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DOLORE LOMBARE (MAL DI SCHIENA) Cause - Disturbi - Cure - Ambienti di lavoro- Osteopatia - Farmaci - Ginnastica


DOLORE LOMBARE (MAL DI SCHIENA) Cause - Disturbi - Cure - Ambienti di lavoro- Osteopatia - Farmaci - Ginnastica

Che cos’è il dolore lombare o il cosi detto mal di schiena?
È una sindrome dolorosa che è  indicativa di algia non irradiata  e/o limitazione  funzionale localizzata solitamente a livello del rachide lombare, per tale motivo viene definita dai medici come “lombalgia” (dolore ai lombi, dolore lombare)
Come inizia?
L’inizio di tale problematica può essere ad esordio improvviso o può instaurarsi  gradualmente a seconda dell’eziologia che la determina.
I dolori lombari e i mal di schiena in genere sono tutti uguali?
Assolutamente no.  I mal di schiena, e le lombalgie in genere possono essere variamente classificate. Una classificazione di base consiste nel suddividerle in lombalgie (dolore lombare) di origine vertebrale e di origine non vertebrale. 

Qual è la differenza tra il dolore lombare di origine vertebrale e il dolore lombare di origine non vertebrale?
Tra le lombalgie di origine vertebrale vanno annoverate quelle secondarie a processi artrosici, ad erniazione del disco ad alterazioni congenite ecc.. Tra le lombalgie di origine extravertebrale vanno annoverate tutte quelle possono essere secondarie ad affezioni dei muscoli e/o dei legamenti della colonna vertebrale; o ancora possono essere secondarie a compromissioni di organi viscerali che danno dolori lombari riflessi; o a stati d’ansia che generano una eccessiva tensione muscolare, che a sua volta “mantiene” uno stato di instabilità emotiva, istaurando un circolo vizioso di auto mantenimento del dolore lombare.
Ho il mal di schiena, vuol dire che soffro di lombosciatalgia?
No, sono due cose “concettualmente differenti”. La lombo sciatalgia è indicativa di una radicolite, ovvero di una insulto a livello di una o più radici nervose che vanno a costituire il nervo sciatico o grande ischiatico, ed ha segni e sintomi non sovrapponibili a quelli di un dolore lombare semplice, in quanto per mal di schiena si intende solitamente una problematica con sintomatologia "locale-non irradiata" che quindi non si manifesta lungo il territorio di comptenza del nervo sciatico. 
Sono “predisposto” a soffrire di dolore lombare?
Abitudini lavorative scorrette,  “atteggiamenti “ posturali non ergonomici , deformazioni congenite del rachide,  scoliosi, vita sedentaria,  possono essere considerati fattori predisponenti ma non necessariamente determinanti per il mal di schiena.  
Cosa vuol dire che ho un dolore lombare cronico?
Vuol dire che il vostro mal di schiena si protrae per un periodo superiore a tre mesi e/o che si ripresenta in modo ricorrente. Va precisato che una problematica di mal di schiena non necessariamente debba croniccizzarsi.

