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Uscire dal sistema capitalista: la mia esperienza -Com'è riuscito il capitalismo a schiavizzare la gente nel modo più subdolo, ovvero senza che s'accorgano d'essere schiavi, nonostante non hanno nemmeno il tempo di vivere e la vita è così breve? Semplice, con l'inganno, elevando a Dio il denaro

tratto da:http://antonio-bonifati.blogspot.it/2012/07/uscire-dal-sistema-capitalista-la-mia.html

Uscire dal sistema capitalista: la mia esperienza


È quasi un anno ormai che ho deciso definitivamente d'uscire dal sistema economico capitalista. Non lavoro più come dipendente, non lavoro più per i soldi, eppure sto lavorando autonomamente di più di prima per cercare di crearmi un'attività che mi consenta di guadagnare giusto il necessario per vivere singolarmente e sto anche studiando molto.

Tuttavia il mio odio verso il capitalismo non è scaturito da convinzione ideologica, ma da esperienza diretta dopo circa 15 anni di vita lavorativa in questo sistema a cui è difficile sfuggire, visto che ormai ha attanagliato tutto il mondo.

Non sono quindi un comunista o un anarchico ideologico. Sono (e sono ancora) politicamente neutro. Non credo che il comunismo possa funzionare in questo mondo, anche se come ideologia è cento volte migliore del capitalismo. Quest'ultimo non è altro che l'adorazione del Dio Denaro, non ha niente d'umano. Che gli schiavi del capitalismo siano umani o robot non fa alcuna differenza per come funziona il sistema.

L'unica differenza consiste nelle modalità per metterlo insieme. Come immaginò Asimov nelle sue tre famosi leggi della robotica, basterebbe programmare nei robot una regola che devono ubbidire agli uomini (con alcune ovvie eccezioni, ad es. per evitare che ci aiutino a suicidarci) per essere sicuri che lavorino per noi. Nel caso degli uomini invece ciò non è possibile. Per rendere gli uomini schiavi di un' ideologia o di altri uomini, devono essere escogitati meccanismi più subdoli e meno permanenti della legge robotica codificata nei cervelli positronici immaginati da Asimov, come quello messo in essere dal capitalismo, basato sul desiderio di possesso del denaro e sul divino strapotere attribuito ad esso.

Così se non sono nè comunista nè capitalista, forse sono anarchico. Non lo so nemmeno io cosa sono. Mi possono attaccare qualunque etichetta ed epiteto... ma il mio pensiero resta questo: bisogna evolvere verso una società in cui nessuno s'arricchisce sfruttando gli altri e tutti godono dei frutti del progresso scientifico e tecnologico nella giusta misura, senza gonfiare artificialmente le necessità naturali dell'uomo, come è stato fatto ad arte col consumismo. Il consumismo e il capitalismo lavorano l'uno per l'altro... un circolo vizioso per farti lavorare di più, allo scopo di avere i soldi per soddisfare bisogni del tutto inutili e per produrre i beni che li soddisfano. Spesso a scapito della terra, che per questa inutile sovrapproduzione di beni ha sofferto l'impauperimento e l'inquinamento delle sue risorse più preziose. Ma stai sicuro che da questo superconsumo e superlavoro ci sono pochi che non lavorano e ci guadagnano.

Ma torniamo alla mia esperienza. Sono un programmatore di computer. Mi sono licenziato perchè trovato ogni lavoro stupido. Una storia che suona quasi strana e assurda, visto che il problema principale della gente sembra essere la disoccupazione. Dico sembra, perchè la disoccupazione, intesa come il non aver niente da fare, non esiste in natura. È solo la conseguenza di un sistema economico sbagliato e viene usata anche come una minaccia per mantenere la gente schiava del sistema economico stesso. Può un animale essere disoccupato? È lo stesso per noi, si è disoccupati e poveri in un sistema che ti priva della possibilità di usufruire liberamente delle risorse naturali (è questa la più diretta conseguenza della proprietà privata) o di poter scambiare il tuo lavoro specializzato con quello degli altri, cosa di cui hai bisogno per poter vivere di un solo lavoro specializzato. Quest'ultimo caso accade di frequente: il capitalismo di per sé non garantisce in alcun modo che il tuo lavoro sia d'utilità agli altri e che rimanga tale. Al contrario certi tipi di lavoro creati dal capitalismo per soddisfare bisogni non naturali sono più soggetti a diventare obsoleti di quelli che soddisfano bisogni naturali e universali.

