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GHIANDOLA PINEALE E MELATONINA - LA MAGIA

Melatonina e la ghiandola pineale

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Ciò che segue si basa su una serie di pubblicazioni scientifiche, e in particolare sul libro "La fonte della giovinezza. Melatonina: abbiamo in noi l’ormone che ci impedirà di invecchiare?" di Walter Pierpaoli e William Regelson, Rizzoli, Milano 1996.
Pierpaoli e Regelson sono due dei più autorevoli scienziati nell’ambito della ricerca sull’invecchiamento. Già all’inizio della loro carriera si sono imbattuti nella melatonina, la sostanza prodotta dalla ghiandola pineale, per alcuni simile ad un ormone, riconoscendo immediatamente l’importanza di questa sostanza ancora poco conosciuta e dell’organo che la produce. Per più di trent’anni hanno studiato l’azione esercitata dalla melatonina sull’organismo e condotto numerosi test di laboratorio sugli animali per verificarne soprattutto l’influenza sul sistema endocrino, ottenendo risultati sorprendenti.
La ghiandola pineale (o ipofisi)
Fino a circa trent’anni fa si riteneva che la ghiandola pineale fosse sostanzialmente inutile. Alcuni scienziati ritenevano che si trattasse di un organo che nel corso della storia evolutiva dell’uomo aveva perso ogni funzione, fino a diventare superfluo. L’unica cosa certa era che in alcune specie animali l’epifisi determina il colore della pelle, mentre si sospettava che potesse avere un qualche ruolo nel processo di maturazione sessuale. Di fatto però alla ghiandola pineale era attribuito un significato prettamente “metafisico”: per esempio, Cartesio (1596-1650), l’ideatore del razionalismo e uno dei padri del pensiero filosofico moderno, la riteneva la sede dell’anima. Secondo il pensiero occidentale tradizionale e secondo la teoria indiana dei Chakra, l’epifisi costituirebbe il legame tra l’uomo e il cosmo e svolgerebbe un ruolo fondamentale nel nostro sviluppo spirituale e interiore. Nel 1958 gli scienziati A.B. Lerner e J.D. Case isolarono per la prima volta una sostanza misteriosa secreta dalla ghiandola pineale, che chiamarono “melatonina” (dal greco melas = nero, tonos = energia, forza). I due scienziati avevano osservato che questa sostanza modificava le cellule pigmentate della pelle delle rane, provocando cambiamenti nel colore delle rane stesse. Nel 1963 fu dimostrato per la prima volta che la melatonina esercita una certa influenza sulle funzioni sessuali dei topi. In seguito la melatonina è stata da alcuni classificata come ormone. Per un piccolo numero di autorevoli scienziati iniziò così un entusiasmante viaggio alla scoperta di un mondo ancora relativamente inesplorato.
Principali risultati scientifici seguiti alla scoperta della melatonina
— la produzione di melatonina risente dell’influsso della luce. Durante la notte il livello di melatonina è dieci volte più elevato che durante il giorno. Durante il giorno nel nostro organismo la melatonina è quasi totalmente assente: la melatonina prodotta nel corso della notte, infatti, viene decomposta e consumata in pochissimo tempo:
— la somministrazione di melatonina induce sonnolenza; da questo si è capito che la melatonina svolge un ruolo importante nel controllo del ciclo del sonno e della veglia;
— è stato scoperto che i valori della melatonina sono più elevati nei bambini che negli adulti, e che il livello di melatonina nel sangue diminuisce notevolmente con l’avanzare dell’età. Al momento della scoperta si pensò che la melatonina fosse responsabile della nostra crescita e che la sua produzione perdesse di significato alla conclusione di tale processo;
— le persone affette da tumori, i malati cronici e coloro che soffrono di malattie tipiche della vecchiaia (es. il morbo di Parkinson) presentano livelli di melatonina molto bassi;
— la melatonina gioca un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo e nel controllo delle funzioni sessuali sia negli uomini sia nelle donne. Negli animali, per esempio, il ciclo di produzione della melatonina determina l’inizio e la fine della stagione degli accoppiamenti. La sperimentazione sugli animali ha chiaramente dimostrato che il comportamento sessuale dei ratti è notevolmente influenzato dall’alternanza notte-giorno.

Cosa influenza la ghiandola pineale

È grazie al lavoro di Pierpaoli, Regelson e dei loro collaboratori, nonché a quello di tanti altri loro colleghi sparsi in tutto il mondo se oggi siamo arrivati a capire quale importante ruolo rivestono la ghiandola pineale e la melatonina, il cosiddetto “ormone delle meraviglie” che essa secerne. Nel corso del loro lavoro di ricerca portato avanti per oltre trent’anni, questi scienziati si sono imbattuti più volte in questo organo e nella sostanza che produce, fino ad arrivare a capire che si trattava del “regolatore dei regolatori”.

La ghiandola pineale è l’organo che nel corso di tutta la nostra vita “governa” il nostro sistema endocrino, cioè il sistema responsabile della produzione di tutti gli ormoni, che a loro volta regolano tutte le funzioni vitali. L’epifisi è una ghiandola “intelligente” in grado di fare la cosa giusta al momento giusto, in modo accurato e rapido; essa sovrintende all’attività delle altre ghiandole e di conseguenza controlla direttamente l’attività di ciascuna singola cellula. In questo modo riesce ad influenzare diverse funzioni:
  • la crescita e lo sviluppo dell’organismo;
  • la riproduzione;
  • la temperatura corporea;
  • i reni;
  • il ciclo sonno-veglia;
  • il sistema immunitario;
  • il controllo e l’eliminazione dei cosiddetti “stressori” (sostanze che provocano stress, come i corticosteroidi prodotti dalle ghiandole surrenali);
  • la protezione del DNA presente nelle cellule nei confronti di mutazioni dovute a virus o ad agenti carcinogeni;
  • l’eliminazione dei cosiddetti radicali liberi (molecole che presentano un atomo di ossigeno libero e che danneggiano la membrana cellulare e possono provocare tumori), risultando quindi uno dei più efficaci antiossidanti;
  • la produzione di energia nelle cellule e il flusso di energia nell’intero organismo attraverso la scomposizione dell’ormone tiroideo T4 nell’ormone T3, ormone tiroideo dall’elevato contenuto energetico.

      La melatonina è una sostanza che dipende dallo stato in cui si trova l’organismo ed esercita un’influenza indiretta su tutti gli organi. Il suo compito principale è quello di regolare i livelli degli altri ormoni, di mantenere l’equilibrio (omeostasi) del nostro organismo e quindi di aiutare gli altri ormoni nello svolgimento delle loro funzioni. Variazioni nel livello di melatonina possono comportare la cessazione della produzione di alcuni ormoni e un aumento della produzione di altri. La melatonina regola la produzione ormonale e assicura che i livelli degli ormoni nel nostro organismo non siano né troppo bassi né troppo elevati.

      Attraverso le loro ricerche Pierpaoli e Regelson hanno anche dimostrato un corretto livello di melatonina nel sangue aiuta il sistema immunitario a individuare in modo rapido e preciso e quindi eliminare eventuali organismi estranei e agenti patogeni. La melatonina è anche una delle più potenti sostanze antiossidanti e come tale contribuisce all’eliminazione dei radicali liberi, responsabili dello sviluppo delle cellule tumorali. Studi specifici in campo oncologico hanno anche dimostrato che la melatonina somministrata nell’ambito di trattamenti chemioterapici rafforza l’azione antitumorale di certi preparati e aiuta a ridurre in parte i loro effetti collaterali più nocivi.

      Ma la scoperta più importante di Pierpaoli e Regelson è certamente il fatto che la ghiandola pineale e la melatonina che secerne regolano il processo d’invecchiamento. I due ricercatori hanno individuato l’“orologio dell’invecchiamento” che gli scienziati cercavano da tempo.

