide o sanguinamento dall'ano in caso di infezione anale.
La Chlamydia è spesso una “malattia silente”  poiché nel 70% dei casi per le donne e nel 50% dei casi per gli uomini l'infezione è addirittura asintomatica, per cui la malattia viene diagnosticata tardivamente per le complicanze che si sviluppano subdolamente.

Bruciore urinando: questo è solitamente l’esordio della malattia, nella sua tipica localizzazione all’apparato genitourinario. Si manifesta da 1 a 3 settimane dopo il contagio e può essere molto lieve.

Vi sono poi particolari situazioni di rischio:

  • dopo un interruzione volontaria di gravidanza
  • pazienti affetti da una malattia a trasmissione sessuale
  • partners sessuali di soggetti affetti da Chlamydia trachomatis
  • madri di bimbi affetti da congiuntivite o polmonite
  • donne che hanno subito interventi chirurgici in cavità uterina e che presentano fattori di rischio per infezione da Chlamydia trachomatis
  • donatori di liquido seminale o di ovociti
  • donne di età <25 anni e sessualmente attive
  • donne di età uguale o maggiore di 25 anni con due o più partners sessuali nell'ultimo anno o che hanno cambiato partner sessuale nell'ultimo anno.

    DONNE

    Nelle donne il batterio inizialmente infetta la cervice e  il canale urinario (l’uretra).
    Le donne sintomatiche hanno:

  • anormali perdite vaginali e/o
  • una sensazione di bruciore urinando.
Quando l’infezione si diffonde dalla cervice alle tube di falloppio (sono le tube attraverso le quali passano le uova nel loro tragitto dalle ovaie all’utero) alcune donne non manifestano alcun segno o sintomo; altre, invece, hanno:
  • dolori nella regione addominale inferiore,
  • dolore in regione lombare,
  • nausea,
  • febbre,
  • dolore durante i rapporti sessuali
  • sanguinamento nel periodo intermestruale.
L’infezione della cervice può diffondersi al retto.
Riassumendo:
  • Secrezione e perdite vaginali
  • Sensazione di bruciore urinando
  • sanguinamento post-coitale o intermestruale o spotting in corso di terapia estro-progestinica
  • Secrezione mucopurulenta endocervicale
  • Cervicite mucopurulenta,  
  • cervice arrossata con segni di infiammazione e facilmente sanguinante
  • uretrite
  • malattia infiammatoria pelvica
  • dolore pelvico in donne sessualmente attive
  • artrite reattiva in donne sessualmente attive
  • Dolore addominale basso
  • Infezione delle ghiandole del Bartolini (si tratta di due ghiandole che si trovano ad entrambi i lati dell’entrata della vagina)
  • Rapporti sessuali dolorosi
  • Sintomi di PID, salpingite (vedi dopo), periepatite (infiammazione del fegato simile all’epatite)
  • Dolore o secrezione rettale
Quindi con pazienti sintomatiche si intendono coloro che manifestano:
  • prurito e perdite vaginali,
  • sanguinamento intermestruale,
  • bruciore urinando, 
  • dolore addominale basso con febbre.
Il fatto che solo il 30% delle donne infettate hanno sintomi dovuti alla chlamydia, sottolinea quanto sia necessario lo screening sulle donne sessualmente attive per  diagnosticare e trattare le donne asintomatiche, al fine di diminuire il rischio che esse sviluppino, inconsciamente, complicazioni.
Nelle femmine la chlamydia infatti è responsabile, oltre per i disturbi genitourinari, di cerviciti, malattia infiammatoria pelvica (PID - Pelvic Inflammatory Disease) e salpingite (infiammazione delle tube di Fallopio).

Apparato genitale femminile

Le infiammazioni pelviche possono risalire il tratto genitale inferiore, coinvolgendo prima le tube di Fallopio e poi le ovaie.  Ne consegue quella che è definita “malattia infiammatoria pelvica” (PID), nella quale l’infiammazione e l’infezione comprende il tratto genitale superiore (salpingi, ovaie e strutture circostanti).

I sintomi hanno inizio con dolore addominale, accompagnato da stanchezza, brividi e febbre bassa. In seguito compare un dolore localizzato.

La conseguenza dell'infiammazione è la formazione di cicatrici che sono spesso causa di sterilità. Questo danno cicatriziale aumenta inoltre la possibilità di gravidanza ectopica (gravidanza tubarica o addominale). Conseguenza tardiva è il sanguinamento uterino che può portare alla necessità di una isterectomia.