La disoccupazione non è un problema tuo. È un problema del sistema economico. Se il tuo lavoro non viene apprezzato, tu puoi sempre cambiare lavoro, finchè trovi qualcosa che lo è. In ogni caso è possibile per il singolo riuscire a trovare il modo per vivere del proprio lavoro direttamente e/o indirettamente, a meno che questo non gli venga impedito da un sistema economico fortemente ingiusto come il capitalismo. La condizione di povero e disoccupato è quindi innaturale e assurda al di fuori del capitalismo e dei vincoli che esso crea nella subordinazione dei lavoratori.

Anche quando c'è abbastanza lavoro per tutti o addirittura l'offerta supera la domanda, nel capitalismo devi limitarti a fare il tipo di lavoro che ti offre il sistema, alle condizioni che decide il sistema. Se il sistema non ti offre niente in una certa area geografica, o non accetti le condizioni, o non accetti di emigrare, allora sei disoccupato.

Io sono un esempio vivente del raro caso in cui il sistema non ti offre niente di adeguato su una vasta area geografica, ma la cosa è molto comune su aree geografiche di piccole dimensioni. A lungo ho cercato un posto di lavoro dove usare il cervello senza successo in tutta Europa. Nel Regno Unito i recrutatori del loro bel libero mercato del lavoro mi hanno sommerso d'offerte di lavoro tutte uguali, la maggior parte roba per cui ero chiaramente più che qualificato, e alcune ancora arrivano, nonostante le mie risposte tutte negative e dopo aver inoltrato richiesta di cancellazione dei miei dati da tutti i loro sistemi di collocamento.

La mia drastica decisione di rompere col capitalismo non è stata immediata. Inizialmente ho preso solo la decisione di lasciare il mio ultimo lavoro, pur senza avere alcuna altra prospettiva di qualcosa di meglio. Questa è stata una di quelle decisioni improvvise e dovuta a rabbia per l'impossibilità di trovare qualcosa d'interessante che consentisse di usare la mia intelligenza, dopo l'ennesimo inganno da parte del mio ultimo datore di lavoro. Avrei anche voluto avere un lavoro normale, nel senso di un lavoro che lascia un po' di tempo libero e spazio per la vita privata. Nessuna delle due cose è stata possibile in questo sistema, nemmeno singolarmente. Non avevo posto alcuna condizione riguardo al salario: per un lavoro interessante ero disposto a lavorare per un salario basso (persino al limite della sussistenza e addirittura con straordinari non pagati) e disposto a trasferirmi dappertutto nel mondo. Non ho trovato niente d'interessante, solo lavori stupidi,  quelli sì e la maggior parte con salario basso e extralavoro non pagato. Se vuoi lavorare a basso costo e arricchire i capitalisti, è molto facile trovare un lavoro, anzi il lavoro trova te. Se vuoi lavorare poco per guadagnare poco oppure normalmente ma pretendi una giusta paga, diventa molto difficile. Indipendentemente dalle condizioni economiche e dal carico di lavoro, se cerchi un lavoro intelligente, diciamo qualcosa un po' meglio della media, non trovi proprio niente, nè con alta nè con bassa paga.

Appena licenziatomi e uscito da questo odioso sistema stupido e schiavista che è il lavoro dipendente nel regime capitalista, ancora non mi ero reso conto di ciò, anzi speravo di trovare un lavoro decente. Ma l'impossibilità di ciò non ha tardato a rivelarsi. Ho presto compreso che anche se fossi in California, in America sarebbe stato molto difficile. Ho avuto una crisi e un periodo di depressione, da cui per fortuna sono uscito dopo pochi mesi per pura forza di reazione. La guarigione è avvenuta quando ho iniziato a lavorare per conto mio sui miei progetti e le mie idee e il lavoro s'è fatto tanto più interessante quanto i miei guadagni immediati sono fortemente diminuiti, così come pure la sicurezza lavorativa che ora non ho più affatto.

