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30 gennaio 2013

Personal Trainer - Istruttore di Fitness e Benessere privato - Perchè ?

 Personal Trainer - Istruttore di Fitness e Benessere privato - Perchè?

Non buttare via il tuo tempo ,senza risultati e fatica inutile .... Potresti abbandonare per sempre!! Ecco perchè farsi seguire da un Personal Trainer

Non buttare via il tuo tempo .....
 Senza risultati e fatica inutile .... 
Potresti abbandonare per sempre!! 

Ecco perchè farsi seguire da un Personal Trainer.


Disponibili  in base al tuo tempo libero e le tue esigenze, concordando e pianificano le sessioni di allenamento.


 Il Personal Trainer ti aiuterà  a raggiungere i tuoi  obiettivi desiderati, aiutandoti nel tuo percorso verso un benessere a 360°.
 
Ecco le 12 ragioni per farsi seguire da un Personal Trainer


  • Motivazione. Il Personal Trainer può avere diverse facce, può essere non solo un coach, ma anche un educatore, un confidente, un modello da seguire, la maggior fonte di incoraggiamento e motivazion
  • Costanza. Trovi difficile seguire il tuo programma? Pianificare appuntamenti regolari con un PT ti aiuta ad eliminare ogni scusa per non allenarti
    1. Sicurezza. Il PT ti mostrerà come allenarti correttamente, in assoluta sicurezza (escludendo gli esercizi per te inadatti e da evitare) e come utilizzare al meglio le attrezzature,evitando incidenti e infortuni a breve e a lungo termine.
    2. Programma Individuale. Ad ognuno il proprio programma, non è detto che ciò che funziona per un individuo, funziona per tutti gli altri. Ogni persona ha un apparato osteo-articolare,muscolare,sistema nervoso,equilibrio ormonale e recupero, diverso da ogni altro...
    3. Allenamento efficace. Nessuno ha tempo da sprecare in una routine di allenamento inefficace ed improduttiva. Il tuo PT ti aiuterà a massimizzare il tuo tempo per raggiungere i tuoi obiettivi il più velocemente possibile.
    4. Supervisione. Hai bisogno di qualcuno che ti osservi mentre fai gli esercizi? Che ti dia un feedback sul tuo modo di correre? Il tuo PT serve proprio a questo: ad osservare, ad assisterti, e, se necessario a correggerti,spiegandoti cosa fai e perchè lo fai...
    5. Preparazione sportiva: Vuoi battere il tuo miglior amico in una partita di tennis,calcio,nuoto,corsa,bici? Il tuo PT è in grado di prepararti atleticamente per ogni prestazione sportiva.
    6. Riabilitazione. Un PT in base alle sue conoscenze ed esperienze è in grado di preparare un programma di riabilitazione post-traumatica(magari in collaborazione di un medico fisiatra)  o uno di riequilibrio muscolare per evitare incidenti futuri.
    7. Allenamenti speciali. Numerose ricerche testimoniano che anche gli individui con problemi particolari possono migliorare la propria condizione attraverso l'allenamento. Molti PT sono in grado di far allenare efficacemente e in tutta sicurezza chi soffre di osteoporosi, diabete, asma e problemi cardiaci.
    8. Autostima. E' un dato di fatto, chi si sente in forma appare in forma, e vice versa. Il tuo PT non solo ti farà raggiungere gli obiettivi, ma ti aiuterà a settarne sempre di più ambiziosi mettendoti in condizione di vincere nuove sfide.
    9. Benessere e futuro. Il Personal trainer dopo un certo numero di sedute ti avrà educato sul benessere nella sua totalità, Sarai capace di continuare anche da solo e insegnare ai tuoi cari ciò che hai imparato e messo in pratica...
    10. Gratitudine. Nessuno mai dimentica il proprio Personal Trainer. Il bravo PT è colui che cambia non solo l'aspetto fisico e motorio, ma vi cambia la vita totalmente...  Non ha prezzo in denaro ciò che colui fà.....       

    27 gennaio 2013

    La mela per la depurazione - raymond bard

    La Monodieta delle mele
    Tratto da : http://www.youfitness.it/alimentazione/la-monodieta-delle-mele.php

    La dieta delle mele, comunemente nominata monodieta di mele, si riferisce agli studi effettuati da Johanna Brandt negli anni 20. In quegli anni Johanna Brandt, era un’infermiera in Sudafrica la quale contraendo il Cancro riuscì a salvarsi e guarire.
    La prima monodieta che sviluppò si basava sull’elevato consumo di uva, finalizzata  all’eliminazione delle tossine dall’organismo e alla prevenzione delle malattie. Derivata da un criterio filosofico, il principio della monodieta venne successivamente comunicato e reso noto da Christopher Vasey.
    Il trattamento alle mele è basato sul consumo individuale, per l’appunto di mele, nel corso di tutta la giornata; le mele possono essere mangiate in qualsiasi modo e maniera, sia cotte che crude oppure sotto forma di succo, basta che si mangi quelle e nessun altro alimento.
    Si conoscono e si utilizzano varie monodiete a base di frutta o di qualsiasi altro alimento. La monodieta alle mele ha come scopo, quello di purificare tutto il corpo.
    Se si intraprende ed inizia una monodieta, lo si fa per concedersi qualche giorno di stacco dall’alimentazione abituale, nella quale si è anche ecceduto con gli alimenti “cattivi”. L’individuo che decide di servirsi di questa dieta si nutre esclusivamente di mele per pulire e disintossicare il suo organismo ed avviarsi verso un’innovativa stabilità alimentare. Una dieta fondata esclusivamente sulle mele consente di depurare il corpo nel profondo. Gli organi di depurazione , messi sotto pressione attraverso una cattiva alimentazione, riescono, per mezzo di condizioni migliori, a lavorare in modo adeguato e tranquillo. Le mele inoltre, favoriscono la rimozione dei residui che vengono ammassati nel corpo, specie quelli che giacciono nell’intestino,  grazie alla pectina, una fibra che favorisce il passaggio intestinale e favorisce l’espulsione delle impurità portate dalla scorretto nutrimento.
    Nonostante la dieta a base di mele è più leggera di altre monodiete, è indispensabile essere accompagnati nel corso della dieta, da una persone competente in medicina, anche dal proprio medico di famiglia. Soprattutto, prima di cominciare una qualsiasi dieta, questa volta quella a base di mele,  si raccomanda solitamente di ridurre in maniera progressiva il consumo degli altri cibi prima di iniziare la dieta scelta e continuare sempre progressivamente a ridurne il consumo, per sostituirli tutti con l’esclusivo alimento scelto. Inoltre è consigliabile eludere l’impiego di zuccheri bianchi e raffinati e carni particolarmente grasse prima di iniziare questo genere di dieta.
    Il decorso della dieta di mele può cambiare, determinate cure presumono un decorso di almeno tre settimane, lo stesso può essere deciso solo su consiglio e controllo medico. Alcuni specialisti invece la suggeriscono per un solo giorno alla settimana, per compensare l’eccedenze alimentari di quale giorno consecutivo.
    C’è comunque da dire che, come tutti i tipi di monodieta, la dieta alle mele può causare delle carenze vitaminiche, minerali, proteiche, etc. Nel caso in cui  la dieta fosse praticata per molto tempo, la mancanza di proteine può generare degli squilibrio di diverso genere e deteriorare la muscolatura. Ecco perchè , ripetiamo, che questo genere di diete devono essere eseguite sotto consiglio e controllo medico e per massimo tre giorni.

