TU NON SEI SOLO QUELLO CHE GUARDI ALLO SPECCHIO O CIO' CHE POSSIEDI. di Raymond Bard

TU NON SEI SOLO QUELLO CHE GUARDI ALLO SPECCHIO O CIO' CHE POSSIEDI.....

TU SEI UN'INSIEME DI BELLEZZE E QUALITA' STUPEFACENTI..... 

RICONOSCILE ....   LAVORA SULLE TUE QUALITA' E SARAI  VINCENTE ...

UN BRAVO  PERSONAL TRAINER DEL BENESSERE E' COLUI CHE TI AIUTA A SCOPRIRLE ED ESALTARLE AL MASSIMO.
   VIVI LA TUA VITA !!! .... NON QUELLA CHE TI HA SCELTO LA TUA IGNORANTE CONVINZIONE DETTATA DAGLI ALTRI...       UNA TIGRE NON PUO' VIVERE IN GABBIA TUTTA LA VITA.....  

  Raymond Bard 1972

Le Proprietà benefiche del magnesio e i cibi che lo contengono


Sono molte le proprietà benefiche del magnesio. Basti pensare che esso è implicato in più di 300 reazioni biochimiche che coinvolgono il nostro organismo. Il magnesio contribuisce alla funzionalità nervosa e muscolare, rafforza il sistema immunitario e il tessuto osseo, regola il battito cardiaco, la pressione del sangue e i livelli di glucosio. Inoltre è coinvolto nel metabolismo e svolge un ruolo non secondario nella sintesi delle proteine. Proprio per questo, quando se ne ha carenza, è necessario ricorrere a degli integratori, come il cloruro di magnesio.

Regolazione della digestione

L’assunzione di magnesio svolge un ruolo di primo piano nella regolazione della digestione e interviene sia nei casi di diarrea che di stipsi. Il magnesio riesce ad agire sulla muscolatura della parete intestinale, regolando il PH e alleviando le infiammazioni.
Per queste sue proprietà esso è utile in caso di colite e di spasmi digestivi. Inoltre possiede un lieve effetto lassativo.

Effetti sul sistema nervoso

Il magnesio è in grado di agire anche sul sistema nervoso, aiutando nei casi di stanchezza mentale e fisica. Interviene in tutti i processi enzimatici che riguardano la produzione di energia e per questo riesce ad essere benefico nei casi di affaticamento.
Riesce a calmare lo stress e tutti i sintomi fisici collegati ad esso, come i dolori allo stomaco, il colon irritabile, la tensione muscolare, il mal di testa e l’aumento del battito cardiaco.
Inoltre riesce ad agire contro il nervosismo e l’ansia. Ecco perché il magnesio è indicato nel trattamento della depressione, nell’ipocondria e negli attacchi di panico.

Utile nei dolori mestruali

Il magnesio risulta utile in caso di dolori mestruali. In particolare interviene nella sindrome premestruale, riducendo l’irritabilità e gli sbalzi d’umore. Agisce sui meccanismi biochimici che regolano le vampate di calore in menopausa, risolvendo anche stati di ansia e depressione legati a questa fase della vita femminile.

Rafforzamento delle ossa e funzionalità del sistema muscolare

Il magnesio aiuta le ossa a rafforzarsi, fissando calcio e fosforo e intervenendo nelle cellule specializzate nella costruzione del tessuto osseo. Previene l’artrite e l’osteoporosi.
Inoltre aiuta a prevenire l’insorgenza di crampi muscolari e di contratture neuromuscolari. Mantiene funzionale tutto il sistema muscolare.

Effetti sulla pelle

Il magnesio riesce a purificare la pelle. Proprio per questa sua caratteristica, viene usato nei trattamenti dell’acne. E’ un antibatterico e un antinfiammatorio naturale, per questo riesce ad agire contro i brufoli, visto che questi ultimi sono causati da infiammazioni cutanee provocate dai batteri.

Regolazione del metabolismo

Il magnesio interviene nella regolazione del metabolismo. Viene utilizzato nel trattamento dell’obesità e come aiuto per dimagrire. Diminuisce i livelli di trigliceridi nel sangue e mantiene elevati quelli del colesterolo buono. Regola il glucosio.
Svolgendo un’azione calmante sul sistema nervoso, evita l’eccessivo consumo di cibo dovuto allo stress.

Aiuta contro il rischio cardiovascolare

Un gruppo di ricercatori giapponesi dell’Università di Osaka, in Giappone ha condotto uno studio, pubblicato su Atherosclerosis, sull’importanza del magnesio per la salute dell’uomo. La ricerca, durata ben 15 anni, ha coinvolto 58 mila adulti con un’età compresa tra i 40 ed i 79 anni. I ricercatori hanno sottolineato la differenza di efficacia, di questo nutriente, nelle donne e negli uomini, ed anche in base all’età.
Inizialmente si sono messi a confronto gruppi di donne che assumevano alte o basse concentrazioni di magnesio. Le volontarie che al giorno consumavano circa 274 mg di magnesio al giorno, rispetto a quelle che ne assumevano circa 174 mg, presentavano un rischio cardiovascolare più basso del 36%.
Questo per quanto riguarda le donne; per gli uomini, invece, un alto consumo di magnesio è risultato inversamente associato ad un rischio di emorragia cerebrale. Quello che gli studiosi intendono sottolineare è il potere protettivo che il magnesio ha nei confronti di alcune patologie, molto diffuse e responsabili di molti casi di complicazioni e di decessi. Tra le sue proprietà quella di ridurre l’infiammazione, che sta alla base dell’arteriosclerosi, controllare la pressione arteriosa, ridurre le aritmie cardiache.
Insomma, il sistema cardiovascolare grazie all’azione di alcuni nutrienti, compreso il magnesio, che possiamo introdurre con la dieta, può essere protetto da molti disturbi.

Alimenti che lo contengono

Molto utile per il nostro organismo è soprattutto il magnesio supremo, che si presenta sotto forma di carbonato di magnesio: si tratta di un composto che ha un alto grado di assimilabilità da parte dell’organismo.
Gli alimenti che contengono il magnesio sono soprattutto i cereali integrali, la crusca, i legumi, come la soia e i fagioli, la frutta secca, come le mandorle, le noci, le nocciole, le arachidi e i pistacchi, il cioccolato amaro, i frutti di mare e alcune verdure.
Fra queste ultime ci sono quelle a foglia larga, i cavolfiori, i broccoli, le melanzane, le rape, le patate e i pomodori.
Fra la frutta, sono da privilegiare le arance, le fragole, le ciliegie, i lamponi, le more, l’uva, l’ananas e il melone.
Quanto magnesio è necessario introdurre con l’alimentazione
Secondo alcune statistiche americane gli uomini con un’età compresa tra i 19 ed i 30 anni dovrebbero assumere circa 400 mg di magnesio al giorno, i giovani dai 31 anni in su circa 420 mg. Per quanto riguarda le donne 310-320 mg al giorno.
E dato l’effetto protettivo che questo nutriente ha nei confronti di patologie che si presentano, soprattutto, dopo una certa età (difendono l’organismo dai radicali liberi) anche gli anziani dovrebbero assumere quantità giuste di magnesio.

(leggi l’articolo completo su http://www.tantasalute.it/articolo/magnesio-proprieta-benefiche-e-alimenti-che-lo-contengono/39573/)


I cibi con magnesio dovrebbero essere portati sulle nostre tavole ogni giorno. Si tratta di una componente del nostro corpo molto importante, per l’evoluzione biologica: è indispensabile in alcuni processi metabolici, come la biosintesi dei lipidi, delle proteine e degli acidi nucleici, la formazione del “secondo messaggero” AMP-ciclico e glicolisi, e in molte altre funzioni del nostro corpo.
Il magnesio, ad esempio, è importante per il processo di mineralizzazione e di sviluppo dell’apparato scheletrico, è presente nel plasma e in altre parti del nostro corpo. Fortunatamente è presente in moltissimi alimenti, quindi non è difficile portarlo sulla nostra tavola.
Vediamo, allora, i cibi più ricchi di magnesio
alimenti ricchi di magnesioLa clorofilla dei vegetali a foglia verde il magnesio è ampiamente presente. Quantitativi molto alti possono essere trovati anche nei legumi, nei cereali integrali, nella frutta secca. Evitate i cereali raffinati, anche perché il processo di raffinazione rimuove più dell’80 per cento di questa preziosa sostanza.
Il magnesio, così come il potassio, è largamente presente nelle banane.
Fonti di minore importanza, ma che comunque contengono percentuali di magnesio, sono la carne, il pesce e il latte.
L’alimentazione quotidiana dovrebbe essere ricca di vegetali a foglia verde e cereali non raffinati, prediligendo questi alimenti, insieme ai legumi, ad altri con un basso contenuto di questa sostanza. Anche l’acqua potrebbe essere d’aiuto, anche se l’apporto potrebbe variare a seconda della sua natura e del quantitativo presente di magnesio.
In Italia i dati rivelano che il quantitativo maggiore di magnesio viene assunto da verdure a foglia verde, seguite dai cereali non raffinati e dai derivati e dalla frutta.