Vengo da un'area economicamente disastrata, inquinata, corrotta, mafiosa e spopolata dell'Italia meridionale, dove il lavoro manca e da tempo i giovani emigrano massicciamente, più dei loro padri e proprio come i loro bisnonni facevano nel secolo scorso. Nel passato ho sempre lavorato come dipendente. Finora mi era mancato il coraggio di mettermi in proprio, tuttavia ora che ho questo coraggio le cose sono cambiate, perchè ora odio il sistema capitalista per la sua stupidità e il modo in cui impiega le persone e non dà nessun valore all'intelligenza. Personalmente, sento che mi ha rubato 15 anni preziosi della mia vita e non voglio farne più parte.

Alla mia depressione s'è sostituita una forma di odio e disprezzo permanente nei confronti del capitalismo e di desiderio di rovesciarlo. Tuttavia vista la difficoltà di tale progetto, ho subito rinunciato alla lotta armata, essendo però sempre pronto a intervenire nel caso si crei una situazione favorevole.

Così la mia unica alternativa è stata d'adattarmi a vivere a modo mio nel sistema. Un sistema che non solo non approvo, ma che disprezzo. I soldi e i benefici che questo sistema garantisce al duro prezzo di renderti schiavo (compresa la pensione) non valgono più niente per me. Quello che conta per me nella vita è di fare qualcosa d'intelligente, di studiare, di dedicarmi alla scienza. Ho abbracciato in modo radicale la filosofia del downshifting e deciso di lavorare in questo tipo d'economia giusto quel poco che basta per soddisfare le esigenze basilari della vita, che significa in pratica pagare l'affitto, le bollette e comprarmi da mangiare e niente di più.

Anche se non ho i soldi per andare al ristorante e devo accontentarmi di un pranzo economico fatto in casa o indossare sempre lo stesso cappotto da 10 anni, tutto questo non lo vedo più come una punizione. Il tempo libero che posso dedicare allo studio e ai miei hobby vale per me molto di più dei soldi extra che potrei guadagnare lavorando più dello stretto necessario. Dopo aver rifiutato la logica perversa del capitalismo, ho perso soldi ma mi sono arricchito. Infatti io ora sono ricco, sono ricco di tempo e intelligenza. Ho così scoperto una ricchezza inaspettata e consumismo e capitalismo mi paiono ora entrambi assurdi e stupidi come non mai!

Sono arrivato ad un punto in cui dò il giusto valore al tempo e vivo ogni giorno come se dovessi morire domani. Il che non significa che sono privo di scopi nella vita, anzi il contrario, perseguo solo scopi che ritengo importanti nell'arco di tutta la vita, difatti il mio obiettivo ora è di diventare uno scienziato. I soldi che servono per questo sono pochi, molti di meno di quelli che si guadagnano lavorando a tempo pieno. Servono pochi soldi e molto studio. Rinunciando a tutti i divertimenti ho deciso di lavorare giusto per mantenermi agli studi. Ancora notate la frase: non lavoro per i soldi, lavoro per mantenermi agli studi. Una volta soddisfatte le mie necessità non lavoro più: come il leone sazio che non va a caccia di un'altra preda finché non ha fame di nuovo.

Ma la vita è dura. Non è facile vivere così, alla giornata, come dovrebbe essere. Nel sistema capitalista sono oramai un soggetto visto male: uno che non vuole lavorare per fare più soldi come tutti gli altri. Non vuole lavoro a tempo pieno o fisso, a cui ci si deve dedicare completamente. È insensibile al denaro e disprezza i ricchi, dice che si dovrebbero vergognare perchè la loro ricchezza non può essere frutto di soli meriti personali, ma si basa sul sistema ingiusto del capitalismo, sullo sfruttamento di qualcosa, molto spesso di altri esseri umani. Sono uno che non ha padroni. Eppure tutto questo dovrebbe essere normale.

