Il Digiuno e Le religioni


Il Digiuno e Le religioni

La parola penitenza deriva dal latino poenitentia ed è un modo per chiedere perdono a Dio in caso di peccato. In tutte le religioni questo tentativo dell’uomo di chiedere “scusa” viene rappresentato con feste e riti. Il rito del digiuno, la purificazione e il sacrificio sono elementi fondamentali.
Nel Buddhismo i fedeli sono chiamati a pregare in silenzio davanti alla statua di Buddha e a pentirsi delle loro colpe. L’Induismo prevede riti di purificazione quali immersioni nei fiumi dei luoghi sacri, in quanto l’acqua santa di quei luoghi ha il potere di cancellare i peccati.
La religione ebraica celebra con la festa dell’Espiazione, il perdono concesso da Dio al popolo di Israele che aveva peccato costruendo il vitello d’oro. Questa solennità è molto importante per gli ebrei e in questo giorno essi confessano a Dio le loro colpe e invocano il suo perdono digiunando. A conclusione di tale festa il fedele se ne va accompagnato da queste parole: “va’,mangia con gioia il tuo pane, bevi il tuo vino con cuore sereno. Il Signore ha gradito il tuo digiuno”.
Inoltre sono importanti il digiuno di Yunus Giona da Ninive o la Quaresima. Il Corano menziona il digiuno della parola praticata da Zaccaria e Maria la Vergine dopo la nascita successiva di Giovanni Battista e Gesù Cristo (presente anche sul Corano III, 41. IXX, 10, 26, 29). Il digiuno è praticato anche con fervore in diverse religioni mondiali.
Tutti ricordiamo del digiuno radicale del Mahatma Ghandi durante le stragi che hanno accompagnato la separazione del Pakistan dall’India. Era il suo metodo preferito di protestare contro il male e lanciare i messaggi di Pace.
L’Islam considera il digiuno uno dei cinque pilastri fondamentali della fede.
Per il musulmano il digiuno dura per l’intero mese di Ramadan dal sorgere del sole al tramonto ed è obbligatorio;è un mese di purificazione. Il digiuno è un modo per ricordare Dio e per stabilire l’equilibrio tra il corpo e lo spirito.
Con il digiuno, secondo molti religiosi, si può provare a sentire una volta quello che sentono i poveri, gli oppressi, gli affamati ogni giorno e forse per tutta la loro vita. Il digiuno può diventare rinuncia e denuncia, testimonianza e solidarietà. Digiunando simbolicamente insieme con quelli che sono condannati alla fame e la sete, costretti di soffrire della malnutrizione e le malattie, e vivere senza letto né tetto.
Secondo alcuni religiosi il digiuno può insegnare a dire “No”, a liberarsi dalla prigione della quotidianità e dell’abitudine; può aiutare a liberare dalle piccole cose che diventano indispensabili con l’abitudine. Siamo ormai abituati a vedere, bevendo il caffé mattutino, la gente muore sugli schermi televisivi; a sentire le brutte notizie con un’indifferenza complice, perché trattano degli altri diversi e lontani, che muoiono senza rumore né odore, una morte che sembra ormai virtuale e hollywoodiana. Digiunare per alcuni credenti significa ribellarsi contro le notizie confezionate e le risposte prêt-a-porter ed essere se stessi nella propria fede.
Per altri il digiuno è un atto d’anti-consumismo per natura. Il consumismo viene visto come rischio di consumare la nostra dignità umana, riducendo il nostro essere ad un tubo digestivo, e la nostra intelligenza ad un riflesso condizionato.
I gesti simbolici da soli non cambiano la storia, ma essendo concreti possono creare la condizione interna del cambiamento: “Dio non cambia la condizione di un popolo, se questo prima non cambia ciò che ha in cuore”, (Corano, XIII, 11).
Il digiuno del Ramadan prevede che per tutta la durata del mese lunare dalla prima luce dell'alba al tramonto ci si astenga dal cibo, dalle bevande e da molte altre attività. Il suo significato non è esclusivamente religioso, ma deriva in parte da pratiche alimentari connesse alla zona geografica dove nacque. Anche Cristianesimo ed Ebraismo reputano fondamentale il concetto di digiuno come tappa del cammino spirituale dei credenti.
Potremmo dunque leggere questa pratica come un'occasione per dimostrare un'insospettabile vicinanza tra le tre grandi religioni monoteistiche e per sentirsi meno turbati dal diverso.

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