CONSULENZA

CONSULENZA TELEFONICA con Raymond Bard
Ogni giorno dalle 19 alle 20 sabato e Domenica dalle 10 alle 12
(Solo per gli iscritti e chi si iscrive a questo sito Internet)
Come fare: Effettua libera donazione tramite ricarica telefonica Wind al numero 3202181316 poi invia un messaggio per appuntamento telefonico.
A fine conversazione vi sarà chiesta una libera donazione in base al gradimento tramite bonifico bancario.



TRADUTTORE

Lo stress e il lavoro - Lo stress connesso al lavoro può influire negativamente sulle condizioni di salute e provocare persino infortuni e malattie croniche


Lo stress e il lavoro

Definizione di “STRESS”
Contrariamente a quanto comunemente si creda, lo stress non è una
malattia, ma una modalità fisiologica di adattamento (eustress o stress
positivo).
Alla metà degli Anni 50, Hans Selye lo definì come la “sindrome generale di
adattamento alle sollecitazioni/richieste (stressor) dell’ambiente”, necessario
alla sopravvivenza e alla vita. Lo stress, infatti, è la risposta complessa
prodotta da un soggetto, nell’interazione con l’ambiente: senza stress, diceva
Selye, c’è la morte.
Ciascuno di noi, in maniera del tutto soggettiva, in virtù del patrimonio
ereditario e delle esperienze vissute, filtra le diverse richieste compensando
individualmente lo stimolo stressogeno. “Per fronteggiare le situazioni,
l’individuo mette in atto le proprie strategie comportamentali che vanno sotto
il nome di coping (in italiano si potrebbe tradurre col termine cavarsela). Gli
stili di coping dipendono appunto dalle caratteristiche del soggetto e dalle
esperienze personali. Da ciò consegue la soggettività/individualità nella
risposta di stress” (ISPESL, 2002).
Tuttavia, in condizioni particolari, la risposta di adattamento può divenire
disfunzionale, ossia non è più in grado di soddisfare l’obiettivo (in questo
caso si parla di distress o stress negativo).
Questo può verificarsi o perché le richieste sono eccessivamente intense o
perché durano troppo a lungo, superando quindi le possibilità di
compensazione del soggetto.
Lo stress può colpire qualsiasi luogo di lavoro e lavoratore,
indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda, dal settore di attività, dal
livello gerarchico o dalla tipologia del rapporto di lavoro.
Perciò, ferma restando la definizione di Selye, riconosciuta da tutta la
comunità scientifica, generalmente si tende a focalizzare l’attenzione
sull’aspetto disfunzionale del fenomeno soprattutto per le conseguenze
negative che comporta, sia a livello personale che delle imprese e della
società tutta.
In base ai calcoli dell’Health & Safety Executive britannico, “almeno la metà di
tutte le giornate lavorative perse sono connesse allo stress sul lavoro”. In un
altro studio sulla previsione del costo totale per infortuni e malattie
professionali si è evidenziato che, nel 1990, nel Regno Unito, il costo a carico
dei datori di lavoro era compreso tra 4,5 e 9 miliardi di sterline; i costi per le
vittime e le loro famiglie sono stati pari a circa 4,5 miliardi di sterline; il costo
complessivo per l’economia del Paese era compreso tra 6 e 12 miliardi di
sterline (tra 9 e 18 miliardi di euro), pari all’1/2% della produzione nazionale
(Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, 2000).
Nell’accezione negativa del fenomeno (distress), le definizioni più accreditate
di stress correlato al lavoro sono:1 - “Reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifestano quando le
richieste lavorative non sono commisurate alle capacità, alle risorse o alle
esigenze dei lavoratori” (National Institute for Occupational Safety and
Health, NIOSH, 1999).
2 - “Lo stress si manifesta quando le persone percepiscono uno squilibrio tra
le richieste avanzate nei loro confronti e le risorse a loro disposizione per far
fronte a tali richieste” (European Agency for Safety and Health at Work,
2000).
3 - “… Lo stress non è una malattia, ma una situazione di prolungata tensione
che  può ridurre l’efficienza sul lavoro e può determinare un cattivo stato di
salute.
Lo stress lavoro correlato può essere causato da fattori diversi come il
contenuto del lavoro, l’eventuale inadeguatezza nella gestione
dell’organizzazione del lavoro e dell’ambiente di lavoro, carenze nella
comunicazione, ecc.” ( Accordo Quadro Europeo, 2008, art. 3).
Come si può notare, siamo in presenza di una sostanziale convergenza tra i
diversi istituti che tendono ad identificare la condizione di stress
nell’interazione, talvolta negativa, che si crea tra il lavoratore e i diversi
aspetti dell’ambiente di lavoro. Una posizione che ben si coniuga con la
definizione di rischi psicosociali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro
(1986) e la definizione di benessere organizzativo proposta
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (1986), nonché con le impostazioni
più recenti della letteratura internazionale.
Secondo Cox e Griffiths (1995), i rischi psicosociali, vale  a dire le richieste
dell’ambiente di lavoro in grado di modificare le risposte fisiologiche di stress,
possono essere definiti come “quegli aspetti di progettazione del lavoro e di
organizzazione e gestione del lavoro, nonché i rispettivi contesti ambientali e
sociali, che potenzialmente possono arrecare danni fisici e psicologici”. Di
fatto, secondo questi Autori, ogni elemento della struttura organizzativa è
potenzialmente in grado di modificare la risposta di adattamento dei
soggetti/lavoratori. E’ da sottolineare che ai fini del decreto legislativo 81/08 e
successive integrazioni (D.Lgs 106/09) e dell’accordo europeo sullo stress, il
target di riferimento per la valutazione dello stress non è il singolo lavoratore,
ma il benessere organizzativo nel suo insieme, anche se talvolta acquisito
tramite la percezione delle singole persone. L’elaborazione dei dati, ancorché
raccolti con strumenti soggettivi, dovrà essere fatta tenendo presente il
gruppo di riferimento e non i singoli lavoratori.
D’altro canto: “la valutazione soggettiva dell’individuo rappresenta l’unica
misura valida di benessere disponibile” (Levi, 1992). Secondo le indicazioni
dell’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute del lavoro, mutuate dagli
studi di Hacker (1991) e Hacker et al. (1983), i fattori di rischio correlati allo
stress si possono suddividere in due grandi categorie:1) quelli relativi al contesto di lavoro di natura gestionale (i flussi comunicativi,
il ruolo dell’organizzazione, il grado di partecipazione, l’interfaccia
casa/lavoro, ecc);
2) quelli relativi al contenuto del lavoro di natura organizzativa (le
problematiche connesse con l’ambiente di lavoro, quali i rischi tradizionali, i
rischi infortunistici, quelli fisici, chimici, ecc. ma anche problematiche legate
alla pianificazione dei compiti, ai carichi e ritmi di lavoro, all’orario di lavoro,
ecc.)
Lo stress dovuto al lavoro può essere definito come un  insieme di reazioni
fisiche ed emotive dannose  che si manifesta quando le richieste poste dal
lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore.
Lo stress connesso al lavoro può influire negativamente sulle condizioni di
salute e provocare persino infortuni  (NIOSH,  Stress at work, 1999) o  “una
reazione aspecifica dell’organismo a quasi ogni tipo d’esposizione, stimolo e
sollecitazione”. (Seyle 1936).
Lo stress è una risposta “naturale” “fisiologica”“normale” dell’organismo che
permette di affrontare situazioni problematiche o vissute come problematiche.
Si tratta di una “reazione automatica” con il principale scopo di permettere ad
un soggetto di affrontare un pericolo o a superare una difficoltà:
a) eliminando la minaccia
b) adattandosi alle circostanze
c) allontanandosi dal pericolo
L’individuo è normalmente in grado di sostenere una esposizione di breve
durata alla tensione, che può essere considerata positiva, ma ha maggiori
difficoltà a sostenere una esposizione prolungata ad una pressione intensa.
È uno stato caratterizzato da livelli elevati di eccitazione e ansia, spesso
accompagnati da senso di inadeguatezza.
(Commissione Europea, Guida allo stress legato all’attività lavorativa, 1999)
Lo stress, potenzialmente, può colpire in  qualunque luogo di lavoro e
qualunque lavoratore, a prescindere dalla dimensione dell’azienda, dal
campo di attività, dal tipo di contratto o di rapporto di lavoro.
(Accordo Europeo sullo stress sul lavoro 8 ottobre 2004)
Il “clima organizzativo” di una società, degli ambienti di lavoro, delle famiglie,
del microcosmo che ci circonda può favorire o ridurre il numero e l’intensità
dei fattori “stimolanti - stressogeni”.
Da una parte  lo stress è una reazione“fisiologica” positiva (EUSTRESS)
perché favorisce che un individuo affronti  problemi più o meno difficili. Se
situazioni problematiche
    a) si presentano troppo spesso (ricorrenti);
b) assumono caratteristiche di eccessiva difficoltà;
c) durano troppo a lungo e diventano quasi croniche,
allora lo stress assume caratteristiche negative (DISTRESS)

