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La Fibromialgia è una sindrome caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso associato a rigidità e stanchezza cronica





La Fibromialgia, o sindrome Fibromialgica, è una  sindrome caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso associato a rigidità. 

Le possibili cure sono oggetto di continui studi, la malattia è compatibile con l'attività lavorativa svolta dal soggetto debilitato. Gli indici di infiammazione risultano nella norma. 

Prevalentemente interessati dal dolore sono: la colonna vertebrale, le spalle, il cingolo pelvico, braccia, polsi, cosce. Al dolore cronico, che si presenta a intervalli, si associano spesso disturbi dell'umore e in particolare del sonno, nonché astenia, ovvero affaticamento cronico. Inoltre la non risposta ai comuni antidolorifici nonché il carattere "migrante" dei dolori sono peculiari della Fibromialgia .

Inoltre, come la gran parte dei sintomi è comune ad altre due sindromi imparentate con la Fibromialgia: la CFS (Sindrome da stanchezza cronica), e la MCS (Sindrome da multi sensibilità chimica). In tutte e tre, in vario grado, è possibile osservare alterazioni in senso auto-immune del sistema immunitario dell'individuo affetto. La causa esatta di tale malattia è ancora sconosciuta e sotto studi accurati: attualmente si pensa che alla base di questa sindrome possa esserci un disturbo che coinvolge il sonno o comunque fattori di stress sia di tipo fisico che psicofisico.

Sono due gli elementi che una volta accertati permettono una corretta diagnosi della fibromialgia
  • Un'accurata anamnesi dalla quale si evinca che il dolore è diffuso simmetricamente e che perdura da almeno 3 mesi.
  • Palpazione dei 18 punti chiave detti tender points, che nel malato fibromialgico risultano dolorosi in numero non inferiore ad 11 Attualmente si sono affiancati altri due sistemi di valutazione dei tender points, che sono stati messi a confronto recentemente: la valutazione mialgica e dolorometrica con la forma digitale classica. Tali studi hanno dimostrato la maggiore efficacia del sistema classico di palpazione. Il criterio diagnostico della palpazione rimane il metodo principale utilizzato

Per quanto riguarda l'Eziologia dolorosa della malattia recentemente si è dimostrato un ruolo centrale per la neurotrasmissione dopaminergica nella percezione del dolore, quindi ad una diminuzione di dopamina nella persona probabilmente contribuisce al nascere dei sintomi dolorosi che si presentano nella fibromialgia. Le persone affetta da queste questa malattia invalidante, non possono più lavorare a causa del dolore cronico che li accompagna  costantemente.
Questa lista dei (Cento Sintomi Tratto dal libro “Prigionieri della Fibromialgia, La speranza ritrovata del Dr. Andrè Mergui )permette al Fibromialgico di riconoscersi o ricordarsi sintomi dei quali ha sofferto.


• Acufeni: fischi o vibrazioni nelle orecchie. Sono dei rumori ininterrotti che risuonano nella testa.
Provengono dagli spasmi dei muscoli tensivi del timpano e corrispondono ai seguenti criteri definiti dal Dr. Vernon di Portlanad. Sensazione di orecchio tappato, presenza di uno o più suoni, modifica del ronzio durante la masticazione. L’acufene è molto invalidante perché questo rumore continuo e ossessionante, che risuona nella testa, finisce col dare la sensazione di «impazzire». I pazienti descrivono anche delle sensazioni di tintinnio, talvolta di prurito e di diminuzione dell’acuità uditiva.
• Allergie: Ipersensibilità ai vari allergeni (medicamenti, alimenti, inquinamento). Il fibromialgico è irritato da tutto. Questo fatto può congestionare il suo naso, provocare prurito e bruciore agli occhi che lacrimano sovente. Fare riferimento a: distorsione delle sensazioni.
• Amnesia: fa dimenticare al fibromialgico dove ha parcheggiato la propria auto.
• Ansietà: fare riferimento a: depressione.
• Apnea del sonno.
• Articolazione temporo-mandibolare: silenziosa e indolore o a volte, al contrario, rumorosa e dolente, che rende difficile l’apertura e la chiusura della bocca, provocando uno schiocco o un salto. Dando a volte anche l’impressione di uno slogamento. Può crepitare, sub-lussarsi.
• Astenia e fatica cronica.