(leggi l’articolo completo su http://www.benessereblog.it/post/27743/i-cibi-piu-ricchi-di-magnesio-e-come-integrarli-nellalimentazione)


Quanto magnesio è necessario introdurre con l’alimentazione
carenza di magnesioSecondo alcune statistiche americane gli uomini con un’età compresa tra i 19 ed i 30 anni dovrebbero assumere circa 400 mg di magnesio al giorno, i giovani dai 31 anni in su circa 420 mg. Per quanto riguarda le donne 310-320 mg al giorno.
E dato l’effetto protettivo che questo nutriente ha nei confronti di patologie che si presentano, soprattutto, dopo una certa età (difendono l’organismo dai radicali liberi) anche gli anziani dovrebbero assumere quantità giuste di magnesio. Le concentrazioni sono ancora oggetto di discussione tra studiosi e studiosi; è certo che l’alimentazione deve contenere anche il magnesio per proteggere la propria salute (verdure a foglia verde, frutta secca, legumi, funghi, cereali interi e banane).
(Fonte www.tantasalute.it)

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    526 - Lo Tsunami Tour di Beppe Grillo e del MoVimento 5 Stelle a Teramo ...

    La mela per la depurazione - raymond bard

    La Monodieta delle mele
    Tratto da : http://www.youfitness.it/alimentazione/la-monodieta-delle-mele.php

    La dieta delle mele, comunemente nominata monodieta di mele, si riferisce agli studi effettuati da Johanna Brandt negli anni 20. In quegli anni Johanna Brandt, era un’infermiera in Sudafrica la quale contraendo il Cancro riuscì a salvarsi e guarire.
    La prima monodieta che sviluppò si basava sull’elevato consumo di uva, finalizzata  all’eliminazione delle tossine dall’organismo e alla prevenzione delle malattie. Derivata da un criterio filosofico, il principio della monodieta venne successivamente comunicato e reso noto da Christopher Vasey.
    Il trattamento alle mele è basato sul consumo individuale, per l’appunto di mele, nel corso di tutta la giornata; le mele possono essere mangiate in qualsiasi modo e maniera, sia cotte che crude oppure sotto forma di succo, basta che si mangi quelle e nessun altro alimento.
    Si conoscono e si utilizzano varie monodiete a base di frutta o di qualsiasi altro alimento. La monodieta alle mele ha come scopo, quello di purificare tutto il corpo.
    Se si intraprende ed inizia una monodieta, lo si fa per concedersi qualche giorno di stacco dall’alimentazione abituale, nella quale si è anche ecceduto con gli alimenti “cattivi”. L’individuo che decide di servirsi di questa dieta si nutre esclusivamente di mele per pulire e disintossicare il suo organismo ed avviarsi verso un’innovativa stabilità alimentare. Una dieta fondata esclusivamente sulle mele consente di depurare il corpo nel profondo. Gli organi di depurazione , messi sotto pressione attraverso una cattiva alimentazione, riescono, per mezzo di condizioni migliori, a lavorare in modo adeguato e tranquillo. Le mele inoltre, favoriscono la rimozione dei residui che vengono ammassati nel corpo, specie quelli che giacciono nell’intestino,  grazie alla pectina, una fibra che favorisce il passaggio intestinale e favorisce l’espulsione delle impurità portate dalla scorretto nutrimento.
    Nonostante la dieta a base di mele è più leggera di altre monodiete, è indispensabile essere accompagnati nel corso della dieta, da una persone competente in medicina, anche dal proprio medico di famiglia. Soprattutto, prima di cominciare una qualsiasi dieta, questa volta quella a base di mele,  si raccomanda solitamente di ridurre in maniera progressiva il consumo degli altri cibi prima di iniziare la dieta scelta e continuare sempre progressivamente a ridurne il consumo, per sostituirli tutti con l’esclusivo alimento scelto. Inoltre è consigliabile eludere l’impiego di zuccheri bianchi e raffinati e carni particolarmente grasse prima di iniziare questo genere di dieta.
    Il decorso della dieta di mele può cambiare, determinate cure presumono un decorso di almeno tre settimane, lo stesso può essere deciso solo su consiglio e controllo medico. Alcuni specialisti invece la suggeriscono per un solo giorno alla settimana, per compensare l’eccedenze alimentari di quale giorno consecutivo.
    C’è comunque da dire che, come tutti i tipi di monodieta, la dieta alle mele può causare delle carenze vitaminiche, minerali, proteiche, etc. Nel caso in cui  la dieta fosse praticata per molto tempo, la mancanza di proteine può generare degli squilibrio di diverso genere e deteriorare la muscolatura. Ecco perchè , ripetiamo, che questo genere di diete devono essere eseguite sotto consiglio e controllo medico e per massimo tre giorni.

    Aggiunge Raymond Bard:

    1) Il nostro organismo non è stato creato per digerire oltre 10 alimenti diversi nell'arco delle 24 ore,(pensate a quante cose mangiate tra colazione,pranzo,cena,spuntini,ecc.)
     per una questione di quantità enzimatica e di efficenza dell'acido cloridrico presente nello stomaco per la preparazione del cibo alla digestione e all'assimilazione, dato che ogni cibo ha bisogno di un suo PH per la sua predigestione.
    2) Nell'era primitiva non esistevano i super mercati ...  l'uomo mangiava l'animale cacciato anche per 10 giorni. E nessun uomo in una giornata si sarebbe sognato di andare a procurarsi del pesce,carne,ortaggi, e fare le arampicate sugli alberi per fare collezione di cibi colorati.
    3) L'uomo si nutriva in base al bisogno energetico  e a ciò ch avrebbe fatto di specifico in quel giorno o periodo.
    4) Quando in un pasto introducete 4 o 5 alimenti insieme come fà il nostro stomaco a sapere il giusto PH?  .... fa una media e cerca continuamente di correggerlo.....
    5) Perchè  la dieta mediteranea è la migliore ?  Perchè qualsiasi ignorante in alimentazione facendo i miscugli di cibo si assicura di avere il fabbisogno vitaminico (dato che le vitamine sono importanti e il corpo non li fa da se') non tenendo conto dalla putrefazione e fermentazione che causa la grande discarica di alimenti..... cosi poi i depositi putrefatti possano rimenere per mesi nel colon ... per poi causare distruzione cellulare o modificazione (cioè infezioni e tumori all'intestino e al colon).
    6) Il nostro  sistema di alimentazione oltre a una corretta e calibrata alimentazione ha bisogno di qualche giorno al mese di depurazione...  Perciò alimentandosi per un solo giorno con una MELA ogni 3 ore circa.. il nostro stomaco riuscirà finalmente a calibrare il PH e far funzionare le cariche batteriche e gli enzimi al 100% per poi digerire e produrre scorie in modo naturale e perfetto...
    Ci vorrebbero mesi per approfondire questo discorso.... ma mi fermo qui....

    Le mie considerazioni sono un mio punto di vista secondo le mie conoscenze maturate nell'arco di 20 di studi polivalenti e multidisciplinari.....  non obbligo nessuno a pensarla come mè.....  dato che non sono un medico ma solo un piccolo studioso che studia per amore e vocazione...  
    Prima di qualsiasi dieta o modificazione alimentare consultate il vostro medico o un professionista.

    Raymond Bard   

    La mela e le sue proprietà disintossicanti e dimagranti


    Le mele sono gustose, ricche di acqua e vitamine. Le sue caratteristiche variano notevolmente in rapporto alla varietà. Il suo valore nutritivo consiste in una grande abbondanza di sali minerali e di sostanze diverse. Le mele hanno in comune con gli altri frutti il fatto di contenere fibra e sostanze con attività anti-ossidante, che proteggono l'organismo dai danni riconducibili ai radicali liberi. Tonifica i bronchi e ha una azione drenante sulle vie polmonari.

