Citomegalovirus -Causa di Malattie del sistema nervoso centrale e periferico

Citomegalovirus -Causa di  Malattie del sistema nervoso centrale e periferico

 

 Generalmente l’infezione primaria decorre asintomatica, cioè il virus non dà alcuna malattia evidente. Solo raramente può manifestarsi una malattia caratterizzata da  febbre e stanchezza, linfosplenomegalia (ingrossamento dei linfonodi e della milza), aumento delle transaminasi e dei globuli bianchi nel sangue (sindrome similmononucleosica). Peraltro, in un buon numero di persone l’ infezione primaria da CMV può manifestarsi anche solo con uno dei seguenti sintomi (in ordine decrescente di frequenza): febbre più o meno elevata, astenia (stanchezza), cefalea (mal di testa), artralgie/mialgie (dolori articolari/muscolari), rinite (raffreddore), faringite, tosse. L’infezione si risolve normalmente in breve tempo senza conseguenze e senza terapia.

 Il Citomegalovirus fa parte di un gruppo di virus herpes che hanno la facoltà di attaccare e “allargare” le cellule epiteliali. Questi virus hanno inoltre la possibilità di causare nei bambini una malattia caratterizzata dalla disfunzione circolatoria e microcefalia. Il Citomegalovirus è anche conosciuto col nome “virus della malattia viscerale”.


Citomegalovirus conseguenze

Il Citomegalovirus si manifesta in differenti modi a seconda dell'età e dell'immunocompetenza del soggetto. Le infezioni asintomatiche comunque sono le più comuni tra gli adulti sani, nei giovani adulti invece le conseguenze del Citomegalovirus portano ad una possibile mononucleosi infettiva, detta sindrome, con sviluppo di febbre, poi la linfoadenopatia e la linfocitosi relativa. Nella fattispecie la sindrome da Citomegalovirus presenta sintomi che possono essere più sistemici, con conseguente febbre e ingrossamento dei linfonodi. Se sottoposti a esami ematologichi i soggetti mostreranno una linfocitosi relativa con oltre il 50% dei globuli bianchi composti da linfociti. Il 10% o anche più sono linfociti atipici.
Il Citomegalovirus tuttavia è la conseguenza, tra l'altro la più comune, di un trapianto di midollo osseo, ma anche lievi alterazioni della funzionalità epatica sono piuttosto usuali, mentre una grave epatite o ittero è già qualcosa di più raro.


L'Epatite da Citomegalovirus

L'epatite è generalmente osservata in quei soggetti che presentano un'infezione da Citomegalovirus o dalla Mononucleosi. I test di funzionalità epatica quando redatti hanno mostrato leggeri aumenti degli enzimi epatici. La prognosi risulta tuttavia buona solamente nei casi di soggetti immunocompetenti. Per quanto concerne l'Epatite da Citomegalovirus è stato appurato che può causare un coinvolgimento granulomatosa.
Il Citomegalovirus è comunque la causa più importante di Epatite in individui immunocompromessi, nella fatti specie il 20% di soggetti che hanno intrapreso il trapianto allogenico di fegato hanno sviluppato l'Epatite da Citomegalovirus. L'infezione da parte del virus quindi può causare uno squilibrio nella normale funzionalità del fegato, con la formazione successiva di una già menzionata plausibile Epatite.

Epatite da Citomegalovirus conseguenze

I soggetti che hanno contratto l'Epatite da Citomegalovirus hanno sviluppato poi febbre, aumento degli enzimi epatici e iperbilirubinemia, in pratica una condizione per la quale vi sia un elevata quantità di bilirubina nel sangue. La bilirubina, che è un elemento di scarto dei globuli rossi, causa ingiallimento della pelle e degli occhi, disturbi meglio conosciuti col nome di Ittero. Un'Epatite grave invece può coinvolgere un soggetto ad una insufficienza epatica.