• Bocca: è spesso secca, come nella sindrome di Gougerot Sjögren. Difficoltà a spalancarla mantenendola in asse. La deviazione all’apertura o alla chiusura della bocca, è frequente.
• Brividi.
• Bruxismo: denti che digrignano di giorno come di notte, le mascelle sono sempre strette senza avere il minimo riposo, sono in uno stato spasmodico.
• Camminare: si ha la sensazione di essere attirati da un lato, come se volessimo spingere la persona che sta accanto a noi.
• Cervicale: forte difficoltà ad allungare la testa ( per esempio sulla poltrona del dentista), che può complicarsi provocando nausea, poiché l’intersezione faringea non è più nel suo asse. Pertanto per il fibromialgico può diventare indispensabile portarsi il proprio cuscino ad ogni spostamento, che gli consenta di mettersi a letto conservando la postura curvata che impone la spirale del proprio corpo.
• Circolazione sanguigna: sembra essere perturbata e si possono osservare dei disturbi della colorazione cutanea sui lobi delle orecchie, sulle mani o sulle caviglie. I pazienti descrivono una sensibilità esagerata al freddo.
• Colletti dentari: molti pazienti soffrono di sensibilità ai colletti, zona che unisce il dente alla gengiva.
• Colon irritabile: coliti e alternanza di diarrea a stitichezza, il fibromialgico si lamenta di avere l’intestino fragile, di tollerare sempre meno gli alimenti con impossibilità di digerire, «tutto rimane sullo stomaco».
• Concentrazione: fortemente perturbata. Rende difficile seguire una conversazione o un esposto.
• Condotto uditivo: impressione d’averlo tappato, prude e produce eccessivo cerume. Fare riferimento ad: acufeni.
• Crampi muscolari: notturni unilaterali, provocati dal caldo o dal semplice sfioramento delle lenzuola.
• Denti: quando un dente è sofferente per disfunzione, resta asintomatico e si esprime soltanto a distanza, dove non ci si aspetta che agisca. Se un dente si trova mal posizionato con il suo antagonista, manifesta tutta la sua sofferenza nel resto del corpo, ma raramente sul mascellare.
• Deviazione della mascella: all’apertura o alla chiusura e conseguente
• Difficoltà allo stesso movimento. Fare riferimento ad: articolazione temporo-mandibolare.
• Depressione: associata ad uno stato ansioso permanente, a volte alla perdita dell’appetito, a crisi di panico o di pianto.
• Difficoltà ad esprimersi e comunicare.
• Difficoltà a salire o scendere le scale.
• Difficoltà ad alzare o abbassare le braccia.
• Disfagia: difficoltà ad inghiottire, più riprese per far passare l’alimento nell’esofago. False strade possono esserci nel quadro di un fibromialgico.
• Disfonia: difficoltà a parlare, estinzione della voce o spostamento brutale della voce cantata.
• Dispareunia: dolori durante i rapporti sessuali, dolori vulvari.
• Distorsione delle sensazioni: tanto che un bacio, o lo sfioramento della cute, possono provocare dolore.
• Disturbi dell’umore: il dolore per il corpo non più in asse, esaurisce i fibromialgici rendendoli fragili, con «i nervi a fior di pelle». Consuma la loro vitalità, li esaurisce a poco a poco e finisce per consumare la loro forza e la loro volontà. Hanno talvolta difficoltà a mantenere il controllo delle loro azioni e sono poi dispiaciuti per la mancanza di serenità durante le stesse. Per un nonnulla lo sbalzo d’umore è frequente.
• Diminuzione delle performances fisiche: impressione di essere invecchiato, impossibilità di svolgere tutto il lavoro che si faceva prima, sensazione di sovraffaticamento, di esser al massimo delle proprie possibilità.
• Diminuzione delle performances intellettuali: impressione di aver perso la propria vivacità di mente.
• Diminuzione delle performances sessuali: soprattutto diminuzione della libido.
• Disturbi digestivi: dolori, gonfiori, a volte bruciori di stomaco, gas, stato di nausea.
• Dita: rosse o bianche e gelate. Fare riferimento a estremità.
• Dolore alla pressione dell’articolazione temporo-mandibolare: solamente unilaterale.
• Dolore alla masticazione.
• Dolori alla testa: sottoforma di emicrania, dolore vascolare, tensione unilaterale sul cranio, alla tempia, oppure dietro gli occhi, in fondo all’orbita.
