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Quando la fascite plantare non passa mai - Nervo sciatico, tibiale,peroneale,surale

Quando una sciatica trascurata o mal curata diventa anche mal di fascite plantare....

Perchè muscoli e nervi sono perennemente rigidi e infiammati ? 
La Fascite plantare è l’infiammazione dell’origine del legamento arcuato (entesite), può essere provocata da un trauma o dal sovraccarico funzionale.
La fascia plantare, detta anche legamento arcuato, è una spessa aponeurosi (tessuto connettivo fibroso), che origina dal calcagno e si inserisce su tutte le falangi prossimali.
Decorre lungo la volta longitudinale interna del piede sorreggendola.
fascite plantare è un'infiammazione del tessuto fascia plantare , che si estende dal tallone lungo la parte inferiore del piede fino alla pianta del piede . Dolore al piede può essere debilitante , rendendo quasi impossibile per voi per realizzare le vostre attività quotidiane . Fascite plantare può essere dovuto alla sciatica della parte bassa della schiena /colonna vertebrale.
L’aponeurosi plantare potrebbe infiammarsi  a causa di diversi fattori come dell’utilizzo di scarpe non idonee che non consentono un corretto lavoro meccanico del piede, piede piatto ,sovrappeso oppure in seguito alla presenza dello sperone calcaneare.
I soggetti più colpiti sono gli sportivi che portano in sovraccarico la pianta del piede, quindi tutti coloro che fanno corsa o salti.
Il dolore può essere percepito in diversi punti del piede (anteriormente, centralmente o posteriormente).
I trattamenti utilizzati sono l’utilizzo di farmaci, il riposo, il ghiaccio, la diatermia (o tecarterapia), le onde d’urto,  gli ultrasuoni, il laser, i  massaggi , lo  stretching, ecc.
I farmaci devono essere usati per eliminare l’infiammazione e non per ridurre il dolore per consentire la continuazione dell’attività sportiva, perché così facendo si rischia di portare a deterioramento del legamento e facilitarne la sua lesione, completa o parziale che sia.
Molti medici  , fisioterapisti e e podologi  per cercare di risolvere questa patologia consigliano anche l’uso di plantari.
La fascite plantare in alcune circostanze potrebbe essere confusa con altre patologie , la più frequente sono i trigger points del muscolo soleo e del muscolo tibiale posteriore,  o lo sperone calcaneare mentre quelli meno frequenti  possono essere:
Neurinoma di Morton
Cisti gangliari
Fratture
Lipomi
Sinostosi tarsali
Sindrome di Sever (osteocondrite che colpisce i ragazzi/e tra i 9 ed i 15 anni durante la  fase della crescita).
La fascite plantare si verifica quando la fascia che corre lungo la parte inferiore del piede dal tallone alla palla si infiamma . Il tallone del piede è spesso molto dolorose e talvolta gonfio . Quando hai bassa della schiena sciatica si può sentire dolore, intorpidimento o formicolio nella parte bassa della schiena , glutei , giù la gamba e anche nel vostro piede . 
Effetti 
plantare fascite che è dovuto alla sciatica della parte bassa della schiena è una condizione che è causata dalla pressione " sulla radice nervosa L5- S1 , che fornisce innervazione alla coscia ... il glutei , muscoli delle gambe laterali , così come sensazione al tallone , "secondo l'American Academy of Family Physicians . Pressione sulla radice nervosa L5 - S1 è fondamentalmente la pressione sul nervo sciatico , che va dalla parte bassa della schiena verso il basso la gamba e può causare dolore e disagio tutta la strada fino al piede . 