    Aggiunge Raymond Bard:

    1) Il nostro organismo non è stato creato per digerire oltre 10 alimenti diversi nell'arco delle 24 ore,(pensate a quante cose mangiate tra colazione,pranzo,cena,spuntini,ecc.)
     per una questione di quantità enzimatica e di efficenza dell'acido cloridrico presente nello stomaco per la preparazione del cibo alla digestione e all'assimilazione, dato che ogni cibo ha bisogno di un suo PH per la sua predigestione.
    2) Nell'era primitiva non esistevano i super mercati ...  l'uomo mangiava l'animale cacciato anche per 10 giorni. E nessun uomo in una giornata si sarebbe sognato di andare a procurarsi del pesce,carne,ortaggi, e fare le arampicate sugli alberi per fare collezione di cibi colorati.
    3) L'uomo si nutriva in base al bisogno energetico  e a ciò ch avrebbe fatto di specifico in quel giorno o periodo.
    4) Quando in un pasto introducete 4 o 5 alimenti insieme come fà il nostro stomaco a sapere il giusto PH?  .... fa una media e cerca continuamente di correggerlo.....
    5) Perchè  la dieta mediteranea è la migliore ?  Perchè qualsiasi ignorante in alimentazione facendo i miscugli di cibo si assicura di avere il fabbisogno vitaminico (dato che le vitamine sono importanti e il corpo non li fa da se') non tenendo conto dalla putrefazione e fermentazione che causa la grande discarica di alimenti..... cosi poi i depositi putrefatti possano rimenere per mesi nel colon ... per poi causare distruzione cellulare o modificazione (cioè infezioni e tumori all'intestino e al colon).
    6) Il nostro  sistema di alimentazione oltre a una corretta e calibrata alimentazione ha bisogno di qualche giorno al mese di depurazione...  Perciò alimentandosi per un solo giorno con una MELA ogni 3 ore circa.. il nostro stomaco riuscirà finalmente a calibrare il PH e far funzionare le cariche batteriche e gli enzimi al 100% per poi digerire e produrre scorie in modo naturale e perfetto...
    Ci vorrebbero mesi per approfondire questo discorso.... ma mi fermo qui....

    Le mie considerazioni sono un mio punto di vista secondo le mie conoscenze maturate nell'arco di 20 di studi polivalenti e multidisciplinari.....  non obbligo nessuno a pensarla come mè.....  dato che non sono un medico ma solo un piccolo studioso che studia per amore e vocazione...  
    Prima di qualsiasi dieta o modificazione alimentare consultate il vostro medico o un professionista.

    Raymond Bard   

    La mela e le sue proprietà disintossicanti e dimagranti


    Le mele sono gustose, ricche di acqua e vitamine. Le sue caratteristiche variano notevolmente in rapporto alla varietà. Il suo valore nutritivo consiste in una grande abbondanza di sali minerali e di sostanze diverse. Le mele hanno in comune con gli altri frutti il fatto di contenere fibra e sostanze con attività anti-ossidante, che proteggono l'organismo dai danni riconducibili ai radicali liberi. Tonifica i bronchi e ha una azione drenante sulle vie polmonari.

    TABELLA NUTRIZIONALE
    per 100 grammi di mele
    Calorie 57
    Acqua 85 g
    Vitamina C 5 mg
    Flavonoidi 129 mg
    Zinco 0,1 mg
    Sodio 0 mg
    Assorbe le tossine dell'intestino e le elimina. Il tannino contenuto nella mela esercita un'azione astringente e antinfiammatoria. La buccia della mela contiene la pectina, che viene usata come gelificante per preparare gelatine e marmellate. Esercita un'azione antiemorragica. L'azione della mela sugli intestini è benefica al punto che è prescritta anche nella cura del paratifo e della colibacillosi.

  • Contiene vitamine. La mela è ricca di vitamina A, che tra le altre proprietà ha quella di favorire la secrezione del muco intestinale, che contiene un enzima che ha azione "litica", ossia distruttiva sui batteri infettivi dell'intestino. Quindi la mela è un notevole disinfettante intestinale, soprattutto il frutto essiccato, nel quale la vitamina A risulta più concentrata. Quando è molto matura, nella buccia si concentra la maggior parte della vitamina C. In media una mela contiene 12 mg di vitamina ogni 100 grammi, circa il 25% dell'apporto giornaliero raccomandato per un adulto.
  • Ricca di sali minerali. La mela è ricca di potassio che ha un ruolo importante nella contrazione muscolare, e inoltre è povera di sodio. acido malico (circa 0,6-1,3 grammi Contiene rame, un oligoelemento che contribuisce alla costituzione del sangue. Contiene anche bromo, calcio, arsenico, silice, magnesio, cloro, allumina. Una parte di queste sostanze, combinate tra loro, conferiscono alla mela proprietà terapeutiche innegabili. Con i sali minerali neutralizza gli acidi che risultano dall'albumina alimentare e da quella dei tessuti.
  • E' adatta alle diete. Come insegna il proverbio delle nonne, "una mela al giorno leva il medico di torno". Costituisce la base della "dieta di frutta", che viene prescritta nei casi di ritenzione idrica, nelle malattie renali e cardiache.
  • Da un senso di sazietà. La fibra, che è un componente non digeribile ma svolge una serie di azioni benefiche per l'organismo, è contenuta sia nelle mele fresche che in quelle secche. In particolare aiuta il raggiungimento del senso di sazietà, fornisce materiale nutritivo per la flora batterica "benefica" dell'intestino, con effetto prebiotico, e facilita il transito intestinale.
  • Aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo. La fibra solubile contenuta nelle mele, come ad esempio la pectina, con la sua azione contribuisce al controllo del livello di glucosio e del colesterolo nel sangue. Inoltre ha il potere di “tenere sotto controllo” la glicemia, regolando quindi l’assorbimento degli zuccheri. Generalmente viene mangiata cruda e in questo caso ha un’azione astringente ma, consumata cotta, è un naturale e ottimo rimedio contro la stipsi.
  • Tiene i denti puliti. Pulisce i denti per merito dell'azione della sua polpa granulosa e dei suoi componenti antiossidanti.
  • Un aiuto nei casi di diarrea. Un elevato consumo di mele, circa 1 chilo al giorno, crude e magari grattugiate, guarisce dalla diarrea. La "dieta di mele" è adatta anche contro la diarrea infantile, somministrando al bambino solo mele grattugiate per tutto il periodo.
  • Riduce il rischio di tumore. La mela sembra in grado di ridurre il rischio che compaiano alcune malattie dell'intestino come ad esempio la diverticolosi del colon, delle vene, le varici, e altre patologie degenerative, come alcuni tipi di tumore. Chi consuma mele tutti i giorni riduce il rischio di tumore del cavo orale, di quello esofageo, del colon retto, della mammella, delle ovaie e della prostata. Questo è quanto è stato dimostrato in uno studio italiano pubblicato sulla rivista "annals of oncology". Si pensa che le mele svolgano questo effetto protettivo per merito dei polifenoli, antiossidanti naturali, di cui sono ricche. Per tutte queste ragioni è opportuno dare alle mele un posto di primo piano nell'alimentazione          .Alcune notizie riportano anche che, chi mangia mele, respira meglio e addirittura alcuni ritengono questi benefici, superiori al consumo di agrumi (frutti per eccellenza in grado di combattere gli agenti irritanti). Infine, se consumate regolarmente, le mele abbassano il colesterolo cosiddetto “cattivo” (LDL) e aumentano quello buono (HDL) anche in pochissimo tempo e sono considerate preziose nella prevenzione di ictus e tumori.
  • Stimola i reni. E' un leggero stimolante dei reni e facilita le eliminazioni tramite questi organi. Si può farne largo uso in tutte le manifestazioni dell'artritismo, come nella gotta, nel reumatismo cronico come pure nei calcoli renali e nei casi di oliguria, ovvero emissione insufficiente di urina. Attenua le crisi articolari della gotta.

  •  Una mela di media grandezza, (circa 200grammi) se consumata insieme alla buccia, fornisce circa 4 grammi di fibre. Tuttavia, a differenza di quella presente in altri alimenti, come i cereali integrali, la crusca e molte verdure, buona parte della fibra contenuta nella mela è solubile in acqua. Questa proprietà le consente di formare, all'interno del nostro intestino, una massa gelatinosa, che intrappola al suo interno i lipidi e gli zuccheri in eccesso.

