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Carenza di ossigeno cellulare, acidosi tissutale e stress ossidativo.


Carenza di ossigeno cellulare, acidosi tissutale e stress ossidativo.

Dall’ipossia alla disfunzione endoteliale.
Eugenio Luigi Iorio, MD, PhD
Osservatorio Internazionale dello Stress Ossidativo (Salerno)

La bionutrizione cellulare come innovativo approccio anti-aging.
Il mantenimento di adeguati livelli di ossigenazione tissutale è essenziale per tutti i
processi vitali. Infatti, quando la pressione parziale di ossigeno (pO2) scende al di sotto dei
60 mm di Hg – condizione nota come ipossia – le funzioni cellulari possono alterarsi al
punto tale da favorire la comparsa o accelerare la progressione di numerose malattie,
spesso ad esordio subdolo e ad andamento cronico. All’ipossia, infatti, fa seguito l’acidosi
che, attraverso il rilascio dei metalli di transizione (ferro e rame) dalle rispettive proteine
carrier (trasferrina e ceruloplasmina), induce la trasformazione degli idroperossidi circolanti
– prodotti dell’insulto ossidativo cellulare e non più adeguatamente rimossi dalla
glutatione-perossidasi (GPx) – in radicali liberi o specie reattive dell’ossigeno (reactive
oxygen species, ROS). Queste ultime esercitano un’azione lesiva diretta anche sulla
matrice extracellulare, con esito finale nella cosiddetta disfunzione endoteliale, momento
patogenetico comune a tutte le malattie, non solo cardiovascolari. Purtroppo, superato un
certo intervallo critico di tempo, l’eventuale ma ormai tardivo ripristino del flusso ematico
nel distretto precedentemente ipossico, conduce, a causa della conversione della xantina
deidrogenasi in xantina ossidasi, alla generazione di ulteriori ROS, che aggravano l’insulto
ossidativo (danno da ischemia-riperfusione) e, se non contrastate efficacemente dalle
difese antiossidanti – principalmente affidate alla superossido-dismutasi (SOD), alla GPx ed
alla catalasi – portano ad una condizione di stress ossidativo (SO), un fattore emergente di
rischio per la salute associato all’invecchiamento precoce e ad almeno un centinaio di
patologie, dall’aterosclerosi al cancro.
Sulla base di queste considerazioni appare evidente che il problema metabolico alla
base della sofferenza cellulare di qualsiasi malattia e, in particolare, dell’invecchiamento
precoce, è l’alterata biodisponibilità dell’ossigeno, elemento posto all’estremo terminale
della catena di eventi metabolici che conduce alla trasformazione dei nutrienti in energia
ma anche punto di partenza per la generazione di specie chimiche ossidanti
potenzialmente lesive.
Sfortunatamente, sia gli approcci tradizionali volti ad aumentare, in caso di ipossia,
il livello di ossigenazione tissutale, quali ad esempio, la terapia iperbarica, sia i trattamenti
antiossidanti convenzionali ad alto dosaggio volti a contrastare, in caso di iperossia,
l’esuberante produzione di ROS, possono, paradossalmente, aumentare il rischio di SO.
In questo scenario, Cellfood® (CELLFOOD), noto anche come Deutrosulfazyme® –
formulazione colloidale naturale contenente disciolti, in fase disperdente acquosa, deuterio
solfato insieme a 17 amminoacidi, 34 enzimi e 78 minerali in tracce – si propone di
modulare on-demand la biodisponibilità di ossigeno, aumentandone i livelli in caso di
ipossia e contrastando gli effetti indesiderati delle ROS in caso di iperossia, sì da
concorrere efficacemente alla normalizzazione del metabolismo ossidativo che è alla base
di tutte le funzioni cellulari.
Così inteso, CELLFOOD appare come il promettente prototipo di una nuova classe di
nutraceutici, i “modulatori fisiologici”, ossia agenti potenzialmente in grado di prevenire o
rallentare, attraverso una fine regolazione del metabolismo, la comparsa ovvero
influenzare in senso favorevole l’evoluzione di una serie di malattie, spesso a carattere
degenerativo e ad andamento cronico, come quelle associate allo SO. A tal proposito si è visto, recentemente, che CELLFOOD, in sistemi acellulari, è in
grado di proteggere dall’ossidazione indotta da acido ipocloroso sia il glutatione (GSH), il
coenzima della GPx, sia il DNA, mentre, in sistemi cellulari, previene l’ossidazione degli
eritrociti (riducendo la lisi cellulare e la deplezione intracellulare di GSH) e dei linfociti.
Inoltre, su cellule endoteliali di vena ombelicale umana, CELLFOOD ha stimolato la velocità
di consumo di ossigeno e la sintesi di ATP, mantenendo le concentrazioni intracellulari di
lattico deidrogenasi, ed ha inibito la produzione di ROS indotta da ipossia, attraverso la
regolazione dell’espressione della SOD manganese-dipendente, di cui è ampiamente nota
la funzione antiossidante.
In conclusione, l’assunzione di Cellfood® – nel contesto di un’alimentazione
equilibrata e di un attività fisica adeguata – modulando “fisiologicamente” la
biodisponibilità di ossigeno ed agendo favorevolmente sulle cellule endoteliali, può
risultare utile sia nella prevenzione dell’invecchiamento precoce e delle malattie correlate
allo SO in soggetti sani (specialmente se praticanti regolarmente un’attività sportiva) sia
nell’integrazione nutrizionale associata a trattamenti medici convenzionali di condizioni
morbose acute e croniche legate a uno squilibrio del bilancio ossidativo.
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TRatto da:http://www.erboristeriarcobaleno.com/files/carenza_di_ossigeno_e_disfunzione_endoteliale.pdf

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