      La pineale e l’invecchiamento

      Il picco nella produzione di melatonina da parte della ghiandola pineale si raggiunge durante la pubertà o subito dopo la sua conclusione. Nella maggioranza delle persone al più tardi al raggiungimento dei 25 anni si osserva un calo nella produzione di melatonina. Con l’aumentare dell’età la pineale comincia a decadere e, come dimostrano le radiografie effettuate su persone anziane, si formano delle calcificazioni (la cosiddetta “sabbia cerebrale”). Si presume che la progressiva calcificazione della pineale porti a una riduzione del livello di melatonina e quindi scateni una serie di reazioni nell’organismo tipiche dell’invecchiamento.

      Nel corso della nostra vita la ghiandola pineale si comporta come una vera e propria centrale adibita alla produzione di enormi quantità di energia, nonché al controllo e alla regolazione di tutti i sistemi che compongono il nostro organismo. Quindi è del tutto logico che essa con il tempo si consumi e svolga la sua funzione in maniera sempre più irregolare. Inizia lentamente ad atrofizzarsi, perdendo molti dei suoi pinealociti – cellule necessarie alla produzione di melatonina e di altre importanti sostanze. Contemporaneamente inizia a perdere le proprie cellule anche il nostro secondo orologio biologico, il nucleo suprachiasmatico, che trasmette alla pineale i segnali luminosi provenienti dalla retina, che inizia così a ridurre la propria influenza sull’epifisi.
      Mano a mano che la pineale perde la propria funzionalità, smette anche di produrre e mettere in circolo la melatonina. A sua volta l’organismo ha sempre meno energia a disposizione e non riesce più a rispondere rapidamente alle sollecitazioni ambientali. Il sistema endocrino comincia a lavorare in maniera “irregolare”, si manifestano disturbi del sonno, cresce la sensibilità al caldo e al freddo, la digestione e la funzione urinaria si fanno più laboriose, il sistema immunitario s’indebolisce e l’organismo è sempre più esposto ai pericoli esterni (infezioni, allergie, sviluppo di cellule tumorali, ecc.); una catena di eventi che prende il nome di processo d’invecchiamento o senescenza.


      Le altre sostanze prodotte dalla pineale
      Oggi sappiamo che la melatonina è solo una delle tante sostanze prodotte dalla ghiandola pineale.
      • La melatonina, che dal punto di vista chimico è un aminoacido semplice, è il risultato della sintesi del triptofano, un aminoacido, e della serotonina, una “sostanza messaggero” o neurotrasmettitore, secreti dall’epifisi. La serotonina non è solamente una sostanza fondamentale nella produzione della melatonina; essa regola anche tutta una serie di attività, quali il sonno, la contrazione muscolare e la funzionalità delle piastrine. La produzione eccessiva di serotonina (cui si accompagna una carenza di melatonina) è la causa di un certo tipo di depressioni e di disturbi dell’umore. Alcuni medicinali psichiatrici, i cosiddetti inibitori della serotonina, hanno il compito di ridurre il livello di serotonina e di stimolare la produzione di melatonina.
      • L’epitalamina fu isolata per la prima volta da un gruppo di ricercatori diretto da Vladimir Dilman che operava presso il centro di ricerche oncologiche N.N. Petrov. L’epitalamina ha una funzione molto simile a quella della melatonina. Si ritiene che questi due l’epitalamina e la melatonina operino in sinergia, ovvero che l’uno potenzi l’efficacia dell’altro.
      • Il TRH (l’ormone che libera la tireotropina) controlla sovrintende all’apporto di energia alle cellule del nostro organismo; inoltre stimola la tiroide, migliorando anche la funzionalità del sistema immunitario. È impiegato anche nella cura della depressione.
      • La vasopressina controlla la produzione del latte nelle donne in fase di allattamento. La secrezione di questo ormone sembra essere stimolata dal pianto del lattante.
      • La prolattina controlla anch’essa la produzione di latte nelle donne in fase di allattamento. Si tratta di un ormone che sembra abbia un’azione calmante e rilassante sul bambino, mentre contemporaneamente stimola un senso di protezione e di accettazione della madre nei confronti del figlio. La somministrazione della prolattina stimola sensazioni di pace, tranquillità, felicità e affezione. Nella fase di produzione della prolattina la madre stringe un legame molto forte con il proprio figlio e prova per la prima volta quel sentimento noto come amore materno.
        La melatonina nel ciclo vitale

        Nella specie umana, la madre nutre il proprio figlio quando ancora non è nato, passandogli gli elementi nutritivi di cui ha bisogno tramite la placenta. Il bambino comincia a produrre autonomamente melatonina alcuni giorni dopo la nascita e talvolta occorre un anno prima che il ciclo di produzione si regolarizzi. Ciò sembra spiegare anche perché spesso i neonati dormono in maniera irregolare.

        Fino all’età di sette anni circa il livello di melatonina cresce in maniera regolare. Durante il sonno la melatonina provvede a distribuire gli ormoni della crescita prodotti dalla ghiandola pituitaria (ipofisi). Non a caso la massima spinta alla crescita nei bambini piccoli avviene nei primi tre anni di vita, quando dormono di più.

        Quando si entra nella pubertà, il volume sanguigno cala, in parte a causa della crescita del nostro corpo. Ciò provoca una “diluizione” della produzione giornaliera di melatonina. A sua volta, questo stimola la produzione di due ormoni sessuali, l’ormone luteinizzante (LH) e l’ormone follicolo-stimolante (FSH), dando così inizio alla vera e propria fase puberale. I ragazzi iniziano a produrre lo sperma, mentre le ragazze hanno i loro primi cicli mestruali.

        Alla fine della pubertà la produzione di melatonina inizia lentamente ma costantemente a decrescere, fino a che intorno ai 45 anni essa non subisce un vero e proprio crollo. La pineale non riesce più a produrre e immettere in circolo una quantità sufficiente di melatonina e il processo d’invecchiamento ha inizio. Nelle donne ciò si manifesta con la cosiddetta menopausa; gli uomini, pur continuando ad essere fertili, hanno un notevole calo della funzione sessuale. Questi e altri segni dell’età che avanza sono conseguenze dirette della perdita di funzionalità della ghiandola pineale, che gradualmente non riesce più ad esercitare il proprio controllo sul resto dell’organismo. Come dice Pierpaoli, “... il direttore d’orchestra è esausto.” 
        I disturbi della ghiandola pineale
        In un articolo apparso recentemente (1995), ricercatori della Tierärztliche Hochschule di Hannover, in Germania sostenevano che anche nella ghiandola pineale sono presenti concentrazioni di molecole calamita. L’articolo proseguiva con un’esposizione dettagliata di come i test di laboratorio condotti sugli animali dimostravano senza ombra di dubbio che già campi elettromagnetici piuttosto deboli potevano esercitare un’influenza negativa sulla pineale. In particolare è stato dimostrato che i campi elettromagnetici emessi da elettrodomestici comuni, come il televisore, i trasformatori, gli apparecchi a microonde e i telefoni cordless, così come i computer e le linee dell’alta tensione possono portare ad una notevole riduzione della produzione di melatonina. Nei test di laboratorio condotti sui topi si è osservato che l’interruzione della produzione naturale di melatonina a causa del cosiddetto “elettrosmog” provoca il manifestarsi di tumori alle mammelle a seguito della crescita eccessiva di estrogeni o pseudo-estrogeni. Di ciò si dovrà occupare a fondo la ricerca nei prossimi anni.