    La mela rossa ti fa dimagrire
    La migliore fonte alimentare di piruvato è costituita dalla mela rossa, con un contenuto stimato in circa 450 milligrammi per mela. il piruvato è normalmente prodotto nell'organismo durante il processo di metabolismo del glucosio. In effetti, sotto il profilo strutturale, il piruvato può essere considerato come una mezza molecola di glucosio, dal momento che il glucosio contiene sei atomi di carbonio e il piruvato ne ha tre. Questa sostanza tende a inibire gli accumuli di grasso, favorendo la riduzione delle scorte di adipe dell'organismo.
    Per ottenere buoni risultati, occorre mangiare almeno tre mele rosse al giorno.

    15 gennaio 2013

    I cibi che aiutano a dimagrire leggere bene.... aiutano a dimagrire... non fanno dimagrire - Raymond Bard vi spiega il perchè

    I cibi che aiutano a dimagrire  
    leggere bene.... aiutano a dimagrire... non fanno dimagrire.


    Questo è un argomento poco facile e tutte le strade che portano alla verità sono lunghe e difficili da trovare, perchè  piene di misteri e bugie...
    Il dio denaro è ovunque specialmente dove c'è business...

    Il più grande business di tutti è il guadagno sulle persone ignoranti e superficiali.

    I grandi settori sono  salute e benessere.

    Ogni  persona cerca scorciatorie per queste, esaurendo risorse di denaro e tempo...

    Come disse un pazzo quasi vent'anni fà (Raymond) "il benessere totale è uno stile di vita, è l'insieme di pensieri, azioni, movimenti e interscambio energetico con ogni essere animato e inanimato..."

    Ecco gli alimenti:


    l’ananas
    Il segreto dell’ananas per la pancia piatta? Il suo alto contenuto in bromelina, un enzima che accelera l’assorbimento da parte dell’organismo delle proteine alimentari (carne, pesce, uova, latticini e proteine vegetali). Per essere efficace, però, va consumato fresco, poiché la bromelina viene distrutta dal calore, ad esempio quando si preparano la conserve. L’ananas contiene inoltre fibre alimentari insolubili, che favoriscono il transito intestinale. Ricette a base d'ananas

    il porro
    Il porro contiene l’inulina, un polisaccaride appartenente alla famiglia dei glucidi, che aiuta a combattere la ritenzione idrica. È inoltre ricco di potassio e di sodio e favorisce quindi la secrezione biliare e l’eliminazione delle urine. Queste proprietà rendono il porro uno dei vegetali a più alta efficacia diuretica! In cucina usa in particolare la parte verde, ricca di fibre e meno ricca di zuccheri rispetto alla parte bianca. Ricette a base di porri
    il peperone
    Il peperone aiuta a eliminare parte degli zuccheri e dei grassi prima che vengano assimilati dall’organismo: contiene infatti piccole quantità di capsaicina e di capsinoidi, sostanze dal sapore piccante in grado di stimolare i succhi gastrici. Inoltre, ha pochissime calorie (21 kcal per 100 g) e possiede proprietà diuretiche. Se poi vuoi fare il pieno di betacarotene, un potente antiossidante, porta in tavola il peperone rosso, che ne contiene di più rispetto a quello verde. Ricette a base di peperoni

    il tè verde
    Uno dei tuoi migliori alleati contro la cellulite è il tè verde! È ricco di antiossidanti, che aiutano a mantenere la tonicità delle cellule e quindi a contrastare la formazione della cellulite. Il tè verde contribuisce inoltre a “destoccare” ed eliminare i lipidi accumulati nelle cellule adipose e limita l’assorbimento dei grassi e dei glucidi. Bevine a volontà!

    la mela
    Essendo ricca di pectina, una fibra alimentare, la mela favorisce il transito intestinale e stimola l’attività digestiva. Una mela di medie dimensioni contiene, buccia compresa, 3 o 4 g di fibre. Per sfruttare al massimo l’azione delle fibre, mangiala cruda e intera. In più, poiché è un ottimo, spezza-fame e contiene pochissime calorie (54 kcal per 100 g), cerca di sgranocchiarla spesso! Ricette a base di mele

    il tofu
    Il tofu si ottiene a partire dalla cagliata del latte di soia e ha un alto potere saziante, poiché contiene molte proteine vegetali (11 g per 100 g). Inoltre, apporta 120 kcal ogni 100 g pur essendo povero di grassi, ma... ricchissimo di grassi buoni, ovvero di acidi grassi polinsaturi e in particolare di omega 3. Un ottimo alimento dietetico, quindi, da inserire spesso nel tuo menù!

    la ciliegia
    La ciliegia favorisce la diuresi e l’attività intestinale; è molto calorica (68 kcal per 100 g), quindi non esagerare! Per eliminare i liquidi puoi bere delle tisane a base di piccioli di ciliegia, ugualmente efficaci contro la ritenzione idrica grazie all’alto contenuto in flavonoidi e sali di potassio. Ricette a base di ciliegie

    la cannella
    Recenti studi scientifici hanno dimostrato che la cannella aiuta a diminuire la concentrazione di zuccheri nel sangue, impedendo quindi che vengano trasformati in grassi di deposito. Questa spezia ti aiuta inoltre a mettere meno zucchero e condimenti grassi nei cibi, perché li rende molto più gustosi. Utilizzala per insaporire lo yogurt e i formaggi bianchi e prova ad aggiungerla ai tuoi piatti, ad esempio sulle mele cotte al forno. La cannella ti rende bella!
    la cipolla
    La cipolla combatte la cellulite eliminando l’acqua in eccesso e le tossine. La sua azione diuretica è dovuta probabilmente alla ricchezza di inulina presente nel bulbo e all’elevato rapporto potassio/sodio. È inoltre in grado di regolare l’assorbimento degli zuccheri e stimolare l’eliminazione dei grassi. Ti consigliamo di mangiarla cotta: è più digeribile. Ricette a base di cipolle
    le alghe
    Le campionesse della linea? Le alghe! Hanno pochissime calorie, saziano molto e facilitano il transito intestinale. Le più famose? L’agar-agar, spesso usata al posto della gelatina, il wakamé, che puoi consumare in insalata o nelle minestre, il kombu, di cui spesso si usa quello seccato per insaporire i brodi, e infine il nori, utilizzato per avvolgere il sushi e il maki.
    il salmone 
    e tutti gli alimenti ricchi di omega 3 come sardine e acciughe ci aiutano a tenere sotto controllo l’ago della bilancia. 
    Fagioli e lenticchie 
    forniscono energia e proteine, bruciano i grassi corporei e garantiscono un senso di sazietà per molte ore. 

    Lo yogurt
    come tutti i prodotti probiotici, è un vero toccasana da preferire quello magro.

    Patate o patate dolci zucchine ,zucche, fagioli e legumi (fagioli soprattutto neri e  lenticchie) broccoli cavoli di Bruxelles avocado asparagi:
    Le verdure danno un immediato senso di sazietà sono quelle ad alto contenuto di fibre. Ci sono una serie di opzioni diverse e si dovrebbe scegliere quelle che hanno un elevato apporto di  vitamine o sostanze nutritive.

    24 novembre 2012

    La verità sull'alimentazione - Ci hanno insegnato tutto ? perchè gli antichi digiunavano? Raymond Bard

    Le meraviglie di noi stessi rimangono talvolta oscurate alla visione ordinaria della vita. Ma quando, col digiuno, impariamo a non dipendere dalle nostre pulsazioni fisiche la nostra mente si dimostrerà efficace in tutte le cose, si tratti di vincere la malattia, di creare prosperità o di realizzare la meta suprema della vita: trovare Dio.