Se la donna si infetta durante la gravidanza, l’infezione può causare travaglio e parto prematuro.

A ciò si aggiunge il rischio per il neonato di sviluppare una congiuntivite da chlamydia (infezione degli occhi) e una polmonite da chlamydia (si ritiene che le chlamidie siano responsabili di circa 10.000 casi annuali negli USA).


UOMINI

Anche per l’uomo è alta l’incidenza di coloro che, pur essendo infettati dalla chlamydia, non manifestano alcun sintomo (sino al 50% dei casi).
Nei maschi la chlamydia provoca uretriti e epididimiti.

  • l'uretrite è l'infiammazione dell'uretra (il dotto che porta l'urina dalla vescica all'esterno del corpo),
  • l'epididimite è l'infiammazione dell'epididimo.
Apparato genitale maschile
Gli uomini sintomatici possono avere secrezione dal pene o sensazione di bruciore urinando, accompagnati da bruciore o prurito attorno all’orifizio del pene. Dolore ed edema dei testicolo non sono infrequenti.

Gli uomini o nelle donne che praticano, come soggetti passivi, rapporti anali possono acquisire l’infezione da chlamydia nel retto (proctite), con conseguenti possibile dolore, perdite o sanguinamento rettali. La chlamydia può inoltre localizzarsi nella gola delle donne e degli uomini che praticano sesso orale con un partner infetto.



Riassumento:
  • perdite/secrezioni uretrali
  • uretrite
  • epididimo-orchite in uomini sessualmente attivi
  • artrite reattiva in uomini sessualmente attivi
  • necessità di urinare con frequenza e urgenza
  • sensazione di bruciore urinando
  • dolenzia o dolore testicolare
  • secrezione e/o dolore rettale
  • sensazione di pesantezza perineale (in relazione ad una prostatite)
Negli uomini, la chlamydia può determinare sintomi simili a quelli della gonorrea (secrezione dal pene o dal retto, sensazione di bruciore urinando o defecando) e può essere anche causa di epididimite od orchite.
Trascurare questa infiammazione può essere causa di infertilità: se nelle donne l'azione del batterio distrugge le tube, nell'uomo può portare all'occlusione dei deferenti.


INFEZIONE PERINATALE

Il neonato di madre infetta da C. trachomatis, durante il parto vaginale può venire infettato con interessamento delle mucose degli occhi, dell’orofaringe, del tratto urogenitale e del retto.
L’infezione da C. trachomatis nel neonato spesso si riconosce per la comparsa di una congiuntivite acuta che si manifesta dopo 5-12 giorni dal parto. La Chlamidya è la più frequente ed identificabile causa infettiva di congiuntivite nel neonato (ophtalmia neonatorum) e come tale dovrebbe essere presa in considerazione, come agente causale, in tutti i neonati di età inferiore ai 30 giorni affetti da congiuntivite. La conferma diagnostica (mediante tests colturale e non) è necessaria per avviare il trattamento non solo del neonato ma anche della madre e del padre. L’essudato presente negli occhi del neonato deve essere testato non solo per la Chlamydia ma anche per la Neisseria gonorrhoeae.

Il trattamento si basa sull’eritromicina etilsuccinato (50 mg/kg/die per via orale suddivisa in 4 dosi giornaliere per 14 giorni). La terapia antibiotica locale da sola non è sufficiente a curare l’infezione e non è necessaria nel momento in cui è in corso quella orale.

E’ necessario un controllo del neonato dopo la terapia in quanto, essendo l’efficacia dell’eritromicina sicura al 100% (è valutabile attorno all’80%), potrebbe essere necessario un secondo ciclo di antibiotico.

La chlamydia trachomatis causa non solo la malattia sessualmente trasmessa sopra descritta ma anche il tracoma (congiuntivite ghiandolare). Questa forma di congiuntivite è ancora oggi una delle più comuni cause di cecità (circa 20 milioni di bambini e adulti ne sono affetti nel mondo). La chlamydia, in questo caso, è trasmessa per contatto diretto da uomo a uomo, attraverso oggetti contaminati o attraverso acqua infetta.

La C. trachomatis è inoltre causa di una polmonite subacuta non febbrile che compare all’età di 1-3 mesi.

Infezioni asintomatiche possono aversi nell’orofaringe, nel tratto urogenitale e nel retto del neonato.