Il nervo tibiale innerva il gruppo posteriore della gamba, i muscoli plantari del piede, parte della cute posteriore della gamba, la cute plantare del piede e la cute dorsale delle falangi distali.
Il nervo tibiale si porta quindi nella gamba, dove passa al di sotto dell'arcata del soleo per poi decorrere fra il tricipite e i muscoli profondi. A questo livello emette rami muscolari per tutta la loggia posteriore della gamba.Portandosi verso il basso, il nervo tende a spostarsi medialmente, fino a raggiungere il malleolo mediale e passarvi posteriormente. Qui emette rami sensitivi per la cute mediale del calcagno.Raggiunge la pianta del piede e si divide nei nervi plantare mediale e plantare laterale, che innervano la cute e i muscoli plantari.
Sindrome del tunnel tarsale 

COMPRESSIONE DEL NERVO TIBIALE POSTERIORE O SINDROME DEL TUNNEL TARSALE 
Il nervo tibiale posteriore, nel suo passaggio dalla loggia posteriore della gamba alla pianta del piede, passa dietro al malleolo tibiale, contornandolo da dietro in avanti; in questa sede si trova alloggiato insieme all’arterie e vene omonime, all’interno di un canale inestensibile il cui pavimento è costituito dal legamento deltoideo e il tetto è rappresentato da uno sdoppiamento del legamento laciniato che racchiude separatamente anche i tendini tibiali posteriori e flessori dell’alluce e delle dita. Il nervo è destinato alla muscolatura e alla cute della pianta del piede ove si distribuisce dividendosi nei nervi plantari mediale e laterale.Le cause di compressione possono essere cisti tendinee, cisti artrogene, o più frequentemente, ispessimento o sclerosi del legamento laciniato .La sintomatologia consiste in dolore, formicolii, bruciore alla pianta del piede che si aggrava con la stazione eretta e la deambulazione

Diagnosi Differenziale
Neurinoma di Morton
Fascite plantare
Cisti gangliari
Fratture
Lipomi
Sinostosi tarsali


Il nervo peroniero comune innerva i muscoli laterali e anteriori della gamba, i muscoli dorsali del piede, la cute anterolaterale della gamba e la cute dorsale del piede (con l'eccezione delle falangi distali).Dopo la sua origine in cavità poplitea, il nervo decorre verso il basso e lateralmente lungo il margine mediale del bicipite femorale, per poi raggiungere il perone. Durante il suo decorso emette alcuni rami muscolari per il tibiale anteriore e il nervo cutaneo laterale del polpaccio (o della sura), che si fa superficiale e si unisce all'omologo mediale proveniente dal nervo tibiale per formare il nervo surale

Lesione del Nervo Peroneale Comune 

dovuta a Complicanza di un Intevento Chirurgico su Vene VaricoseUna lesione al nervo sciatico esterno popliteo, noto anche come nervo peroneale comune.
Da un punto di vista anatomico, il nervo peroneale comune è situato molto in profondità nella fossa poplitea, ma diventa più superficiale quando si attraversa il tratto laterale del ginocchio oltre il collo della fibula.Normalmente il nervo passa tra le teste superficiale e profonda del muscolo lungo peroneale e lo si può comprimere alquanto facilmente a questo livello appena prima della sua divisione nei rami superficiale e profondo.
Nervo peroniero superficiale

È il ramo laterale del peroniero comune. Decorre nella loggia laterale della gamba, ai cui muscoli fornisce innervazione. Innerva anche la cute anterolaterale della gamba. Distalmente si fa superficiale e si divide in due rami terminali (nervo cutaneo dorsale intermedio e nervo cutaneo dorsale mediale) che vanno a innervare la cute dorsale del piede.

Nervo peroniero profondo

È il ramo mediale del peroniero comune. Raggiunge la loggia anteriore della gamba, e vi decorre fornendo innervazione ai suoi muscoli. Passa quindi sul dorso del piede, dove innerva i muscoli dorsali. Termina facendosi sottocutaneo e innervando la cute dorsale fra l'alluce e il 2° dito.


Il nervo surale nasce sulla superficie posteriore della gamba dall'unione dei nervi cutanei mediale e laterale del polpaccio, provenienti rispettivamente dal nervo tibiale e dal nervo peroniero comune. Sia il nervo surale che i suoi nervi di origine innervano la cute posteriore della gamba.Il nervo surale raggiunge il malleolo laterale, passandovi dietro e continuando come nervo cutaneo dorsale laterale del piede. Decorre lungo il margine laterale del piede e fornisce rami cutanei calcaneali e dorsolaterali