• Dolori facciali: questi dolori unilaterali si situano sulla proiezione cutanea del canino superiore o del dente da latte. Si irradiano sovente attorno all’orbita.
• Dolori mestruali: amplificazione dei dolori.
• Dolori muscolari unilaterali alla pressione: il Collegio Americano di reumatologia (ACR), ha descritto i nove punti bilaterali dolorosi seguenti nel 1990. Nel caso in cui, 11 su 18 punti sono dolorosi alla pressione il soggetto ha, secondo l’ACR, l’88% di possibilità di essere fibromialgico.
- punto sotto-occipitale, all’inserzione del muscolo all’altezza dell’emergenza del nervo di Arnold
- punto cervicale all’altezza C5-C7
- punto in mezzo al bordo superiore del trapezio
- punto epicondilineo situato a 2 cm. dall’inserzione ossea dell’avambraccio
- punto tra la scapola e la colonna vertebrale
- punto gran trocantere
- punto intercostale anteriore situato a 2 cm. dallo sterno
- punto glutei
- punto ginocchio interno situato sopra il ginocchio all’altezza del crociato.
• Dolori spontanei: diffusi e lancinanti ai muscoli, ai tendini, ai legamenti ed alla pelle. Talvolta si ha la sensazione di bruciore, si hanno crampi, formicolii. Questi cambiano punto, intensità e caratteristiche nel corso del tempo, secondo il grado di umidità, dello stress, dell’attività fisica o dell’aria ambientale.
Nessuna parte del corpo ne è risparmiata, dalla mano alla spalla, dal piede all’anca, dal fondo schiena alla sommità del cranio, alla tibia, al tallone.
• Dolore toracico unilaterale: é percettibile tra due costole a 4 cm dal bordo dello sterno, oppure dietro, a 5 cm dall’apofisi spinale. Si riscontra questo dolore sovente a sinistra sulla quinta costola.
Esso impedisce di riempire i polmoni d’aria come si vorrebbe. Essendo intercostale, può far pensare ad un dolore precordiale.
• Endometriosi.
• Esami sanguigni particolari: Jon Rassel M.D. dell’Università del Texas A. Health Science Center a San Antonio sostiene che la sostanza P si trova in quantità importante nel cervello dei fibromialgici. Al contrario il tasso di serotonina, sarebbe inferiore al normale. La dopamina, la noradrenalina, l’istamina, la GABA, la calcitonina peptide e tutti i neuromediatori sarebbero perturbati. Tutto l’asse ipotalamoipofiso- surrenalico sarebbe perturbato, come pure il sistema nervoso vegetativo.
• Estremità: le dita non possono sopportare il freddo e le mani appaiono bianche non vascolarizzate e fredde in inverno come nella malattia di Raynaud.
• Fatica: esaurisce e mette l’individuo nell’incapacità di svolgere le attività abituali e con tendenza a mettersi a letto.
• Feci: poco consistenti, alternando diarrea a stitichezza. Fare riferimento a colon irritabile.
• Ferro: nel fibromialgico è stata pure evocata una mancanza di ferro. In presenza di danno nei faneri, si hanno pertanto capelli fragili, unghie striate, mucosa boccale secca e atrofizzata, fessure agli angoli della bocca.
• Fertilità maschile: i disturbi ormonali dell’asse ipofisi-gonade, diminuirebbero la fertilità
• Fotofobia: impossibilità di sopportare la forte luce del giorno o lo scintillio della luce artificiale.
• Forza: perdita a livello delle mani con predominanza unilaterale sul 4° e 5° dito.
• oggetti dalleGoffaggine: sovente, involontariamente, al fibromialgico sfuggono gli mani. Allo stesso modo urta, picchia, si inciampa oppure si ferisce senza ragione apparente.
• Gola: raschia, dando l’impressione d’avere in permanenza del muco.
• Gonfiore: unilaterale delle estremità, delle dita o dal piede sino al ginocchio, l’anello non può più essere tolto dal dito o una gamba diventa improvvisamente più grossa dell’altra. Questo gonfiore non concerne le articolazioni, ciò permette di differenziarlo dalle affezioni infiammatorie articolari.
• Idea suicida: frequente, ma per fortuna raro il passaggio all’atto stesso.