Una volta eravamo tutti così, liberi. Com'è riuscito il capitalismo a schiavizzare la gente nel modo più subdolo, ovvero senza che s'accorgano d'essere schiavi, nonostante non hanno nemmeno il tempo di vivere e la vita è così breve? Semplice, con l'inganno, elevando a Dio il denaro. Facendo credere che col denaro si può comprare tutto, che il denaro è potenza infinita. Così milioni di lavoratori sono assoggettati ad una oligarchia di capitalisti ricchissimi di denaro, poveri d'intelletto e del tutto privi di principi morali, che sfruttano il lavoro della gente per arricchirsi sempre di più. Mi fanno schifo ed avrei voglia di schiacciarli come mosche... si badi bene che questi sono pensieri personali, non intendo incitare alla violenza contro i ricchi nè tantomeno le mosche, anche perchè dicendo questo rischio bene di finire in galera: è reato anche solo pensarlo nella nostra "democrazia".

La cosa assurda è che per guadagnarsi questo denaro in surplus si perde la libertà e il tempo e che spesso non si sa nemmeno come spenderlo. Ma a quest'ultimo problema hanno trovato una soluzione, che retroalimenta il sistema capitalistico rafforzando ancora di più la ricchezza e il potere dei capitalisti a discapito dei lavoratori: le banche. E la cosa ancora più assurda è che sono i lavoratori stessi che mettendo i loro risparmi in banca, svendono due volte i frutti del loro lavoro.

I banchieri sono una sottospecie di capitalisti che fanno profitto soltanto con l'immateriale, senza esercitare il controllo di nessun mezzo fisico di produzione: usano solo denaro per fare altro denaro. Ma sempre, beninteso, alle spalle dei lavoratori. I giochi d'azzardo sono matematicamente fatti in modo tale che "è sempre il banco che vince" e qui è lo stesso, "è sempre la banca che guadagna". Infatti le banche prestano i soldi ad un tasso d'interesse molto più alto rispetto a quella miseria che danno ai lavoratori per convincerli a metterceli, miseria che non copre nemmeno l'inflazione a cui il denaro è soggetto, e i tassi d'interesse non seguono affatto l'inflazione, anzi il contrario.

Volete lavorare di più per arricchire i banchieri? Non conviene accumulare soldi, tra crisi economiche e inflazione galoppante, ce ne perderete parecchi. È come lavorare una giornata intera per essere pagati solo la metà. Tanto vale lavorare mezza giornata allora, fare giusto i soldi per vivere e per il resto divertirsi. Futtitinne e campa 'a la jurnata è la risposta giusta per non fare gl'interessi di quegl'avvoltoi delle banche e dei finanziari.

Eccoci quindi al punto in cui oso dire senza peli sulla lingua quello che penso riguardo al denaro, al capitalismo e al consumismo. Sono tutte cose brutte, molto brutte.

Primo: i soldi sono un mezzo non un fine, proprio come lo scambio diretto di beni e servizi. I soldi sono solo un'alternativa pratica al baratto. Non è necessario avere soldi per soddisfare le necessità della vita, ma piuttosto qualcosa da barattare. In una società moderna il lavoro è diventato specializzato, non si può più provvedere singolarmente a tutte le proprie necessità. Così si deve lavorare, in modo specializzato, per avere qualcosa da barattare e poter soddisfare tutte le altre necessità della vita che il proprio lavoro non soddisfa direttamente. Per questo si lavora, non per i soldi. Ripeto ancora: i soldi sono solo un sistema per effettuare baratti in differita e differenziati. Insomma una merce di scambio, niente di più.

Il capitalismo e il consumismo non centrano proprio nulla con il lavoro, sono l'invenzione di menti subdole che tentano di sovvertire il sistema economico naturale (quello dei baratti, con e senza soldi, che per sua natura è del tutto egualitario) per girarlo a vantaggio di pochi singoli. Basta dire "no" e non prestarsi al loro gioco ed è finita per loro. I capitalisti dovranno mettersi a lavorare come gli altri, per avere qualcosa di buono da barattare con tutti gli altri, invece d'arricchirsi senza lavorare, facendo lavorare (o meglio sfruttando) la gente e sottraendogli buona parte del valore del loro lavoro.