Retinite da Citomegalovirus

Nei soggetti immunocompromessi, la riattivazione del Citomegalovirus latente o l'infezione primaria dallo stesso possono causare l'infezione di diversi sistemi di organi. Nell'apparato visivo, negli occhi cioè, si presenta una necrotizzante retinite virale con aspetto oftalmoscopico. Se non opportunamente e correttamente trattata la retinite da Citomegalovirus peggiora, essa progredisce causando la perdita inesorabile della vista e quindi relegando il soggetto compromesso ad una condizione di cecità.
Seppur la retinite da Citomegalovirus è stata contratta dopo la nascita, è più comunemente osservata nei soggetti con sindrome di immunodeficienza acquisita, l'AIDS, negli individui sottoposti a trapianto o in quelle persone che assumono farmaci immunosoppressori. Sono tutti individui da considerarsi a rischio.
Gli agenti antivirali tuttavia sono elementi importanti, se prestati localmente, in maniera sistemica o in combinazione, possono al giorno d'oggi ritardare o addirittura arrestare la progressione della patologia. Inoltre una terapia antiretrovirale altamente attiva per l'infezione da HIV ha mostrato risultati alquanto superbi che hanno rivoluzionato il trattamento della retinite da Citomegalovirus dando la possibilità di ricostituire il sistema immunitario in un numero sempre più elevato di individui.

Mononucleosi e Citomegalovirus

La causa della Mononucleosi è il virus di Epstein – Barr Virus, esso infatti provoca la Mononucleosi nel'85% circa dei casi. Quando l'Epstein – Barr Virus è il motivo dell'insorgenza della Mononucleosi, viene automaticamente considerata come Mononucleosi infettiva. La metà di tutti i bambini affetti dal virus Epstein – Barr prima dei 5 anni non accusano prima di questa età alcun sintomo, mentre contrarre l'infezione in età adolescenziale porterebbe alla comparsa di probabili sintomi.
Dopo esser stati infettati dal virus che causa la Mononucleosi, esso permarrà nell'organismo per tutta la vita e generalmente non vi sono sintomi ulteriori, se non fosse per il fatto che nella saliva ogni tanto si possono produrre particelle virali che possono trasmettere l'infezione dall'Epstein – Barr Virus ad altre persone.
Per quanto riguarda adesso il Citomegalovirus è risaputo che è un virus molto comune. Difatti all'incirca l'85% della popolazione Americana è stata infettata nel momento in cui raggiungono l'età adulta. Come con l'Epstein – Barr Virus il Citomegalovirus non comporta l'insorgenza di sintomi, e solitamente essi si manifestano solo se si viene infettati in età adolescenziale. Il mal di gola, il gonfiore delle ghiandole linfatiche sono i sintomi meno comuni nei soggetti che presentano il Citomegalovirus, mentre negli individui affetti dalla Mononucleosi i sintomi si manifestano ma di tipologia diversa. Quando il Citomegalovirus causa la Mononucleosi, tale malattia viene definita sindrome da Mononucleosi o Mononucleosi del Citomegalovirus.

Citomegalovirus anticorpi

Dopo l'infezione da Citomegalovirus le risposte umorali e cellulari per il Citomegalovirus possono essere prese in considerazione. I test sierologici per gli anticorpi igg e igm per il Citomegalovirus sono essenziali e utili per far si che si possa distinguere una condizione acuta . Inoltre si rivelano utili nel determinare lo stato degli anticorpi del Citomegalovirus per un trapianto.
La prevalenza di anticorpi CMV si differenzia a seconda dell'età; il Citomegalovirus igg può essere rilevato dal 40% al 79% degli adulti sani nei paesi sviluppati mentre si va dal'80% al 100% degli adulti sani nei paesi in via di sviluppo.
In quei paesi avanzati l'infezione generalmente ritarda sino all'età adulta, per esempio a Kansas City soltanto il 25% delle persone sane di età compresa tra i 18 anni e i 23 anni sono sieropositivi, rispetto ad un 89% di adulti di 60 anni di età o più. La categoria delle donne ha una prevalenza di anticorpi in numero maggiore rispetto alla categoria degli uomini, di qualsiasi età si prenda considerazione.
La maggioranza degli adulti immunocompetenti hanno livelli rilevabili di Citomegalovirus igg.

Citomegalovirus anticorpi dubbio

Ma per diagnosticare un'infezione acuta e eliminare qualsiasi dubbio è necessario testare gli anticorpi igm per CMV. La risposta degli anticorpi nelle infezioni primarie da parte di soggetti sani comporta inizialmente un aumento dei livelli di igm, seguito poi da un aumento di igg. L'anticorpo igm si sviluppa entri i primi 10 giorni dopo l'infezione e permane per un massimo di 4 mesi circa. Invece, entro due o tre settimane dopo la comparsa dei sintomi il livello igg può essere rilevato. La risposta igg è confortante e i livelli di esso rimangono costanti. Tuttavia nei casi atipici i livelli igm possono ripresentarsi con diverse particolarità. Generalmente infatti una infezione dormiente che si attiva o la riattivazione della stessa porta alla ricomparsa del valore igm.