Clicca su post più vecchi

Clicca          su       post più vecchi

FORMAZIONE - LEARNING - Scegli in cosa vuoi essere il migliore

Corso Marketing Management Generale

OCCASIONE LAST MINUTE SOLO PER GLI ISCRITTI A QUESTO BLOG

OGGI SCONTI

I post + cliccati della settimana

Collaborare

Collaborare

Dona a chi impiega il suo tempo per gli altri con amore e altruismo. dona per alimentare il bene.

ATTENZIONE A TUTTI I SITI INTERNET

COMPRESO QUESTO...
ATTENZIONE Le informazioni contenute in questo sito(anche se selezionate con attenzione) come in tantissimi altri siti internet,sono di carattere informativo e generico, pertanto devono solamente essere usate a scopo didattico e NON per diagnosi su se stessi o su terzi, NON per scopi terapeutici, NON per automedicazione. In NESSUN CASO le informazioni presenti in questo sito si sostituiscono al parere di un medico. Pertanto si esortano i visitatori a rivolgersi IN OGNI CASO al proprio medico per avere dei pareri seri e professionali sul proprio stato di salute e sulle eventuali terapie da adottare. I gestori del sito non si assumono responsabilità per danni, di qualsiasi natura, che l'utente, attingendo le informazioni da questo sito, potrebbe causare a se stesso a o terzi, derivanti da uso improprio o illecito delle informazioni riportate in questo sito, o da errori e imprecisioni relativi al loro contenuto, o da libere interpretazioni, o da qualsiasi azione che l'utente del sito possa intraprendere autonomamente e disgiuntamente dalle indicazioni del proprio medico curante.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.
L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post.Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.
Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi.L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.