Il lavoro invece non è una cosa brutta, è una necessità. Come lo è per gli animali procacciarsi il cibo. Il lavoro deve servire unicamente a soddisfare i propri bisogni, che variano in quantità e qualità da individuo a individuo, ma ce ne sono alcuni naturali che tutti condividiamo (come mangiare o vestirsi per ripararsi dal freddo).

Una società civile e avanzata dovrebbe garantire per legge il soddisfacimento dei bisogni di base di tutti a fronte di una minimo di lavoro richiesto a tutti quelli in grado di lavorare. Di conseguenza, questo minimo di lavoro, di ogni tipo, ha più o meno lo stesso valore, in quanto soddisfa bisogni che sono più o meno gli stessi per tutti. Difficilmente uno può mangiare 10 volte tanto di un'altro (senza schiattare per obesità oppure può essere così solo se il secondo muore di fame).

Uno può scegliere di lavorare di più e guadagnare in proporzione, usando i risparmi accumulati per acquistare di più di quello che gli serve, se proprio ci tiene, oppure per non lavorare poi in futuro per un certo periodo. Alcuni lavoreranno di più solo per passione, ma questo non è un certo un problema. Finchè il surplus di lavoro è volontario, questo non è un problema. Quando è imposto a tutti per mantenere la ricchezza di pochi, allora diventa sfruttamento, una subdola forma di schiavismo.

Si può fare una società in cui la ricchezza è equamente distribuita e ci sono delle maggiorazioni per chi lavora di più. Il tutto finchè si bilancia domanda e offerta. Siamo tutti abbastanza ricchi e felici e questo non è comunismo, ci sono ancora delle differenze, ma non così enormi ed ingiuste come nel capitalismo, la forma più selvaggia di organizzazione economica basata sul denaro.

A parità di ore lavorate, uno scienziato non deve guadagnare più di un contadino, così come un leone non ha più bisogno di carne di qualsiasi altro leone. Che mi piaccia fare lo scienziato o il contadino, la cosa non ha certo a che fare con i soldi! Del resto proprio queste disparità hanno prodotto un peggioramento della qualità del lavoro: la gente non fa più un lavoro solo per piacere e non fa più un buon lavoro solo per passione. È stata ingannata, indotta a pensare che solo i soldi contano e così si cerca solo il modo di fare più soldi o si fa a malavoglia un lavoro che non piace, solo per i soldi, ma con scarsi risultati. Ma i soldi non centrano proprio niente col lavoro. Il capitalismo fa dipendere tutto dai soldi, come se fossero l'unica molla che spinge l'umanità e con questo la rende schiava.

La parola schiavo non è esagerata: ci sono al mondo poche persone ricchissime che si stanno arricchendo sempre di più, accumulano sempre più denaro. Queste persone schiavizzano tutti gli altri in misura maggiore o minore a seconda sei casi.

Nel capitalismo solo il denaro ha importanza. Tutto ha un prezzo, anche la terra con tutto quello che contiene. E un minuto del nostro tempo che prezzo ha? Dipende dalla durata della vita (che non sappiamo) o è uguale per tutti? O dipende da quanto già sei ricco? Oppure se sei vecchio o giovane? O se stai soffrendo o sei felice? Come pretendono di dare un valore monetario a beni che spesso ne hanno anche uno affettivo?

Io ho deciso di lavorare in proprio con la seguente politica: faccio il lavoro il meglio che posso e il prezzo lo decide chi riceve il lavoro da me o lo scambia con altri beni e servizi (il denaro non è sempre necessario anche nell'epoca moderna). Questo viola le leggi dell'economia capitalistica, in cui il prezzo lo fa il mercato (quando non ci sono lobby che lo fissano) e lascia molta gente stupita. Molti non sono abituati a questo tipo di parcella libera e non hanno idea di quanto pagarmi. La maggior parte vuole sapere quanto tempo ci ho messo e moltiplica questo tempo per un certo costo orario che ritiene equo, quindi non si guadagna di più in questo modo. A che pro, allora?