    Negli ultimi anni di questo secolo tutti noi abbiamo potuto notare la presenza di malattie anche croniche, considerate diretta conseguenza del benessere, e l'attenuarsi o addirittura lo scomparire di altre derivate da alimentazione carente, tipiche, ad esempio, del dopoguerra.
    Non capisco perché la medicina occidentale si affida sempre più alla manipolazione genetica, dando così l’impressione di non riuscire a guarire ma solo a curare alcuni effetti delle malattie. Questo orientamento è secondo me destinato a moltiplicare illusioni, squilibri e patologie perché le tendenze genetiche sono soltanto potenzialità che non possono prescindere dall’ambiente, dai comportamenti, dalle interazioni degli individui e dei gruppi sociali.

    Sono convinto che difficilmente la malattia sia un evento accidentale. Penso sia inevitabilmente radicata nell’ambiente, nei comportamenti, nei vissuti: nella totalità dell’individuo e dei suoi rapporti. Lo avverto anche su me stesso e sulle persone che mi circondano tutti i giorni.


    Come sappiamo e come accennato diverse pratiche religiose, molte associazioni e gruppi di studio propongono il digiuno per varie ragioni:
    - Per la prevenzione e l’auto guarigione di malattie acute e croniche;
    - Per disintossicarsi;
    - Per purificare il corpo e l’anima;
    - Per dimagrire in modo fisiologico, raggiungere la forma fisica migliore;
    - Per ridurre l’età biologica;
    - Per smettere di fumare;
    - Per la ricerca interiore.
    A livello medico il digiuno è l’unico vero mezzo che la natura utilizza per liberare il corpo dai tessuti malati, dagli eccessi alimentari e dagli accumuli di scorie e tossine.
    Il nostro metabolismo si regge infatti su due attività in equilibrio: l’anabolismo (costruzione) e il catabolismo (distruzione di materia organica), che produce continuamente scorie eliminate attraverso gli organi escretori (reni, fegato, intestini, pelle, vie respiratorie).




    Quando parliamo di digiuno ci riferiamo al  riposo alimentare completo, realizzato in un certo intervallo di tempo solo con acqua o tisane. 
    Digiunando un giorno alla settimana – questa è la frequenza ottimale per il riposo alimentare totale – offriamo al corpo il tempo necessario per la rigenerazione e purificazione. L’uso dell’acqua, almeno 1,5 litri in 24 ore, è obbligatorio per evitare la disidratazione del corpo e il blocco renale. Quelli che si sentono spossati durante il digiuno, oppure dopo, devono bere più acqua rispetto al solito (3 oppure 4 litri). La cosa migliore è cominciare il digiuno la sera, fare digiuno l’intero giorno successivo e mangiare solo nella giornata seguente, la mattina. Questo tipo di digiuno è indicato come cura di disintossicazione, essendo la terapia più forte e con gli effetti più rapidi sia per la guarigione del corpo che dell’anima.
     Rappresenta una modalità essenziale, non solo per la guarigione, ma anche per la trasformazione spirituale dell’essere. Praticamente, possiamo affermare che il digiuno agisce a livello di tutte le strutture dell’essere, cominciando da quelle più sottili e, attraverso la risonanza, anche a livello fisico.


    A livello generale possiamo però dire che il digiuno viene visto nelle religioni spesso come una forma di penitenza. Questo a mio avviso rappresenta un limite ed un errore. Se è vero che il digiuno non è facile e richiede delle rinunce è anche vero che permette una importante purificazione anche mentale ed una occasione di avvicinamento a Dio.
    Durante il digiuno non si possono sprecare energie nel fare, si è dunque portati ad oziare nel silenzio, solitamente ci si apparta. Questo soprattutto nella società occidentale odierna penso possa rappresentare una rara e preziosa occasione di riflessione interiore e di accompagnamento alla preghiera.
    Il digiuno, un argomento di moda nel mondo della scienza. Il digiuno nero è arrivato negli ultimi 5-10 anni a catturare l’attenzione degli uomini di scienza. I possi bili aspetti psicologici e spirituali del digiuno rappresentano ancora un gran mistero per il mondo medico-scientifico, a ciò contribuisce anche il fatto che vi è una povertà nelle modalità attuali di quantificare e monitorare dei processi meno concreti. Anche se gli enigmi non sono stati ancora chiariti completamente, è stato unanimemente accettato che il digiuno ha un effetto anti-vecchiaia e riduce il rischio di sviluppo degli stati patologici. Scientificamente si attesta che una persona po’ vivere senza cibo fino a 100 giorni, essendo le riserve interiori depositate nell’organismo per casi di necessità sufficienti a mantenere la vita senza cibo dall’esterno, per l’intera durata di una malattia normale. Sono numerosi gli esempi di coloro che hanno fatto digiuno per 40 giorni per guarire malattie gravi oppure per avvicinarsi a Dio.

    Aumentano le ricerche che si occupano degli effetti positivi sul nostro organismo del digiuno terapeutico. Un team di ricercatori del National Institute on Ageing di Baltimora,asserisce che periodi brevi e ciclici di digiuni proteggerebbero il cervello da malattia neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson.  Questa affermazione nasce dall’osservazione fatta dagli studiosi sull’aumento del circa 40% della longevità di cavie sottoposte a un introito calorico decisamente basso, rispetto a quelle che facevano un’alimentazione normale. Inoltre, Mark Mattson, uno degli studiosi che ha partecipato alla ricerca, ha affermato l’esistenza di un meccanismo grazie al quale un basso apporto calorico favorisce la crescita dei neuroni. Gli studiosi ipotizzano anche che la restrizione calorica riduca lo stress al quale sono sottoposti le cellule cerebrali, favorendone la crescita. L’analisi del cervello delle cavie sottoposte al digiuno ha mostrato perfino migliori connessioni sinaptiche ovvero le connessioni tra i neuroni. Ma ad avvalorare l’importanza della digiuno terapia sono anche altre ricerche che affermano la presenza di effetti positivi a livello cardiovascolare, riducendo addirittura del 58% il rischio di patologie cardiache e del 50% lo sviluppo di diabete. Una nuova ricerca dell'Intermountain Medical Center Heart Institute, negli USA, ha coinvolto 230 persone le quali sono state sottoposte ad un digiuno di 24 ore durante il quale era concessa solo l’assunzione di acqua. Al termine delle 24ore, veniva seguita una normale alimentazione. Test clinici sui partecipanti alla ricerca avevano evidenziato un aumento di circa 14% del colesterolo LDL ovvero cattivo, e di circa il 6% di quello buono cioè HDL. Questi dati dimostrano come una condizione di digiuno induca l’organismo a rilasciare un maggior quantitativo di colesterolo che viene usato come fonte energetica al posto del glucosio. Questo meccanismo favorisce la riduzione delle cellule adipose riducendo, a sua volta, la probabilità di sviluppare una condizione di insulino-resistenza e diabete. Durante il digiuno, i soggetti, inoltre, producevano una maggiore quantità dell’ormone della crescita (Gh), capace di svolgere un’azione di protezione sui muscoli e sul bilancio metabolico.
    Il Digiuno è un riposo fisiologico che può essere uno strumento molto potente, ma che può anche avere effetti deleteri per l’organismo: per raggiungere l’obiettivo prefissato evitando pericolose conseguenze, è necessario che sia affrontato con competenza e possibilmente con l’ausilio di un professionista.
    Cosi come le piante nei mesi invernali perdono le foglie, la linfa non circola più ed il metabolismo cessa, per preparare il rinnovamento che apparirà in primavera, anche molti animali vanno in letargo.
    Tutti noi abbiamo osservato che quando un animale è malato, smette di mangiare e si accovaccia in un luogo riparato per riposare, anche per parecchi giorni, fino a quando il proprio corpo dall'interno e senza nessun intervento esterno lo guarisce.
    Grazie a questo principio già enunciato da Ippocrate "VIS MEDICATRIX NATURAE" e riconfermato da Paracelso "La natura è un grande medico e questo medico l'uomo lo porta in sé". Il Dr. Shelton riuscì a guarire, con digiuni che andavano dai 21 ai 42 giorni, paralisi, allergie, artriti, schizofrenia, calcolosi e malattie epatiche, ma anche sclerosi a placche, leucemie e tumori.