        Allo stato attuale delle conoscenze sappiamo che le seguenti condizioni esercitano un’influenza negativa sulla pineale e sulla secrezione della melatonina: Hochscule (ETH) di Zurigo hanno dimostrato che il cervello umano (come d’altronde quello di tutti i vertebrati) contiene materiale magnetico (una sorta di molecole calamita). La scoperta è stata confermata da ricercatori americani, tedeschi e italiani. Nel corso di studi sulle oche selvatiche canadesi, che nel corso della loro migrazione annuale dall’Europa al Canada percorrono migliaia di chilometri in un volo non-stop per attraversare l’Atlantico settentrionale, è stato osservato che questi uccelli si orientano grazie al campo magnetico della terra. Le molecole calamita presenti nel loro cervello funzionano, per così dire, da bussola congenita.
        • esposizione alla luce durante le ore notturne e un ritmo sonno-veglia irregolare (es. lavoro su turni);
        • voli di più ore, che comportano l’attraverso di diversi fusi orari, soprattutto in direzione ovest-est (es. personale di bordo sugli aerei);
        • esposizione a campi magnetici e elettromagnetici, soprattutto la sera e durante la notte (es. radiosveglie e altri apparecchi elettrici posti vicino alla testa mentre si dorme; uso eccessivo del cordless; troppo tempo di fronte alla TV);
        • reti dell’alta tensione nelle immediate vicinanze dei luoghi dove si vive o si lavora (es. lungo la ferrovia).

          Qualsiasi interferenza esterna con la funzionalità della pineale sembra accelerarne l’invecchiamento e il deperimento. Tutto ciò sembra spiegare l’aumento vertiginoso di alcune malattie degenerative che si è verificato nei paesi industrializzati negli ultimi trent’anni (indebolimento del sistema immunitario, in particolare in riferimento a determinati tipi di tumore – cancro al seno per le donne e cancro alla prostata per gli uomini – malattie cardiocircolatorie, malattie vascolari, artrite e altre malattie reumatiche, ma anche allergie, disturbi del sonno e della memoria, e altre malattie tipiche della vecchiaia).

          La melatonina è efficace contro l’invecchiamento

          Le ricerche condotte da Pierpaoli e Regelson e i loro esperimenti sugli animali hanno dimostrato che il decadimento della ghiandola pineale e le sue conseguenze sull’organismo umano non sono un “destino ineluttabile”; al contrario, si tratta di processi che possono essere bloccati, se non addirittura invertiti. I due ricercatori hanno iniettato melatonina in topi nei quali il decadimento della pineale era già in fase avanzata e dopo pochi mesi hanno osservato che:
          • la funzionalità della pineale era stata ripristinata e l’organismo aveva ripreso a produrre melatonina in maniera autonoma;
          • la pelle, ormai rugosa e sottile, era tornata spessa e luminosa;
          • anche la funzione sessuale era stata ripristinata;
          • il sistema immunitario si riprendeva a visto d’occhio, consentendo di eliminare cellule tumorali in fase di sviluppo;
          • l’assunzione di cibo e la digestione erano tornate normali.

            I topi che erano stati trattati con la melatonina sopravvissero a quelli cui non era stato iniettata la sostanza per un periodo corrispondente a circa il 33% della normale durata della loro vita (topi, la cui vita dura in media 24 mesi, vissero per 33 mesi, che corrispondono a circa 30 anni nella vita dell’uomo). E malgrado l’età estremamente avanzata, i topi trattati con la melatonina godettero fino all’ultimo di una salute di ferro.

            Pierpaoli e Regelson spiegano il fenomeno dicendo che “... è tutta questione di energia...”. Uno dei compiti fondamentali della ghiandola pineale e della melatonina che ne secerne, è quello di proteggere il sistema energetico del nostro organismo. Insieme controllano e governano questo sistema, che garantisce il nutrimento delle cellule e lo svolgimento di tutte le funzioni del nostro organismo. Un qualsiasi problema nell’approvvigionamento energetico provoca scompensi che si ripercuotono su tutto il nostro corpo.

            Governando la trasformazione degli ormoni tiroidei in sostanze altamente energetiche, la ghiandola pineale esercita un controllo diretto sul flusso energetico. Il nostro corpo ha bisogno di questa energia per produrre il calore necessario al mantenimento della corretta temperatura, ma anche per produrre nuova energia. Tutto questo avviene nelle cellule ad opera di strutture microscopiche, chiamate mitocondri. A loro volta, questi ultimi producono ATP (adenosintrifosfato), il vero e proprio carburante per il nostro organismo. Quando invecchiamo, anche i mitocondri invecchiano, perdendo la loro forma e la loro struttura, irrigidendosi o calcificandosi e perdendo la capacità di rigenerarsi e di produrre nuovi mitocondri perfettamente funzionanti. Di conseguenza, la produzione di ATP diminuisce e il nostro corpo dispone di quantità sempre minori di energia. Non soltanto ci stancheremo più facilmente a seguito di sforzi notevoli; questa mancanza di energia si ripercuote anche tutte le cellule dell’organismo: con il tempo il nostro corpo non sarà più in grado di riparare e produrre nuove cellule, semplicemente a causa della mancanza dell’energia necessaria. In breve, il corpo invecchia.

            L’ossigeno è essenziale per la produzione di ATP e viene bruciato nel processo di trasformazione dell’energia. La diminuzione della produzione di ATP da parte dei mitocondri provoca un eccesso di ossigeno nell’organismo e quindi la produzione dei cosiddetti “radicali liberi”. Questi ultimi sono legami chimici che presentano un atomo di ossigeno “libero”, pronto a legarsi con altre sostanze per poi attaccare i tessuti cellulari. Nel peggiore dei casi, gli attacchi dei radicali liberi portano allo sviluppo di cellule tumorali.

            La riduzione della funzionalità della ghiandola pineale provoca l’atrofia dei mitocondri e la riduzione della produzione di ATP, con il risultato che alle cellule viene a mancare l’energia necessaria. La carenza di energia si ripercuote a sua volta sulla pineale, con una riduzione della funzionalità di quest’ultima. Le cellule, invece di produrre l’ATP, iniziano pirofosfato, una sostanza fortemente dannosa, che si lega con il calcio, formando sali di calcio. Si tratta di un processo che si conclude con la calcificazione della pineale e con un’ulteriore diminuzione nella produzione di melatonina, la quale a sua volta provoca una riduzione del livello di altri importanti ormoni, quali ad esempio gli ormoni tiroidei; il nostro organismo sarà sempre meno capace di produrre l’energia necessaria allo svolgimento di tutte le sue funzioni. Le cellule non producono più ATP ed energia, ma pirofosfato, che stimola la calcificazione, in primo luogo dei vasi sanguigni (arteriosclerosi), ma anche degli altri organi. Sono state osservate calcificazioni anche nel cuore e nel cervello.

            Si sviluppa così un vero e proprio circolo vizioso: il processo di calcificazione che inizia nella pineale si propaga lentamente ma inesorabilmente al resto del corpo, provocando la distruzione di tutte le cellule e dei vari sistemi fisiologici. In altre parole: quando la pineale non è più in grado di svolgere il proprio lavoro, i mitocondri, che forniscono energia alle cellule, smettono di funzionare correttamente. Inizia così una reazione a catena che con il tempo porta al crollo di tutti sistemi presenti nell’organismo umano.

            Il loro lungo lavoro di ricerca ha convinto Pierpaoli e Regelson, e con loro molti altri colleghi, che il processo di decadimento dell’organismo appena descritto, che noi chiamiamo invecchiamento, non è inevitabile e che anche una ghiandola pineale vecchia può rigenerarsi con la regolare assunzione di melatonina, così da essere riportata alla funzionalità tipica dell’età giovanile. È possibile interrompere il circolo vizioso descritto in precedenza; il ritorno alla forma e allo stato di salute della giovinezza è concretamente possibile

            Non è mai troppo tardi per la melatonina
            Quanto detto finora e un riassunto chiaro ed esauriente delle più importanti scoperte fatte da Pierpaoli e Regelson. Come abbiamo detto all’inizio del nostro articolo, ci siamo attenuti a quanto riportato dai due autori in La fonte della giovinezza. "Melatonina: abbiamo in noi l’ormone che ci impedirà di invecchiare?" (titolo originale dell’opera: The Melatonin Miracle, Simon & Schuster, New York 1995), senza però avere la pretesa di riuscire a descrivere in maniera dettagliata e comprensibile anche ai profani tutti gli aspetti trattati dai due scienziati. D’altra parte non era certo questo il nostro compito, né era nostra intenzione togliervi il gusto di leggere il libro.