    TABELLA NUTRIZIONALE
    per 100 grammi di mele
    Calorie 57
    Acqua 85 g
    Vitamina C 5 mg
    Flavonoidi 129 mg
    Zinco 0,1 mg
    Sodio 0 mg
    Assorbe le tossine dell'intestino e le elimina. Il tannino contenuto nella mela esercita un'azione astringente e antinfiammatoria. La buccia della mela contiene la pectina, che viene usata come gelificante per preparare gelatine e marmellate. Esercita un'azione antiemorragica. L'azione della mela sugli intestini è benefica al punto che è prescritta anche nella cura del paratifo e della colibacillosi.

  • Contiene vitamine. La mela è ricca di vitamina A, che tra le altre proprietà ha quella di favorire la secrezione del muco intestinale, che contiene un enzima che ha azione "litica", ossia distruttiva sui batteri infettivi dell'intestino. Quindi la mela è un notevole disinfettante intestinale, soprattutto il frutto essiccato, nel quale la vitamina A risulta più concentrata. Quando è molto matura, nella buccia si concentra la maggior parte della vitamina C. In media una mela contiene 12 mg di vitamina ogni 100 grammi, circa il 25% dell'apporto giornaliero raccomandato per un adulto.
  • Ricca di sali minerali. La mela è ricca di potassio che ha un ruolo importante nella contrazione muscolare, e inoltre è povera di sodio. acido malico (circa 0,6-1,3 grammi Contiene rame, un oligoelemento che contribuisce alla costituzione del sangue. Contiene anche bromo, calcio, arsenico, silice, magnesio, cloro, allumina. Una parte di queste sostanze, combinate tra loro, conferiscono alla mela proprietà terapeutiche innegabili. Con i sali minerali neutralizza gli acidi che risultano dall'albumina alimentare e da quella dei tessuti.
  • E' adatta alle diete. Come insegna il proverbio delle nonne, "una mela al giorno leva il medico di torno". Costituisce la base della "dieta di frutta", che viene prescritta nei casi di ritenzione idrica, nelle malattie renali e cardiache.
  • Da un senso di sazietà. La fibra, che è un componente non digeribile ma svolge una serie di azioni benefiche per l'organismo, è contenuta sia nelle mele fresche che in quelle secche. In particolare aiuta il raggiungimento del senso di sazietà, fornisce materiale nutritivo per la flora batterica "benefica" dell'intestino, con effetto prebiotico, e facilita il transito intestinale.
  • Aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo. La fibra solubile contenuta nelle mele, come ad esempio la pectina, con la sua azione contribuisce al controllo del livello di glucosio e del colesterolo nel sangue. Inoltre ha il potere di “tenere sotto controllo” la glicemia, regolando quindi l’assorbimento degli zuccheri. Generalmente viene mangiata cruda e in questo caso ha un’azione astringente ma, consumata cotta, è un naturale e ottimo rimedio contro la stipsi.
  • Tiene i denti puliti. Pulisce i denti per merito dell'azione della sua polpa granulosa e dei suoi componenti antiossidanti.
  • Un aiuto nei casi di diarrea. Un elevato consumo di mele, circa 1 chilo al giorno, crude e magari grattugiate, guarisce dalla diarrea. La "dieta di mele" è adatta anche contro la diarrea infantile, somministrando al bambino solo mele grattugiate per tutto il periodo.
  • Riduce il rischio di tumore. La mela sembra in grado di ridurre il rischio che compaiano alcune malattie dell'intestino come ad esempio la diverticolosi del colon, delle vene, le varici, e altre patologie degenerative, come alcuni tipi di tumore. Chi consuma mele tutti i giorni riduce il rischio di tumore del cavo orale, di quello esofageo, del colon retto, della mammella, delle ovaie e della prostata. Questo è quanto è stato dimostrato in uno studio italiano pubblicato sulla rivista "annals of oncology". Si pensa che le mele svolgano questo effetto protettivo per merito dei polifenoli, antiossidanti naturali, di cui sono ricche. Per tutte queste ragioni è opportuno dare alle mele un posto di primo piano nell'alimentazione          .Alcune notizie riportano anche che, chi mangia mele, respira meglio e addirittura alcuni ritengono questi benefici, superiori al consumo di agrumi (frutti per eccellenza in grado di combattere gli agenti irritanti). Infine, se consumate regolarmente, le mele abbassano il colesterolo cosiddetto “cattivo” (LDL) e aumentano quello buono (HDL) anche in pochissimo tempo e sono considerate preziose nella prevenzione di ictus e tumori.
  • Stimola i reni. E' un leggero stimolante dei reni e facilita le eliminazioni tramite questi organi. Si può farne largo uso in tutte le manifestazioni dell'artritismo, come nella gotta, nel reumatismo cronico come pure nei calcoli renali e nei casi di oliguria, ovvero emissione insufficiente di urina. Attenua le crisi articolari della gotta.

  •  Una mela di media grandezza, (circa 200grammi) se consumata insieme alla buccia, fornisce circa 4 grammi di fibre. Tuttavia, a differenza di quella presente in altri alimenti, come i cereali integrali, la crusca e molte verdure, buona parte della fibra contenuta nella mela è solubile in acqua. Questa proprietà le consente di formare, all'interno del nostro intestino, una massa gelatinosa, che intrappola al suo interno i lipidi e gli zuccheri in eccesso.

    La mela rossa ti fa dimagrire
    La migliore fonte alimentare di piruvato è costituita dalla mela rossa, con un contenuto stimato in circa 450 milligrammi per mela. il piruvato è normalmente prodotto nell'organismo durante il processo di metabolismo del glucosio. In effetti, sotto il profilo strutturale, il piruvato può essere considerato come una mezza molecola di glucosio, dal momento che il glucosio contiene sei atomi di carbonio e il piruvato ne ha tre. Questa sostanza tende a inibire gli accumuli di grasso, favorendo la riduzione delle scorte di adipe dell'organismo.
    Per ottenere buoni risultati, occorre mangiare almeno tre mele rosse al giorno.

    Le frasi che ti cambiano la vita - Raymond Bard



    * Non esiste una strada verso la felicità. La felicità è la strada... la felicità è in ogni momento vissuto senza paure....


    La vera felicità  sta nella semplicità ed è gratis..... Ma qualcuno creerà degli ostacoli  per fartela raggiungere a caro prezzo...

    Prendi l’abitudine di cercare il lato migliore nelle persone e in tutto ciò che ti accade...  Scoprirai che questo atteggiamento porta all’ ottimismo e alla positività... La realtà è ciò che tu interpreti ...

    Se non trovi la Felicità forse è perché la cerchi dalla parte sbagliata, non la vedi o non sai neanche cos'è....


    Senza entusiasmo, non si è mai compiuto niente di grande.
    Inizia ogni tuo progetto con certezza  di vittoria.... 


    * La grandezza della vita si misura da ciò che crei dentro e fuori il tuo corpo.......    e non  da quanti anni e denari collezioni...

    Ci sono cose che spesso non possiamo fare per mancanza di tempo....  di solito sono le più importanti per la nostra esistenza... 

    Ogni uomo ha un suo compito nella vita, adatto alla sua predisposizione...  se non trovi il tuo talento.... vivrai una vita inutile e infelice, servendo gli altri.....


    Vivi  senza paura come se dovessi morire domani... Impara,costruisci,inventa e ama come se dovessi vivere per sempre... La tua consapevolezza è il premio della vita.... la trasmetterai a chi ti circonda .... ed è eterna....

    IMMAGINE DELLA SPALLA - I MUSCOLI SCAPOLO OMERALI - CUFFIA DEI ROTATORI






    OGGI HO RAGGIUNTO 200 MILA VISUALIZZAZIONI NEL MIO SITO DI BENESSERE TOTALE GRAZIE ANCHE A VOI..... RAYMOND BARD


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    Quali sono i sintomi dell’Artrite Reumatoide? Che differenza c’è tra Artrosi e Artrite Reumatoide?