I neonati la cui madre presenta l’infezione da Chlamydia non trattata, presentano un alto rischio di infettarsi. Non viene consigliata una terapia antibiotica profilattica (essendone sconosciuta l’efficacia), ma è necessario un attento monitoraggio del neonato affinché, in caso di comparsa dell’infezione, possa essere instaurata prontamente l’opportuna terapia.

Il linfogranuloma venereo (LGV) è un’altra infezione sessualmente trasmessa dalla chlamydia. Questa malattia si manifesta come una infiammazione dolorosa dei linfonodi inguinali. Si manifesta soprattutto nei paesi tropicali.


COMPLICAZIONI

Nella donna:
Se non trattate, le infezioni da Chlamydia possono progredire verso seri problemi legati alla riproduzione o sulla salute con conseguenze a breve e lungo termine. Al pari della malattia, il danno che la chlamydia causa è spesso “silenzioso”.

Nelle donne, l’infezione non curata può diffondersi all’utero o alle tube di falloppio e causare la malattia infiammatoria pelvica (PID). Ciò accade sino al 40% delle donne non curate. La PID può causare un danno permanente alle tube di falloppio, all’utero e ai tessuti circostanti. Il danno può causare dolore pelvico cronico, infertilità e potenzialmente una gravidanza ectopica (gravidanza al di fuori dell’utero). Le donne infettate dalla chlamydia hanno sino a 5 volte in più di probabilità di acquisire l’infezione da HIV se esposte a questo virus.

  • Malattia infiammatoria pelvica, compresa salpingite (tube di falloppio infettate) e peritonite pelvica.
  • Infertilità nelle donne causata dalle cicatrici nelle tube di falloppio.
  • Gravidanza ectopica
  • Sindrome del dolore cronico pelvico.
Nell’uomo:
Le complicazioni nell’uomo sono rare. Si può osservare

  • edema venereo del pene,
  • epidimite acuta(per diffusione dell’infezione all’epididimo-il canale che porta lo sperma ai testicoli).
Edema venereo del pene E’ una rara complicanza delle infezioni da Chlamidia e da gonococco. E’ un edema non dolente, senza arrossamento o altri segni di infiammazione.
Epididimite acuta La C.trachomatis è la causa più comune di epididimite in maschi giovani sessualmente attivi. E’ dovuta alla propagazione per via ascendente di una infezione del tratto genitale inferiore.

La sintomatologia consiste in dolore ed edema del testicolo, spesso intenso, generalmente monolaterale. Alcune volte il dolore è addominale non ben localizzato. Il dolore tende a manifestarsi gradualmente nell’arco di 1-2 giorni; altre volte compare bruscamente.

 La febbre è rara e i sintomi di una uretrite sono di solito lievi o addirittura assenti, diversamente dall’epididimite causata dal gonococco nella quale sono invece presenti.
Obiettivamente si apprezza un aumento di volume del testicolo e dell’epididimo con dolore intenso. Lo scroto può apparire arrossato.

Nella diagnostica differenziale occorre tenere conto di una semplice regola, quella delle “quattro t”

  • torsione
  • tumore
  • trauma
  • tubercolosi (o altre infezioni granulomatose)

Complicanze

Nelle donne può provocare danni permanenti all'apparato riproduttivo. Un'infezione non trattata può diffondersi all'utero e alle tube di Falloppio causando una Malattia Infiammatoria Pelvica (MIP) con conseguenti dolori al basso ventre, infertilità, possibili gravidanze extrauterine
Nell'uomo
le conseguenze sono più rare: a volte l'infezione può raggiungere i testicoli causando infiammazione (con dolore, febbre) e, più raramente, infertilità. Il ruolo della Clamidia come causa di prostatite è ancora controverso ma certamente un legame esiste.
Per entrambi
si può avere una congiuntivite provocata inconsapevolmente dallo stesso paziente che trasporta il batterio con le mani non lavate dai genitali all'occhio. Molto raramente (meno dell'1% dei casi) può esserci una complicanza chiamata Sindrome di Reiter caratterizzata da disturbi genitali, infiammazione di un'articolazione e congiuntivite insieme.

Cosa succede in gravidanza?

La madre può trasmettere l'infezione al neonato al momento del parto. Il bambino potrà sviluppare in seguito una infezione agli occhi e ai polmoni.

Clamidia ed HIV

Le persone con Chlmydia rischiano 6 volte di più di essere contagiate dall'infezione da HIV durante un rapporto non protetto con una persona sieropositiva.