• Ideazione: i pazienti descrivono quali disturbi, l’impressione di essere altrove, di “camminare accanto
a se stessi” e di avere sempre più difficoltà a svolgere il proprio lavoro.
• Impazienza: è la sindrome delle gambe senza riposo, un bisogno irrefrenabile di muoverle, sollevarle, che ci si trovi in piedi, seduti o a letto. Questi movimenti quasi involontari possono svegliare la persona o il partner.
• Imprecisione: ad esempio nel colpire una palla, con una netta differenza nel tocco tra i due piedi.
• Inadattabilità allo sforzo.
• Intorpidimento degli arti: sensazione di formicolio.
• Ipersensibilità: agli odori, alla luce, al rumore, a qualsiasi ambiente sonoro, al caldo, al freddo, alle sigarette. Ipersensibilità a tutti gli allergeni, medicamenti , alimenti o additivi alimentari, inquinamento.
Le reazioni sono simili a quelle delle allergie vere, ma si distinguono per la capacità di scomparire senza desensibilizzazione, giusto dopo il trattamento d’osteopatia dentaria.
• Irritabilità: sbalzi d’umore frequenti per un nonnulla.
• Libido: perdita del desiderio sessuale.
• Masticazione difficile: difficoltà a mordere una mela, impressione di mascella «impazzita» che non sa come chiudersi. Sensazione di spostamento della mandibola che rende penosa la masticazione.
• Memoria: a corto termine, perturbata, viene a mancare senza ragione rendendo difficile anche il riconoscimento di luoghi familiari.
• Mestruazioni: dolorose soprattutto durante i periodi di crisi, dando l’impressione di non riuscire ad eliminare quanto deve essere eliminato.
• Mialgie.
• Mioclonie: durante la notte, spasmi incontrollati, agitano gambe e braccia.
• Movimenti incontrollati: degli arti durante la notte, sovente unilaterale, sindrome della gamba senza riposo.
• Mucose: secchezza della bocca e degli occhi simile alla sindrome di Sjögren.
• Nebbia: è così che i pazienti descrivono quanto avvertono nell’ambiente che li circonda, l’impressione di vivere nella bambagia che gli americani indicano con la parola «fibrofog».
• Occhi: sono spesso secchi, bruciano e prudono come in presenza di un granello di sabbia. La vista a volte può essere annebbiata, i globi oculari possono arrossare dopo un periodo di lettura. Una delle palpebre può battere sotto l’influenza di spasmi incontrollabili. Altre volte diventa penoso sopportare la luce.
• Occlusione dentale: il 95% dei pazienti si lamenta di non poter chiudere correttamente la bocca, come se un ostacolo interferisse fra i denti, impedendone un perfetto ingranamento.
• Palpitazioni cardiache: malessere
• Panico: crisi notturne con insufficienza respiratoria e impressione di morire.
• Parestesie: disturbi della sensibilità delle mani con predominanza sul 4° e 5° dito. I pazienti descrivono una sensazione di «formiche che strisciano sulla pelle», bruciori, intorpidimenti o pizzicori che possono irradiarsi sino alla spalla. Il piede è meno sovente interessato da queste parestesie.
• Pelle: secca, squamata, ruvida nella quale è difficile conficcare un ago. I pazienti sono colti da crisi con irrefrenabile bisogno di grattarsi sino al sanguinamento tanto è forte il prurito che sentono. Possono essere osservati disturbi di colorazione cutanea, dando alla pelle un aspetto marmorizzato.
• Piede: se il corpo non è più in asse, il piede non può appoggiarsi uniformemente sul suolo. Gli appoggi sono trasferiti il più delle volte nella parte anteriore del piede cosicché in piedi o camminando i piedi possono subire ferite: calli, duroni, vesciche.
Ad uno stadio più avanzato si avrà l’impressione che il piede cambi forma al punto che diventa penoso portare le scarpe. I più attenti descrivono un’impressione di rotazione degli alluci sul loro asse ed una perdita del parallelismo dei due piedi. Queste ferite associate ai dolori della pianta del piede, finiscono per far rinunciare alla voglia di camminare.
• Prurito: grattamento incontrollabile della pelle a livello dei polpacci o degli avambracci.
• Rigidità: impressione di essere rinchiusi in un corsetto di gesso che impedisce i movimenti, sia quando ci si alza dal letto, sia dopo aver mantenuto a lungo (30 minuti bastano) la stessa posizione, in piedi, seduti o nel letto. Guidare per un’ora fa scattare questa rigidità che ha la particolarità di accentuarsi nei cambiamenti di temperatura o secondo l’umidità ambientale.