La ragione per cui lo faccio non è per la speranza di guadagnare di più. Non so quanto potrei guadagnare fissando un prezzo. Nessuno sa quant'è questo prezzo di mercato per ogni prestazione. Il prezzo che pratica il tuo concorrente, non ti dice niente, perchè il lavoro che fai tu non è lo stesso del suo, in molti casi. Trovo quindi molto più giusto lasciare alle parti interessate e non al mercato di fissare i prezzi. Tra l'altro così il denaro che ricevo dal mio cliente (o l'equivalente lavoro da parte sua in alternativa se intende pagarmi con altro lavoro o un bene materiale se intende effettuare un baratto) mi dice anche quando il mio lavoro è stato apprezzato.

Questo è quello che ha valore per me. Quanto il mio lavoro viene apprezzato. Il capitalismo conosce il prezzo di tutto ma il valore di niente.

Aggiornamento: la mia attività autonoma non ha funzionato. Lavorando per conto proprio nelle città è difficile riuscire a fare abbastanza per vivere. Così ho lavorato come dipendente in Germania, ho messo da parte un po' di soldi per il mio progetto e sono tornato in Calabria, dove ho recuperato la terra e casa abbandonata del nonno. L'unico e solo modo per uscire dal capitalismo e dal consumismo senza diventare poveri e emarginati è di coltivare la terra con metodi biologici e produrre tutto quello di cui si ha bisogno da se'. Io ho appena iniziato e non sono ancora arrivato all'autosufficienza.


Ero anche andato a studiare fisica in Germania. Ero uno dei migliori studenti in un'universita' prestigiosa ma ho lasciato perche' i metodi d'insegnamento che usano sono dolorosi. Non c'è piacere nell'imparare come quando studio da solo. Ora sto cercando di creare la mia fattoria, ma non vendo niente: produco solo quello che mi server per mangiare e l'obiettivo finale e' di non andare mai al supermercato e lavorare a mezza giornata, facendo quello che voglio per il resto del tempo. Non paghero' le tasse e non saro' allacciato alle reti elettriche, fognarie e acquedotti. Adottero' una soluzione ecologica: compost toilet (compost dagli escrementi), sapone dalla lisciva non inquinante, pannelli solari, pozzo per l'acqua e quella potabile la prendo dalle fontanelle pubbliche dove si spreca. Il lungo viaggio che ho fatto in tre nazioni straniere mi ha portato al punto di partenza, ma con un'idea completamente diversa. Non avrei mai immaginato che potesse andare cosi', se lo avessi saputo prima mi sarei risparmiato la fatica, ma la strada giusta la si puo' trovare solo per tentativi, nessuno te la indichera' mai. L'unico consiglio che posso dare: non adattarsi o arrendersi mai a una situazione che non piace. E' possibile fare delle scelte diverse, anche se impopolari o strane. Usa la tua libertà anche se ti costa fatica farlo e non te ne pentirai mai.

11 comments:

Gruscenka said...
Ciao Antonio. Cercavo qualcosa che mi spiegasse l'uso del Lo spagnolo meglio del mio libro, e, oltre al tuo chiarissimo post sul'articolo neutro - grazie! - ho trovato questo. Vedi tu le coincidenze: proprio stamane ho finito di ultimare un mio piccolo racconto che verte proprio sulla questione del lavoro e del sistema capitalistico (anche se non l'ho mai citato perché è ambientato in Russia, ai tempi degli zar e non m'andava di passare per comunista). Sono perfettamente d'accordo con te. Quando finirò l'università, cercherò anche io un modo per eludere questo assurdo sistema. La gente mi guarderà male, ma avrà poca importanza.
Un saluto, e continua così!
Alessio said...
Ciao, concordo pienamente con quanto hai scritto.Io faccio parte di quelli che fanno un lavoro che non gli piace e con scarsi risultati,nonostante sia un lavoratore specializzato.Purtroppo il mio lavoro rientra in quella fascia di far arricchire i pochi e campare me stesso,male.Da dieci anni lavoro in ambito aziendale,prima come operaio specializzato ed ora progettista e tecnico.Molti mi dicono "beato te che puoi trovare subito lavoro" data la richiesta,ma poi ci si scontra con paghe non all'altezza e la routine del già visto e conosciuto,per fare business.Arrivato ormai a 31 anni,comincio ad essere stanco, vorrei dedicarmi alle mie passioni,ai miei sogni e imparare a vivere con poco ma non riesco a uscire dal giro lavorativo,mancanza di coraggio?Paura di deludere i genitori che vorrebbero vederti sistemato e fuori dalle scatole?diversi sono i motivi come altrettanti lo sono le voglie di uscire da questo stupido sistema capitalistico.Non so da che parte girarmi, leggo di persone,come te che ci sono riuscite ma io non riesco a trovare la strada giusta ne il coraggio necessario.
Antonio Bonifati said...
Alessio, io mi guardo bene dall'incitare le persone a fare qualsiasi cosa che credo sia giusta, e persino dal dare semplici consigli, anche in buona fede, perché ho imparato a mie spese la profonda verità di quello che una volta disse Primo Levi: "Meglio astenersi dal governare il destino degli altri, dal momento che è già difficile ed incerto pilotare il proprio." Ognuno deve decidere per sé e imparare dai proprio errori, che sono i migliori maestri. L'unica cosa che posso dirti è questa: se il tuo lavoro non ti piace, oggettivamente lasciarlo non sarebbe un problema e non ci penseresti due volte se saresti sicuro di trovarne o potertene creare un altro in cui tu possa avere maggior soddisfazione e al contempo di cui tu possa vivere. Il problema è che avere questa sicurezza non è facile. Ogni cambiamento, come ad es. coltivare e trasformare le proprie passioni in un lavoro, tipicamente richiede tempo e altro lavoro (inizialmente non pagato) e può anche richiedere di doversi spostare geograficamente. Purtroppo il successo non sempre è assicurato. Pensa per es. a quanti grandi artisti poveri ci sono, dato che relativamente pochi apprezzano l'arte, mentre invece quasi tutti apprezzano la buona cucina, quindi un cuoco ha generalmente maggiori possibilità di riuscire a vivere dignitosamente. Ma non per questo il mondo non produce più artisti. Oggettivamente: se il tuo nuovo lavoro è richiesto e tu lo fai bene, molto probabilmente ti andrà bene, non vedo perché non dovrebbe in tali condizioni favorevoli. Ma può essere difficile stabilire se un lavoro è richiesto e può dipendere molto dall'ambiente in cui uno si trova. Ma poi, cosa c'è di certo nella vita? Benjamin Franklin diceva: solo la morte e le tasse. Due cose che nessuno vuole. Tutto il resto è incerto e rischioso, ma se vuoi aver successo nella vita non bisogna aver paura dell'incerto, ma bisogna sfidarlo e giocare bene le proprie carte. Solo questo posso dirti. Il coraggio e la forza per attuare ogni cambiamento deve venire da te stesso. Nessuno può decidere per te meglio di te.
jacopo said...
ciao, sono jacopo, ho 22 anni e la penso nel tuo stesso modo. Gia da piccolo mio padre mi ha messo in testa che prima di tutto vengono i soldi, che non esiste altro al mondo che i soldi. Ho sempre visto mio padre come se fosse un genio, che ha saputo arricchirsi passando da semplice operaio a propietario d'azienda. Ma tutto questo l'ha fatto con ritmi di lavoro frenetici, di nottate insonni a contare bilanci e cazzate varie, di ore ed ore, settimane e settimane dedicate solo al lavoro. Ora che sono un po cresciuto, e posso pensare con la mia testa, ho capito che tutto questo non ne vale la pena. Avere una casa piu ampia, la tv piu grande, un cellulare da 700 euro, non gli ridarà il tempo perso. Magari quel tempo poteva utilizzarlo per stare insieme alla famiglia, andare a pesca insieme o per fermarsi un po di piu a guardare un tramonto o a sentire il profumo di un fiore. Per questo ho deciso di non fare come lui, preferisco lavorare il giusto per sopravvivere ed avere tempo per apprezzare la vita. Scusami per il commento troppo lungo e volevo ringraziarti del tuo blog perche mi hai fatto sentire non piu solo. ora so' che ci sono altre persone che la pensano come me (e non mi reputi una persona strana, visionaria e che sputi in faccia alla fortuna). Volevo inoltre consigliarti questo video http://www.youtube.com/watch?v=uQTg-AHlvhI ciao
Mauro said...
Ciao Antonio, condivido profondamente l'essenza del tuo discorso. Da sempre io vedo il mondo in modo simile a come lo vedi tu. Negli ultimi anni è aumentato sempre più il disinteresse per il troppo, e oggi accetto uno stile di vita decisamente più essenziale. Credo che la radice delle forme di potere totalitario cui siamo da sempre sottoposti, che si chiamino capitalismo, fascismo o comunismo, stia nell'egoismo di fondo degli uomini. Fai la somma della piccola disonestà di tutti noi, e ottieni questi mostri che ci governano, questi poteri che ci sfruttano e schiavizzano. Il metodo che tu hai scelto è il migliore, a prescindere da ciò che fai nel concreto come lavoro. Tu hai scelto di agire secondo una tua coscienza, e ti rapporti con gli altri secondo un tuo criterio personale di minor egoismo. Non cerchi il lucro, ma la serenità e la libertà. Io credo che il denaro sia uno strumento di potere, che sfrutta la diffidenza e l'egoismo che c'è tra gli uomini. Il non voler lucrare, che per altro nasce dal bisogno di tranquillità e libertà, genera come conseguenza un altruismo che si oppone al sistema del denaro come unico possibile valore. Ci leviamo dal loro mercato, con il sacrificio, in nome della libertà. Credo che questa sia l'arma più potente contro un sistema che ci vuole automi sottomessi, macchine psico-comandate al servizio di chi pretende di governare i popoli sempre e con ogni mezzo.