            Tuttavia, deve essere chiaro che “... non è mai troppo tardi...”! Anche se avete già da tempo superato i 45 anni, potete ripristinare la normale funzionalità della ghiandola pineale e riportare la produzione di melatonina ai livelli tipici di organismo decisamente più giovane, semplicemente assumendo melatonina regolarmente ogni giorno. La spiegazione logica del meccanismo di “ringiovanimento” si desume facilmente dalla descrizione del processo d’invecchiamento:
            • la riduzione del livello di melatonina provoca una crescente carenza di energia nelle cellule;
            • la carenza di energia si ripercuote anche sulla ghiandola pineale, che inizia a calcificarsi;
            • calcificandosi e atrofizzandosi, la pineale produce sempre meno melatonina...
            • il circolo vizioso si chiude e il processo d’invecchiamento inizia il suo corso.

              Introducendo dall’esterno la quantità di melatonina di cui l’organismo ha bisogno, il nostro corpo riuscirà a fornire alle cellule necessaria per l’espletamento delle loro funzioni. La melatonina viene assorbita nell’apparato digerente (nel quale, anche in giovane età se ne hanno alte concentrazioni), per poi raggiungere le cellule e le ghiandole, compresa la pineale, attraverso il sistema circolatorio. Una volta raggiunta la pineale, la melatonina potrà riprendere la sua funzione originaria, cioè quella di garantire il corretto apporto di energia. La produzione del pirofosfato cessa e viene sostituita da quella dell’ATP. La nuova energia prodotta consentirà ai mitocondri di rinnovarsi e di riprendere la loro funzione originaria. La stessa pineale sarà nuovamente in grado di produrre energia sufficiente per svolgere i suoi normali compiti, tra cui quello di secernere melatonina. Il circolo vizioso è stato interrotto!
              Naturalmente, per ottenere questi risultati è necessario un po’ di tempo. Tuttavia, già dopo alcuni mesi di terapia a base di melatonina potrete osservare cambiamenti sostanziali e sorprendenti.

              Riassunto

              La melatonina, sostanza secreta dalla ghiandola pineale, svolge una serie di compiti di vitale importanza per il nostro organismo. Tra i 40 e i 50 anni la produzione di melatonina si riduce notevolmente: è l’inizio del processo d’invecchiamento. Il momento che segna l’inizio di questo processo e il suo effettivo svolgimento variano da persona a persona e dipendono da una serie di fattori, primi fra tutti quelli ereditari, ma anche dalla costituzione, dalle abitudini di vita, ecc.

              La melatonina può interrompere il processo d’invecchiamento. Il dottor Pierpaoli e il dottor Regelson, insieme ad altri colleghi di tutto il mondo, sono giunti a questa conclusione dopo lunghi anni di ricerca. Nel corso dei loro numerosi test di laboratorio non hanno registrato nessun effetto indesiderato a seguito della somministrazione di melatonina. Essendo un aminoacido semplice, la melatonina non è una sostanza tossica, e dosi di 1000mg al giorno sono stati tollerati senza problemi dai soggetti degli studi.

              Alcune domande sulla melatonina
              1. Se la melatonina è veramente sicura e se realmente possiede tutte le virtù che le vengono attribuite, perché non è ammessa nella maggioranza dei paesi europei?

              I motivi sono diversi:
              • ad eccezione che negli Stati Uniti e in Olanda, dove la melatonina è classificata come integratore alimentare, nella maggior parte dei paesi industrializzati gli ormoni sono considerati farmaci e perciò devono sottostare alle norme sui controlli dei prodotti farmaceutici. Per ottenere l’autorizzazione alla vendita di un farmaco sono richieste tutta una serie di test costosi e laboriosi e una lunga attività di ricerca. Essendo una sostanza che l’organismo di una persona giovane e sana produce in quantità sufficiente, la melatonina non è brevettabile, perciò l’industria farmaceutica non è particolarmente interessata alla sua commercializzazione. Inoltre, una volta immessa sul mercato come prodotto generico, la melatonina farebbe concorrenza a farmaci molto redditizi, quali sonniferi e tranquillanti.
              • L’allungamento della vita media di anche solo dieci d’anni farebbe cadere gli enti previdenziali della maggioranza dei paesi europei in una crisi ancora più profonda di quella in cui si trovano oggi. A questo proposito basta pensare al recente rapporto pubblicato dal Consiglio Federale svizzero sulle pensione di anzianità e reversibilità (Pensioni di anzianità e di reversibilità, rapporto del Dipartimento Federale dell’Interno, 12 giugno 1996).
                Le uniche istituzioni che beneficerebbero dell’immissione sul mercato della melatonina sarebbero le mutue e i servizi sanitari nazionali. Certo non è detto che in futuro detti enti si muoveranno in tal senso.

                Per questi motivi ci associamo a quanto il dottor Regelson scrive nell’introduzione del suo libro:
                “Ho settant’anni. Con mia stessa sorpresa, sono diventato improvvisamente cosciente della mia condizione mortale. Non posso permettermi di aspettare altri trent’anni. Non voglio vedere la mia creatività, la mia capacità di godere della bellezza di questa terra e della gioia sensuale del mio corpo, distrutte da un processo che, stando alla nostra ricerca, è reversibile e addirittura evitabile.”

                2. È vero che la melatonina non ha controindicazioni ed effetti indesiderati? Posso prenderla per lungo tempo senza problemi, anche essendo allergico ad altre sostanze?

                Come già abbiamo detto in precedenza, la melatonina è un aminoacido semplice, che l’organismo assimila in poche ore. È una sostanza assolutamente non tossica. In più di trent’anni di ricerca a livello internazionale non sono stati riscontrati effetti indesiderati dovuti all’assunzione di melatonina. Non dimenticate che il nostro organismo produce abbondanti quantità di melatonina fino verso i 45 anni di età senza che ciò crei alcun problema; al contrario, la melatonina ci aiuta a mantenerci sani e in forma.

                Studi condotti presso il National Institut of Health statunitense hanno dimostrato che l’assunzione di melatonina non presenta alcuna controindicazione ed è perciò sicura. Nel 1990 una commissione speciale in seno allo stesso istituto ha sottolineato che altri sonniferi danno dipendenza e disturbano la fase dei sogni (fase REM), mentre la loro efficacia si riduce con il trascorrere del tempo. Al contrario, la melatonina può essere assunta come sonnifero senza che si manifestino effetti indesiderati.

                3. Esistono limitazioni all’assunzione della melatonina insieme ad altri farmaci o integratori alimentari, quali ad esempio gli integratori vitaminici?

                Sì, almeno in parte. Secondo Pierpaoli e Regelson esistono una serie di farmaci che possono seriamente disturbare il normale ciclo produttivo della melatonina. È consigliabile di evitare di assumere questi farmaci, o quanto meno usare particolare attenzione. Appartengono a questa categoria di farmaci l’aspirina, l’ibuprofen e altri FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) che sono spesso somministrati per la cura di malattie croniche come l’artrite e altre infiammazioni muscolari e delle giunture. Trattandosi di farmaci che possono ostacolare la produzione notturna di melatonina, spesso i pazienti lamentano disturbi del sonno e stati depressivi. In questi casi sarebbe bene rivolgersi al proprio medico curante per farsi prescrivere una terapia diversa.