    I cultori delle terapie basate sul digiuno hanno cercato di comprendere quali siano i processi fisiologici attraverso i quali si realizza la sua azione.
    Riporto alcuni risultati degni di nota.
    - Il riposo dell’apparato digerente. Nel corso della digiuno terapia l’inattività dell’apparato digerente rende possibile la normalizzazione delle sue funzioni, con benefici che si ripercuotono all’intero organismo. Particolari vantaggi gli possono ottenere le persone che hanno problemi di digestione dovuti alla cattiva alimentazione tipica di alcune culture alimentati odierne.
    - Il risparmio energetico. Il risparmio energetico durante la terapia del digiuno deriva dalla inattività dell’apparato digerente e dal riposo che deve associarsi alla terapia. Il risparmio energetico permette un aumento dei processi depurativi in seguito all’attivazione degli organi emuntori (reni, pelle, ecc) per i quali diventa disponibile l’energia risparmiata, con conseguente abbassamento della tossiemia.
    - L’autolisi. Per autolisi si intende il consumo di materia cellulare che necessariamente si verifica durante la terapia del digiuno. L’intelligenza somatica utilizza le cellule invecchiate, poco vitali, degenerate per nutrire le cellule vitali. In tal modo si eliminano i tessuti sovrabbondanti e patologici, si ringiovaniscono i tessuti, si guarisce e rigenera l’organismo.
    - Gli effetti psichici. L’alimentazione veicola, col cibo, materia organica di varia natura, stimoli e sensazioni di molte tipologie: non solo gustative e olfattive, ma anche visive, termiche, tattili. L’intero processo di alimentazione agisce sulla sfera affettiva risvegliando ricordi, emozioni e comunicando significati simbolici. Fermando questo processo si possono ottenere rilassamenti in questa attività di continua intossicazione psicologica permettendo una pausa molto utile.


    Digiunando il corpo utilizza per le necessità metaboliche ed energetiche le sue riserve e la materia organica dei suoi tessuti: l'organismo vivente diventa autofago, si nutre cioè soltanto di se stesso.
    L’autofagia, che è guidata dall'intelligenza somatica, non avviene indiscriminatamente, ma in modo finalistico: vengono utilizzati i tessuti invecchiati o patologici per nutrire quelli sani.
    Pertanto i tessuti sovrabbondanti, invecchiati, degenerati, vengono eliminati e grazie al loro consumo vengono nutrite le cellule, i tessuti e gli organi vitali che non possono perdere materiale organico, come il sistema nervoso, il cuore, ecc.
    Per questo digiunare vuol dire rigenerarsi: alla fine del digiuno il corpo avrà cellule e tessuti più giovani e sani.

    Digiunare è pertanto vantaggioso per la salute perché:
    - elimina le tossine presenti nel sangue e nei tessuti;
    - elimina i tessuti patologici;
    - polarizza l’energia vitale verso rigenerazione.


    Una ricerca effettuata negli Stati Uniti ha dimostrato che la differenza di perdita di acqua corporea tra un bimbo di un anno e un vecchio di 85 anni riguarda solo l’acqua intracellulare. In altri termini, l’acqua intracellulare è quella che va salvaguardata poiché da essa dipendono l’idratazione e la salute della cellula. Chi conserva una buona idratazione a livello cellulare si manterrà, di conseguenza, anche molto più giovane.
    Chi legge penserà che il digiuno è la terapia più idratante al mondo: ebbene si, lo possiamo affermare con certezza assoluta sia per esperienza, sia raccontando aneddoti, sia scientificamente.
    L’esperienza dimostra che chi dimagrisce digiunando non solo non perde il tono della pelle (avvizzendosi e procurandosi rughe) ma, al contrario, lo migliora in modo eccezionale, ringiovanendo a tutti gli effetti.
    Mi preme riportare sinteticamente il motivo scientifico che rende possibile tutto ciò. Sappiamo che il connettivo è la spugna che assorbe tutte le tossine endogene, quali metaboliti cellulari, radicali liberi e quelle esogene quali sostanze chimiche, farmaci, virus, batteri, coloranti, conservanti, anticrittogamici, pesticidi, erbicidi, sali inorganici (che precipitando come calcare incrostano). Avrete già capito che il digiuno porta via tutta questa immondizia e questo è evidente. Ma la cosa ancora più importante è che, quando tali tossine “incrostano” il connettivo, provocano, per osmosi, anche un richiamo d’acqua nel tessuto stesso e quindi si ha la famosa ritenzione. Questa acqua trattenuta proviene non solo da quella assunta dall’esterno, ma purtroppo, in parte, anche dall’acqua intracellulare.


    Il metodo
    È pericoloso poter pensare di descrivere in poche pagine una pratica tanto delicata quanto importante. Lo scrivente non si vuole assumere questa responsabilità.
    In questo breve documento mi limiterò a dare alcuni consigli che hanno l’obiettivo di scoraggiare e mettere in guardia chi voglia fare da se per provare:
    La pratica del digiuno può essere usata per disintossicarsi o per trovare il vero equilibrio personale, eliminando così alcuni disturbi o rafforzando sistema nervoso e la volontà. Ovviamente una causa evidente sarà la perdita di un po' di peso. Ma questo non deve essere l’obiettivo!
    Il digiuno aiuta a liberare tensioni psicologiche che è importante poter gestire tranquillamente durante una pratica come questa.
    Il periodo migliore per digiunare è quello caldo, dalla primavera all’autunno visto che non siamo quasi mai obbligati a prendere farmaci per malattie di stagione.
    Ovviamente è bene sapere che non si fuma né si beve caffé durante i digiuni ne si fa uso di cacao.

    Il digiuno è una pratica semplice e anche piacevole ma prima di intraprenderlo da soli è meglio studiare a fondo l’argomento.
     E’ meglio infatti che i digiuni auto gestiti non durino più di due o tre giorni e solo dopo aver bene studiato con degli esperti sia la preparazione che la rialimentazione.
    I digiuni usati come mezzo per recuperare la salute in genere durano dai sette ai quaranta giorni, salvo le diverse valutazioni del singolo caso.
    Attualmente in Europa si tende a fare dei digiuni medi di dieci-quindici giorni, ripetuti e intervallati da periodi di alimentazione fruttariana o crudista. In questo campo, però, non esistono regole prestabilite.