Mi passerà mai il mio mal di schiena?
Si, dal mal di schiena di può guarire, il tutto dipende chiaramente dai fattori che ne hanno permesso l'insorgenza. E quindi, dalla tipologia di mal di schiena, dalle cause che l'hanno determinato, dall'età del paziente, dall'eziopatologia in genere nonchè dalla tempestività della visita/cura al vostro dolore lombare.
Come si svolge la valutazione?
Per il mal di schiena, dolore lombare, ma per tutte la manifestazioni dolorose in genere, viene soliamente eseguita precendentemente alla "visita" vera e propria una raccolta dati (anamnesi) che consiste in una sorta di "interrogatorio" al paziente. Successvamente poi, la visita in linea di massima dovrebbe cominciare in piedi per valutare la stazione eretta, gli appoggi e le curve della colonna (cervicale, dorsale, lombare, sacrale) ed eventuali alterazioni (scoliosi,ipercifosi). L'esame neurologico si basa su alcuni test utili per mostrare una compromissione delle redici nervosi, una neuropatia periferica, o una disfunzione del midollo spinale. 
Sono in possesso di  accertamenti diagnostici antecedenti al dolore lombare, sono utili?
Si, sicuramente si. Valutare un quadro diagnostico per imaging antecendente all' attuale mal di schiena  può essere utile e di notevole interesse. E' dunque sempre buona norma portare con se tutti gli accertamenti diagnostici di cui dispone il paziente, per meglio comprendere le condizioni di salute generale. 
Ho eseguito una RM/TC, ho un ernia del disco, ma non ho dolore lombare. E'possibile tutto questo?
Sicuramente è possibile. E' stato stimato che il 30-40% delle TC mostra anomalie di un disco che protude in persone asintomatiche. 
Quali sono i rimedi per prevenire il dolore lombare?
La prevenzione è basata su principi tanto semplici quanto dimenticati. Ad esempio, stando seduti sarebbe opportuno tenere la schiena in una posizione ergonomica con la stessa ben eretta, appoggiata allo schienale per tutta la lunghezza, con i piedi appoggiati a terra.  Ove mai necessario, in relazione alla costituzione fisica, porre un piccolo cuscino dietro la schiena. Quando si lavora ad un tavolo è opportuno tenersi il più vicino possibile. Quando si guida bisognerebbe fare delle pausa almeno ogni due ore ed adoperare un supporto lombare conservando una postura adeguata. Per quanto riguarda il letto il materasso deve avere una consistenza proporzionata alle curve del rachide. Quando si vuole sollevare un oggetto è opportuno valutare il peso e calibrare bene lo sforzo, sollevarlo utilizzando  entrambe le braccia, piegando e poi stendendo le gambe. I piedi inoltre devo essere posti quanto più vicino è possibile all’oggetto da sollevare.
Avendo queste accortenze soffrirò comunque di mal di schiena?
Adoperare accortezze quotidiane che tutelano e "trattano al meglio" il nostro organismo sicuramente sono delle buone norme che aiutano a prevenire od a contenere il dolore lombare. Tuttavia, come già detto ci sono cause che esulano da "cattive abitudini" che possono portare comunque a lombalgia.
Quali sono i rimedi per  il dolore lombare?
Il trattamento della lombalgia è diverso a seconda della causa. in alcune forme la terapia affronta realmente la causa del mal di schiena; in altre, e sopratutto nella patologia artorsica propriamente detta, la terapia è prevalentemente sintomatica e si prefigge di ottenere un attenuazione delle maniferstazioni dolorose. 
Dovrò operarmi?
Il trattamento per il dolore lombare è come detto, prevalentemente di tipo conservativo, ovvero non neccessita di trattamenti invasivi. Tuttavia in determinate circostanze è neccessario l'intervento chirurigico.
Per il mal di schiena di cui soffro, è indicato il riposo a  letto?
Il riposo a letto, è tradizionalmente cosiderato il rimedio al dolore lombare per eccellenza, sembra invece di scarsa utilità in base agli studi più recenti. Anzi in determinate circostaze è addirittura sconsigliato. La maggior parte delle linee guida concorda sul fatto che tutti i dolori lombari, esclusi quelli da sindrome della cauda equina richiedono un tentativo di  terapia conservativa (non chirurgica).
Stare seduti?
Lo stare troppo seduti, specialmente in auto e per lunghi periodi va evitato. Questa posizione aumenta la pressione presente tra i dischi intervertebrali incrementando il mal di schiena. Ricordiamo che i dischi vertebrali al loro interno possiedono un nucleo, composto per la sragrande maggioranza da un "liquido". Una eccessiva pressione esercitata sui dischi può causare la protrusione di questo "liquido" tramite una fissurazione dell' anulus fibroso (ernia del disco). Il tutto chiaramente è un elemento predisponende lombalgie o lombosciatalgie.
Ci sono rimedi efficaci al dolore lombare?
I trattamenti fisici quali massaggi, ultrasuoni, ionoforesi, biofeedback e stimolazione nervosa transcutanea (TENS) non hanno in effetti una efficacia "provata" nel trattamento della lombalgia acuta (mal di schiena con sintomatolgia dolorosa in fase di massima manifestazione). 
Quali sono i rimedi osteopatici per il dolore lombare? L’osteopatia può aiutarmi ?
Verrà valutata la corretta micro mobilità presente nei distretti articolari che costituiscono il rachide lombare e in tutti quei distretti che necessitano di essere ispezionati. Verrà valutata l’ergonomia totale della persona con una attenta e metodica indagine posturale. Verranno valutate le competenze a la necessità del trattamento osteopatico ivi comprese le tecniche più adatte al vostro mal di schiena e non nocive. L’approccio osteopatico è sempre olistico e globale, non verrà valutato solo il distretto interessante il dolore lombare ma l’individuo nella sua interezza.
L’osteopatia funziona davvero?
Si funziona davvero,  il trattamento manipolativo osteopatico è risultato di gran lunga superiore al placebo nel trattamento delle sindromi dolorose lombari (dolore lombari, mal di schiena).   Consultare i link sulle prove di efficacia nella home page.