Consigli e considerazioni finali sul citomegalovirus

Se si considera la categoria delle donne è utile sapere che possono essere presi provvedimenti per ridurre il rischio di esposizione al Citomegalovirus. Questa considerazione va fatta perché la condizione della donna appare assai più delicata nel momento in cui è in gravidanza. Ciò è dovuto al fato che il feto può contrarre l'infezione dal Citomegalovirus durante il periodo della gravidanza dalla madre, rendendosi quindi involontariamente un possibile futuro portatore del virus e perciò un potenziale trasmettitore dello stesso.
Per combattere e prevenire il Citomegalovirus, la donna dovrebbe innanzitutto seguire alcuni semplici regole in quanto la saliva e l'urina possono contenere facilmente il virus. Il lavarsi le mani spesso con acqua e sapone per almeno un 20 secondi si reputa un'azione necessaria, ma quando il bambino nasce tale regola dev'essere tenuta ancora più in considerazione nel momento in cui si cambia il pannolino al neonato, prima di prepararli il pasto ma comunque nuovamente prima di alimentarlo e prima di pulirli il naso o la bava.
Cosa importantissima è quella di non condividere assolutamente il cibo, le posate, le bevande che poi useranno i bambini, oppure adoperare il ciuccio applicandolo alla propria bocca e ancora più importante non condividere lo spazzolino da denti. Il contatto con la saliva è da evitare categoricamente mentre le superfici che magari vengono a contatto con l'urina o la saliva vanno opportunamente igienizzate.

Il Citomegalovirus può causare radicolopatia in pazienti affetti da AIDS, ossia una situazione in cui uno o più nervi risultano compromessi, con dolori, mancanza di sensibilità e di riflessi, debolezza e difficoltà a controllare alcuni muscoli. A livello mentale si può incorrere in problemi di concentrazione, in sonnolenza, in emicranie, e anche in cambiamenti di personalità.

Chi è affetto da CMV con radicolopatia può presentare tracce del virus nel cervello, e può manifestare una encefalite subacuta la cui sintomatologia è simile a quella di una encefalite causata da altri agenti patogeni. La diagnosi può essere eseguita a seguito di una biopsia cerebrale.

I pazienti con radicolopatia o encefalite possono essere trattati con Ganciclovir e Foscarnet. 


Da sapere anche:
ANTICORPI ANTI-CITRULLINA(ANTI-CCP)

L’Artrite Reumatoide è una malattia autoimmune sistemica caratterizzata dall’infiammazione dei tessuti articolari; ad andamento cronico e progressivo, dolorosa ed invalidante.
L’esordio ed il decorso sono variabili, infatti si può presentare in forma acuta e a rapida progressione oppure in forma a lenta evoluzione.
Nonostante le sedi colpite siano prevalentemente quelle articolari, spesso può interessare altri organi ed apparati (rene, cuore, polmone, occhio, cute..).
L’eziopatogenesi dell’Artrite Reumatoide non è ancora ben chiarita; una delle ipotesi, tra le più accreditate, è quella che fa riferimento ad un evento scatenante che in un soggetto geneticamente predisposto porta ad una attivazione e perturbazione del sistema immunitario.
Tra gli eventi scatenanti si è parlato molto della possibilità che infezioni virali, soprattutto sostenute da alcuni Herpes Virus (Citomegalovirus ed Epstein-Barr Virus), siano alla base dell’attivazione anomala del sistema immunitario che porta all’instaurarsi della patologia autoimmune. A sostegno di questa tesi alcune considerazioni epidemiologiche (da circa un secolo comportamento simile ad una malattia infettiva in fase di decremento) e il fatto che nei linfociti T del liquido sinoviale di soggetti con Artrite Reumatoide frequentemente si ritrovano segni indiretti di infezione da questi virus.
Sono state individuate alcune associazioni genetiche del sistema HLA che ricorrono nei pazienti affetti da Artrite Reumatoide ad esempio HLA-DR4 nei soggetti di razza bianca, HLA DR1 nelle popolazioni non caucasiche o la predisposizione genetica all’Artrite Reumatoide dovuta agli alleli HLADRB1 (epitopi condivisi).
Si può affermare, al di là delle argomentazioni speculative e delle diverse interpretazioni di evidenze
scientifiche, che la genesi della malattia è multifattoriale e una volta che il sistema immunitario viene
attivato, scattano tutti i meccanismi del processo infiammatorio che si automantiene.

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