    Quali sono i sintomi dell’Artrite 
    Reumatoide?
    I sintomi e il decorso variano da persona a persona e nel tempo.
    Queste caratteristiche possono ostacolare una diagnosi precoce
    e un’altrettanto precoce terapia. In molti casi i sintomi compaiono
    gradualmente (nel corso di settimane o mesi); di solito il paziente avverte
    al mattino una rigidità nei movimenti delle mani, o delle articolazioni
    interessate, che migliora nel corso della giornata. In altri casi, al contrario,
    può avere un esordio acuto con interessamento simultaneo di più articolazioni.
    Il segno più indicativo dell’ARTRITE REUMATOIDE è il dolore – accentuato
    dal movimento e dal carico – di tutte le articolazioni infiammate, che appaiono
    calde, gonfie, tese, e soprattutto difficili da muovere. Il coinvolgimento delle
    piccole articolazioni delle mani e dei piedi, dei polsi, dei gomiti e delle caviglie
    è tipicamente simmetrico (compromette le articolazioni del lato sinistro
    e del lato destro del corpo in maniera simultanea). Il paziente, inoltre, può
    riferire dei sintomi noti come “extra-articolari” e che possono essere indicativi
    di un coinvolgimento sistemico della malattia: stanchezza, malessere generale,
    perdita di peso, indolenzimento muscolare (mialgie), febbre, secchezza degli
    occhi e della bocca, riscontro di anemia, infiammazione dei tendini, presenza
    di piccole nodosità dolenti (“noduli reumatoidi”) sotto la cute dei gomiti e degli
    avambracci. L’aterosclerosi accelerata e le sue complicanze cerebro-vascolari
    sono un altro esempio di interessamento sistemico extra-articolare.
    Che differenza c’è tra Artrosi 
    e Artrite Reumatoide?
    L’infiammazione articolare dell’ARTROSI può essere in alcuni casi simile
    a quella dell’ARTRITE REUMATOIDE ma le due malattie sono sostanzialmente
    diverse. Hanno prognosi differente e colpiscono strati differenti di popolazione.
    L’infiammazione dell’artrosi è meno aggressiva di quella dell’artrite
    reumatoide, non ha alla base un’attivazione del sistema immune e non vi è un
    interessamento extra-articolare (sistemico). La diagnosi differenziale
    è comunque fattibile da parte del Medico di Famiglia e confermata facilmente
    dallo specialista Reumatologo.
    Come si diagnostica l’Artrite
    Reumatoide?
    L’artrite reumatoide
    L’ARTRITE REUMATOIDE è difficile da diagnosticare poiché può iniziare
    gradualmente con sintomi che in realtà potrebbero essere conseguenza
    di malattie del tutto diverse.
    Per questo motivo i pazienti con sospetto di ARTRITE REUMATOIDE
    dovrebbero essere valutati da un Reumatologo per la conferma diagnostica
    e per la somministrazione di una corretta terapia.
    Lo specialista esegue una diagnosi adeguata utilizzando diversi strumenti:
    o storia clinica: i sintomi possono essere identificati con precisione
    se c’e una buona comunicazione tra medico e paziente.
    o esame fisico: il medico effettua un esame obiettivo delle articolazioni,
    della pelle, dei riflessi e della funzionalità dei muscoli.
    o esami di laboratorio: tra gli esami del sangue, un test frequente
    è quello del fattore reumatoide che, tuttavia, non sempre garantisce
    la presenza della malattia. Da qualche tempo, si prescrive anche un test
    per valutare la presenza degli anticorpi anti-proteine citrullinate (anti-CCP).
    Altri esami riguardano gli indici di infiammazione, cioè la velocità
    di eritrosedimentazione (VES), l’elettroforesi proteica e l’emocromo,
    oltre alla proteina C-reattiva, altro segnalatore dell’attività della malattia.
    o raggi X: sono usati per verificare il grado di deterioramento
    delle articolazioni (erosioni ossee).
    o ecografia articolare: utile per evidenziare il processo
    di infiammazione della membrana sinoviale, dei tendini e la presenza
    di un versamento articolare (aumento del liquido sinoviale).


    spondiLoartriti sieronegati

    Sono un gruppo di malattie reumatiche infiammatorie caratterizzate
    dall’interessamento delle articolazioni di tipo asimmetrico (non vengono colpite
    le articolazione dei due lati del corpo). Pur essendo una malattia infiammatoria
    articolare non presenta però quei marcatori (gli autoanticorpi) riscontrabili
    in corso di ARTRITE REUMATOIDE: il fattore reumatoide e gli anticorpi
    anti-citrullina. Per questo vengono definite spondiloartriti siero-negative.
    Tra le più frequenti la SPONDILITE ANCHILOSANTE si caratterizza
    per il coinvolgimento della colonna vertebrale e delle articolazioni sacroiliache.
    Nei casi più gravi può evolvere verso un blocco (anchilosi) della colonna vertebrale
    con una marcata alterazione posturale, che consiste in una flessione in avanti
    con notevole difficoltà a sollevare la testa ed a guardare verso l’alto.
    In alcuni malati affetti da psoriasi – una malattia della pelle – può comparire
    un impegno articolare di tipo diverso che può arrivare ad assumere i caratteri
    di una vera e propria artrite (l’ARTROPATIA PSORIASICA).

    Alcuni malati, hanno bisogno di modificare il proprio lavoro o cambiare lavoro, ma studi recenti dimostrano che meno del 15% delle persone con SA deve rinunciare al lavoro a tempo pieno. Spondilite Anchilosante (SA)


    La tua guida per convivere con la Spondilite Anchilosante (SA)

    Alcuni malati, hanno bisogno di modificare il proprio lavoro o cambiare lavoro, ma studi recenti dimostrano che meno del 15% delle persone con SA deve rinunciare al lavoro a tempo pieno.
    Laura Cavagnola e Roberto Gorla
    Reumatologia e Immunologia Clinica. OSpedali Civili Brescia

    Introduzione


    Se Le è stata recentemente diagnosticata la SA, probabilmente ha domande e paure riguardo il futuro.
    Sappiamo che un ruolo attivo nella gestione della propria condizione, dipendente da una buona conoscenza della propria malattia, influirà positivamente sull’esito della malattia stessa.
    Abbiamo impostato questo libretto in modo da facilitare il Suo ruolo attivo nel prendersi in carico la SA. L’obiettivo è di fornirLe elementi di conoscenza della SA. Gli argomenti che prendiamo in considerazione riguardano aspetti pratici della Sua malattia: come potrebbe influenzare la Sua salute e le attività della vita quotidiana; i fattori ereditari; le varie modalità di trattamento; l’importanza dell’esercizio e le abitudini all’assunzione di posture adeguate.

    Che cosa è la Spondilite Anchilosante
    La SA è una condizione reumatica, classificata in un gruppo di malattie infiammatorie che colpiscono il sistema muscoloscheletrico. Il nome deriva dalle parole greche “angkylos” che significa ”ricurvo” e ”spondylous” che significa ”colonna vertebrale”. Sebbene la SA colpisca inizialmente la colonna vertebrale, è comune il coinvolgimento di spalle, anche, ginocchia e piedi. Poiché la SA è una malattia sistemica, altri organi, come gli occhi, e più raramente il cuore e i polmoni, possono venire colpiti.
    La SA è la principale malattia tra le “spondiloartropatie sieronegative”. “Siero” si riferisce al sangue e “negative” indica che le persone con SA di solito non hanno presente nel sangue l’anticorpo denominato Fattore Reumatoide. Ciò distingue la Spondilite Anchilosante dall’Artrite Reumatoide nella quale di solito vengono rilevati alti livelli di Fattore Reumatoide. La spondiloartropatia si riferisce all’artrite (artropatia) che colpisce la colonna vertebrale (spondilo).
    La SA è una malattia che può indurre disabilità. Il suo decorso varia da individuo a individuo e perciò è impossibile predire in che modo la SA potrebbe colpirLa. Comunque, in tutti i casi, un ruolo attivo nella sua gestione influenzerà positivamente l’esito. Con un’adeguata terapia farmacologica che minimizzi la rigidità ed il dolore, e con l’esecuzione quotidiana di esercizi che mantengano un’ottima mobilità, forza muscolare e posture corrette, la maggior parte delle persone con SA rimane pienamente attiva e inserita nel proprio ambiente lavorativo.