    Un grande esperto di digiuni, H.M. Shelton consigliava di portare avanti il digiuno sino al ritorno della fame e con la totale disintossicazione. Attualmente viene seguita un'altra linea, poiché i tempi sono cambiati e l’umanità è diversa: molte persone sono a tal punto intossicate e povere di energie da esaurire con soli dieci-quindici giorni di digiuno le proprie riserve di vitamine, sali minerali, oligoelementi, ecc...
    Alcuni consigli pratici possono essere:
    1) Scegliere un periodo tranquillo almeno doppio dei giorni di digiuno. Durante questo periodo è assolutamente sconsigliato di lavorare normalmente: il lavoro è causa di stress e dunque di consumo di preziose energie fisiche che durante il digiuno servono al nostro organismo per purificare. Non credo a chi dice che il lavoro quando è sano e ben gestito tiene la mente occupata evitando di porci continuamente all'ascolto di ipotetici disturbi che la pratica potrebbe causarvi. L’ideale è dormire il più possibile per dare l’opportunità al nostro organismo di curare al meglio le parti di noi che lo necessitano.
    2) Prepararsi fisicamente e psicologicamente con diversi mesi di anticipo con un tutor esperto. Non necessariamente un medico ma sicuramente una persone che abbia seguito centinaia di digiuni. Non è vero che quando di inizia bisogna essere determinati ad andare fino in fondo: il nostro organismo ed il buon Dio indicano sempre la corretta via, basta saper ascoltare e confrontarsi con persone esperte. L’interruzione della pratica è tuttavia delicata e potrebbe essere molto dannosa!
    3) Diminuire con gradualità la propria alimentazione. Il metodo deve essere studiato da una persona esperta soprattutto per chi fa uso di medicinali. Negli ultimi giorni che precedono il digiuno si dovrà diminuire gradatamente, la quantità di cibo, passando, soprattutto, da cibi solidi a liquidi, fino ad assumere esclusivamente frutta fresca centrifugata nelle ultime ore.
    4) Osservate almeno tre giorni di digiuno completo bevendo solo acqua quanto l’organismo richiede, durante tutto il giorno e la notte. Il vero digiuno non comprende bevande o tisane di alcuna sorta.
    5) Attenzione alla ripresa: è il momento più delicato. Riprendete ad assumere cibo passando con gradualità da liquidi ai solidi facendo molta attenzione alla qualità del cibo ingerito. Una buona ripresa alimentare deve avere come minimo la stessa durata del digiuno intrapreso. Una cattiva ripresa alimentare pregiudica i risultati ottenuti e può avere effetti nefasti sulla salute. Il digiuno si
    interrompe in genere con frutta fresca semiacida - possibilmente biologica - tagliata in piccoli pezzi, masticata e insalivata lungo.
    La ripresa va fatta lentamente per riabituare gradatamente l’organismo al cibo. La rialimentazione è la fase più delicata del digiuno ed è anche quella che viene più sottovalutata. Gandhi diceva che anche gli sciocchi sanno digiunare ma che solo i saggi sanno ricominciare correttamente a mangiare dopo un digiuno. L’appetito ritorna velocemente e specialmente nei primi giorni questa fame deve essere ben gestita per non pregiudicare tutto il lavoro svolto.
    È bene notare che Il digiuno deve essere fatto in un ambiente calmo, tranquillo e senza tensioni. Durante il digiuno si diventa sensibili a tutte le influenze esterne poiché, non potendosi più nutrire di cibo materiale, ci si nutre di emozioni e di tutto ciò che l’ambiente offre.
    Vi sono dei centri appositi dove poter condurre un buon digiuno, con professionisti che aiutano ad intraprendere un viaggio che porta alla salute ed è bello ed importante poter interpretare ciò che succede dentro ogni uno di noi durante questo cammino.
     ...... articolo non ancora finito 








    I medici che in tempi recenti hanno utilizzato la digiunoterapia di solito si sono limitati a farlo nella loro pratica privata, al di fuori delle strutture ospedaliere tradizionali


    La pratica della digiunoterapia si è tramandata fino ai tempi moderni soprattutto grazie alle medicine empiriche, popolari, naturalistiche le quali hanno conservato, a volte inconsapevolmente, le antiche concezioni umoralistiche ippocratico - galeniche.

     Una vera riscoperta deldigiuno è attribuibile al Movimento Igienista o Movimento d’Igiene Naturale che nasce negli Stati Uniti d’America nel 1829 e diffonde l’idea che la salute dipenda soltanto dall’equilibrio naturale delle attività vitali, rigettando ogni terapia, ogni rimedio e propugnando il ripristino di abitudini e comportamenti naturali come solo mezzo per mantenere o recuperare la salute. 

    Il digiuno viene considerato dagli igienisti il metodo naturale idoneo a far sì che l’attività vitale dell’organismo ripristini spontaneamente le condizioni di salute, rimuovendo gli accumuli tossici, secondari ad abitudini di vita errati e innaturali, che sono la vera causa di ogni patologia. Fra i primi igienisti che si interessarono al digiuno ricordiamo: Isaac Jennings, nato nel 1728 nell’Ohio, considerato il precursore del Movimento Igienista; Sylvester Grahm, nato a Boston nel 1794, R.Trall, G.H.Tailor, J.H.Tilden che scrisse un lavoro fondamentale per il pensiero igienista: ’’Tossiemia e disintossicazione’’. Molti terapeuti igienisti o naturisti di idee affini all’igienismo scrissero sul digiuno: E. H.Dewey, nato a Wayland nel 1839, pubblicò nel 1900 ’’The no breakfast plan and the fasting cure’’; H.Carrinngton pubblicò nel 1909 ‘’Vitality, fasting and nutrition’’; L. Hazzard nel 1927 ’’Scientific fasting’’.

    Il più noto tra gli autori igienisti è Herbert M. Shelton che con le sue numerose pubblicazioni e con la sua attività diffuse il Movimento Igienista nel mondo e lo rielaborò in modo unitario. Scrisse numerosi libri sul digiuno. In Italia sono stati pubblicati: "Digiunare per rinnovare la vita", Edizioni Paoline; "Il digiuno può salvarvi la vita", Casa editrice Igiene Naturale, ed altri (vedi bibliografia).

    In Francia ricordiamo il dott. A Guelpa, che scrisse ‘’Autointossicazione e disintossicazione: rapporto sul nuovo trattamento per mezzo del digiuno del diabete e altre malattie croniche ’’ ed inoltre il dott. Pauchet e il dott. Paul Carton; in Inghilterra il dott. Weber; in Germania il dott. Moller e il dott. Rieden; in Svizzera il dott. Von Segeser che scrisse nel 1914 ‘’La cura del digiuno’’.

    I medici che in tempi recenti hanno utilizzato la digiunoterapia di solito si sono limitati a farlo nella loro pratica privata, al di fuori delle strutture ospedaliere tradizionali, non essendo quello del digiuno un metodo di cura ortodosso. Tuttavia un piccolo numero di medici ha avuto modo di fare osservazioni sul digiuno terapeutico presso ospedali e cliniche universitarie.

    Il dott. C. Clemmensen presso l’ospedale Fianlud, in Danimarca, utilizzò il digiuno in 155 casi di epilessia e ne descrisse gli effetti favorevoli nella pubblicazione ‘’Inanizion and epilepsy: studies on the influence of inanition upon epileptic attacks.’’ Copenhagen, Levin e Munksgaard,1932.
    Il dott. Casey a. Wood, professore del Bishop’s College di Montreal pubblicò un resoconto riguardante l’influenza del digiuno su sette casi di reumatismo articolare acuto.

    Negli anni quaranta, presso l’Istituto di clinica medica dell’Università di Modena diretto dal prof. Dalla Volta, furono curati con risultati favorevoli gruppi di cardiopatici con periodi di digiuno assoluto, come riferiscono nel 1946 Dal CO e, in seguito ,Dalla Volta e Dagnini ("L’azione del digiuno prolungato sul bilancio idro-salino dei cardiopatici scompensati", "L’azione del digiuno prolungato sul bilancio energetico dei cardiopatici scompensati", Giorgio Dagnini, Modena, 1949) .

    James Mc Eachen studiò dal 1952 al 1958 715 soggetti affetti da patologie varie curate col digiuno e Robert Gross 680 casi dal 57 al 63. Anche William L. Esser utilizzò il digiuno in varie patologie. Questi autori pubblicarono i risultati delle loro osservazioni ed elaborarono in tabelle le casistiche.
    W.H.Hay ha trattato 400 pazienti affetti da appendicite acuta e cronica con digiuni prolungati, riscontrando la guarigione pressoché nella totalità dei casi; descrive inoltre gli ottimi risultati del digiuno in malattie psichiatriche.

    IL medico americano Heinrich Stern utilizzò il digiuno nella cura del diabete, come Guelpa, con buoni risultati e rapida eliminazione della glicosuria.
    Y.S.Nicolayev, direttore del reparto di digiuno dell’Istituto psichiatrico di Mosca, scrisse: "Controlled fasting cure of schizophrenia", Moscow 1963. Ha studiato 140 casi di pazienti schizofrenici sottoposti a digiuno per 20 - 30 giorni. Nicolayev attribuisce la risposta positiva ottenuta in 45 di questi casi in gran parte alla neutralizzazione delle tossine che sarebbero legate al processo schizofrenico.

    Il medico americano Allan Cott ha messo a punto ,nel centro che dirige, un programma di 25 giorni di digiuno per il trattamento della schizofrenia, sulla base del metodo di Y. Nicolayev.