• Ronzii: fare riferimento ad acufeni
• Seno: malattie fibrocistiche
• Seno frontale: dolori che possono far pensare a delle sinusiti senza poterne dimostrare la presenza sulle radiografie.
• Sonno: il soggetto dorme meno in quantità senza trovare «un sonno riparatore». La quarta fase del sonno, chiamata fase delta non svolge più il suo ruolo riparatore, sregolando l’ormone della crescita ed il suo potere di riparazione tissutale e ostacolando la ricarica di tutto il sistema immunitario. In pratica il fibromialgico avrà delle fasi di ipersonnia. Si sveglia sovente durante la notte senza potersi riaddormentare, ed il mattino è così stanco come se non avesse dormito del tutto. Talvolta è svegliato da crisi di terrore con la sensazione di non poter più respirare. Moldofski H. ha potuto dimostrare che i fibromialgici soffrivano di un disturbo del sonno profondo a onde lente.
• Spasmi muscolari: concernenti tutti i muscoli rossi.
• Stato confusionale: non riuscire a trovare le parole giuste, nel corso di una conversazione.
• Sudori abbondanti.
• Termica: sensazione di avere troppo caldo in estate e troppo freddo in inverno.
• Tiroide: il più sovente ipotiroidismo instabile, difficile da equilibrare.
• Tonsillite e laringite: sono frequenti visto che la perdita dell’asse diminuisce la buona ventilazione di questa zona e ne favorisce l’infiammazione.
• Tunnel carpale: la fibromialgia può provocare dei sintomi simili alla sindrome del tunnel carpale.
• Udito: perdita delle basse frequenze o diminuzione dell’acuità uditiva.
• Umore altalenante: dipende dal tasso di endorfine circolante. Queste variazioni timiche non permettono al fibromialgico d’essere preso sul serio o considerato un vero malato.
• Urine: bisogno assoluto e frequente senza infezione, è la sindrome della vescica irritabile. Delle perdite urinarie al minimo sforzo (camminare, salire le scale, correre) sono frequenti nella donna. Questo si complica spesso in cistiti recidivanti.
• Vampate di calore.
• Vertigini: il soggetto descrive un’impressione di perdita di contatto con il suolo, di non più sentire il suo passo a terra.
• Vista: doppia o dolorosa unilateralmente nel quadrante superiore (alle 11 o alle 13). I pazienti descrivono delle «mosche volanti» o delle false immagini che si spostano davanti ai loro occhi. Secondo la loro frequenza queste impressioni possono considerevolmente disturbare la guida dell’auto.
• Vulva: durante le crisi, le donne descrivono dei dolori tipo bruciori o spasmi che possono far pensare ad un herpes. La fibromialgia non si scopre con gli esami del sangue abituali e nemmeno con radiografie risonanza magnetica o con una biopsia tissulare. Ginocchia che si piegano.
Il Deputato Anna  Maria Scollo scrive:” La Fibromialgia è stata, già da molti anni, riconosciuta dall'OMS, ma in Italia, i malati sono abbandonati a se stessi e considerati invisibili agli occhi delle Istituzioni. Se è vero che la Costituzione Italiana sancisce il diritto alla salute e al benessere di tutti i cittadini, sarebbe opportuno da parte dello Stato riconoscere tali patologie, sostenere la ricerca per la prevenzione e la cura, appoggiare chi, avendo dovuto lasciare il lavoro, non ha alcuna possibilità di autosostentamento, consentire l’esenzione dal pagamento del ticket o dei farmaci, riconoscere questi malati come invalidi e soprattutto - conclude Scilipoti - garantire loro la libertà di scelta terapeutica anche nell'ambito della medicina alternativa”.