    La colonna vertebrale: ecco da dove tutto comincia

    La colonna vertebrale è composta da 24 vertebre e 110 articolazioni.
    Le vertebre sono divise in tre sezioni principali.
    La zona cervicale, o sezione del collo, è formata da 7 vertebre ed è la parte più mobile. Ognuna delle 12 vertebre toraciche (porzione centrale della schiena) si articola lateralmente con una costola.
    Infine la colonna lombare, o porzione inferiore della schiena, è composta da 5 vertebre. La porzione lombare si continua con il sacro che si incastra nella pelvi (detto anche bacino) ed in questo modo la colonna vertebrale viene ad articolarsi con le parti inferiori del corpo. Le articolazioni sacro-iliache congiungono la parte laterale del sacro al resto della pelvi.
    La SA di solito esordisce con un’infiammazione delle articolazioni sacro-iliache che causa dolore nella zona lombare e ai glutei.
    Sintomi comuni e decorso della SA
    Sebbene ogni persona affetta da SA sia diversa da un’altra, la maggior parte dei pazienti può condividere i seguenti sintomi:
    1. Dolore alla schiena e rigidità, di solito esordisce in maniera graduale prima dei 35 anni.
    2. Il dolore persiste per più di 3 mesi prima di ricorrere all’attenzione del medico.
    3. Il dolore alla schiena e la rigidità esitano nell’immobilità, specialmente di notte e alla mattina presto.
    4. Il dolore alla schiena e la rigidità si alleviano attraverso l’attività fisica e l’esercizio o con una doccia tiepida.
    Nelle fasi iniziali della Sua malattia, potrebbe notare dolore e rigidità nella porzione lombare della schiena e un dolore in profondità ai glutei. Questo è tipico dell’attacco di SA ed è causato dall’infiammazione delle sacro-iliache. I Suoi sintomi di rigidità e dolore peggiorano probabilmente al mattino, e tendono a migliorare con l’esercizio. Molte persone riferiscono che il dolore li fa svegliare durante la notte o alla mattina presto, ma se si alzano e camminano, il fastidio tende ad alleviarsi.
    Man mano che la SA progredisce, il dolore e la rigidità si diffondono alla colonna vertebrale e qualche volta possono raggiungere il collo. L’importante è ricordare che il decorso della SA è estremamente variabile. Nei casi lievi, ad esempio, ci possono essere dei piccoli cambiamenti strutturali. Nei casi molto gravi, la colonna vertebrale può essere completamente fusa, divenendo un blocco unico rigido (“colonna di bambù”). Si possono fondere, inoltre, anche le articolazioni costo-vertebrali. Quando ciò succede, il paziente potrebbe riferire la sensazione di “essere rinchiuso” nella gabbia toracica. Comunque, se non nei casi estremi, nei quali è compromessa l’escursione completa della gabbia toracica, i polmoni continuano a svolgere la loro funzione perché il diaframma non viene interessato.

    Le articolazioni sacro-iliache

    Sono le strutture che articolano il sacro con le ali iliache del bacinino. Lo spazio articolare tra le cartilagini contrapposte che ricoprono le ossa delle limitanti articolari del sacro e dell'ileo sono sede di rimaneggiamento infiammatorio in quasi tutti i malati di SA. Anche in questa sede l'evoluzione del processo spondilitico, passando attraverso una fase erosiva, si conclude con l'anchilosi. Il dolore da sacroileite è avvisato sul bacino posteriore e sulle natiche. Spesso è il maggiore segno clinico lamentato dai malati. L'anchilosi delle sacroiliache può essere responsabile di distocia al parto per cui le giovani donne in gravidanza devono avvisare l'ostetrico di tale problema per programmare, se necessario,
     un parto cesareo. Anche altre articolazioni virtuali del bacino, come la sinfisi pubica, può essere sede di infiammazione e di dolore, in questo caso pubico.

    Le cause del dolore
    I patologi hanno scoperto che la causa iniziale della SA è di tipo infiammatoria. L’infiammazione prende origine in tessuti peculiari, in modo particolare nel punto in cui i legamenti, tendini o capsule articolari si attaccano alle ossa. Gli anatomici chiamano queste zone di inserzione entesi e lo stato infiammatorio viene detto entesopatia o entesite.
    Quando l’infiammazione interessa la colonna vertebrale in profondità, ciò influisce sui legamenti e sui muscoli circostanti. I nervi dell’area infiammata vanno a innervare anche i legamenti ed i muscoli vicini. Il risultato è uno spasmo muscolare e dolore.
    Normalmente, si pensi che l’infiammazione sia un evento temporaneo che accade in associazione ad infezioni o dopo una ferita e che può essere alleviato grazie ai farmaci anti-infiammatori, nella spondilite invece persiste e si cronicizza. Ricerche più approfondite sulla natura dell’infiammazione hanno rilevato che l’infiammazione già di per sé può causare un danno, poiché vengono rilasciate potenti sostanze chimiche come le citochine e gli enzimi proteolitici che sono in grado di distruggere i tessuti circostanti. Non appena l’infiammazione si attenua, la lesione inizia il processo di guarigione formando un tessuto cicatriziale, che rimpiazza la cartilagine distrutta o la capsula articolare. Se questo tessuto cicatriziale è innervato, esso può diventare molto sensibile ed un ulteriore fonte di dolore.

    Il fattore "fatica"
    La fatica può essere un grande problema per molte persone che soffrono di SA. Ci sono diverse spiegazioni per esplicare questo sintomo. La fatica può essere un “sottoprodotto” dell’infiammazione. Se l’infiammazione è estesa, il fisico deve spendere molta energia per affrontare questa situazione. Il rilascio delle citochine durante il processo infiammatorio può produrre una sensazione di fatica e moderata anemia. Questi effetti, insieme al sonno disturbato dal dolore, possono contribuire alla stanchezza.

    Altre aree interessate dalla SA
    Circa un quinto – metà delle persone affette da SA presentano anche artrite alle articolazioni di braccia, gambe e piedi. Circa un quarto dei malati di SA ha sperimentato episodi di iridociclite o uveite, con un’infiammazione degli occhi.
    Occhi
    L’infiammazione dell’occhio, chiamata uveite acuta anteriore, irite acuta o iridociclite, si sviluppa in oltre il 30% dei malati di SA. I sintomi spesso colpiscono un occhio alla volta, e consistono in arrossamento, dolore e ipersensibilità alla luce. L’infiammazione dell’occhio richiede un adeguato trattamento da parte di un oculista per prevenire il danno oculare. La maggior parte degli oculisti sono consapevoli che una malattia sistemica come la SA può manifestarsi in associazione all’iridociclite.
    Il trattamento è diretto alla soppressione dell’infiammazione e alla minimizzazione delle complicazioni. La terapia generalmente consiste nell’uso di corticosteroidi in gocce e agenti dilatanti in gocce. Quando l’infiammazione è stata ben controllata, il Suo medico dovrà ridurre la terapia lentamente. Questo perché l’interruzione improvvisa, specialmente della terapia cortisonica, può qualche volta portare ad un effetto rimbalzo e l’infiammazione potrebbe ricomparire.
    Cuore
    In casi rari, il processo infiammatorio della SA può danneggiare la valvola aortica cardiaca che non si chiude completamente (insufficienza aortica). In aggiunta, la SA può rallentare la conduzione elettrica del cuore, influenzando il ritmo cardiaco. Di solito queste condizioni non si registrano nelle fasi iniziali della malattia. E’ importante che il Suo medico visiti e monitori il Suo cuore almeno una volta all’anno.
    Polmoni
    Se le articolazioni costo-vertebrali ed i muscoli tra le coste sono infiammati, sia il respiro che uno starnuto od un colpo di tosse possono diventare dolorosi. Molto raramente, i polmoni si cicatrizzano, una condizione conosciuta come fibrosi apicale polmonare. Ciò si nota in una radiografia dei polmoni, che si raccomanda di effettuare almeno ogni 2 anni. E’ fondamentale mantenere una lista di esercizi quotidiani per la respirazione. Un consiglio è quello di effettuare gli esercizi almeno una volta al giorno per tenere ben espansi i polmoni.