Diagnosi e cura

La diagnosi si fa analizzando in laboratorio le secrezioni genitali del paziente. Con i nuovi metodi di indagine è possibile eseguire la diagnosi anche utilizzando un campione di urine.
Si cura facilmente con un ciclo di antibiotici. La cura può avere durata variabile, da uno ad un massimo di 15 - 20 giorni. Dopo la cura si è in genere guariti ma non sono rare le ricadute. Ogni ricaduta aumenta il rischio di complicanze e di infertilità.
Dopo il primo episodio di malattia non si acquisisce la resistenza, quindi la malattia si può prendere più volte nella vita se non ci si protegge. Nella donna è consigliabile eseguire sempre un secondo esame dopo 30-40 giorni dal termine della cura.

Che fare con il/i partner?

Tutti i partner con i quali si sono avuti rapporti nei tre mesi precedenti andrebbero avvisati e indirizzati ad uno specialista per un'indagine clinica e trattamento. E' necessario astenersi dai rapporti sessuali sino alla fine della terapia per evitare una re-infezione. La cura va fatta in coppia.

Prevenzione

Oltre alle regole generali di prevenzione attraverso il sesso sicuro, ricorda che l'uso del profilattico è efficace nel prevenire l'infezione. E' fortemente raccomandato eseguire annualmente un test per Clamidia nelle donne al di sotto dei 25 anni e, più in generale, ogni qualvolta si abbiano rapporti senza preservativo con un nuovo partner. 

TERAPIA

La chlamydia può essere facilmente curata con gli antibiotici. Una singola dose di azitromicina o una settimana di doxiciclina (due volte al giorno) sono i più comuni trattamenti. Le persone HIV-positive riceveranno lo stesso trattamento delle persone HIV-negative.
Tutti i partners sessuali dovrebbero essere valutati, testati e trattati per prevenire la reinfezione di uno dei due, anche nel caso in cui entrambi non abbiano sintomi. Dal momento che la gonorrea spesso si associa alla chlamydia, si suggerisce di trattare contemporaneamente anche la gonorrea.

Le persone affette da chlamydia dovrebbero astenersi da rapporti sessuali sino a che loro stessi ed i loro partners abbiano completato il trattamento, altrimenti la reinfezione è possibile.

Le donne i cui partners non sono stati curati appropriatamente hanno un alto rischio di potersi reinfettare. Avere ripetute infezioni aumenta il rischio per la donna di avere serie complicazione della sfera riproduttiva, inclusa l’infertilità. Un nuovo test deve essere programmato per le donne, specie adolescenti, 3-4 mesi dopo il trattamento. Questo è particolarmente importante per una donna che non sa se il proprio partner ha eseguito la terapia.

La terapia va eseguita:
  • nei pazienti che presentano sintomi o segni riferibili ad infezion da Chlamydia trachomatis immediatamente dopo il prelievo diagnostico, senza attendere il risultato del test di laboratorio.
  • nei soggetti asintomatici risultati positivi al test di screening
  • nei partners sessuali delle persone infette se risultati positivi a loro volta al test diagnostico o considerati tali solo sul dato anamnestico. Rimane in dubbio quale sia il migliore approccio diagnostico/terapeutico: trattare i partners dei pazienti infetti senza eseguire alcun esame oppure effettuare lo screening e poi eventualmente curare.
I rapporti sessuali vanno evitati fino al completamento della terapia (vale a dire dopo i 7 giorni di terapia con doxiciclina o a distanza di 7 giorni dalla terapia con azitromicina).
Il trattamento di una infezione genitale non complicata da Chlamydia trachomatis può essere fatto con uno dei seguenti schemi terapeutici:

  • azitromicina 1gr in dose unica
  • doxiciclina 100mg per due volte al dì per 7 giorni
  • eritromicina 2gr al giorno per 7 giorni
Una singola dose di azitromicina si è dimostrata altrettanto efficace di una terapia con doxiciclina per una settimana.
Un esame colturale come controllo dopo-terapia non è necessario nel caso in cui sia stata utilizzata l’azitromicina o la doxiciclina.