                             MCS (Sindrome da multi sensibilità chimica)


La MCS - SENSIBILITA' CHIMICA MULTIPLA è una sindrome immuno-tossica infiammatoria simile, per certi versi, all'allergia e molto spesso scambiata con essa, poichè i sintomi appaiono e scompaiono con l'allontanamento dalla causa scatenante, ma le sue dinamiche e il suo decorso sono completamente diversi, ovvero si perde per sempre la capacità di tollerare gli agenti chimici (questo dal Iº stadio). E' una sindrome multisistemica di intolleranza ambientale totale alle sostanze chimiche, che può colpire vari apparati ed organi del corpo umano: "Le sostanze chimiche danneggiano il fegato e il sistema immunitario sopprimendo la mediazione cellulare che controlla il modo in cui il corpo si protegge dagli agenti estranei; i sintomi si verificano in risposta all'esposizione a molti composti chimicamente indipendenti e presenti nell'ambiente in dosi anche di molto inferiori da quelle tollerate dalla popolazione in generale".
Il corpo "cede" e non tollera più qualsiasi piccola traccia di sostanze di sintesi nell'ambiente, come insetticidi, pesticidi, disinfettanti, detersivi, profumi, deodoranti personali o per la casa, vernici, solventi, colle e prodotti catramosi, preservanti del legno (es.antitarlo), materiali dell'edilizia, carta stampata, inchiostri, scarichi delle auto, fumi di stufe, camini, barbecue, prodotti plastici, farmaci, anestetici, formaldeide nel mobilio, tessuti e stoffe soprattutto nuove, quindi tutto ciò che è di derivazione petrolchimica.
La MCS colpisce "tra 1,5 e il 3% della popolazione" (studio Heuser 1998 USA), ed è causa di moltissime patologie disabilitanti che interessano vari sistemi fisiologici: sistema renale; gli apparati respiratorio, cardiocircolatorio, digerente, tegumentario; sistema neurologico; sistema muscolo scheletrico ed endocrino-immunitario.
Nell'arco di pochi anni dalla manifestazione di MCS (stadio 1) i sintomi si cronicizzano e, senza un adeguato sostegno, la sindrome può avere conseguenze molto gravi sino a provocare emorragie, collassi, ictus o infarti. Ancora, l'infiammazione cronica, tipica dello stato di MCS, porta a sviluppare con alta incidenza forme tumorali e leucemiche. Questo evento clinico è frequente nella Sindrome del Golfo, ovvero dei Balcani (solo uno dei modelli di MCS). Si tratta di una sindrome che può colpire chiunque a qualsiasi età e classe sociale, ma soprattutto alcuni lavoratori particolarmente esposti a sostanze tossiche, in un rapporto uomini/donne di 1 a 3 .
La MCS è irreversibile, progressiva e non esiste, al momento, una cura per il ritorno allo stato originario di tolleranza. Peggiorando nel tempo, in proporzione all'entità delle esposizioni chimiche e alla loro frequenza, si diventa inoltre "allergici" a molte sostanze naturali (es. legni resinosi, fiori) e intolleranti alla quasi totalità degli alimenti. "La Sensibilità Chimica Multipla è una delle malattie più gravi conosciute al mondo perchè implica una invalidità totale che porta all'isolamento fisico e impedisce qualsiasi forma di vita sociale".
I malati non possono neanche recarsi in ospedale qualora una reazione a determinate sostanze si presenti particolarmente forte o a rischio di vita. Gli ospedali infatti sono intrisi di sostanze chimiche quali medicinali, detergenti per la disinfezione degli ambienti e degli oggetti e tanto altro. Questo comporta che oltre a non poter avere un pronto intervento al malato non sia neanche consentito poter fare delle visite di controllo per altre patologie che può sviluppare. Purtroppo in Italia non ci sono centri dove i malati si possano recare, costruiti e pensati per le loro esigenze.
Questa malattia rende altamente invalidi in quanto per evitare tutte le sostanze chimiche il malato deve isolarsi ritirandosi a vita privata, evitare il contatto con gli altri che possono essere "contaminati" da sostanze chimiche ed evitare anche tutti i luoghi di vita sociale compresi scuole, palazzi istituzionali, lavoro, cinema, ristoranti etc. In molti malati si sviluppa anche forme di elettrosensibilità e questo comporta non poter usare o stare vicino a telefoni e telefoni, computer, tv, congegni cordless e wireless. La vita subisce uno sconvolgimento e isolamento pressochè totale e i familiari per poter vivere con il malato devono adeguarsi drasticamente al loro stile di vita.
La malattia è per ora priva di cura e degenerativa. La ricerca su una cura per la malattia è pressochè inesistente e non si hanno molti risultati. Sicuramente un modo per non peggiorare è evitare tutte quelle sostanze che possono creare problemi.
