La tossicologia industriale è un aspetto della tossicologia che studia in modo particolare le sostanze tossiche utilizzate nelle industrie e valuta la potenzialità delle sostanze chimiche nel produrre danno all'organismo vivente, l'incidenza, il meccanismo d'azione, i fattori influenzanti e la reversibilità o meno degli effetti tossici.

TOSSICOLOGIA INDUSTRIALE

Il continuo progresso industriale determina :
• il rinnovamento di vecchi cicli tecnologici
• la comparsa di nuovi processi produttivi con conseguente aumento del numero delle sostanze nocive che possono inquinare i luoghi di lavoro ed esercitare un'azione tossica acuta o cronica.
La "tossicità" di una sostanza è data dalla sua capacità di produrre un effetto nocivo all'organismo e dipende:
• proprietà fisico-chimiche (solubilità, forma fisica, grado di ionizzazione etc.)
• concentrazione ambientale
• durata dell'esposizione
• vie e dalla velocità di penetrazione
• capacità dell'organismo ricevente di assorbirla, metabolizzarla ed eliminarla (in funzione di: età, eventuali patologie presenti, grado di idratazione, etc.).
La tossicologia industriale è un aspetto della tossicologia che studia in modo particolare le sostanze tossiche utilizzate nelle industrie e valuta la potenzialità delle sostanze chimiche nel produrre danno all'organismo vivente, l'incidenza, il meccanismo d'azione, i fattori influenzanti e la reversibilità o meno degli effetti tossici.

In tossicologia industriale è importante
• la valutazione della tossicità intrinseca di una sostanza
• le condizioni di impiego
• le condizioni ambientali nelle quali avviene l'interazione tra sostanza chimica ed organismo.
I compiti principali della tossicologia industriale sono:
• stimare il rischio potenziale dell'esposizione professionale ad agenti chimici o fisici
• valutare gli effetti biologici e l'intensità dell'effetto all'aumentare della esposizione (relazione dose-risposta e dose-effetto per tutte le sostanze cui i lavoratori sono esposti)
• valutare le variazioni interindividuali dell'effetto di una sostanza
• definire un livello accettabile di esposizione, inteso come livello di concentrazione della sostanza nell’ambiente e negli individui per il quale non sono osservabili alterazioni dello stato di salute
• formulare adeguate misure di prevenzione
La presenza, in ambiente di lavoro, di sostanze potenzialmente tossiche impone, per i lavoratori interessati, il controllo della esposizione: tale controllo è denominato monitoraggio e può essere ambientale o biologico.
Si definisce monitoraggio ambientale il controllo quali/quantitativo dell'esposizione, cioè la misurazione della sostanza tossica nell'ambiente di lavoro.
Il monitoraggio biologico è la misurazione e la stima delle sostanze tossiche o dei loro metaboliti sia nei tessuti che nei secreti, negli escreti, nell'aria espirata o in qualunque combinazione di essi, al fine di evidenziare, sempre più precocemente ed a livelli non ancora patologici, gli effetti dei tossici penetrati nell'organismo.

Il monitoraggio biologico utilizza, nei diversi compartimenti biologici, due tipi di indici:
• indicatori di dose interna, o di esposizione per determinare la concentrazione di una sostanza tossica come tale o dei suoi metaboliti
• indicatori di effetto per valutare alterazioni biologiche precoci che si instaurano a carico dell'organo critico (da non confondere con le alterazioni dello stato di salute in fase preclinica).
La sorveglianza sanitaria invece ha lo scopo di identificare le alterazioni dello stato di salute in fase preclinica.
L'IGIENE DEL LAVORO studia tutte le noxae patogene presenti nell'ambiente di lavoro.
La FISIOLOGIA DEL LAVORO studia gli effetti esercitati dal lavoro, sia fisico che psichico, sulle funzioni degli apparati dell' organismo umano.
Basta pensare alle modificazioni fisiologiche del corpo umano quando variano la temperatura (vasodilatazione, vasocostrizione, ecc.) e la pressione atmosferica (aumento degli atti respiratori, poliglobulia, ecc.) per comprendere gli adattamenti dell'organismo ai vari stressors lavorativi.
Si occupa della "fatica industriale" (che dipende dalla pesantezza del lavoro, dalla sua durata, dal ritmo, dalle pause, dalle condizioni ambientali, dalla tensione nervosa e dall'impegno intellettuale del lavoratore ecc.) ed ha come finalità l'indicazione di idonee misure igieniche e la modificazione di strumenti e ambienti per rendere più "fisiologico" il lavoro.

Collegata alla precedente è l'ERGONOMIA che si occupa dell'adattamento del lavoro alle esigenze dell'uomo per migliorare il sistema "uomo-macchina-ambiente di lavoro".
Studia il posto di lavoro, le macchine, gli utensili, gli orari, l'ambiente di lavoro in genere; essa è utilizzata per la progettazione di nuovi impianti, macchine, utensili, ecc. (ergonomia di concezione), per la correzione di anomalie preesistenti (ergonomia di correzione).
Altra disciplina integrata nella Medicina del Lavoro è la PSICOLOGIA DEL LAVORO nata come psicologia applicata allo studio del lavoro industriale e più in particolare come psicotecnica, cioè come studio delle attitudini umane in vista di una utilizzazione pratica degli esseri umani ed in particolare in vista di una loro utilizzazione nella vita economica.
Studia le reazioni psicologiche dell'uomo di fronte al lavoro, l'adattamento, il suo inserimento nell'ambito del gruppo di lavoro, le motivazioni che portano alle assenze/presenze, le ripercussioni sulla società delle frustrazioni dovute al lavoro e viceversa.
Obiettivo: il benessere psicologico del lavoratore per far sì che egli si senta realizzato con il proprio lavoro,
partecipi attivamente alle decisioni per l'organizzazione del lavoro
sia più tranquillo e soddisfatto dei propri compiti.

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