    Cause genetiche
    HLA-B27 e altri geni 
    Non si conoscono ancora le cause della spondilite anchilosante. La presenza del fenotipo HLA B27 (è un carattere genetico, quindi ereditato da uno o entrambi i genitori) è strettamente associato alla malattia. Quasi tutti i malati di SA hanno questo carattere genetico che tuttavia è frequentemente riscontrabile in molte persone della popolazione generale sana senza spondilite. In altre parole si può affermare che solamente il 5% delle persone che hanno il HLA B27 sviluppano la Spondilite. Gli scienziati pensano che l’HLA-B27 interagisca con altre proteine, alterando la normale risposta immunitaria dell’organismo.
    Altri fattori genetici potrebbero determinare una suscettibilità alla SA e influenzarne la progressione. La severità e l’estensione dell’infiammazione alla colonna vertebrale e dell’occhio o altre complicazioni della SA potrebbero essere legate ad ulteriori fattori genetici.

    Le persone a rischio
    La frequenza della SA varia enormemente tra le diverse razze. Per esempio, SA colpisce circa 2 su 1000 Caucasici ed è altrettanto comune tra gli Ispanici e i Cinesi. Comunque, non è comune nelle persone di discendenza africana. In tutte le razze la SA colpisce di più gli uomini delle donne. Nel mondo le persone con SA hanno una predisposizione genetica, presentando il fenotipo HLA-B27. Comunque, il B27 da solo non causa la malattia, e meno del 5% di coloro che presentano l’HLA-B27 sviluppa la malattia.
    La Spondilite non è una malattia ereditaria. I nati da soggetti con spondilite hanno solamente un incrementato rischio di potersi in futuro malare di questa malattia reumatica, così come è dimostrata una predisposizione familiare al diabete, alla ipertensione, ai tumori e ad altre malattie ben più gravi di questa.


    Trattamento e gestione della SA
    Non c’è ancora una cura definitiva per la SA, ma vi sono molti modi per controllarne i sintomi e migliorare la qualità della vita.
    Gli obiettivi prioritari nella gestione terapeutica della malattia sono l’attenuazione del dolore e della rigidità per ripristinare e mantenere la corretta postura e un’ottima mobilità articolare.
    Un’adeguata terapia farmacologica è fondamentale, poiché riduce il dolore e la rigidità e permette l’adozione di posture corrette e di effettuare quotidianamente esercizi di stiramento e di rinforzo muscolare.
    Inoltre, altre abitudini di vita possono influenzare positivamente il Suo stato di salute, come una dieta equilibrata, un sonno ristoratore ed il supporto psicologico da parte della famiglia e degli amici.
    Molte terapie farmacologiche sono risultate efficaci nel trattamento dei sintomi della SA. Si ricordi, però, che la SA colpisce ogni persona in maniera diversa e che ogni individuo reagisce in modo differente ai farmaci somministrati. Probabilmente dovrà provare diversi tipi di farmaci prima di scoprire quale sia la combinazione di essi che funziona meglio nel Suo caso.

    Il controllo dei sintomi
    La fisioterapia, le corrette abitudini posturali, i farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) sono alla base del trattamento del dolore e della rigidità causate dalla SA. L’Indometacina (Indocin®) è il farmaco più largamente utilizzato e probabilmente il più efficace. Negli ultimi anni sono stati scoperti farmaci con azione simile, quali diclofenac (Voltaren®), naproxen (Naprosyn®), piroxicam(Feldene®) e più recentemente gli inibitori della Cox-2, quali meloxicam (Mobic®), celecoxib (Celebrex®) e rofecoxib (Vioxx®).
    Qualche volta la somministrazione di alte dosi di FANS è necessaria per mantenere a lungo una buona efficacia, e ciò presenta degli svantaggi. I FANS possono causare significativi effetti collaterali, specialmente nel tratto gastrointestinale. Il maggior effetto collaterale dei FANS è la riduzione della mucosa protettiva nello stomaco che causa anche qualche irritazione locale gastrica. Ciò può comportare bruciore di stomaco, gastrite ed anche ulcere con possibile sanguinamento gastrico e duodenale. A volte farmaci aggiuntivi vengono prescritti per neutralizzare o prevenire la produzione di acido gastrico. I farmaci che riducono la secrezione gastrica nello stomaco (antagonisti dell’H2-recettore e inibitori della pompa protonica) sono più efficaci a questo scopo. Studi scientifici suggeriscono che una nuova classe di FANS, gli inibitori della ciclo-ossigenasi o Cox-2, venduti sotto svariati nomi, potrebbero ridurre il rischio di queste complicazioni gastrointestinali. Altri effetti collaterali sono la ritenzione idrica, mal di testa, vertigini e confusione.

    Altre terapie
    Nei casi più gravi di SA, i FANS potrebbero essere solo parzialmente efficaci, o i loro effetti collaterali talmente severi da impedirne l’uso prolungato. In questa circostanza, il Suo medico potrebbe suggerire di provare delle terapie di secondo livello, che includono i DMARDs (Disease Modifying Anti-Rheumatic Drugs) e altri farmaci.
    Sulfasalazina
    La Sulfasalazina (Salazopyrin) è conosciuta per la sua effettiva capacità di ridurre il dolore e la tumefazione articolare dell’artrite che colpisce le estremità distali degli arti nei malati di SA. Gli effetti collaterali sono relativamente infrequenti, ma possono includere mal di testa, gonfiore addominale, nausea e ulcere orali. Può determinare ridotta produzione di spermatozoi con conseguente infertilità maschile. Tale effetto collaterale si risolve alla sospensione della terapia. La Sulfasalazina deve essere assunta almeno per 3 mesi prima che raggiunga l’efficacia. Non è ben chiaro se la Sulfasalazina ha effetti sulla patologia vertebrale nella SA. Frequentemente devono essere eseguiti esami di laboratorio per la funzione epatica, renale e del midollo osseo.
    Methotrexate
    Originariamente creato come farmaco anti-tumorale, il Methotrexate è largamente utilizzato e molto efficace per il trattamento dell’Artrite Reumatoide. I reumatologi lo prescrivono a dosi più piccole rispetto alla chemioterapia con conseguente riduzione della tossicità. Gli effetti collaterali più frequenti sono ulcere orali e nausea, ma vengono quasi totalmente eliminati assumendo in contemporanea l’acido folico. E' un farmaco assolutamente tossico in gravidanza e potrebbe determinare malformazioni fetali. Non vanno assunti alcoolici durante il trattamento e non è prudente prescrivere il Methotrexate a soggetti portatori di epatiti. Frequentemente si richiedono sia esami per la crasi ematica sia tests di funzionalità epatica.
    Corticosteroidi
    I cortisonici come il prednisone sono efficaci nell’attenuare l’infiammazione associata alla SA, ma il loro utilizzo è limitato a causa dei possibili effetti collaterali a lungo termine come osteoporosi, cataratta e diabete. Le infiltrazioni di corticosteroidi nelle articolazioni infiammate possono portare sollievo temporaneo del dolore da artrite e borsite.

    Le nuove terapie
    Recentemente, la FDA (Food and Drug Administration) ha approvato una nuova classe di terapie di secondo livello (chiamate terapie biologiche) per l’Artrite Reumatoide. Queste nuove terapie hanno dimostrato buoni risultati anche nella spondilite. Nei malati che non rispondono adeguatamente ai FANS e alle altre terapie anti-reumatiche citate, l'impiego di farmaci biologici anti-TNF alfa può determinare un soddisfacente miglioramento clinico e contrastare l'evoluzione del danno spondilitico.
    Questi farmaci vengono gestiti in Centri di Riferimento individuati dalle Regioni. Tra gli effetti collaterali segnaliamo l'incrementata incidenza di infezioni secondarie alla immunodepressione. I reumatologi dei centri, prima di somministrare tali farmaci, eseguono uno screening clinico e di laboratorio per individuare le possibili controindicazioni alla cura (Tubercolosi latente, infezioni, scompenso di cuore).

    Intervento chirurgico
    Occasionalmente, quando all’artrite severa è associata la SA, essa causa la distruzione della cartilagine articolare. In questo caso, soprattutto alle ginocchia ed alle anche, la sostituzione chirurgica ortopedica con componenti artificiali (protesi) può essere risolutiva per quanto riguarda il dolore e la funzione delle articolazioni severamente danneggiate.
    In alcuni casi gravi, o qualche volta in quelli gestiti in maniera inadeguata, la SA può essere associata a gravi deformità in cifosi della colonna vertebrale, specialmente al collo. La correzione chirurgica è possibile, sebbene questa procedura sia rischiosa (possibili lesioni del midollo spinale e conseguente paralisi degli arti) e dovrebbe essere intrapresa solo da chirurghi molto esperti (neurochirurghi).