Il nervo ischiatico o sciatico è un nervo misto che origina dal plesso sacrale (È formato dal tronco lombosacrale costituito da L5 e dalla parte di L4 che non entra nel plesso lombare e dai rami anteriori di S1, S2 e parte di S3. . È formato da fibre provenienti da tutti i nervi del plesso (L4, L5, S1, S2, S3).
1. dalle divisioni anteriori: nervo cutaneo posteriore della coscia,nervo per il muscolo gemello inferiore e per il muscolo quadrato del femore, nervo per il muscolo otturatore interno e per il
muscolo gemello superiore;
2. dalle divisioni posteriori: nervo gluteo superiore (per l’innervazione dei muscoli medio e piccolo gluteo), nervo gluteo inferiore (per l’innervazione del muscolo grande gluteo) e nervo
piriforme (per l’omonimo muscolo).

Territorio di innervazione
La componente motoria innerva i muscoli della loggia posteriore della coscia, parte del grande adduttore e tutti i muscoli della gamba e del piede. La componente sensitiva innerva la cute posteriore e anterolaterale della gamba e quasi tutta la cute del piede (ad eccezione della parte dorsomediale).

Le radici del nervo si uniscono in un tronco a ridosso del sacro; il nervo esce quindi dalla cavità pelvica passando attraverso il grande forame ischiatico, al di sotto del muscolo piriforme e lateralmente rispetto al nervo cutaneo posteriore del femore. Si viene così a trovare in posizione intermedia fra il grande trocantere del femore e la tuberosità ischiatica e decorre verso il basso profondamente, in rapporto successivamente con i muscoli gemello superiore, otturatore interno, gemello inferiore e quadrato del femore.Superata la natica, il nervo raggiunge la coscia, dove decorre in prossimità della linea aspra del femore. A questo livello emette rami per i muscoli posteriori della coscia e per parte del grande adduttore. In prossimità dell'angolo superiore della cavità poplitea si divide nei suoi rami terminali: il nervo tibiale e ilnervo peroniero comune. Spesso la divisione in questi due rami avviene più in alto, lungo il suo decorso nella coscia.

Sciatica
Un decorso così lungo e tortuoso deve far pensare alle tantissime possibilità di irritazione che il nervo può subire, tutte assimilabili a un dolore tipo sciatica.Spesso si pensa a un’ernia, ma il passaggio nell’incisura ischiatica, i rapporti con il muscolo piriforme e con il femore, e ancora uno stato infiammatorio primitivo del nervo, una massa tumorale, una stenosi canalare, un ematoma dei muscoli posteriori di coscia e gamba, sono tutte possibili cause di compressione del nervo sciatico.Compito dell’osteopata è fare una diagnosi differenziale al fine di aiutare, dove possibile, il paziente a ritrovare il suo equilibrio eliminando la causa primaria.

Test cliniciUn test clinico molto importante e facile da fare anche a casa per i pazienti che temono di essere affetti da sciatica è il test di Lasègue.Si esegue stando completamente sdraiati su una superficie comoda, ma non troppo soffice, e facendo sollevare passivamente da un’altra persona l’arto inferiore tenendolo completamente steso fino a circa 60°; se durante tale manovra si evoca un dolore di una certa importanza che s’irradia all’arto inferiore, l’operatore abbassa leggermente l’arto per non scatenare la sintomatologia e effettua:
- dorsiflessione del piede passiva, chiede al paziente di tossire e di flettere il capo, se si scatena il dolore si può pensare a una compressione del nervo all’interno del suo canale, causato da un’ernia, da un edema dovuto ad una congestione venosa locale data da una contrazione importante di un muscolo (spesso lo psoas), da angiomatosi periradicolare, ossia una dilatazione delle arterie del nervo che lo comprimono, da processo artrosico con la presenza di osteofiti che comprimono il nervo, da un rigonfiamento dei legamenti vertebrali che riducono il lume del canale.
Se il dolore non si scatena si potrà escludere un’origine canalare allora:
- si effettua passivamente una adduzione e intrarotazione dell’arto.
In questo modo si mette in tensione il muscolo piriforme all’interno del quale passa lo sciatico, se si scatena il dolore si pensa ad un interessamento del muscolo piriforme.
Se il dolore non si scatena si potrà escludere un’origine canalare e muscolare e allora:
- si continua a sollevare l’arto del paziente oltre i 60° e se il dolore rimane costante si sospetta un blocco articolare dell’articolazione sacro – iliaca con un’alterata dinamica del bacino.
Se il dolore non si scatena si esclude anche l’origine meccanica e allora:
- dalla posizione di arto sollevato lo si lascia cadere, sempre controllando, sul lettino e se si scatena dolore si sospetta un intrappolamento da eccessiva tensione del muscolo psoas.In ogni caso un’irritazione del nervo sciatico o qualsiasi altro disturbo, dolore, sofferenza è l’espressione di un disagio del corpo che non ha più la possibilità di adattarsi.Un buon osteopata ha il dovere di cercare l’inizio della catena e intervenire, se possibile, per guidare il paziente verso l’equilibrio, il confort e l’economia.Solo quando il test di Lasègue è positivo, la forza, la sensibilità e i riflessi sono compromessi e all’esame elettromiografico si evince un rallentamento nella conduzione del nervo e per completezza si studia anche una risonanza magnetica si può indirizzare il paziente verso l’intervento chirurgico. Se non ci sono gli estremi per un intervento chirurgico è giusto intervenire per risolvere la causa e ripristinare l’equilibrio.