In America, Canada, Germania e altri Paesi la malattia è riconosciuta e i malati sebbene non possano essere guariti vengono assistiti e tutelati. In Italia ancora ci si domanda se questa patologia esiste o meno.

                                      
Sintomi MCS (Sindrome da multi sensibilità chimica)

  • difficoltà respiratorie, dolori toracici e asma
  • irritazione della pelle, dermatiti da contatto, orticaria ed altre forma di eruzione cutanea
  • emicrania
  • "annebbiamento mentale" (amnesia a breve termine, disfunzioni cognitive)
  • modificazioni della personalità acute ed improvvise (attacchi di panico, fobie, aggressività immotivata)
  • difficoltà digestive, nauseaindigestione, bruciore di stomaco, vomitodiarrea
  • multiple intolleranze a cibi, più o meno clinicamente identificabili (ad esempio intolleranza al lattosio e celiachia)
  • dolore ai muscoli e alle articolazioni
  • senso di affaticamento e letargia
  • vertigine e capogiro
  • senso dell'olfatto ipersensibilizzato
  • ipersensibilità alle fragranze vegetali (terpeni)
Tali sintomi si accompagnano spesso a depressione e stati ansiosi, rafforzando l'ipotesi che l'MCS possa avere un'origine psicosomatica; è tuttavia difficile stabilire in questi casi se le manifestazioni sintomatiche della MCS siano effetto o causa dei disturbi psicologici.
L'uso di alcuni farmaci anti-depressivi è stato di netto giovamento in alcuni casi, ma una validità generale di questi trattamenti è ancora da stabilire. D'altra parte un soggetto affetto da MCS chiaramente non conduce un tipo di vita che gli permetta di non deprimersi: molte azioni, cibi, vicinanze gli sono vietati e non sa quali saranno le future implicazioni nocive. Diventa ansioso e depresso suo malgrado.
La medicina ufficiale e la medicina alternativa normalmente consigliano nella prima fase della eventuale terapia l'allontanamento del malato dalle fonti di sostanze sospette. Questo accorgimento può avere un enorme impatto sulla qualità della vita quotidiana del paziente, costringendolo ad evitare luoghi chiusi, particolari tipi di cibi, di tessuti, la carta stampata, manufatti realizzati con materiali sintetici, eccetera.
                                           
CFS (Sindrome da stanchezza cronica)
Nonostante il nome tenda a banalizzare la malattia riducendola a poco più della comune fisiologica stanchezza, la CFS, conosciuta anche come M.E. (Encefalomielite Mialgica - codice IDC 10 G93.3 - classificazione internazionale delle malattie dell’OMS) in Gran Bretagna e come CFIDS (Sindrome da Fatica Cronica da Immuno-Disfunzione) in America, è una patologia caratterizzata da una costellazione di sintomi gravi e molto debilitanti.
La CFS è caratterizzata da una fatica disabilitante, percepita sia come mancanza di forza muscolare sia come esaurimento profondo delle energie sia fisiche che mentali. Può essere accompagnata da sintomi simil-influenzali, come sensazione di malessere generale e febbre, brividi, mal di gola, dolori muscolari o articolari, mal di testa, e da problemi del sonno: quest’ultimo è tipicamente disturbato e non ristoratore, mentre nei periodi di riacutizzazione si verifica una forma di ipersonnia, anche durante la giornata. Sono quasi sempre presenti sintomi di tipo neurologico, come irritabilità, difficoltà a concentrarsi, a mantenere l’attenzione, a eseguire semplici calcoli, e disturbi della memoria a breve termine.
Una caratteristica molto distintiva della malattia è il malessere che segue l’esercizio fisico: gli sforzi fisici sono quasi sempre mal tollerati e producono un netto deterioramento delle condizioni del paziente, che vede molti sintomi peggiorare nelle ore e nei giorni successivi allo sforzo.
Altri sintomi comuni
Molti altri sintomi vengono spesso riportati dai pazienti e dai medici che li seguono: uno studio nord-europeo, condotto su 1500 pazienti ne ha identificati una ventina, con frequenze statistiche significative: dieci in più rispetto a quelli presenti nella prima definizione di caso, elaborata dai medici del CDC di Atlanta nel 1988.
Sono comuni le manifestazioni gastrointestinali, con un aumento della frequenza della sindrome dell’intestino irritabile, nonché muscoloscheletriche, con presenza di fibromialgia, fascicolazioni, dolenzie generalizzate oppure  dolore urente.