 Farmaci per il dolore
Il vostro medico può consigliarvi quali farmaci antidolorifici contribuiscono ad alleviare il dolore. Il paracetamolo è raccomandato come il primo farmaco antidolorifico da usare. Se il paracetamolo non è efficace ad alleviare il dolore, il vostro medico può consigliare:
  • uno dei farmaci chiamati FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), che possono ridurre l’infiammazione, oppure
  • un lieve oppiaceo, che è un antidolorifico più forte del paracetamolo.
Il medico deve valutare insieme a voi quale sia la soluzione migliore. Questo dipenderà dai possibili effetti collaterali dei farmaci, se c’è stato qualche problema con essi in passato e dalle vostre preferenze. Il medico può consigliarvi anche due tipi di antidolorifici contemporaneamente.
Il medico vi consiglierà per quanto tempo è necessario prendere gli antidolorifici. La durata della cura può cambiare se l’antidolorifico è stato efficace o se si sono verificati eventuali effetti collaterali.

FANS

I FANS (farmaci anti infiammatori non steroidei) sono farmaci che riducono l’infiammazione e il dolore. Alcuni di essi sono il diclofenac, l’ibuprofene e il naproxene.
Talvolta possono irritare lo stomaco e l’intestino ed essere la causa di sanguinamenti. Questi fenomeni sono più comuni nelle persone più avanti con l’età. Il vostro medico, quindi, dovrebbe informarvi se avete un rischio aumentato di effetti collaterali da FANS e, se avete più di 45 anni e state assumendo un FANS, può consigliarvi un inibitore di pompa protonica. Questi farmaci, come per esempio l’omeprazolo e il lansoprazolo, riducono la produzione di acido nello stomaco e sono usati per trattare gastriti e ulcere dello stomaco e del duodeno.

Oppioidi

Gli antidolorifici oppioidi sono utilizzati per il dolore moderato o severo. Farmaci come la codeina e la diidrocodeina, da soli o in associazione con altri farmaci, possono aiutare nel controllo del dolore moderato quando gli analgesici non oppioidi non sono sufficienti. Esempi di oppioidi forti sono l’oxicodone e il fentanil.
Se il vostro dolore lombare è molto intenso e non risponde bene ad altre terapie, il medico può quindi consigliarvi un farmaco antidolorifico oppioide. In genere gli oppioidi possono essere utilizzati solo per un breve periodo perché l’uso prolungato è caratterizzato da tolleranza o dipendenza. Se c’è la necessità di usare a lungo oppioidi forti, il medico può fare riferimento ad uno specialista.