    Un gran numero di pazienti obesi si è sottoposto negli ultimi decenni a digiuni totali sotto osservazione medica in centri specializzati. Duncan, dell’università della Pennsylvania, ha seguito più di 1300 pazienti obesi col metodo del completo digiuno per una durata di tempo variabile dai dieci giorni alle due settimane. I più lunghi digiuni portati a termine da obesi sono stati quelli di due donne trattate da T.J.Thompson e collaboratori presso lo Stobhill General Hospital di Glasgow: una di esse, di 54 anni, digiunò per 249 giorni, riducendo il suo peso da 128 a 94 kg., l’altra, di 30 anni, digiunò per 236 giorni , riducendo il suo peso da 127 a 83 kg.

    Tratto dal testo ‘ Il digiuno terapeutico ’ di Sebastiano Magnano

    07 novembre 2012

    L'alterazione del normale funzionamento dei lisosomi è inoltre il meccanismo all'origine di alcuni stati patologici caratterizzati da un abnorme accumulo di materiale all'interno delle cellule

    Il Lisosoma è un organulo presente all'interno del citoplasma della cellula, particolarmente ricco di enzimi e in grado diidrolizzare pressoché tutte le macromolecole biologiche. Esistono lisosomi primari, che derivano direttamente dall'apparato di Golgi e si fondono con altre formazioni vescicolari per formare lisosomi secondari, i quali contengono anche materiale derivato dall'ambiente extracellulare o da processi di autodigestione cellulare. In particolari condizioni, caratterizzate da gravi stati tossici, ipossia e ischemia con sofferenza cellulare, si può avere, parallelamente alla morte delle cellule, la liberazione e l'attivazione degli enzimi lisosomiali; un tale fenomeno compare per esempio, negli stati di shock avanzati e costituisce uno dei fattori che conducono alla cosiddetta irreversibilità dello shock (la fase alla quale non vi è più possibilità di recuperare un sufficiente equilibrio cardiocircolatorio). L'alterazione del normale funzionamento dei lisosomi è inoltre il meccanismo all'origine di alcuni stati patologici caratterizzati da un abnorme accumulo di materiale all'interno delle cellule (fenomeno della "tesaurismosi"). Si tratta in genere di alterazioni metaboliche congenite, trasmesse per via ereditaria, con deficit degli enzimi localizzati sui lisosomi.


    Lisosoma visto in sezione
    Alcune vescicole dell�apparato di Golgi, con il loro contenuto di proteine, migrano verso la membrana cellulare e riversano i loro materiali all�esterno. Altre invece danno origine a organuli detti lisosomi. Essi posseggono una membrana impermeabile che impedisce al loro contenuto acido di rimescolarsi nel citoplasma, perch� lo distruggerebbe. Essi contengono acidi litici e sono prodotti o dal reticolo ruvido o dai ribosomi liberi.
    lisosomi sono presenti in numero variabile nella cellula e svolgono una funzione digestiva: i lisosomi si avvicinano alla particella alimentare (batterio, particelle estranee) , la circondano e liberando gli acidi litici la sciolgono. Essi svolgono anche una funzione di difesa poich� � nei lisosomi che avviene la demolizione delle sostanze di rifiuto, dei microrganismi penetrati nella cellula e anche degli organuli in disuso della cellula stessa. I lisosomi sono anche dette �sacchi suicidi� perch� in condizioni particolari di danneggiamento e di mal funzionamento si rompono e il loro contenuto si riversa all�interno della cellula, che viene distrutta. Il processo di �suicidio� delle cellule prende il nome di apoptosi che contribuisce alle rifiniture dei dettagli , come nelle cellule delle mani del feto, dove contribuisce a modellare le dita.

    26 luglio 2012

    CONOSCIAMO I GRASSI CORPOREI E IL LORO METABOLISMO- RAYMOND BARD WELLNESS COACH

    CONOSCIAMO I GRASSI CORPOREI E IL LORO METABOLISMO- RAYMOND BARD WELLNESS COACH


    I lipídi (detti anche grassi, dal greco lypos, grasso) sono molecole organiche, presenti in natura, raggruppate sulla base delle loro proprietà comuni di solubilità: sono insolubili in acqua (per questo si definiscono idrofobi), mentre sono solubili in solventi organici non polari, come l'etere o l'acetone.

    I lipídi hanno una densità significativamente minore di quella dell'acqua (cioè galleggiano). Dal punto di vista strutturale, sono costituiti prevalentemente da atomi di carbonio e di idrogeno uniti tra loro con legami covalenti scarsamente.

    I lipidi hanno un altissimo contenuto energetico e, nell'ambito dei tre gruppi di macromolecole che compongono gli elementi nutritivi per la cellula:

    • Grassi (o lipídi)
    • Zuccheri (o glucídi)
    • Proteine (o protídi)

    sono quelli in grado di sviluppare durante il catabolismo, la massima quantità di energia.

    Negli animali e nell'uomo, il principale utilizzo del grasso è come riserva energetica per il corpo e come isolante termico. I grassi vengono immagazzinati principalmente nel tessuto adiposo sotto forma di triglicèridi.



    La funzione di lipidi nell'organismo umano

    I lipidi hanno varie funzioni nell'organismo umano come elementi strutturali, funzionali e come riserve energetiche:



    elemento strutturale (di costruzione):

    • di membrane cellulari in genere: fosfolipidi, colesterolo
    • di tessuti nervosi e cervellari in grandi quantità: sfingolipidi (legati a zuccheri, proteine, fosfati)
    • di tessuti lipidici strutturali come termoregolatori e assorbitori meccanici: tessuto lipidico marrone, formato maggiormente di trigliceridi

    elemento funzionale come:

    • ormoni steroidei: vedi ghiandole surrenali
    • per la biosintesi di acidi biliari, colesterolo ecc. nel fegato
    • per la biosintesi di vitamina D3 in fegato e reni

    riserva energetica.



    Biosintesi di lipidi

    La biosintesi di lipidi avviene primordialmente in fegato, tessuti lipidici, reni, polmoni e ghiandole lattiferi. I necessari acidi grassi vengono o dall'alimentazione tramite il flusso sanguino o sono sintetizzati dall'acetilcoenzima A. L'illustrazione sotto mostra i principali processi metabolici in merito.








    L'illustrazione fa anche capire, perché all'uomo è possibile un'alimentazione prevalentemente proteica/carboidratica o prevalentemente proteica/lipidica come pure tutte le sfumature tra i due: l'acetilcoenzima A permette la trasformazione a vicenda tra i due.

    Inoltre, tutte le sostanze caloricamente rilevanti: proteine, lipidi e zuccheri possono essere trasformati in trigliceride composto di acidi grassi e immagazzinati nel tessuto lipidico bianco come riserva calorica.



    Metabolismo dei lipidi

    I lipidi che sono introdotti con gli alimenti hanno una composizione variabile e sappiamo che possono essere gliceridi,steroidi, fosfolipidi, vitamine liposolubili, eccetera, ma le molecole lipidiche più abbondanti negli alimenti e che il nostro organismo sfrutta per ricavarne energia, sono soprattutto i trigliceridi.

    I lipidi, a differenza dei carboidrati, passano immodificati attraverso la bocca e lo stomaco e solo quando arrivano nel duodeno (inizio dell'intestino tenue) inizia la loro digestione.



    Poiché i trigliceridi sono sostanze idrofobe, il primo problema che l'organismo deve affrontare per la loro trasformazione in molecole più semplici, è quello di fare in modo che gli enzimi digestivi, dispersi in un mezzo acquoso, possano adeguatamente legarsi ad essi. Ciò è possibile in quanto i trigliceridi vengono emulsionati dai sali biliari secreti dalla bile proveniente dalla cistifellea.

    La bile ha una composizione molto complessa e contiene oltre agli acidi biliari che nel duodeno si trasformano immediatamente nei rispettivi sali, anche il colesterolo, fosfolipidi, pigmenti biliari.

    La funzione dei sali biliari è anche quella di neutralizzare l' acidità gastrica (pH=2) e rendere quindi attivi gli enzimi intestinali che hanno un pH ottimale intorno a 7.