                È stato dimostrato che anche i cosiddetti betabloccanti, impiegati nella cura dell’ipertensione e di diverse cardiopatie, ostacolano il normale ciclo produttivo della melatonina. Soprattutto se vengono assunti di sera, i betabloccanti inibiscono la produzione notturna di melatonina. Siccome l’ipertensione può essere contrastata anche assumendo melatonina, la contemporanea somministrazione di betabloccanti sembra controproducente. In ogni caso, consultatevi con il vostro medico curante prima di sospendere una terapia. Esistono una serie di eccellenti preparati contro l’ipertensione che possono essere prescritti al posto dei betabloccanti. Il vostro medico saprà consigliarvi.

                Anche i pazienti che assumono i cosiddetti “inibitori della serotonina”, antidepressivi o corticosteroidi dovrebbero rivolgersi al proprio medico curante prima di iniziare una terapia a base di melatonina.

                Non esistono invece limitazioni all’assunzione della melatonina insieme agli integratori alimentari, quali ad esempio preparati a base di vitamine, ai fitofarmaci, al coenzima Q10 e ad altre sostanze naturalmente prodotte in grande quantità da un organismo giovane; la melatonina può essere assunta senza problemi anche insieme a preparati a base di oligoelementi (metalli o minerali). Siccome la melatonina prodotta naturalmente dal nostro organismo aiuta gli organi dell’apparato digerente ad assimilare tutte le sostanze nutritive che introduciamo nel nostro corpo con l’alimentazione, è possibile che assumendo melatonina per un certo periodo di tempo non abbiate più necessità di assumere altri integratori.
                4. Chi dovrebbe evitare di prendere la melatonina?
                • I bambini e i ragazzi non hanno bisogno di assumere melatonina; il loro organismo ne produce in abbondanza. Possono, tuttavia, presentarsi delle eccezioni, in cui è consigliabile assumere melatonina.
                • Anche le donne incinte o che allattano dovrebbero evitare di assumere melatonina.
                • Le persone che soffrono di malattie croniche, malattie autoimmuni o depressione dovrebbero assumere la melatonina solo sotto costante controllo medico.
                • La melatonina induce sonnolenza, perciò non dovrebbe mai essere presa prima di dedicarsi ad attività che richiedono tutta la nostra attenzione. Evitare di assumere melatonina prima di mettersi alla guida.
                  Come sempre quando si procede all’automedicazione, anche in casi di assunzione di melatonina ricordate che quanto detto finora e tutto ciò che potete trovare in altri fonti non può sostituire il consiglio di un medico, di un naturopata esperto o di un nutrizionista. Le persone sane possono decidere autonomamente se prendere melatonina o meno; coloro che invece hanno problemi di salute, soprattutto se cronici, dovrebbero consultare il proprio medico. Ciò vale anche nel caso in cui assumiate regolarmente farmaci con obbligo di ricetta. La melatonina potenzia gli effetti di determinati farmaci; in questi casi potrebbe essere necessaria una riduzione del dosaggio. L’automedicazione comporta sempre alcuni rischi.
                  5.Quando e come assumere melatonina? Qual è la dose giusta?
                  In linea di massima si raccomanda di assumere la melatonina la sera, circa 20-40 prima di andare a letto. Ricordatevi, infatti, che la ghiandola pineale inizia a secernere melatonina quando le cellule nervose della retina cessano di trasmettere gli impulsi luminosi al cervello. Se lavorate di notte, dovete stabilire quando assumere la melatonina sulla base del vostro ciclo sonno/veglia giornaliero. Per facilitare l’individuazione della dose di melatonina necessaria per soddisfare il fabbisogno di ognuno, produciamo capsule da 1mg e da 3mg.

                  Per stabilire la dose che fa per voi, vi consigliamo di seguire quanto suggerito da Pierpaoli e Regelson:
                  • insonnia o disturbi del sonno
                    Inizialmente prendete 1mg di melatonina. Se dopo 30 minuti non avvertite ancora sensazioni di torpore, prendetene un altro milligrammo. Se dopo 10-15 siete ancora ben svegli, assumete un terzo milligrammo di melatonina. Procede così fino a che non ne avrete assunto al massimo 5-6mg (dose massima giornaliera consigliata). Una volta stabilita la dose giusta per voi, annotatela e continuate a prenderla regolarmente la sera prima di andare a letto per almeno due settimane dopo aver ripristinato il normale ciclo sonno/veglia. In questo modo il vostro orologio interno tornerà a funzionare normalmente e voi non avrete più bisogno della melatonina per dormire;
                    • sonno disturbato o agitato
                      Se vi svegliate spesso nel corso della notte oppure vi svegliate presto la mattina senza riuscire a riprendere sonno, iniziate con il prendere 1mg di melatonina prima di andare a dormire. Se il problema non si risolve e voi continuate a svegliarvi durante la notte, la sera successiva prendete 2mg di melatonina. Se ancora una volta il problema permane, aumentate la dose a 3mg. Procedete così fino anche non avrete raggiunto la dose massima consigliata di 5-6mg al giorno. Continuate ad assumere regolarmente la dose giusta per voi per almeno due settimane prima di coricarvi. In questo modo il vostro orologio interno tornerà a funzionare normalmente e voi tornerete a dormire sonni tranquilli;

                      Attenzione: se dopo aver assunto melatonina constatate che la mattina non siete pienamente svegli, la dose serale è troppo alta. Riducetela gradualmente di 1mg per volta, finché al mattino non vi sentite completamente svegli.
                      • per combattere il jet-lag
                        Il fenomeno che si manifesta a seguito di voli transcontinentali e transoceanici che comportano l’attraversamento di diversi fusi orari e che è conosciuto come jet-lag provoca l’interruzione del normale ciclo circadiano (il ciclo giorno/notte che regola le nostre attività nell’arco delle 24 ore). Il jet-lag si manifesta in particolare quando si viaggia in direzione ovest-est. La melatonina può aiutare chiunque viaggi a ristabilire un normale ciclo circadiano. Una volta raggiunta la meta del vostro viaggio, assumete da 3 a 6mg di melatonina prima di coricarvi all’ora in cui normalmente si va a letto nel paese dove vi trovate, e continuate ad assumere melatonina per tre-quattro notti, finché il vostro orologio interno non si sarà abituato al nuovo fuso orario. Se in questo periodo continuate a svegliarvi troppo presto, aumentate la dose di 1-2mg, per riuscire a prendere sonno. Una volta tornati a casa, fate riabituare il vostro organismo al normale ritmo di vita assumendo da 3 a 6mg di melatonina prima di coricarvi all’orario normale; continuate a prendere la melatonina finché non vi sarete riabituati al fuso orario.
                        Molte persone che prendono melatonina non manifestano i sintomi tipicamente associati al cambio di fuso orario;
                        • prevenzione di malattie
                          Sebbene Pierpaoli e Regelson in condizioni normali non reputino necessario assumere regolarmente melatonina prima dei 45 anni, ritengono che in particolari circostanze la somministrazione dimelatonina debba iniziare già intorno ai 30 anni. La melatonina è in grado di contrastare le malattie e può essere utile per opporsi a due patologie ricorrenti: l’infarto del miocardio e il cancro. Le persone a rischio infarto o che hanno più probabilità di essere colpite da tumori possono cominciare ad assumere melatonina ben prima dei 45 anni. Secondo le ricerche effettuate da Russel Reiter (v. bibliografia), una profilassi a base di melatonina può scongiurare lo sviluppo di cellule cancerogene.
                          Sembra anche l’elevato livello ematico di melatonina tipico dell’età giovanile aiuti a contrastare disfunzioni ereditarie. Se temete la presenza di malattie ereditarie, richiedete al vostro medico un esame del sangue completo per verificare i valori più importanti, quali lipidi, colesterolo e trigliceridi; quindi verificate il livello di glucosio nel sangue e la funzionalità epatica.
                          Grazie all’analisi del sangue completa il vostro medico sarà in grado di valutare se effettivamente avete bisogno di melatonina per riportare i valori dei lipidi, degli enzimi, dei minerali e delle vitamine a quelli tipici dell’età giovanile.
                          • per sentirsi giovani e mantenersi in forma
                            In questo caso l’assunzione di melatonina è consigliata a tutti, indipendentemente dallo stato di salute. La terapia sviluppata da Pierpaoli e Regelson si basa sull’idea di riportare il livello di melatonina presente nell’organismo di una persona di 45 anni a quello tipico di una persona di 20. È in questo periodo della vita umana che la produzione di melatonina raggiunge il picco massimo con circa 125 picogrammi (125 miliardesimi di grammo) al giorno. In seguito la produzione di melatonina comincia a calare lentamente; intorno ai 45 anni si verifica un vero e proprio crollo e intorno agli 80 anni il livello di melatonina presente nel corpo di una persona altrimenti sana è circa la metà di quello di un giovane di 20 anni. Si tratta quindi di invertire questo andamento in modo da mantenere costante il livello di melatonina tipico della giovinezza. Per fare questo è sufficiente assumere regolarmente la giusta quantità di melatonina. Una persona di quarant’anni ha bisogno di una dose minima; a cinquanta la dose da assumere è leggermente superiore, e così via. Rifornendo il nostro organismo di melatonina, aiutiamo la ghiandola pineale a rigenerarsi e quindi, per così dire, a riportare indietro le lancette del nostro “orologio dell’invecchiamento”.