Antidepressivi triciclici per il trattamento del dolore

I farmaci antidepressivi triciclici talvolta sono consigliati alle persone con dolore lombare perché agiscono come antidolorifici. Questo effetto è separato dalla loro attività nel trattamento della depressione. Esempi di antidepressivi triciclici sono l’amitriptilina e l’imipramina.
Un antidepressivo triciclico può essere consigliato se altri antidolorifici non hanno recato sollievo. Per iniziare, la dose deve essere ridotta al minimo e può essere aumentata per migliorare l’effetto sul dolore.
Per il trattamento del dolore lombare non vi dovrebbe essere consigliato, invece, un altro tipo di farmaco antidepressivo chiamato inibitore selettivo del reuptake della serotonina.

Trattamenti non farmacologici per la lombalgia

Esistono molti trattamenti per aiutarvi a gestire al meglio il dolore lombare. Il vostro medico può proporvi uno di questi:
  • un programma di esercizi fisici appropriati alle vostre particolari necessità;
  • un ciclo di fisioterapia, che può comprendere la manipolazione vertebrale;
  • un ciclo di agopuntura.
Il medico può consigliarvi di cambiare trattamento se non avete attenuto miglioramenti da uno di essi.

Esercizi

Un programma di esercizio fisico dovrebbe comprendere fino a 8 sedute da svolgere entro 12 settimane. Il programma dovrebbe essere svolto preferibilmente in una classe di non oltre 10 persone, sotto la supervisione di un istruttore qualificato. Dovrebbe essere previsto un programma individuale di esercizi se l’attività in una classe non è adatta a voi.
I programmi possono comprendere esercizi aerobici e di stretching per rafforzare i muscoli e migliorare la postura.

Terapia manuale

Esistono differenti tipi di terapia manuale, quali le manipolazioni, i massaggi e le mobilizzazioni dei tessuti molli e delle articolazioni. Le manipolazioni devono essere eseguite da professionisti appositamente formati.
Un programma di terapia manuale dovrebbe includere fino a 9 sedute di lavoro nel corso di 12 settimane al massimo.

Agopuntura

L’agopuntura è una terapia che prevede l’inserimento di aghi nella cute di una o più parti del corpo per prevenire o curare una malattia o per mantenere lo stato di salute.
Un programma di agopuntura dovrebbe comprendere fino a 10 sedute nel corso di un periodo massimo di 12 settimane.

Terapie combinate

In alcuni casi è possibile utilizzare trattamenti psicologici insieme ad altre terapie. Perpsicoterapia s’intende genericamente la cura di disturbi della psiche con strumenti psicologici, quali la parola e l’ascolto. Ci sono diversi approcci generali, come le terapie cognitivo-comportamentali. Queste, per esempio, si basano sul modo in cui i pensieri, le credenze, i comportamenti e i sintomi fisici di una persona si adattano insieme.
Dovrebbe essere offerto un trattamento intensivo comprendente sia esercizi fisici sia psicoterapia quando:
  • avete già provato una o più forme di terapia fisica e
  • il dolore alla schiena vi sta causando molte difficoltà e/o sta gravemente danneggiando la vostra capacità di lavorare e di svolgere le attività quotidiane.
Un programma di terapia combinata dovrebbe svolgersi in circa 100 ore e in un periodo massimo di 8 settimane.

Trattamenti che non dovrebbero consigliarvi

Per la gestione del dolore lombare non specifico, non vi si dovrebbe consigliare nessuno dei seguenti trattamenti (non descritti in questa guida) perché ci sono poche prove di efficacia:
  • terapie con laser
  • terapie con correnti interferenziali
  • terapie con ultrasuoni
  • TENS (Transcutaneous electrical nerve stimulation – Stimolazione elettrica neurale transcutanea)
  • supporti e tutori lombari
  • trazioni
  • infiltrazione locale di farmaci