    Contemporaneamente, dai dotti pancreatici viene secreta la prolipasi, un proenzima che attivata a lipasi dai sali biliari e da una proteina specifica (colipasi), idrolizza i legami estere tra il glicerolo e gli acidi grassi.

    L'assorbimento degli acidi grassi avviene quasi esclusivamente nel tratto dell'intestino tenue chiamato digiuno e il passaggio dentro le cellule della mucosa avviene per semplice diffusione.

    I trigliceridi, a differenza di ciò che succede ai carboidrati e agli amminoacidi, non passano nei vasi sanguigni, ma vengono assorbiti dai vasi linfatici; la linfa assume un aspetto lattiginoso e viene chiamato chilo.



    Classificazione degli acidi grassi

    Gli acidi grassi possono essere classificati in base alla lunghezza della catena carboniosa, poiché a seconda di tale lunghezza essi prendono una strada di distribuzione ematica diversa, come:

    • Acidi grassi a catena corta con un numero di atomi di carbonio da 1 a 4.
    • Acidi grassi a catena media con un numero di atomi di carbonio da 8 a 14
    • Acidi grassi a catena lunga con un numero di atomi di carbonio da 16 a 20-24.

    Gli acidi grassi possono essere, in base all'assenza o alla presenza di doppi legami nella catena carboniosa da cui dipende anche la temperatura di fusione degli acidi grassi stessi, classificati come:

    • Acidi grassi saturi se essi sono assenti.
    • Acidi grassi insaturi se essi sono presenti, monoenoici se ne è presente uno e polienoici se ne sono presenti più di uno.

    Essendo essenziali certi acidi grassi insaturi, quest'ultimi si classificano anche in base alla loro appartenenza a determinati processi metabolici in:

    • omega-3 quando l'ultimo doppio legame è presente sul terzo carbonio a partire dalla fine.
    • omega-6 quando l'ultimo doppio legame è presente sul sesto carbonio a partire dalla fine.
    • omega-9 quando l'ultimo doppio legame è presente sul nono carbonio a partire dalla fine.

    Funzioni organiche degli acidi grassi

    Acidi grassi sono biosintetizzati nell'organismo umano a partire da grassi alimentari, grassi di deposito o lipidi endogeni (vedi Metabolismo dei lipidi).

    La degradazione di acidi grassi avviene tramite beta-ossidazione in acetilcoenzima A, il quale viene utilizzato per la biosintesi di nuovi acidi grassi oppure è degradato nel ciclo di Krebs (con ossigeno) in acqua e anidride carbonica liberando energia.

    Il grafico sotto dimostra i principali processi metabolici in merito. Si nota che proteine, glucidi e lipidi alimentari sono trasformabili tutti in acidi grassi organici. I lipidi organici e alimentari vengono smaltiti senza resti (tramite il ciclo dell'acido citrico) con l'uso di ossigeno in energia, acqua e anidride carbonica.








    PROTIDI

    I protidi sono uno dei componenti fondamentali delle cellule. La loro composizione in amminoacidi è variabile e sotto il controllo genetico per cui il loro peso molecolare può essere molto variabile e dipende dal numero e dal tipo di amminoacidi (monomeri) di cui è costituita la molecola. Se la molecola è costituita da poche unità di amminoacidi (in genere non più di 15 ÷ 20) viene definita un oligopeptide. In genere, un oligopeptide non ha una ben definita conformazione in soluzione ma, essendo piuttosto flessibile, la cambia continuamente. Un polimero più lungo si dice polipeptide. Uno o più polipeptidi costituiscono una proteina.

    Per capire quante proteine si possono formare con 20 diversi tipi di amminoacidi, basta immaginare quante parole possiamo comporre con le 21 lettere dell'alfabeto. Inoltre, proteine che contengono lo stesso tipo e numero di amminoacidi possono differire dall'ordine in cui questi sono situati nella struttura della molecola. Tale aspetto è molto importante perché una minima variazione nella sequenza degli amminoacidi di una proteina (cioè nell'ordine con cui i vari tipi di amminoacidi si susseguono) può portare a variazioni nella struttura tridimensionale della macromolecola che possono rendere la proteina non funzionale.



    Composizione elementare

    La molecola proteica risulta costituita da atomi di carbonio, ossigeno, idrogeno e azoto; spesso contiene anche zolfo e, talvolta, fosforo e/o metalli come ferro, rame, zinco ed altri.



    Gli amminoacidi 

    La struttura generica degli amminoacidi ordinari è la seguente:



        R

        |

    NH2-C-COOH

        |

        H

    in cui R rappresenta un gruppo specifico di ogni amminoacido. In funzione delle proprietà chimiche di tale gruppo, un amminoacido viene classificato come acido, basico, idrofilo e idrofobo.

    Per formale eliminazione di una molecola di acqua (dato che l'equilibrio della reazione è fortemente spostato a sinistra), il gruppo amminico di un amminoacido può legarsi al gruppo carbossilico di un altro:



    H2N-CH-COOH  +  H2N-CH-COOH  -->  H2N-CH-CO-NH-CH-COOH   +   H2O

        |               |                 |        |

        R               R'                R        R'

    il legame che unisce due amminoacidi, evidenziato in rosso, prende il nome di legame peptidico. Una catena di più amminoacidi legati attraverso legami peptidici prende il nome generico di polipeptide, uno o più polipeptidi, a volte accompagnati da altre molecole ausiliarie, costituiscono una proteina.

    L'ingombro dei vari gruppi R che sporgono dalla catena polipetidica, l'affinità reciproca tra gruppi polari e tra gruppi apolari, l'attrazione tra gruppi basici e gruppi acidi sono alcune delle forze che concorrono a modellare la conformazione della proteina nello spazio, conformazione dalla quale dipende in modo essenziale l'attività biologica della proteina stessa.

    Gli amminoacidi presenti negli organismi viventi sono numerosissimi ma solo venti di essi sono sottoposti al controllo genetico, come conseguenza dei processi evolutivi, e contenuti nelle proteine.



    Funzioni

    Di fondamentale importanza per tutti gli essere viventi, le proteine svolgono funzioni energetica, strutturale, immunitaria, trasporto (di ossigeno, metalli, lipidi, di membrana), di identificazione dell'identità genetica, ormonale, enzimatica, contrattile.



    Classificazione

    La classificazione può essere fatta in base alla composizione chimica, alla configurazione molecolare o alla solubilità. Si distinguono così proteine semplici (costituite da soli amminoacidi) e proteine coniugate (costituite da una proteina semplice e da un gruppo prostetico di natura non proteica).



    PRODUZIONE DI ENERGIA

    I MITOCONDRI sono organuli cellulari di probabile origine batterica come simbionti della cellula eurarioti. Tali cellule ospitano batteri che non hanno il nucleo. Noi forniamo RNA e DNA al mitocondrio il quale produce energia per noi.

    L’ossidazione degli zuccheri (trasformazione in energia) avviene in due fasi:

    GLICOLISI: ogni volta che l’organismo necessita di zucchero, la molecola di carbonio di 6 atomi viene divisa in due molecole di glucosio da 3 atomi. Il glucosio si trasforma in PIRUVATO. A questo punto inizia il ciclo di Krebs. Il prodotto finale è ATP  e CO2 (anidride carbonica che viene espulsa). Le piante (anche le alghe), che vivono in simbiosi con noi, trasformato l’anidride carbonica glucosio che serve a noi.








    CICLO DI KREBS la produzione di energia avviene sulle creste mitocondriali. L’acido piruvico reagisce con l’acetilico enzima A che deriva dall’ossidazione dei grassi. Iniziano reazioni a catena che produce l’ATP (ADENOSINTRINFOSFATO) e poi inizia nuovamente il ciclo. Il ciclo si interrompe quando finisce il glucosio. Un eccesso di ATP produce grasso. Gli elettroni fanno il giro del ciclo e vengono captati per la produzione di ATP.

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