                            EtàDose di Metalonina
                            40-441mg prima di coricarsi
                            45-541-2mg prima di coricarsi
                            55-642-3mg prima di coricarsi
                            65-743-6mg prima di coricarsi
                            75 e oltre4-6mg prima di coricarsi

                            Se nella vostra famiglia ci sono precedenti di morte per patologie tipiche della vecchiaia (cancro e malattie cardiocircolatorie), l’assunzione di melatonina tra i 30 ed i 40 anni può aiutare a prevenire l’insorgere di queste malattie in soggetti geneticamente predisposti. In questi casi la dose da assumere è quella consigliata per le persone di 40-44 anni.
                            Per calcolare le dosi di melatonina da assumere indicate nella tabella, Pierpaoli e Regelson hanno misurato il livello medio di melatonina presente nell’organismo di un certo numero di persone appartenenti alle diverse fasce di età, confrontandolo poi con la quantità di melatonina necessaria per ripristinare i valori tipici della giovinezza. Naturalmente bisogna tenere conto che ognuno di noi è diverso da qualsiasi altro individuo, non soltanto per quanto riguarda l’aspetto esteriore ma anche in rapporto ai caratteri genetici, allo stile di vita e alle abitudini alimentari; per questa ragione, le dosi consigliate nella tabella possono subire delle variazioni per adattarsi alle esigenze del singolo. Non è perciò necessario rispettare le dosi consigliate al decimo di milligrammo, perché non si tratta di valori “critici”. Tuttavia, la dose di melatonina assunta giornalmente non dovrebbe superare i 6mg. Sebbene altri ricercatori consiglino l’assunzione di dosi più elevate, noi ci atteniamo all’idea di Pierpaoli e Regelson: talvolta “meno può anche significare di più”. L’assunzione di melatonina non presenta comunque 6

                            6. Posso prendere la melatonina anche se già assumo altri preparati a base di ormoni? Nessun pericolo.
                            Sì. Milioni di donne all’inizio della menopausa si sottopongono a terapie ormonali per sostituire gli estrogeni che non producono con la cessazione del ciclo mestruale. I preparati che si trovano in commercio oggi sono per lo più a base di estrogeni e progesterone. Molte donne portano avanti questa terapia per un tempo relativamente breve allo scopo di ridurre i fastidiosi sintomi della menopausa (es. caldane e disturbi del sonno); ad altre donne viene, invece, prescritta per prevenire possibili problemi cardiaci e la comparsa dell’osteoporosi, due delle patologie che si manifestano più di frequente tra le donne anziane.

                            La contemporanea assunzione di melatonina e di altri ormoni non provoca nessun problema. Tutti gli ormoni menzionati coesistono nell’organismo di una donna giovane (prima della menopausa), senza dare luogo ad alcun disturbo. Non c’è motivo di pensare che tale situazione possa cambiare andando avanti con gli anni.