Lombosciatalgia e ambienti di lavoro

Le affezioni cronico-degenerative della colonna vertebrale sono di assai frequente riscontro presso collettività lavorative dell’agricoltura, dell'industria e del terziario. Esse, sotto il profilo della molteplicità delle sofferenze e dei costi economici e sociali indotti (assenze per malattia, cure, cambiamenti di lavoro, invalidità) rappresentano uno dei principali problemi sanitari nel mondo del lavoro. Il dolore lombo-sacrale (“low back pain” degli anglosassoni) è una delle più frequenti cause di riduzione temporanea o permanente della capacità lavorativa.
In Italia, le sindromi artrosiche sono, secondo ripetute indagini ISTAT sullo stato di salute della popolazione, le affezioni croniche di gran lunga più diffuse. D'altro lato, le affezioni acute dell'apparato locomotore sono al secondo posto (dopo le affezioni delle vie respiratorie comprendenti anche le sindromi influenzali) nella prevalenza puntuale di patologie acute accusate dagli italiani. Ancora in Italia, le sindromi artrosiche sono al secondo posto tra le cause di invalidità civile. Secondo stime provenienti dagli Istituti di Medicina del Lavoro, le patologie croniche del rachide sono la prima ragione nelle richieste di parziale non idoneità al lavoro specifico. Tra gli infortuni sul lavoro, la lesione da sforzo, che nel 60-70% dei casi è rappresentata da una lombalgia acuta, non fa registrare alcun trend negativo.
Da più parti le spondilodiscoartropatie vengono usualmente annoverate tra le “work-related diseases” ovvero tra quelle patologie cronico-degenerative ad eziologia multifattoriale rispetto alle quali l’ambiente di lavoro può assumere talvolta il ruolo di concausa diretta ed efficiente. In particolare, tra tutte le diverse condizioni patologiche che possono essere definite “spondilodiscoartropatie”, verrà presa per il momento in considerazione la sola spondilodiscoartrosi lombare, che presenta le problematiche cliniche e medico-legali assicurative di maggiore rilievo.
Numerosi studi hanno evidenziato come le alterazioni cronico­-degenerative sono di assai frequente riscontro presso molteplici collettività lavorative dell'industria  e  dell'agricoltura, in relazione a condizioni lavorative caratterizzate da posture coatte, movimenti abnormi del tronco, movimentazione manuale di carichi e vibrazioni interessanti l’intero corpo, che rappresentano i fattori professionali causali o concausali nella etiopatogenesi di tali affezioni.

LA SPONDILODISCOARTROSI
Per artrosi si intende un’artropatia cronica, a carattere evolutivo, consistente inizialmente in alterazioni regressive della cartilagine articolare e secondariamente in modificazioni delle altre strutture che compongono l’articolazione (tessuto osseo, sinovia, capsula). Clinicamente l’artrosi si manifesta con dolore, limitazione funzionale, atteggiamenti viziosi. L’artrosi si instaura in un’articolazione quando in essa si verifica, per fattori generali o locali, uno squilibrio tra resistenza della cartilagine e sollecitazioni funzionali.

Fattori generali

- età (modificazioni del pH del liquido sinoviale);
- erditarietà (predisposizione alle affezioni artro-reumatiche);
- squilibri ormonali (con particolare riguardo agli estrogeni);
- obesità (sovraccarico delle articolazioni ed accumulo di colesterolo);
- alterazioni metaboliche (calcio, etc.);
- ambiente (abitazione, clima, condizioni di lavoro)
Fattori locali
- concentrazione o alterata distribuzione delle sollecitazioni meccaniche sulla superficie articolare (deviazione dei normali assi di carico, etc.);
- alterazioni articolari prodotte da affezioni di natura infiammatoria, traumatica, necrosi epifisarie, etc.