Trattamento

Il trattamento osteopatico è molto efficace e con rapido miglioramento della sintomatologia. Infatti include manovre, manipolazioni e mobilizzazioni sia per ridurre la pressione sulla radice del nervo, sia per migliorare la rigidità articolare e muscolare intervertebrale. Inoltre, ci sono pochissime controindicazioni alle manipolazioni ed il trattamento è consentito sia in fase acuta che in fase cronica.

Ecco un elenco parziale delle cause più comuni che possono sviluppare una punto di vista osteopatico sul mal di schiena:

-blocco della mobilità vertebraleblocco del bacino (sacro-iliaco, sinfisi pubica);
-attaccamento di un nervo (sciatica, femorale);
-disfunzione articolare dell’anca, ginocchio, caviglia/piede;
-disfunzioni delle curve vertebrali (iperlordosi e ipercifosi, atteggiamento scoliotico o verticalizzazione della colonna);
-attaccamento viscerale (spasmi del colon sigmoideo, fissazione del rene, congestione pelvica);
-aderenze cicatriziali (taglio cesareo, appendicectomia);
-comprendere lo stile di vita del paziente (lavoro, postura, alimentazione, stress...).




LA SINDROME DA INCARCERAMENTO DELLO SCIATICO POPLITEO ESTERNO
Questa sindrome è causata dalla compressione del nervo sciatico popliteo esterno nel tunnel fibulare. Può essere causata da traumatismi diretti (ferita da taglio o punta, fratture della testa peroneale) o indiretti da strappo (lussazioni del ginocchio, lesioni capsulo-legamentose in varismo). Può anche essere dovuta a compressioni in seguito a bendaggi, accavallamento delle gambe, posizione accosciata, osteomi della fibula, cisti artrogene dell’articolazione tibio-peroneale superiore.
I sintomi sono caratterizzati nella fase più grave da “steppage”, cioè piede “ciondolante” con difficoltà all’estensione della caviglia, come quando si sale uno scalino, dovuta ad insufficienza dei muscoli antero-laterali della gamba (tibiale anteriore, estensore comune delle dita, estensore lungo dell’alluce e muscoli peronieri)
Si associa anche quadro di ipoestesia con parestesie sul dorso del piede e sulla faccia antero-laterale della gamba che può anche precedere la fase di “steppage”.
L’esame clinico è caratterizzato da deficit motorio a carico dei muscoli precedentemente indicati, ipoestesie al dorso del piede, parestesie al dorso del piede e al lato antero-laterale della gamba.