    Massaggio e allenamento al movimento
    Tecniche come il Rolfing® e la Mioterapia® ed il massaggio dolce terapeutico, possono alleviare qualche volta lo spasmo muscolare in alcuni pazienti. Altre tecniche, come la Tecnica di Alexander® ed il Feldenkrais Training® sono terapie del movimento studiate per incrementare l’elasticità e la forza muscolare attraverso esercizi dolci. Inoltre, tecniche antiche some il Tai-Chi possono contribuire a volte ad aumentare l’elasticità ed il rilassamento. Alcune persone riportano diversi gradi di riduzione del dolore dopo l’impiego di queste tecniche. Un buon rapporto con il fisioterapista è molto importante per rendere continuativo il programma di mobilizzazione.

    Fitoterapia ed integratori alimentari
    L’uso della fitoterapia e degli integratori alimentari in America continua ad incrementare ogni anno, e milioni di dollari vengono spesi nella pubblicità di svariati prodotti. Poiché la tendenza potenzialmente pericolosa verso la cura fai-da-te con le erbe mediche ed i prodotti naturali di non comprovata efficacia continua a crescere, il consumatore deve essere avvisato. Ricordi che la mancanza di studi controllati e di standardizzazione dell'impiego di questi prodotti potrebbero esporla al rischio di assumere sostanze inutili o dannose. Prima di iniziare qualsiasi nuovo programma, si assicuri che il Suo medico sia messo al corrente della Sua decisione al fine di assicurarLe che non vi siano interazioni pericolose o controindicazioni.

    Diete alternative
    Negli ultimi anni molte “diete alternative” hanno guadagnato popolarità tra i malati di artrite. Non vi sono dimostrazioni definitive, sostenute da rigorosi studi scientifici controllati che i cibi influenzino l'evoluzione della SA. Comunque, alcuni credono che determinati cibi possono stimolare una remissione o un’infiammazione e ritengono utile tenere un diario del cibo per monitorare la sensibilità alimentari.
    I malati di SA, proprio come la popolazione generale, dovrebbero controllare il proprio peso corporeo ideale ed includere nella dieta tutti i nutrienti essenziali. L'obesità va curata perchè potrebbe accelerare la compromissione delle articolazioni portanti (compresa la colonna vertebrale). Poiché la SA può comportare una perdita di peso in alcune persone, alla quale si può aggiungere un generale senso di fatica, è meglio consultare il proprio medico se si ha la necessità di stabilire un tetto calorico ed un piano dietetico per mantenere un peso corporeo ideale e salutare.

    La sfida psicologica
    Se Lei o un Suo caro è affetto da SA, la possibilità che con il dolore, la fatica, e la limitazione funzionale si possano instaurare problemi psicologici è abbastanza frequente. E’ normale che le persone con SA si sentano spaventate, depresse, arrabbiate, imbarazzate, siano facilmente irritabili, intorpidite, ansiose, consapevoli della propria limitazione funzionale e gelose.
    E’ frequente che i propri cari ben intenzionati o i professionisti dicano “Devi dare il meglio”, “Non essere pessimista, pensa positivo, potrebbe andare peggio” oppure “ognuno ha qualcosa”.
    Tutte le condizioni sopra riportate sono vere.
    A nessuno piace sentirsi ferito, scomodo o essere incapace di fare qualcosa che gli altri fanno usualmente. Questi stati d’animo fanno poco per motivare una persona a prendere un ruolo attivo nella gestione della propria malattia.
    Se Lei o un Suo caro soffre di SA, questa sezione può aiutarLa a far fronte alla SA con successo e a conoscere gli strumenti per farLa rimanere una persona produttiva ed occupata nella vita quotidiana.

    Il “patto” con la diagnosi
    A causa dell’età in cui la SA si manifesta, l’esordio e la diagnosi rappresentano una sfida difficile. Per le persone giovani in particolare, dover convivere con il dolore e con una malattia cronica può essere un grande colpo alla stima e fiducia in se stessi. Ciò comporta anche un ridimensionamento per coloro che fino a quel momento non avevano mai visto un medico e che ad un tratto si trovano a dover prendere quotidianamente i farmaci.
    Fortunatamente, molte persone che hanno avuto una diagnosi recente di SA vedranno che, con una cura appropriata, esercizio fisico e buone abitudini posturali, la loro condizione può essere adeguatamente controllata.
    Esse impareranno a convivere con il dolore ed il disagio e diventeranno meno timorose. Dall’altra parte, le persone che provano un’infiammazione forte o la disabilità richiederanno un grande quantità di forza psicologica per sostenere la sfida con la malattia.

    Dominatori e succubi
    Nessuno di noi sceglie di essere malato di SA ma l'atteggiamento mentale nei suoi confronti è diversificato. Alcune persone utilizzano le loro risorse interiori ed esteriori in modo da contrastare e dominare la malattia. Essi sono “dominatori”. Altri permettono di essere sopraffatti dai problemi che la patologia comporta. Essi sono “succubi”.
    Vi sono dubbi su quale sia il modo migliore di interagire con la SA?

    La chiave è l’accettazione
    Cosa possiamo fare per assicurarLe che Lei sarà un dominatore di successo e non un succube?
    Per prima cosa, il passo più difficile, è accettare la Sua condizione. Contrariamente a quanto si possa pensare, l’accettazione della malattia non significa arrendersi ad essa. Accettazione significa imparare tutto sulla Spondilite Anchilosante. Ciò include sapere:
    1. diverse alternative e modalità di trattamento possibili;
    2. l’esperienza dei medici specialisti e del personale sanitario ed i loro diversi approcci al trattamento della SA;
    3. come le altre persone con la SA hanno accettato la malattia sia dal punto di vista psicologico che farmacologico;
    4. esistenza di risorse nella società (piscine, gruppi di supporto psicologico, servizi sociali);
    5. accorgimenti da adottare nella vita quotidiana che possono contribuire a rendere la vita più facile (speciali specchietti nelle automobili, letti, chiavi, scaffali).
    C’è un sacco da imparare su come convivere con la SA. Lei scoprirà che l’accettazione della malattia è un processo attivo e non passivo.

    Costruzione di sistemi di supporto
    Il secondo passo coinvolge la propria vita sociale ed i sistemi di supporto personali. Gli esperti hanno scoperto che le persone riescono meglio ad affrontare la malattia se sono in grado sopportare ed evitare di ritirarsi in uno stato di isolamento.
    Abbiamo bisogno di altri che ci diano un supporto psicologico durante i periodi difficili che si possono incontrare nel decorso della malattia. Sebbene si possa accettare psicologicamente che un sistema di supporto sia una buona idea, imparare a chiedere aiuto può essere difficile. Ci vuole una buona dose di coraggio, specialmente quando ci si sente vulnerabili. Non permetta che il Suo orgoglio la releghi in un angolo a leccarsi le ferite da solo. Questo è un altro segno di sottomissione alla SA ed un invito ad una sofferenza inutile.
    Ricordi che le persone che La assistono vogliono aiutarLa ed essere utili. Non dimentichi che anche Lei può essere utile a loro ora e in futuro. E’ importante chiedere specifici aiuti da amici o parenti diversi. Ecco alcuni esempi di aiuto che potrebbe richiedere.
    1. Potrebbe trarre beneficio da un ascoltatore competente che possa aiutarLa nella scelta del trattamento;
    2. Potrebbe aver bisogno di aiuto nell’alzarsi, nel raggiungere o nel piegarsi per prendere qualcosa;
    3. Potrebbe trovare il massaggio da parte di una persona cara molto confortevole;
    4. Potrebbe considerare il fatto di chiedere a buoni amici di aiutarla a capire quali aspetti del proprio carattere sono stati mutati dalla malattia.

    Ridimensionare per cambiare
    Il terzo passo per diventare un dominatore è l’abilità ad adattarsi alle sfide reali che la SA può presentare. I dominatori di successo sono flessibili, creativi ed adattabili. Essi sono in grado di prendere decisioni differenti che offrono nuove possibilità di soddisfazione. Se si impara ad ascoltare i propri bisogni in quel determinato momento, le proprie condizioni possono insegnare ad indirizzarLa verso persone, luoghi e risorse che possono essere importanti per Lei. Se il solo obiettivo è semplicemente quello di ritornare come prima, limiterà la possibilità di avere successo ed invece andrà incontro a frustrazione ed insuccesso.
    Per la maggior parte delle persone, trovare un compromesso con la SA può essere un processo difficile. Ecco perché è importante essere gentili e sereni con se stessi. Se si hanno problemi psicologici, può essere d’aiuto consultare uno psicologo o specialisti nel trattare persone con malattie croniche come la SA. Più il supporto è positivo, più facile sarà vivere senza limitazioni che la SA può imporre.