Classificazione

Distinguiamo un’artrosi primaria (riferibile solo a fattori generali) ed un’artrosi secondaria (da cause locali). Dal punto di vista anatomo-patologico si rilevano i seguenti reperti (pur se variamente accentuati in rapporto al grado evolutivo della malattia):
- alterazioni cartilaginee articolari (assottigliamento, fissurazioni, ulcerazioni con messa a nudo dell’osso subcondrale);
- osteofiti marginali (neoformazioni ossee di varia forma – a becco, a rostro – per ossificazione della cartilagine o delle inserzioni capsulari) in corrispondenza del margine periferico della superficie articolare. In caso di grossolana osteofitosi che determina la completa deformazione dei capi articolari si parla di artrosi deformante;
- osteosclerosi subcondrale (addensamento del tessuto osseo in corrispondenza delle zone di maggiore usura della cartilagine, laddove il carico è più accentuato);
- cavità psudocistiche o “geodi” (sono alternate o nel contesto delle zone di osteosclerosi);
- alterazioni della mebrana sinoviale;
- alterazioni della capsula.
La sintomatologia clinica è esclusivamente locale. Si instaura tuttavia in maniera subdola e tardiva rispetto all’inizio della malattia, evolvendo in maniera cronica attraverso fasi di attenuazione e remissione. Fondamentalmente abbiamo dolore locale, progressivamente ingravescente, e limitazione articolare (da ostacolo meccanico e/o da contrattura), segno costante e relativamente precoce.
Quadro radiografico.
I più comuni reperti sono costituiti da:
- restringimento della rima articolare fino alla sua completa scomparsa (usura cartilaginea);
- osteofitosi (precoce) a livello dei bordi delle superfici articolari;
- alterazione della struttura ossea subcondrale, con zone di osteosclerosi e cavità geodiche.
L’osteoartrosi incide per i 2/3 sul totale delle malattie reumatiche ed è una delle patologie più frequenti in assoluto, insieme alle patologie cardiovascolari e respiratorie. L’osteoartrosi non deve però essere considerata come un’ineluttabile conseguenza dell’invecchiamento ma una vera malattia, caratterizzata da fenomeni degenerativi della cartilagine articolare precoci ed intensi, a cui si associano processi flogistici della sinovia e delle altre strutture anatomiche periarticolari.
Bisogna pertanto fare una chiara distinzione tra l’osteoartosi (che si manifesta tipicamente a 45-50 anni) e l’artrosi senile, tipica dei soggetti anziani ultrasessantacinquenni e legata esclusivamente alla senescenza della cartilagine articolare.
La diagnosi di osteoartosi è dunque una diagnosi clinica, che scaturisce da un insieme di dati anamnestici, obiettivi, di laboratorio e strumentali. Non appare pertanto corretto porre diagnosi di osteoartrosi solo in presenza di reperti radiologici (ad es. osteofiti) ininfluenti dal punto di vista fisiopatologico, che in effetti sopra una certa età (65-70 anni) possono essere riscontrati in alcuni distretti anatomici (ad es. vertebre) nel 100% dei soggetti (Schmorl, 1932)
L’osteoartosi ha poi una notevole incidenza sociale, perché colpisce tipicamente soggetti lavorativamente attivi e quindi determina, oltre che elevati costi per complessi e reiterati interventi di assistenza medica e fisiatrica,  perdita di numerose giornate lavorative e corresponsione di pensioni d’invalidità, in Italia limitate (finora) agli ambiti giuridici della causalità di servizio e dell’invalidità pensionabile INPS ma in altri Paesi (USA, UK e paesi scandinavi) fortemente incidenti anche sul versante dell’indennizzo dell’inabilità lavorativa per infortuni sul lavoro e malattie professionali.
Le principali localizzazioni dell’artrosi sono all’anca, alla colonna vertebrale e al ginocchio. Alla colonna vertebrale si localizza frequentemente al tratto cervicale e lombare. L’artrosi vertebrale suole essere distinta in artrosi anteriore o intersomatica (spondilodiscoartrosi propriamente detta) e di artrosi posteriore o apofisaria.
Nel primo caso (spondilodiscoartrosi) si hanno alterazioni dei corpi vertebrali in relazione alla progressiva disidratazione, degenerazione e schiacciamento di uno o più dischi intervertebrali adiacenti. Come già detto, i dischi intervertebrali sono composti da un anello fibroso e da un nucleo polposo: il primo rappresenta la porzione periferica, di natura consistente ed elastica, costituito da lamelle disposte concentricamente, formate da fibre collagene ed elastiche, mentre il secondo è costituito da una massa gelatinosa sferoidale posta al centro del disco intervertebrale con funzione di assorbire e ridistribuire uniformemente sulle superfici cartilaginee dei corpi vertebrali contigui, le sollecitazioni statico-dinamiche ricevute. Dopo l’età di 40-50 anni tutti i dischi (ma soprattutto quelli del tratto inferiore del rachide cervicale e lombare) vanno incontro a fenomeni regressivi: riduzione del tenore idrico del nucleo e perdita delle proprietà elastiche dell’anulus. A causa della degenerazione discale le sollecitazioni di pressione si concentrano sui bordi dei corpi vertebrali, con sclerosi reattiva delle limitanti somatiche superiore ed inferiore e proliferazione osteofitaria marginale che, insieme alla riduzione dello spazio intersomatico, costituiscono la triade radiografica della spondilodiscoartrosi.
L’artrosi apofisaria o artrosi vertebrale posteriore consiste invece nella comparsa delle tipiche alterazioni artrosiche a carico delle apofisi articolari posteriori.
Tutte e due le forme presentano la stessa sintomatologia: dolore locale e rigidità articolare. Possibili complicazioni sono:
- le sindromi midollari (a livello cervicale);
- le sindromi vascolari (a livello cervicale – sindrome di Neri-Barrè-Lieu);
- le sindromi radicolari (cervicobrachialgie e lombosciatalgie): gli osetofiti, sviluppandosi in sede postero-laterale in corrispondenza del forame di coniugazione, comprimono la rispettiva radice nervosa.