Viene spesso riferita ipotensione ortostatica con svenimenti, in particolare quando si passa dalla posizione sdraiata a quella eretta: inoltre perdita dell’equilibrio, tachicardia, tremori, sudorazioni notturne anomale, sensazioni di calore o di freddo estremi su mani e piedi.
La maggior parte dei sintomi, tuttavia, è poco visibile dall’esterno, e l’aspetto del paziente risulta complessivamente buono: questo trae in inganno famigliari, amici e datori di lavoro, che involontariamente tendono a non dar peso alla problematica.
Livelli di gravità della patologia
La malattia può assumere molti differenti livelli di gravità: per alcuni pazienti limita parzialmente la capacità lavorativa, di studio o le varie attività sociali, mentre per altri si può trattare di una forma completamente invalidante, che costringe a letto  per anni e che provoca intensa sofferenza fisica. Si tratta comunque di una malattia “benigna”, cioè non mortale, anche se cronica e con un grave impatto sulla vita del paziente.
Il CMO Report (Chief Medical Officer) commissionato dal governo britannico, classifica quattro livelli di gravità della CFS, in base alla capacità di svolgere funzioni:
  1. I pazienti sono dotati di autonomia operativa e possono eseguire, con difficoltà, leggere attività domestiche. Al fine di mantenere l’attività di lavoro avranno interrotto le attività sociali e relazionali, ricorrono a frequenti assenze per malattia e utilizzano i fine settimana per recuperare l’affaticamento.
  2. Pazienti che generalmente hanno abbandonato l’attività lavorativa e ridotto notevolmente l’attività quotidiana. Sono soggetti a periodi di recrudescenza della patologia e hanno bisogno di periodi di riposo a letto durante il giorno. Il sonno è disturbato e non ristoratore.
  3. Pazienti in grado di svolgere solo attività di cura personale ( lavarsi, vestirsi). Hanno severe difficoltà cognitive e ridotta mobilità anche in casa. Raramente escono di casa in quanto lo sforzo richiede lunghi periodi di recupero.
  4. Pazienti che passano la maggior parte del tempo a letto e hanno bisogno di assistenza per lavarsi e vestirsi. Sensibilità a luce e rumori estremamente elevata, tanto da renderli intollerabili.

QUALI SONO LE CAUSE DELLA CFS?
Nonostante la malattia sia stata descritta nella letteratura medica ormai da quasi venti anni, non è ancora emersa una causa chiara e soprattutto univoca per tutti coloro che ne sono colpiti. Negli ultimi anni l’attenzione della ricerca medica verso la CFS è in netto aumento, e va progressivamente concentrandosi su una potenziale disregolazione del sistema immunitario. Una serie di agenti infettivi cronici, in particolare micoplasmi, virus erpetici ed enterovirus, sembrano essere coinvolti nelle manifestazioni cliniche di ampli sottogruppi di pazienti, ma questi potrebbero costituire il risultato della disfunzione immunitaria stessa, oppure uno dei fattori che la alimentano, e di cui l’organismo non riesce a sua volta a liberarsi, come in un circolo vizioso
Anche il sistema nervoso centrale costituisce una intensa area di ricerca, ed è tuttora dibattuto quali, tra le molte anomalie riscontrate, siano da considerasi cause primarie oppure conseguenze della malattia.
Negli ultimi due anni due gruppi inglesi e i CDC americani affrontano il tema dell’espressione genica, come sta avvenendo per altre malattie, avvalendosi delle più moderne tecnologie, e dei polimorfismi genetici che potrebbero costituire la base “costituzionale” per lo sviluppo di questa forma.
ESISTE UNA CURA PER LA CFS?
Fino ad ora non è stata trovata una cura in grado di guarire la malattia, anche se interventi farmacologici diversi hanno prodotto risultati parziali su sottogruppi distinti di pazienti.
Parimenti ad altre patologie croniche, in mancanza di terapie efficaci diventa importante il ricorso a terapie di supporto che aiutino il paziente ad accettare la propria condizione e dosare le proprie limitate risorse, con l’obiettivo di ottenere miglioramenti nel tempo. Particolarmente importanza riveste la comprensione ed il supporto emotivo da parte di personale medico e dell’ambiente familiare.

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