Per il trattamento delle infezioni genitali femminili da Chlamydia trachomatis con coinvolgimento del tratto genitale alto (salpingite/PID) è consigliato per la donna il seguente schema:

  • doxiciclina 100mg per due volte al dì per un minimo di 10 giorni, oppure
  • ofloxacina 400mg per due volte al dì
associato a
  • metronidazolo 200mg per quattro volte al dì o 400mg due volte al dì per 7 giorni
Per il trattamento delle infezioni genitali maschili da Ct con coinvolgimento del tratto genitale alto (epididimo-orchite) si raccomanda per l'uomo lo schema seguente:
  • doxiciclina 100mg per due volte al dì per 7-14 giorni, oppure
  • oxitetraciclina 250mg per quattro volte al dì per 7-14 giorni
In gravidanza:
L'infezione da Chlamydia trachomatis in gravidanza è associata a complicazioni quali:
  • ritardo di crescita intrauterina,
  • parto pretermine,
  • rottura prematura delle membrane
  • endometrite postparto.
L'infezione non trattata è stata associata ad aumentata frequenza di neonati di basso peso alla nascita e morte neonatale.
L’infezione si può trasmettere al neonato durante il parto con possibile

  • congiuntivite,
  • infezione delle vie aeree o polmonite.
Il trattamento di una infezione genitale non complicata da Chlamydia trachomatis in corso di gravidanza può essere fatto con uno dei seguenti schemi terapeutici, sotto stretta sorveglianza medica, dimostratisi egualmente efficaci (indicazioni dei Centers for Disease Control and Prevention):
  • eritromicina  base 500mg quattro volte al dì per 7 giorni (l'eritromicina estolato è controindicata in gravidanza per possibile epatotossicità)
  • amoxicillina 500mg tre volte al dì per 7 giorni
E’ consigliato un test (preferibilmente una coltura) per verificare l’efficacia della terapia.
Lo screening nelle donne in gravidanza asintomatiche è motivo di due diverse raccomandazioni:

  • da eseguirsi in tutte le gravide nel primo trimestre (per ridurre la complicazione del parto prematuro)
  • limitarlo alle donne a rischio di infezione (ad esempio di età inferiore ai 25 anni).
I partners sessuali dovrebbero essere trattati per prevenire un passaggio a ping-pong (back and forth) dell’infezione. Non si acquisisce immunità significativa dopo l’infezione e una persona può ripetutamente infettarsi.

Azitromicina

E’ un antibiotico di relativamente recente introduzione, appartenente alla famiglia dei macrolidi. Correlato all’eritromicina, è considerato da molti il trattamento di scelta per l’infezione genitourinaria da C. trachomatis, per la possibilità di essere somministrato in singola dose, migliorando così la compliance terapeutica.
Dose per adulto:
1g. assunto una sola volta, in un’unica somministrazione orale.
Dose pediatrica:
  • sino ad 8 anni: non stabilita
  • oltre gli 8 anni o di peso pari o superiore a 45 kg può essere usato lo stesso dosaggio dell’adulto.
Interazioni:
  • può aumentare la tossicità della teofillina, del warfarin e della digossina;
  • antiacidi: l’efficacia dell’azitromicina potrebbe ridursi se sono contemporaneamente somministrati antiacidi contenenti alluminio o magnesio; i pazienti in terapia con azitromicina e antiacidi non devono assumere i due farmaci contemporaneamente.
  • L’eventuale somministrazione contemporanea dell’azitromicina e della ciclosporina richiede cautela. Qualora la cosomministrazione dei due farmaci fosse strettamente necessaria, si dovranno attentamente monitorare i livelli della ciclosporina e i dosaggio di quest’ultima dovrà essere modificato di conseguenza, ad evitare rischi di nefro- e nerotossicità;
  • può inibire il metabolismo della disopiramide (Ritmodan) e del pimozide (Orap), con rischio di cardiotossicità;
  • può inibire il metabolismo della rifabutina (Mycobutin) determinando tossicità da rifabutina (neutropenia).
Controindicazioni:
  • ipersensibilità accertata al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti;
  • grave insufficienza epatica;
  • da non somministrare contemporaneamente alla pimozide e all’ergotamina;
  • generalmente controindicata in gravidanza, durante l’allattamento e nella primissima infanzia.
Effetti indesiderati:
  • nausea, vomito, diarrea, feci molli, disturbi addominali (dolore/crampi) e flatulenza.
  • meno comunemente mal di testa, vertigini, alterazione della funzionalità epatica.
Precauzioni:
  • infiammazioni locali/dolore nel sito di infusione (se si effettua terapia endovenosa);
  • l’uso prolungato dell’antibiotico può favorire la crescita di batteri o funghi;
  • può aumentare gli enzimi epatici e determinare ittero colestatico;
  • da usare con precauzione in pazienti con alterata funzione epatica, intervallo QT prolungato
Modalità di assunzione
Può essere assunto indifferentemente a stomaco vuoto o dopo i pasti. L’assunzione di cibo prima ella somministrazione del prodotto po’ attenuare gli eventuali effetti indesiderati di tipo gastrointestinale.
Per una completa valutazione delle controindicazioni, degli effetti indesiderati, delle interazioni, della posologia e delle modalità di assunzione, fare riferimento al foglietto illustrativo allegato alla confezione del farmaco.