LA SINDROME DEL TUNNEL TARSALE MEDIALE
La Sindrome del Tunnel Tarsale Mediale è causata da una compressione del nervo tibiale posteriore a livello del tunnel tarsale mediale prossimale e/o distale (tale sindrome equivale, per l’arto superiore, alla sindrome del tunnel carpale). L’etiopatogenesi è caratterizzata da compressione del nervo tibiale posteriore a livello del canale tarsale, tunnel osteofibroso (noto anche come canale tibio-astragalo-calcaneale o canale di Richet), formato dal malleolo tibiale mediale, calcagno, astragalo, legamento deltoideo [importante mezzo di rinforzo dell'articolazione tibio-tarsica (pavimento del tunnel)] e dal legamento laciniato (tetto del tunnel) che costituisce il retinacolo dei muscoli flessori, teso dal malleolo mediale (margine posteriore) alla faccia mediale del calcagno (parte postero-inferiore).
Compare come condizione conseguente a fratture, traumi contusivi, tenosinoviti dei flessori, ad anomalie funzionali statiche e a dismorfismi del piede, o è conseguente alla comparsa di neoformazioni cistiche o neoplastiche.
Canale tarsale
Nel caso di un quadro di sindrome del tunnel tarsale mediale prossimale i sintomi possono essere caratterizzati da dolore con carattere di continuità, che aumenta con la stazione eretta, a carico delle dita, della pianta del piede e del lato mediale-inferiore del tallone, con formicolio nella stessa zona. Spesso sono rilevabili turbe della sensibilità, meno frequentemente quelle motorie (muscoli plantari brevi).
Si deve ricercare alla palpazione la presenza di “pastosità” e dolore sotto-retro-malleolare mediale e l’eventuale risveglio della sintomatologia soggettiva con la percussione in corrispondenza delle sedi suddette.È possibile anche riscontrare un deficit alla flessione della falange basale delle dita e dell’abduzione del primo e quinto dito. In alcuni casi rari si può avere un interessamento del nervo plantare mediale e laterale.
Questa sindrome compressiva è caratterizzata da dolore e parestesie alle dita, alla pianta del piede e al lato infero-mediale del tallone. Il dolore aumenta con il carico e la prolungata stazione eretta. Importante diventa il segno di Tinel che è positivo sul tunnel tarsale mediale.
Segno di Tinel: la pressione in corrispondenza della doccia retro-malleolare provoca dolore sul territorio innervato dai nervi plantari
Con gli esami radiografico, stratigrafico, TAC e con la RMN è possibile in molti casi definire alterazioni strutturali del tunnel tarsale o del suo contenuto. L’esame elettromiografico (bilaterale per comparazione) deve fare riferimento, oltre che all’indagine dell’attività motoria dei muscoli intrinseci, alla stimolazione motoria ed alla conduzione sensitiva del nervo.
Il trattamento, se non si è tratto vantaggio da quello medico e fisioterapico, è quello chirurgico caratterizzato dall’apertura chirurgica del tunnel tarsale, sezionando il legamento anulare mediale e l’anello dell’adduttore con lisi delle strutture vascolo-nervose esplorando nel contempo le strutture ad esse periferiche. Si potranno così valutare eventuali tenovaginiti, esiti di fratture, cisti sinoviali cui provvedere.
  • SINDROME DEL SENO DEL TARSO
Sull’astragalo e sul calcagno, la faccetta articolare antero-mediale e quella postero-laterale sono fra loro separate da un solco rugoso; i due solchi formano nell’insieme un recesso osseo (una specie di galleria) dettoSeno del Tarso (Sinus Tarsi).
Il Seno del Tarso è quindi uno spazio presente tra astragalo e calcagno che contiene innumerevoli recettori nervosi, sia propriocettivi che sensitivi, importanti nel controllo del passo.
Al suo interno è presente un importante legamento del piede: il legamento a “siepe” (o legamento interosseo dell’articolazione astragalo-calcaneale), con funzione di propriocezione durante il passo e di stabilizzazione dell’articolazione. Esso è obliquamente diretto lateralmente e in avanti, relativamente stretto nella sua parte mediale, molto largo invece alla sua estremità laterale.
All’interno del Seno del Tarso passa anche il fascio vasculo-nervoso.
La patologia è spesso secondaria a rottura o fibrosi (per lesioni ripetute e/o mal curate) del legamento interosseo astragalo-calcaneale, del legamento laterale esterno o alla infiammazione del tessuto fibroadiposo circostante (spesso per una alterazione dell’appoggio plantare: in genere un piede pronato e calcaneo valgo).
La sintomatologia consiste in dolore sotto-astragalico (malleolo peroneale) e sensazione di instabilità soprattutto nella deambulazione su terreni accidentati. Il trattamento è medico e fisioterapico (Laser Yag, Ultrasuoni ad alta frequenza, Tecarterapia, Interx). In caso di alterazione dell’appoggio del piede deve essere valutata l’opportunità di correggere tale alterazione.