Mauro
Anonymous said...
non fa una piega!
auguroni sinceri.
paolino
^_^
Anonymous said...
Quando leggo post come questo, mi sento un po' meno solo ;)

Salvatore
Anonymous said...
Ciao Antonio, spero tanto che ci siano sempre e sempre piú persone al mondo che la pensano come te, che capiscono, che "vedono" con occhi veri. Il mondo deve, deve liberarsi da tutto questo, prima che il mondo si liberi di noi.
Continua così, ti stimo molto!
Ales said...
Condivido la tua analisi e mi complimento con le tue coraggiose scelte. Vorrei riuscire a fare altrettanto e chissà che un domani...ma ora come ti mantieni? Riesci da solo a coltivare la terra? Sarebbe il mio sogno. I tuoi come hanno preso questa scelta. Non senti la solitudine?
Antonio Bonifati said...
ciao Alex,
ci sto riuscendo, nonostante lo scetticismo di molti e mai come ora in vita mai ho mangiato tanto senza ingrassare e quasi tutte cose genuine. Ora per la prima volta in vita mia sto per seminare il grano. Sono legato al ciclo delle stagioni, che vuol dire un sacco di lavoro in estate e autunno (tanto che le ore di giorno non bastano mai) e quasi niente d'inverno. I miei non condividevano affatto questa scelta e non facevano altro che ripetermi di trovarmi un lavoro-sfruttamento da 600-800 euro al mese, ma ora si sono rassegnati. L'uomo non è altro che un animale e gli occorre solo mangiare bene. Ora vado, ho le olive da intaccare!
Fab Fra said...
Ciao Antonio, ho letto per caso la tua pagina. Niente da contraddire, da schiavo consapevole di questo sistema. Quello che penso manchi al tuo pensiero è solo un approfondimento legato alla famiglia. Si è ancor più schiavi con poche vie d'uscita quando oltre al tuo destino devi scegliere anche per quello dei tuoi figli. In bocca al lupo

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