Doxiciclina

Somministrata per una settimana, appare essere efficace quanto la dose singola di azitromicina per le forme genitourinarie dal chlamydia. Economicamente più vantaggiosa.
Dose adulto:
  • 100 mg due volte al giorno, durante i pasti.
Dose pediatrica:
  • al di sotto degli 8  anni, non consigliata.
  • oltre gli 8 anni, dose simile all’adulto.
Controindicazioni:
  • gravidanza,
  • allattamento
  • ipersensibilità ai componenti
  • disturbi ostruttivi dell’esofago,
  • non esporsi ai raggi solari durante la terapia,
  • non somministrare al di sotto degli 8 anni di età,
  • può aggravare stati di insufficienza renale.
Interazioni:
  • Antiacidi contenenti alluminio, calcio o magnesio riducono l’assorbimento della doxiciclina;
  • latte e latticini riducono l’assorbimento della doxiciclina;
  • prodotti che contengono Sali di ferro riducono l’assorbimento della doxiciclina;
  • non associare con le penicilline;
  • l’assunzione della doxiciclina assieme ad anticoncezionali orali potrebbe diminuire l’efficacia di questi ultimi;
  • attenzione alla somministrazione contemporanea di doxiciclina con litio, metrotressato, diossina e derivati del’ergotamina: potrebbe aumentare la concentrazione nel sangue di questi farmaci.
Effetti indesiderati:
  • nausea, vomito, diarrea, mancanza di appetito (anoressia);
  • glossite;
  • reazioni di fotosensibilizzazione con reattività cutanea ai raggi ultravioletti i soggetti predisposti;
  • in caso di insufficienza renale, possibile accumulo di doxiciclina con conseguente danno epatico.
Precauzioni:
  • evitare l’esposizione al sole durante la terapia, per il rischio di fotosensibilizzazione;
  • l’uso durante il periodo della formazione dei denti (seconda metà della gravidanza, periodo neonatale e prima infanzia -sino ad 8 anni di età-) può indurre pigmentazione permanente dei denti.
Modalità di assunzione:
  • Non coricarsi almeno per 1 ora dopo l’assunzione del medicinale.
  • Evitare l’assunzione di latte e/o latticini durante il pasto in cui si assume il farmaco.
  • Evitare la contemporanea assunzione dei farmaci indicati nelle interazioni.
Per una completa valutazione delle controindicazioni, degli effetti indesiderati, delle interazioni, della posologia e delle modalità di assunzione, fare riferimento al foglietto illustrativo allegato alla confezione del farmaco.

Ofloxacina

L’ofloxacina è un trattamento alternativo (di pari efficacia) all’azitromicina e alla doxiciclina nelle infezioni genitourinarie dell’adulto.
Dose dell’adulto:
300 mg due volte al giorno, per via orale, per 7 giorni.
Dose pediatrica:
 sconsigliato.
Controindicazioni:
nell’infanzia, in gravidanza, nell’allattamento (potenziale rischio di artropatia), nella epilessia.
Interazioni:
gli antiacidi che contengono idrossido di alluminio o di magnesio, farmaci contenenti calcio o ferro, ne riducono l’assorbimento. Se somministrato assieme alla teofillina, può aumentare il livello ematico di quest’ultima.
Effetti indesiderati:
nausea, vomito, diarrea, mal di testa, insonnia, vertigini, reazioni cutanee allergiche.
Per una completa valutazione delle controindicazioni, degli effetti indesiderati, delle interazioni, della posologia e delle modalità di assunzione, fare riferimento al foglietto illustrativo allegato alla confezione del farmaco.

Per gli altri farmaci si ricordano i dosaggi suggeriti dai Centers for Disease Control and Prevention:

  • Eritromicina base:
  • 500 mg per via orale, 4 volte al giorno per 7 giorni.
  • Eritromicina etilsuccinato:
  • 800 mg per via orale, 4 volte al giorno per 7 giorni
  • Amoxicillina,
  • 500 mg per via orale, 3 volte al giorno per 7 giorni.
Per una completa valutazione delle controindicazioni, degli effetti indesiderati, delle interazioni, della posologia e delle modalità di assunzione, fare riferimento al foglietto illustrativo allegato alla confezione del farmaco.

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