********************************

Per una diagnosi corretta, è opportuno, invece, ricorrere da prima ad indagini radiologiche convenzionali, come la radiografia, per mettere in evidenza eventuali calcificazioni tendinee o la presenza di speroni calcaneari. Si deve inoltre completare la ricerca della diagnosi anche con accertamenti più sofisticati, come la risonanza magnetica e la Tac, oppure, se il sospetto diagnostico è un disturbo dei nervi del piede, con il ricorso alla elettromiografia. Si può cosi accertare che i dolori al tallone sono ad esempio causati da un’infiammazione della fascia plantare, oppure da una sofferenza del tendine di Achille o ancora dalla compressione del nervo tibiale posteriore. Ma tra possibili e numerose diagnosi per spiegare un dolore al calcagno, frettolosamente liquidato come calcaneodinia

Sindrome del tunnel tarsale



Tra i dolori che colpiscono il tallone, la diagnosi forse più sfuggente e difficile da accertare è la sindrome da intrappolamento del nervo tibiale posteriore. Anche nota come sindrome del tunnel tarsale, il disturbo, è, per capire meglio la sua natura neurologica, come la sciatica del piede: i suoi sintomi sono scatenati da un nervo sensitivo, non da un’ infiammazione del tallone. Si tratta di una piccola terminazione del nervo sciatico, un ramo del nervo tibiale posteriore (ramo calcaneare) che viene compresso a livello della caviglia o appena sotto il malleolo interno. E’ una patologia difficile da riconoscere se non viene attentamente ricercata, e viene confusa spesso con altri disturbi del tallone e inutilmente infiltrata con cortisone o trattata con le comuni fisioterapie.
Terapie che non servono: il dolore al tallone, talvolta irradiato anche alla pianta del piede e alle dita, necessita del bisturi per essere eliminato in modo rapido e definitivo.
Il nervo, sofferente perchè compresso, deve essere liberato da vincoli e tessuti fibrosi con un delicato intervento chirurgico. Tanto basta per avere immediata risoluzione dei sintomi al calcagno. Per diagnosticare la sindrome del tunnel tarsale, occorre un’elettromiografia: un esame che studia la conduzione elettrica degli stimoli nervosi lungo il nervo.
Il test ha dei limiti: i rami nervosi calcaneari più piccoli non possono essere studiati e quindi la diagnosi può sfuggire. Anche la ecografia dei tronchi nervosi può essere di grande aiuto per vedere il nervo nel suo decorso, misurare la sua sezione e individuare eventuali punti dove risulta compresso.







Spero di esservi stato di aiuto a capire meglio..... 
La relazione tra discopatie lombari L4 - L5 - S1 - Lombo Sciatalgia e calcaneodinia  o  fascite plantare.. 
cari dottori e pazienti ....

Altro mio post interessante
http://www.raymondbard.com/2014/12/problemi-cronici-del-rachide-discopatie.html





Tratto parzialmente da:
http://www.malavalosteopata.com/nervo-ischiatico.ws
http://it.265health.com/conditions-treatments/back-pain/1006053643.html#.VIC2FtKG-So
http://www.metodoticchi.it/index.php?&set=747&dom_id=&dom_sld=metodoticchi&dom_tld=it&local_page=PATOLOGIE%20TRATTATE%20&page_id=23948&esiti_page_categoria=PATOLOGIE%20TRATTATE%20&no_tags=1&xhtml=true&&cat_id=cat_FASCITE%20PLANTARE
http://besport.org/sportmedicina/sindromi_compartimentali.htm
http://www.allucevalgolodispoto.it/dolore-al-tallone/


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