                            7. Cosa posso fare per favorire l’azione della melatonina?

                            La melatonina è un mezzo molto efficace per ritardare i sintomi dell’invecchiamento e allungare la propria vita mantenendosi sani e in forma. Non ci si deve, tuttavia, abbandonare all’idea che basti prendere una pillola di melatonina al giorno, trascurando poi impunemente le esigenze del nostro corpo. Non è così: la melatonina ha bisogno del nostro aiuto per operare in modo efficace. Ecco una serie di consigli per rimare sani e mantenere un elevato livello di melatonina:
                            • cercate di seguire un ritmo sonno-veglia il più possibile naturale, anche se in passato avete avuto difficoltà. La melatonina non è l’unico sostanza ad essere secreta ciclicamente; sono molti gli ormoni presenti nel nostro organismo che vengono prodotti nell’ambito di cicli ben precisi. Andare a letto e alzarsi più o meno sempre alla stessa ora aiuta l’organismo a mantenere un ritmo naturale. Dormire troppo poco o in maniera irregolare alla lunga disturba il normale ciclo produttivo degli ormoni;
                            • evitate comportamenti che possano disturbare le vostre abitudini in rapporto al sonno. Cercate di non svolgere attività eccitanti immediatamente prima di andare a letto: se siete abituati a fare sport di sera (fare sport è un’abitudine straordinariamente importante e sana), lasciate passare almeno due ore prima di andare di coricarvi (unica eccezione: una partita a scacchi). Una serie di studi hanno dimostrato che praticare attività fisiche faticose prima di coricarsi può ostacolare la secrezione di melatonina durante la notte (nessuna paura: il sesso non rientra tra le attività fisiche “proibite” da Pierpaoli e Regelson);
                            • cercate di dormire sette-otto ore per notte (ovviamente, sono permessi strappi alla regola ogni tanto). Ci sono persone che hanno bisogno di meno ore di sonno, altre che invece devono dormire di più. Ognuno di noi deve regolarsi in modo da sentirsi sveglio e pronto ad affrontare la giornata. Certo è che se durante il giorno dormicchiate o non vi sentite completamente a vostro agio, probabilmente avete bisogno di dormire di più;
                            • evitate di consumare troppo alcol, in particolare prima di coricarvi: il consumo eccessivo di alcol può infatti ostacolare la secrezione di melatonina durante la notte. Lo stesso vale per la nicotina, la caffeina e ogni altra sostanza che dà assuefazione;
                            • se assumete melatonina come sonnifero, evitate di prendere antri tranquillanti (es. Valium) o barbiturici. Questi farmaci, infatti, agiscono sul sistema nervoso centrale e disturbano il normale funzionamento della ghiandola pineale;
                            • cercate di mantenere un peso corporeo nella norma. Il sovrappeso non pericoloso solamente perché aumenta le possibilità di essere colpiti da patologie cardiocircolatorie, cancro, diabete e ictus; vari studi hanno dimostrato che nelle persone sovrappeso la melatonina non viene prodotta correttamente e ciò riduce la funzionalità della pineale;
                            • fate attenzione ai campi elettromagnetici. Viviamo nel mondo moderno, circondati da apparecchiature che emanano onde elettromagnetiche. Non è certo pensabile privarsi di tutto ciò, per tornare a vivere come un secolo fa. Tuttavia, con alcuni piccoli accorgimenti è possibile vivere una vita sana, senza dover tornare all’età della pietra. Ecco una serie di consigli da tenere in considerazione:
                              a. usate telefoni cellulari o cordless? Se la risposta è sì, domandatevi se ne avete davvero bisogno o li usate solo per fare colpo sugli altri. I telefoni cellulari e i cordless emanano fortissimi campi elettromagnetici e vengono tenuti molto vicini al cervello. Questo vale soprattutto per gli apparecchi GSM. Le onde elettromagnetiche sono così nocive per la ghiandola pineale, che alla lunga possono far cessare la normale produzione di melatonina;
                              b. trascorrete molto tempo davanti al televisore? Se la risposta è positiva, fate in modo di stare ad una certa distanza dall’apparecchio. La distanza minima raccomandata è di circa 2 metri e mezzo. Più lontani state, meglio è. Quando spegnete il televisore (soprattutto la notte), assicuratevi che sia spento del tutto. Così non soltanto risparmiate energia, evitate anche l’emissione di radiazioni dovute al riscaldamento del tubo catodico. Inoltre, non dovrebbero esserci televisori in camera da letto;
                              c. avete una radiosveglia sul vostro comodino? Sostituitela con una normale sveglia meccanica. Anche gli apparecchi elettrici più piccoli emettono onde elettromagnetiche rilevabili fino a una distanza di due metri. Le onde prodotte dalla radiosveglia possono avere effetti nocivi sulla ghiandola pineale soprattutto se l’apparecchio si trova vicinissimo alla vostra testa. La stessa cosa vale per gli alimentatori delle moderne lampade alogene a basso voltaggio da comodino;
                              d. la sera lavorate spesso al computer? Avete mai notato che quando smettete vi sentite svegli e pimpanti anche se l’ora di andare a letto è passata da tempo? Normalmente, quando si lavora al computer si sta ad una distanza media di 50-60 centimetri dallo schermo; le onde elettromagnetiche emesse dall’apparecchio, tuttavia, si avvertono fino a una distanza di due metri! Il campo elettromagnetico prodotto dal computer mentre lavorate ostacola la corretta produzione di melatonina; per questo motivo non vi sentite mai stanchi. Spegnete il computer al momento giusto e consentite al vostro organismo di lasciarsi andare al torpore in modo del tutto naturale.
                              Come vedete, esistono diverse possibilità di vivere in maniera sana senza per questo dover rinunciare alle comodità della vita moderna.
                              Per concludere, lasciateci citare ancora una volta il dottor Pierpaoli e il dottor Regelson. Le parole che seguono sono tratte dalla conclusione del loro libro:
                              “Il miracolo della melatonina non è solo che essa può allungare la vita e mantenerci in salute e vigore. Il suo vero miracolo è il vasto impatto che avrà sulla nostra generazione e su quelle a venire. Ci stiamo accingendo a vivere un’avventura: siamo la prima generazione ad avere il potere di impedire le malattie e l’indebolimento diventati il marchio del “normale” invecchiamento. Per la prima volta, abbiamo il potere di conservare la nostra giovinezza e rimanere vitali e vigorosi per tutta la vita. Per la prima volta, non siamo solo in grado di impedire il declino fisico associato all’età, ma possiamo davvero rallentare – e addirittura capovolgere – l’invecchiamento stesso. Questo è il vero miracolo della melatonina.” (Walter Pierpaoli & William Regelson, agosto 1995)
                              Attenzione
                              Le informazioni presenti in questo articolo sono tratte in buona fede da fonti ritenute precise e attendibili. Coloro che avessero dei dubbi circa la loro attendibilità o circa l’uso dei prodotti e delle tecniche menzionati, sono pregati di rivolgersi al proprio medico prima di procedere all’autodiagnosi e all’automedicazione.
                              Altre notizie dal mondo della scienza

                              Nei pinealociti dell’epifisi vengono sintetizzati indolamine (es. melatonina) e peptidi (es. vasopressina). A seguito dell’azione esercitata da due enzimi sulla serotonina si forma l’N-acetil-5-metossitriptamina (= melatonina). Il nucleo suprachiasmatico dell’ipotalamo e il sistema nervoso simpatico trasmettono alla ghiandola pineale tutte le informazioni riguardanti la luce che colpisce la retina. Mentre il buio stimola la sintesi e la secrezione della melatonina, la luce funziona da inibitore. Poco dopo il calare del sole il livello ematico di melatonina comincia ad alzarsi, per raggiungere il picco massimo tra le 2 e le 4 del mattino. Il valore massimo di melatonina nel sangue è molto elevato nei bambini di età compresa tra 1 e 3 anni, per poi scendere progressivamente nel corso della vita. Il nucleo suprachiasmatico mantiene vivo il ritmo circadiano della secrezione della melatonina governato dall’alternanza giorno/notte (1).
                              Sono stati individuati due tipi di recettori della melatonina: i recettori ML1 dall’affinità elevata controllano la funzionalità della retina e governano i ritmi giornalieri. Negli animali, per esempio, la cui fertilità ha carattere stagionale, la melatonina esercita una grossa influenza sulla funzione riproduttiva. Si ritiene, inoltre, che i recettori della melatonina posti nei tessuti periferici esercitino una certa influenza sulla circolazione sanguigna e sulla temperatura corporea. Al contrario, la funzione dei recettori a bassa affinità (ML2) non è ancora ben definita. A livello intracellulare, la melatonina esercita una certa influenza su diversi enzimi. In concentrazioni elevate (farmacologiche), la melatonina svolge anche un’azione antiossidante, mentre nel corso di test di laboratorio condotti su animali ha mostrato effetti stimolanti del sistema immunitario.

                              Farmacocinesi

                              La melatonina somministrata in pillole o capsule viene assorbita velocemente dall’organismo. Il livello ematico massimo viene raggiunto dopo una o due ore dalla somministrazione. La biodisponibilità è estremamente variabile. A seguito dell’assunzione di dosi comprese tra 1 e 5mg somministrate per via orale si registra un livello di melatonina nel sangue pari a 10-100 volte quello notturno fisiologico (2). La melatonina viene metabolizzata nel fegato e i suoi metaboliti (solfati e glucuronidi) sono espulsi con l’urina. Il tempo medio richiesto per la loro eliminazione varia tra i 35 ed i 50 minuti.