    Esercizi
    L’esercizio è una parte integrante nella gestione di ogni programma terapeutico nella SA. L’esercizio, svolto quotidianamente, aiuta a mantenere una postura corretta e l’elasticità e in alcune persone riduce il dolore. La maggior parte dei malati di SA riferiscono di sentirsi meglio dopo gli esercizi.
    L’esercizio costante inserito nella routine quotidiana può essere duro, ma è importante che venga svolto. L’esercizio è una priorità e se eseguito per circa 5-10 minuti durante le pause lavorative, può essere d’aiuto.
    E’ importante assicurasi che si stiano eseguendo gli esercizi correttamente in modo da ottenere il massimo beneficio. Prima di iniziare un nuovo programma, consulti con il fisiatra od il fisioterapista. Essi troveranno il programma che più si addice alle Sue esigenze specifiche. Gli esercizi cambieranno una volta che Lei si sarà abituato a svolgerli regolarmente. Se alla mattina si sente irrigidita, questo è il momento giusto per "sciogliersi". Lei può fare stretching e rimandare gli esercizi di movimento più tardi durante la giornata, quando la rigidità sarà diminuita.
    Se non Le piace fare esercizio, sia creativo: esegua gli esercizi ascoltando la musica preferita o in compagnia di un amico.
    Se ha paura che il movimento possa provocare dolore, inizi molto lentamente con uno stretching dolce ed esercizi di escursione articolare. Se non può spendere molto tempo per gli esercizi, provi a eseguirli 15 minuti 2 volte al giorno.
    Si vesta comodamente e si rilassi contando ad alta voce. Questo aiuta il respiro. Perché ciò è importante? Perché i tessuti rilassati si allungano più facilmente.

    Riscaldamento
    Marciare velocemente sul posto per un minuto staccando il più possibile i piedi dal suolo e contemporaneamente portare in alto le braccia estese per 20 secondi, poi in avanti per altri 20 secondi ed infine di lato per 20 secondi.

    Esercizi di stretching
    1. Posizionarsi a quattro zampe. Tenere i gomiti diritti, mantenere la testa tra le spalle ed inarcare la schiena il più possibile.
    2. Alzare la testa ed incurvare la schiena il più possibile.
    3. Mantenendo la testa alzata, portare il braccio destro in avanti e la gamba sinistra indietro. Tenere per 5 secondi. Ritornare a quattro zampe e cambiare braccio e gamba.
    4. Posizionarsi di fronte ad una sedia, con il sedile morbido. Appoggiare il tallone destro sul sedile, tenendo il ginocchio diritto piegarsi il più possibile cercando di andare a toccare con entrambe le mani le dita del piede. Tenere per 6 secondi e poi riposare.
    5. Ripetere 2 volte, cercando di allungarsi sempre di più ogni volta. Rilassarsi dopo ogni allungamento e ripetere con la gamba controlaterale. L’esercizio si può eseguire anche da seduto appoggiando il tallone su uno sgabello.

    Esercizio e postura
    Dia la possibilità a chi Le sta vicino di rimproverarLa. Spesso i nostri cari notano le nostre cattive abitudini. Indichi ad amici, colleghi e parenti le posture corrette e chieda loro di farLe notare se ne assume di scorrette. Presto non avrà bisogno che qualcuno glielo ricordi.
    1. Allungarsi verso l’alto senza staccare i piedi dal suolo. Portare un braccio verso l’alto ed in avanti tenendo il gomito diritto. Abbassare il braccio e ripetere con quello opposto.

    Esercizio e fatica

    La fatica può comportare dolore. Chieda al Suo fisioterapista di insegnarLe come muoversi con efficacia senza accusare troppa fatica. Non si deve mai forzare quando si sente fatica e nemmeno giungere al punto d’esaurimento. L’allungamento non provoca dolore. Se accusa dolore, ciò significa che ha lavorato troppo.

    Esercizi per l’escursione articolare
    1. Alzare le braccia unite, con i gomiti estesi, verso il soffitto
    2. Tenere le braccia verso destra il più possibile mentre le ginocchia sono rivolte verso il lato opposto. Ripetere cambiando il lato.
    3. Seduti su una sedia con la schiena ben aderente allo schienale. Prendersi con le mani gli avambracci e alzare le braccia fino all’altezza delle spalle. Ruotare il tronco verso destra e tenere i piedi appoggiati al suolo. Ripetere ruotandosi dall’altro lato.
    4. Posizione supina con le ginocchia piegate. Alzare la schiena dal suolo mantenendo appoggiati i piedi. Tenere per 5 secondi e lentamente abbassare la schiena.

    Esercizi per la postura quotidiana
    Posizione prona (distesi con la pancia verso il suolo). Gli esperti pensano che questa posizione da sola possa prevenire la deformità posturale in cifosi dorsale. Esso non previene la fusione delle vertebre che compare nelle forme gravi di SA, ma questa attività assicura che la posizione eretta sia mantenuta. Renda questa posizione un’abitudine quotidiana. Il momento migliore per mantenere la posizione prona potrebbe essere dopo il bagno, alla sera, quando i muscoli sono rilassati. La costanza nel mantenimento della posizione è il punto chiave.

    Diventerò disabile?
    Probabilmente no. La maggior parte delle persone sono in grado di gestire bene la malattia.
    Essi sono in grado di continuare a lavorare, a crescere i propri figli ed a conservare il posto di lavoro.
    Alcuni malati, hanno bisogno di modificare il proprio lavoro o cambiare lavoro, ma studi recenti dimostrano che meno del 15% delle persone con SA deve rinunciare al lavoro a tempo pieno. Inoltre, c’è ragione di sperare che nuove conoscenze nella ricerca e trattamento porteranno ad un controllo sempre maggiore della malattia in un futuro non lontano, e ad una possibilità ulteriore di ridurre la disabilità.

    Che tests il reumatologo prescrive di solito?

    La diagnosi di SA è confermata dalla radiografia. Il medico cercherà i segni precoci del processo spondilitico osservando le articolazioni sacro-iliache. Comunque, questi segni possono impiegare anche alcuni anni a svilupparsi e quindi possono non essere visibili immediatamente ai raggi X. Il medico probabilmente farà eseguire esami di laboratorio e valuterà la VES (Velocità di EritroSedimentazione) e la PCR (Proteina C Reattiva), che mostrano l’entità dell’infiammazione. Occasionalmente, sono richiesti studi aggiuntivi con immagini più sofisticate o tests di laboratorio. Il test per la tipizzazione dell’HLA-B27 è a volte utile quando la diagnosi non è ancora del tutto chiara.

    Il riposo a letto
    Durante il decorso della malattia, la colonna vertebrale tende ad incurvarsi a volte anche in maniera molto accentuata. Comunque, mantenendo con attenzione una stazione eretta adeguata, la cifosi è di solito evitabile. Le persone con SA di grado lieve di solito non si preoccupano di questo aspetto, ma è difficile predire precocemente chi è a rischio. I fisioterapisti raccomandano che il mantenimento della posizione prona per 15 minuti tutti i giorni aiuta a prevenire la cifosi.
    Il letto dovrebbe essere abbastanza duro al fine di prevenire l’avvallamento e si dovrebbe fornire un buon cuscino che permetta di mantenere la naturale curvatura della colonna cervicale. Materassi molli o vecchi tendono a cedere nel mezzo, forzando la persona a dormire in una posizione simile a quella assunta su un’amaca. Questo conduce certamente ad una cattiva posizione per il malato di SA. Il modo migliore è dormire con la schiena piatta. Comunque, poiché è difficile ottenere un buon sonno ristoratore ed essere ben riposati, alcuni malati dicono di riuscire a dormire in decubito laterale. Se questo è il Suo caso, ricordi di stare almeno 15-20 minuti al giorno in posizione prona. 

    Tradotto da Spondylitis Association of America (SAA)

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