Classificazione.
Tenendo presenti le molteplici sovrapposizioni causali di origine vertebrale e non che concorrono alla genesi di una sindrome dolorosa a localizzazione lombare è possibile individuare le seguenti forme:
1) Patologia discale
- Protusione dell’anello fibroso,
- Ernia del nucleo polposo
2) Patologia dell’istmo vertebrale
- Spondilolisi-spondilolistesi
3) Patologia discosomatica
- Spondilodisplasia metafisaria giovanile (Malattia di Scheuermann)
- Spondilodiscoartrosi
4) Patologia da stimolazione di strutture algogene rachidee e non.
- Artropatia interapofisaria
- Vizi di transizione lombo-sacrali
- Sindrome delle spinose
- Sindrome del passaggio dorso-lombare
- Sindromi miofasciali
- Entesiti legamentose,
- Tendinopatie dei muscoli stabilizzatori del rachide

I fattori nocivi lavorativi ad oggi conosciuti ed indagati sperimentalmente sono stati da tempo classificati in fattori fisici, psicosociali ed individuali:
FATTORI FISICI
- movimentazione manuale dei carichi;
- flessioni e torsioni del tronco;
- pesantezza del carico;
- postura coatta;
- movimenti ripetuti;
- vibrazioni trasmesse a tutto il corpo.
FATTORI PSICOSOCIALI
- stress mentale;
- insoddisfazione sul lavoro;
- ritmo di lavoro elevato;
- scarso supporto e/o autonomia;
- deresponsabilizzazione;
- monotonia.
FATTORI INDIVIDUALI
- età;
- sesso;
- altezza;
- peso;
- fumo;
- esercizio fisico e sport;
- stato civile;
- grado di istruzione.



NB. Il presente articolo non costituisce e non sostituisce vista medica. va considerato come puramente informativo. 
Tratto da:
http://www.raymondbard.com
http://www.sindromidoloroseeosteopatia.it/dolore_lombare_rimedi.html
http://prontosoccorso.eumed.org/area-pubblica/1339/lombalgia-guida-al-dolore-lombare-non-specifico-persistente/
http://www.laprevidenza.it/news/documenti/spondiloartropatie1/836

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