                              Effetti sul sonno

                              Secondo la maggioranza degli studiosi, senza dubbio la melatonina stimola il sonno (1, 3, 4). La melatonina sviluppa tutta la sua efficacia soprattutto nelle persone che presentano un livello ematico ridotto per ragioni endogene (in particolare nelle persone anziane). Anche coloro che presentano disturbi del ciclo giorno-notte (es. persone che effettuano lunghi viaggi transcontinentali o transoceanici, chi lavora di notte e i non-vedenti) dovrebbero beneficiare di una terapia a base di melatonina (4).
                              Tuttavia, sono poche le ricerche degne di nota che provano che la melatonina stimola effettivamente il sonno. Nel corso di piccoli esperimenti di laboratorio di portata ridotta, somministrando una singola dose di melatonina a dei volontari sono state registrate una riduzione della latenza del sonno e un contemporaneo allungamento della durata del sonno stesso. Per esempio, nel corso di uno studio crossover a doppia cecità sono state somministrate a 15 persone di mezza età dosi di melatonina pari a 0,3mg o a 1mg. Coloro che avevano ricevuto la dose da 1mg hanno dormito più a lungo e meglio rispetto alle persone che avevano ricevuto il placebo (5). Un secondo studio ha coinvolto 18 giovani adulti cui sono state somministrate dosi da 5mg di melatonina o di placebo in diversi momenti della giornata (alle 12.00, alle 17.00, alle 19.00 e alle 20.00). La melatonina ha rivelato la sua qualità di stimolante del sonno soprattutto quando veniva assunta la sera. Negli altri casi è stata osservata una riduzione della temperatura corporea (6).
                              Relativamente ben documentato è l’effetto di modifica del ciclo giorno-notte esercitato dalla melatonina. Nel corso di uno studio a doppia cecità effettuato nel 1986, a 17 persone fu somministrata una dose di 5mg di melatonina o di placebo per tre giorni prima e quattro giorni dopo un volo dalla costa occidentale degli Stati Uniti all’Inghilterra. Mentre coloro che avevano assunto placebo risentirono degli effetti del jet lag, le persone cui era stata somministrata la melatonina non mostrarono alcun sintomo (7). Questa conclusione è stata confermata anche da altri studi. Il personale di cabina coinvolto in uno studio a doppia cecità ha beneficiato dell’azione anti-jet lag della melatonina solo assumendone una dose di 5mg nei tre giorni seguenti all’arrivo a destinazione, e non anche assumendola prima della partenza (8). In uno studio effettuato su otto persone affette da sindrome della fase del sonno ritardata, la somministrazione di 5mg di melatonina ha fatto registrare una significativa riduzione di circa 82 minuti della fase di latenza del sonno (9).
                              La melatonina può aiutare a ripristinare il corretto ritmo sonno-veglia nei non-vedenti che presentano un ritmo giorno-notte disturbato. Gli studi effettuati su persone che soffrono di insonnia vera e propria sono una rarità: uno studio a doppia cecità è stato condotto su 12 persone anziane affette da disturbi del sonno. Prima di iniziare lo studio, i ricercatori osservarono una ridotta o rallentata attività di espulsione attraverso le urine dei più importanti metaboliti della melatonina. Per tre settimane i 12 soggetti assunsero ogni sera 2mg di melatonina a rilascio ritardato o di placebo. Un rilevatore di movimenti applicato al polso di ciascuna delle persone coinvolte consentiva di verificare la qualità del sonno. Le persone cui era stata somministrata la melatonina fecero registrare una riduzione dei periodi di veglia nel corso della notte e un significativo miglioramento della qualità del sonno; la fase di latenza del sonno si ridusse in maniera non significativa, mentre la durata totale del sonno non subì variazioni (10).
                              Un altro studio coinvolse 26 persone affette da disturbi del sonno, cui furono somministrati ogni sera per una settimana un placebo, 2mg di melatonina a rilascio ritardato e 2mg di melatonina normale. Al termine dell’ultima settimana ai 26 soggetti venne somministrata per due mesi una dose di 1mg di melatonina a rilascio ritardato. I preparati a base di melatonina (normale e a rilascio ritardato) contribuirono alla riduzione della fase di latenza del sonno, mentre la melatonina a rilascio ritardato portò a un miglioramento della qualità del sonno stesso (11).
                              Finora non sono stati effettuati studi comparati sugli effetti della melatonina e dei sonniferi che si trovano normalmente in commercio.
                              Tuttavia, la melatonina è usata da milioni di persone (soprattutto negli Stati Uniti), che la acquistano senza bisogno di ricetta (12). Una sorta di esperimento di massa non monitorato che sembra confermare l’efficacia della melatonina come stimolante del sonno.

                              Altri effetti della melatonina

                              Si ritiene che lo sviluppo sessuale e la pubertà siano legati alla progressiva diminuzione delle quantità di melatonina secrete che si verifica nel corso dell’infanzia (1). In letteratura sono riportati diversi casi di ragazzi con ridotta funzionalità della ghiandola pineale a causa di tumori che manifestano segni di pubertà precoce. Al contrario, nelle persone affette da ipogonadismo ipotalamico sono stati rilevati livelli ematici di melatonina insolitamente elevati. La melatonina sembra esercitare una certa influenza diretta anche sulla funzione endocrina delle ovaie (1). Sebbene nel corso degli esperimenti condotti sugli animali bassi livelli di melatonina nel sangue sono stati collegati ad un’accelerazione del processo d’invecchiamento, non esistono prove che la melatonina possa arrestare il processo d’invecchiamento nell’uomo. Al contrario, esistono molti studi che dimostrano l’efficacia della melatonina nel proteggerci contro il cancro. Due sono i meccanismi di protezione ipotizzati: una modulazione dei diversi recettori nelle cellule tumorali e la modulazione della risposta immunitaria. Ad alte concentrazioni, la melatonina svolge anche un’azione antiossidante. Gli studi condotti su malati di cancro sono però ancora pochi e non particolarmente significativi.

                              Effetti indesiderati

                              A seconda del momento dell’assunzione, la melatonina (soprattutto in dosi elevate) può indurre sonnolenza “anticipata”. Alle dosi consigliate (1-5mg), tuttavia, la melatonina non presenta effetti indesiderati degni di nota; in particolare, sono riportati casi di hangover. A causa dell’esiguità del numero degli studi, per il momento non è possibile effettuare una valutazione adeguata di altri effetti indesiderati (es. ipotermia, problemi di concentrazione). Per il momento non disponiamo di dati sull’interazione della melatonina con altre sostanze.

                              Dosaggio, somministrazione e costi

                              Nessun preparato a base di melatonina ha finora ottenuto l’autorizzazione ufficiale alla vendita nel territorio svizzero. Alcune farmacie acquistano la melatonina all’estero; in alternativa, può essere acquistata direttamente negli Stati Uniti (dove non è considerata un farmaco). Ciò significa che non ci sono garanzie circa la qualità dei preparati. In ogni caso, assicuratevi che la melatonina che acquistate sia di origine sintetica e non animale.
                              Per il momento non esistono indicazioni sicure e documentate sul corretto dosaggio della melatonina. Per favorire il sonno, in molti casi è sufficiente prendere 1-1,5mg di melatonina 30-60 minuti prima di coricarsi. Negli studi menzionati in precedenza sono state usate dosi variabili da 2 a 5mg. In considerazione dell’esiguità dei dati a disposizione, l’assunzione di melatonina è sconsigliata alle donne incinte o in fase di allattamento e ai bambini.
                              Negli Stati Uniti la melatonina è prodotta da diverse aziende. Il costo di 100 pillole o capsule oscilla (indipendentemente dalla dose giornaliera da prendere) tra i 10 e i 15 dollari. (Le benzodiazepine e altri sonniferi analoghi costano in Svizzera 30-65 franchi/100 pillole).

                              Commento

                              Ormai dovrebbe essere universalmente risaputo che la melatonina non è un rimedio miracoloso. Diversa è la questione se essa sia effettivamente un sonnifero efficace e al tempo stesso innocuo. Purtroppo la nostra conoscenza nel campo è ancora molto limitata. Se la melatonina fosse una sostanza brevettabile, senza dubbio saremmo da tempo sommersi di studi dettagliati a riguardo. Non essendo una sostanza brevettabile, il disinteresse dell’industria farmaceutica al riguardo è totale. I ricercatori del sonno predicano prudenza, senza tuttavia sconsigliare il ricorso alla melatonina.

                              Letteratura

                              1. Brzezinski A. N Engl J Med 1997; 336: 186-95
                              2. Dollins AB et al. Proc Natl Acad Sci USA 1994; 91: 1824-8
                              3. Arendt J. Br Med J 1996; 312: 1242-3
                              4. Chase JE, Gidal BE. Ann Pharmacother 1997; 31: 1218-26
                              5. Attenburrow ME et al. Psychopharmacology 1996; 126: 179-81
                              6. Tzischinsky O, Lavie P. Sleep 1994; 17: 638-45
                              7. Arendt J et al. Lancet 1986; 292: 1170
                              8. Petrie K et al. Biol Psychiatry 1993; 33: 526-30
                              9. Dahlitz M et al. Lancet 1991; 337: 1121-4
                              10. Garfinkel D et al. Lancet 1995; 346: 541-4
                              11. Haimov I, Lavie P. Drugs Aging 1995; 7: 75-8
                              12. Lamberg L. JAMA 1996; 276: 1011-4
                              Fonte: Infomed-Verlags-AG

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